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Storia di Torino: da Augusta Taurinorum alla città moderna

La storia di Torino attraversa oltre duemila anni: dalla colonia romana di Augusta Taurinorum alla capitale dei Savoia, dal Risorgimento alla nascita della FIAT. Prima capitale del Regno d’Italia, la città ha trasformato più volte la propria identità senza perdere le tracce del suo passato romano, barocco, politico e industriale.

Box iniziale • Riassunto

Storia di Torino in sintesi

La storia di Torino attraversa oltre duemila anni e riflette il passaggio da città romana a capitale dinastica, politica e industriale. Nata in età augustea come Augusta Taurinorum, conservò nel Medioevo il ruolo di centro strategico tra pianura e valichi alpini. Dopo secoli di equilibri tra vescovi, Comune e poteri regionali, nel 1280 entrò stabilmente nell’orbita dei Savoia. Nel 1563 Emanuele Filiberto trasferì a Torino la capitale del Ducato di Savoia, avviando una trasformazione urbanistica che raggiunse il massimo splendore tra Seicento e Settecento. Nel 1861 la città divenne la prima capitale del Regno d’Italia, prima del trasferimento a Firenze nel 1865. La fondazione della FIAT nel 1899 aprì la grande stagione industriale del Novecento. Segnata dalla guerra, dalla Resistenza e dalle lotte operaie, Torino ha poi diversificato la propria identità, affiancando alla manifattura università, cultura, ricerca, design e innovazione, con una nuova visibilità internazionale dopo le Olimpiadi invernali del 2006.

Le origini romane: Augusta Taurinorum

Le origini urbane di Torino risalgono all’età augustea, negli ultimi decenni del I secolo a.C., quando Roma organizzò nell’area la colonia di Augusta Taurinorum. La posizione era strategica: la città sorgeva nella pianura ai piedi delle Alpi e controllava importanti collegamenti verso i valichi occidentali, diventando un punto di passaggio tra la penisola italiana e le province transalpine.

L’impianto urbano seguiva con grande regolarità il modello delle città romane. Le strade formavano una maglia ortogonale organizzata attorno al cardo e al decumano, circondata da mura e accessibile attraverso porte monumentali. La struttura del centro storico torinese conserva ancora oggi una sorprendente continuità con quella pianta antica.

La testimonianza più evidente è la Porta Palatina, una delle porte romane meglio conservate dell’Italia settentrionale. Resti del teatro, delle mura e altri reperti archeologici documentano inoltre l’importanza raggiunta dalla città durante l’età imperiale. Augusta Taurinorum non ebbe le dimensioni delle maggiori metropoli romane, ma svolse un ruolo rilevante come centro amministrativo, commerciale e militare lungo le direttrici alpine.

Il Medioevo: Longobardi, Franchi, Comune e primi Savoia

Dopo la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente, Torino attraversò le trasformazioni politiche che interessarono tutta l’Italia settentrionale. Dopo le dominazioni germaniche, nel VI secolo divenne sede di un ducato longobardo. Con la conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno tra il 773 e il 774, la città entrò quindi nell’organizzazione politica franca.

Tra il X e l’XI secolo Torino acquistò importanza all’interno della Marca di Torino, uno dei principali organismi territoriali dell’Italia nord-occidentale. In questa fase emerse la figura di Adelaide di Susa, la cui unione con Oddone di Savoia favorì il progressivo radicamento della dinastia sabauda al di qua delle Alpi. Ciò non significò tuttavia un immediato controllo dei Savoia sulla città, dove continuarono a confrontarsi autorità episcopale, aristocrazia locale e istituzioni cittadine.

Nei primi decenni del XII secolo si affermò infatti il Comune di Torino, che si affiancò al potere del vescovo. La vita politica medievale fu caratterizzata da equilibri mutevoli e dalla pressione esercitata da diversi signori regionali. La posizione della città, vicina alle vie alpine e alle principali direttrici della pianura piemontese, continuava a renderla un obiettivo strategico.

Dal 1280 all’Università: Torino entra nell’orbita sabauda

Una svolta decisiva avvenne nel 1280, quando il marchese Guglielmo VII di Monferrato cedette Torino a Tomaso III di Savoia. Da quel momento la città entrò durevolmente nell’orbita sabauda, anche se il controllo della dinastia rimase inizialmente complesso e l’amministrazione comunale continuò a mantenere proprie funzioni.

Nel 1294 Torino e i domini piemontesi furono affidati a Filippo di Savoia-Acaia. Il ramo dei Savoia-Acaia governò il Piemonte per oltre un secolo, mentre il castello di Porta Fibellona, nucleo medievale dell’attuale Palazzo Madama, divenne una delle principali sedi del potere cittadino. Con la morte senza eredi di Ludovico di Savoia-Acaia nel 1418, i territori piemontesi tornarono direttamente al ramo principale dei Savoia.

Un avvenimento destinato ad avere conseguenze durature sulla vita culturale della città fu la nascita dell’Università di Torino nel 1404. Ludovico di Savoia-Acaia sostenne la creazione dello Studium generale, formalizzato il 27 ottobre dello stesso anno da una bolla di papa Benedetto XIII. L’Ateneo avrebbe attraversato periodi di difficoltà e trasferimenti temporanei, ma sarebbe diventato una delle istituzioni culturali più importanti della città.

Torino capitale del Ducato di Savoia

Il Cinquecento rappresentò uno dei momenti decisivi nella formazione della Torino moderna. Nel 1536, durante le guerre che contrapponevano Francia e Impero per il controllo dell’Italia, Torino fu occupata dalle truppe francesi. La situazione cambiò con la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, che restituì i domini sabaudi a Emanuele Filiberto di Savoia.

Nel 1563 il duca trasferì la capitale del Ducato di Savoia da Chambéry a Torino. La scelta modificò radicalmente il destino della città, che da centro regionale divenne il cuore politico e amministrativo di uno Stato destinato ad ampliare progressivamente i propri territori e la propria influenza.

La nuova funzione di capitale richiese fortificazioni più moderne, nuovi edifici di rappresentanza e successivi ampliamenti oltre l’antico perimetro romano. Tra Seicento e primo Settecento Torino assunse così il caratteristico aspetto monumentale e ordinato che ancora oggi identifica il suo centro storico. Architetti come Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini e Filippo Juvarra contribuirono a creare piazze, chiese, palazzi e grandi prospettive urbane, trasformando Torino in una delle più importanti capitali barocche europee.

L’assedio del 1706 e la capitale del Regno di Sardegna

La posizione raggiunta dallo Stato sabaudo venne messa alla prova durante la guerra di successione spagnola. Nel 1706 Torino fu assediata per mesi dalle truppe francesi. La difesa della città coinvolse fortificazioni, artiglieria e una complessa guerra sotterranea combattuta nelle gallerie della Cittadella, alla quale è legato anche l’episodio di Pietro Micca.

Il 7 settembre 1706 le forze guidate dal duca Vittorio Amedeo II e dal principe Eugenio di Savoia sconfissero gli assedianti e liberarono la città. La vittoria rafforzò notevolmente la posizione internazionale dei Savoia. Con la pace di Utrecht del 1713 Vittorio Amedeo II ottenne il titolo regio e la Sicilia; nel 1720 la Sicilia venne scambiata con la Sardegna e nacque il Regno di Sardegna sabaudo, del quale Torino rimase il centro politico.

Il Settecento fu anche un periodo di straordinaria attività architettonica. Filippo Juvarra lasciò un’impronta profonda sulla capitale e sul sistema delle residenze sabaude. La Basilica di Superga, Palazzo Madama e gli interventi nelle grandi residenze di corte contribuirono a rafforzare l’immagine monumentale della dinastia. Anche la vicina Venaria Reale faceva parte di questo articolato sistema di palazzi e residenze che circondava la capitale.

La Rivoluzione francese interruppe temporaneamente il dominio sabaudo. Nel 1798 le truppe francesi occuparono Torino e Carlo Emanuele IV lasciò il Piemonte. Dopo alterne vicende militari, il territorio piemontese venne incorporato direttamente nella Francia napoleonica. Il dominio francese terminò nel 1814, quando Vittorio Emanuele I rientrò a Torino e restaurò il governo sabaudo.

Torino nel Risorgimento e prima capitale d’Italia

Nell’Ottocento Torino divenne uno dei principali centri politici del Risorgimento italiano. Dopo i moti liberali del 1821 e le successive riforme, il momento decisivo arrivò il 4 marzo 1848, quando Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino. La carta costituzionale trasformò il Regno di Sardegna in una monarchia costituzionale e sarebbe poi diventata la legge fondamentale del Regno d’Italia.

Sotto Vittorio Emanuele II e con l’azione politica di Camillo Benso di Cavour, Torino fu il centro delle strategie diplomatiche e militari che condussero alla progressiva unificazione della penisola. Palazzo Carignano ospitò il Parlamento subalpino e successivamente il primo Parlamento italiano.

Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia e Torino ne divenne la prima capitale. Per alcuni anni la città ospitò la monarchia, il Parlamento, i ministeri e le principali istituzioni del nuovo Stato. Il ruolo terminò nel 1865 con il trasferimento della capitale a Firenze, deciso nell’ambito degli accordi politici che precedettero il successivo passaggio a Roma.

La perdita della capitale provocò un forte contraccolpo economico e demografico, perché Torino aveva sviluppato numerose attività legate alla corte e all’amministrazione statale. Proprio questa crisi contribuì però a orientare progressivamente la città verso una nuova vocazione: quella industriale e manifatturiera.

L’industrializzazione e la nascita della FIAT

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Torino divenne uno dei principali centri industriali italiani. Meccanica, metallurgia, tessile, energia elettrica e nuove attività produttive modificarono il tessuto economico cittadino. Il simbolo di questa trasformazione fu la fondazione, nel 1899, della Fabbrica Italiana Automobili Torino, la futura FIAT.

L’industria automobilistica modificò progressivamente Torino non soltanto sul piano economico ma anche dal punto di vista sociale e urbanistico. Nuovi stabilimenti, quartieri operai e infrastrutture accompagnarono l’espansione della città. Nel Novecento il Lingotto e successivamente Mirafiori diventarono simboli di un sistema produttivo che avrebbe avuto un peso determinante nell’economia italiana.

Torino fu nello stesso tempo un importante centro della cultura politica e del movimento operaio. Fabbriche, università, giornali e associazioni resero la città uno dei principali laboratori italiani del confronto tra liberalismo, socialismo, cattolicesimo sociale e, successivamente, antifascismo.

La guerra, la Resistenza e il boom economico

Durante la Seconda guerra mondiale Torino, proprio per la concentrazione delle industrie strategiche, subì pesanti bombardamenti aerei. Nel marzo 1943 le fabbriche torinesi furono inoltre protagoniste di grandi scioperi operai che, partiti da stabilimenti come Mirafiori, si estesero ad altri centri industriali del Nord e assunsero anche un forte significato politico contro la guerra e il regime fascista.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca, Torino divenne uno dei principali centri della Resistenza piemontese. Accanto alle formazioni partigiane attive nelle montagne, in città operarono reti clandestine, GAP e SAP, mentre le fabbriche continuarono a rappresentare luoghi fondamentali della mobilitazione antifascista. L’insurrezione dell’aprile 1945 portò alla liberazione della città prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Nel dopoguerra Torino conobbe una crescita eccezionale. L’espansione della FIAT e dell’intera filiera automobilistica richiamò centinaia di migliaia di lavoratori, inizialmente dalle campagne piemontesi e successivamente soprattutto dal Mezzogiorno e dal Veneto. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la popolazione aumentò rapidamente e nuovi quartieri periferici trasformarono l’estensione urbana.

La grande concentrazione industriale fece di Torino anche uno dei centri principali delle rivendicazioni sindacali italiane. Le mobilitazioni culminarono nell’autunno caldo del 1969, quando scioperi e proteste nelle grandi fabbriche torinesi ebbero un ruolo centrale nel più ampio ciclo di lotte sociali che interessò l’Italia.

Torino contemporanea: dalla città industriale alla nuova identità

Dagli anni Ottanta la crisi e la ristrutturazione della grande industria modificarono profondamente il modello economico torinese. Il peso dell’automobile rimase significativo, ma la città iniziò progressivamente a diversificare le proprie attività, puntando maggiormente su servizi, università, ricerca, aerospazio, design, cultura e turismo.

Molti spazi legati alla precedente città industriale furono recuperati e destinati a nuove funzioni. Il Lingotto, per esempio, da grande fabbrica automobilistica divenne un complesso utilizzato per fiere, congressi, attività commerciali e culturali. Altri interventi di riqualificazione cambiarono il volto di vaste aree precedentemente occupate da impianti produttivi.

Un passaggio simbolico di questa trasformazione furono i Giochi olimpici invernali del 2006. L’evento portò nuove infrastrutture, interventi urbani e una forte esposizione internazionale, contribuendo a diffondere un’immagine di Torino meno legata esclusivamente alla grande industria.

Oggi la città conserva contemporaneamente tutte le sue diverse identità. La pianta romana è ancora leggibile nel centro storico, le piazze e i palazzi raccontano l’epoca sabauda, Palazzo Carignano ricorda il Risorgimento, mentre Lingotto e Mirafiori testimoniano la grande stagione industriale. È proprio questa stratificazione a rendere la storia di Torino particolarmente significativa: poche città italiane hanno cambiato così profondamente funzione e dimensione mantenendo visibili, nello stesso spazio urbano, le tracce delle proprie epoche principali.

Box finale • Date fondamentali

Le date fondamentali della storia di Torino

  • I secolo a.C.

    In età augustea nasce Augusta Taurinorum, la città romana dalla quale deriva l’impianto del centro storico torinese.

  • 1280

    Guglielmo VII di Monferrato cede Torino a Tomaso III di Savoia: la città entra durevolmente nell’orbita sabauda.

  • 1563

    Emanuele Filiberto di Savoia trasferisce la capitale da Chambéry a Torino, avviando la trasformazione della città nella grande capitale dello Stato sabaudo.

  • 1706

    L’assedio francese termina il 7 settembre con la vittoria delle forze di Vittorio Amedeo II e del principe Eugenio di Savoia.

  • 1861–1865

    Torino diventa la prima capitale del Regno d’Italia e sede delle principali istituzioni del nuovo Stato unitario.

  • 1899

    Nasce la FIAT: inizia una trasformazione industriale destinata a modificare profondamente economia, popolazione e struttura urbana della città.

  • 1943–1945

    Gli scioperi operai, la lotta clandestina e la Resistenza fanno di Torino uno dei principali centri dell’opposizione al nazifascismo fino alla liberazione dell’aprile 1945.

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