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La storia del Piemonte attraversa oltre duemila anni: dalle popolazioni preromane alla romanizzazione, dai Comuni medievali all’ascesa dei Savoia, fino al Risorgimento e alla nascita del Regno d’Italia. Torino divenne il centro politico dello Stato sabaudo e, nel 1861, la prima capitale dell’Italia unita.
Il territorio dell’attuale Piemonte fu abitato nell’antichità da diverse popolazioni liguri e celtiche, tra cui i Taurini, prima della progressiva conquista e romanizzazione. La posizione ai piedi delle Alpi rese città come Augusta Taurinorum, l’odierna Torino, importanti nodi sulle vie verso la Gallia. Dopo la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente si alternarono Ostrogoti, Longobardi e Franchi, mentre nel Medioevo si svilupparono contee, marche e liberi Comuni. Un passaggio decisivo avvenne nell’XI secolo con Adelaide di Torino e Oddone di Savoia, che favorirono l’espansione sabauda sul versante italiano delle Alpi. Nel 1563 Emanuele Filiberto trasferì definitivamente la capitale dello Stato sabaudo a Torino. Ottenuto il titolo regio nel 1713 e la Sardegna nel 1720, i Savoia guidarono nell’Ottocento il processo risorgimentale. Il 17 marzo 1861 nacque il Regno d’Italia e Torino ne divenne la prima capitale.
Parlare di Piemonte nell’antichità richiede una precisazione: il nome e i confini della regione attuale non esistevano ancora. Il territorio era occupato da popolazioni differenti e non formava un’unica entità politica. Nelle aree occidentali erano presenti gruppi liguri e celto-liguri, mentre attorno alla Dora Riparia vivevano i Taurini, popolazione dalla quale deriva il nome antico di Torino.
I rapporti con Roma furono differenti da zona a zona. Alcune popolazioni entrarono in conflitto con l’espansione romana, mentre altre svilupparono rapporti di alleanza. I Salassi, ricordati nel testo tradizionale sulla storia piemontese, occupavano soprattutto la Valle d’Aosta e il settore della Dora Baltea: la loro vicenda appartiene quindi più propriamente alla storia dell’attuale Valle d’Aosta, pur inserendosi nel più ampio quadro dell’arco alpino nord-occidentale.
Nel 143 a.C. il console romano Appio Claudio Pulcro affrontò i Salassi subendo inizialmente gravi perdite, per poi riuscire a sconfiggerli. La loro definitiva sottomissione avvenne però soltanto in età augustea, nel 25 a.C. Nel territorio dell’odierno Piemonte la penetrazione romana procedette gradualmente attraverso la pianura, le vallate alpine e le principali vie di comunicazione.
La romanizzazione modificò profondamente l’organizzazione del territorio. L’attuale Piemonte non costituiva una singola provincia romana: le sue diverse aree furono inserite in circoscrizioni differenti. La posizione geografica, tra Pianura Padana e valichi alpini, trasformò però la regione in uno dei principali collegamenti terrestri tra la penisola italiana e la Gallia.
Torino si sviluppò come Augusta Taurinorum, colonia organizzata secondo il tipico impianto urbano romano. Il tracciato regolare del centro storico conserva ancora oggi l’impronta di quella struttura. La Porta Palatina rappresenta una delle testimonianze più evidenti dell’antica città.
Anche altri centri assunsero un ruolo importante. Eporedia, l’attuale Ivrea, controllava l’accesso alla Valle d’Aosta; Dertona, oggi Tortona, occupava una posizione strategica sulle comunicazioni verso la Liguria e la pianura; Alba Pompeia e Aquae Statiellae, l’attuale Acqui Terme, erano inserite nella rete economica e viaria romana.
A Susa, l'antica Segusium, l’integrazione con Roma fu favorita dai rapporti con il regno alpino dei Cozii. L’Arco di Augusto, costruito alla fine del I secolo a.C., rimane uno dei monumenti più significativi di questa fase e testimonia l'importanza della valle come collegamento attraverso le Alpi.
Dopo la fine dell’autorità imperiale romana, il territorio piemontese passò attraverso diverse dominazioni. Dopo la fase ostrogota, nel VI secolo i Longobardi occuparono gran parte dell’Italia settentrionale. Torino divenne sede di un importante ducato longobardo, confermando il valore strategico della città e delle vie che attraversavano le Alpi.
Nel 774 Carlo Magno sconfisse il Regno longobardo e il Piemonte entrò nell’orbita franca. L’organizzazione del territorio si articolò progressivamente in contee e marche poste a difesa dei collegamenti alpini e dei confini occidentali. Tra queste acquistò particolare importanza la Marca di Torino, sviluppatasi tra X e XI secolo.
Uno dei passaggi fondamentali avvenne nell’XI secolo. Adelaide, erede della potente famiglia arduinica e titolare di vasti possedimenti della Marca di Torino, sposò intorno al 1046 Oddone di Savoia, figlio di Umberto Biancamano. Il matrimonio collegò i domini sabaudi situati oltre le Alpi con importanti territori sul versante italiano.
Non nacque immediatamente uno Stato piemontese unitario: alla morte di Adelaide nel 1091 i suoi territori furono contesi e frammentati. Tuttavia, quell’unione pose una delle basi dell'espansione secolare di Casa Savoia nel Piemonte occidentale.
Tra XII e XIII secolo molte città piemontesi conquistarono ampi spazi di autonomia. Asti divenne un importante centro commerciale e finanziario, mentre Alessandria, fondata nel XII secolo, partecipò alle lotte della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa. Anche Vercelli, Novara, Alba, Chieri e altri centri svilupparono istituzioni comunali e un’intensa vita economica.
Il quadro politico rimase però estremamente frammentato. Accanto ai Comuni agivano i marchesi di Monferrato, i marchesi di Saluzzo, i Savoia, i Visconti e numerose famiglie feudali. Tra XIV e XV secolo l’espansione sabauda divenne sempre più consistente, fino a trasformare progressivamente Torino e il Piemonte occidentale nel centro italiano della dinastia.
Nel 1416 l’imperatore Sigismondo elevò Amedeo VIII al rango di duca di Savoia. Pochi anni dopo, con l’estinzione del ramo Savoia-Acaia nel 1418, aumentarono ulteriormente il controllo e l’unificazione dei domini sabaudi sul versante piemontese.
Il Cinquecento fu però segnato dalle grandi guerre europee combattute anche in Italia. La posizione tra Francia, pianura padana e valichi alpini trasformò il Piemonte in un territorio strategico e frequentemente conteso. Nel 1536 Torino e altri territori sabaudi furono occupati dai Francesi.
La svolta arrivò con Emanuele Filiberto di Savoia. Dopo la vittoria di San Quintino del 1557 al servizio di Filippo II di Spagna e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559, il duca recuperò gran parte dei propri territori.
Torino rimase ancora per alcuni anni sotto controllo francese. Solo nel 1563 Emanuele Filiberto vi fece il suo ingresso ufficiale e trasferì definitivamente la capitale dello Stato sabaudo da Chambéry a Torino. La decisione segnò un cambiamento fondamentale: il centro politico della dinastia si spostava dal versante transalpino verso l’Italia.
Emanuele Filiberto riorganizzò l’amministrazione, le finanze e l’esercito e rafforzò le difese della capitale. Torino iniziò così quella trasformazione urbanistica e politica che, nei secoli successivi, l’avrebbe resa una delle principali città di corte europee.
Tra Seicento e Settecento lo Stato sabaudo continuò ad ampliare il proprio peso politico, trovandosi spesso coinvolto nelle guerre tra le grandi potenze europee. Uno degli episodi più importanti fu l’assedio di Torino del 1706, durante la guerra di successione spagnola.
Le truppe francesi assediarono la città per mesi, ma il 7 settembre 1706 l’esercito sabaudo e quello imperiale, guidati rispettivamente da Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia, riuscirono a sconfiggere gli assedianti. A questo episodio è legata anche la figura di Pietro Micca, divenuta uno dei simboli della storia torinese.
La conclusione della guerra cambiò radicalmente il rango internazionale dei Savoia. Con il Trattato di Utrecht del 1713, Vittorio Amedeo II ottenne la Sicilia e il titolo di re, oltre a nuovi territori in Piemonte.
È importante distinguere questo passaggio dalla nascita del Regno di Sardegna sabaudo. Nel 1713 Vittorio Amedeo II diventò infatti re di Sicilia. Solo in seguito agli accordi internazionali della Quadruplice Alleanza la Sicilia venne scambiata con la Sardegna, che passò effettivamente ai Savoia nel 1720. Da quel momento i loro domini furono comunemente identificati come Regno di Sardegna.
Anche la Liguria non faceva parte di questo Stato nel 1713. Genova e il territorio ligure furono assegnati al Regno di Sardegna soltanto dopo la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna, nel 1815.
La Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche modificarono nuovamente gli equilibri politici dell’area. Alla fine del Settecento le truppe francesi occuparono il Piemonte e, durante l’età napoleonica, gran parte del territorio venne incorporata nella Francia.
Dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1814 Casa Savoia tornò a Torino. Il Congresso di Vienna ristabilì il Regno di Sardegna e gli assegnò anche l’ex Repubblica di Genova. Lo Stato sabaudo uscì così dalla Restaurazione territorialmente rafforzato e destinato a svolgere un ruolo sempre più importante nella politica italiana.
Nella prima metà dell’Ottocento Torino divenne uno dei centri principali del movimento che avrebbe condotto all’unificazione italiana. La svolta politica arrivò nel 1848, quando Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino e il Regno di Sardegna entrò in guerra contro l’Impero austriaco.
La prima guerra d’indipendenza terminò con la sconfitta piemontese. Dopo la battaglia di Novara del marzo 1849, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il nuovo sovrano mantenne lo Statuto, permettendo al Regno di Sardegna di conservare un ordinamento costituzionale mentre in molti altri Stati italiani venivano restaurati sistemi autoritari.
Negli anni successivi acquistò crescente importanza Camillo Benso conte di Cavour, presidente del Consiglio dal 1852. Attraverso riforme economiche, modernizzazione dello Stato e un’intensa attività diplomatica, Cavour cercò di inserire la questione italiana negli equilibri internazionali europei.
L’alleanza con la Francia di Napoleone III portò alla seconda guerra d’indipendenza del 1859 contro l’Austria. Il conflitto e le successive annessioni modificarono rapidamente la geografia politica della penisola. Nel 1860 il Regno di Sardegna cedette alla Francia la Savoia e Nizza, mentre nuove regioni dell’Italia centrale entrarono nel processo di unificazione.
La spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi contribuì alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Vittorio Emanuele II assunse quindi il controllo dei nuovi territori e il 17 marzo 1861 venne proclamato a Torino il Regno d’Italia.
Torino divenne così la prima capitale del Regno d’Italia. Il ruolo durò pochi anni: nel 1865 la capitale fu trasferita a Firenze e nel 1871, dopo la presa di Roma, definitivamente a Roma.
La perdita del ruolo di capitale rappresentò inizialmente un duro colpo per Torino, che dovette ridefinire la propria funzione economica e politica. La città reagì orientandosi progressivamente verso l’industria, favorita dalla presenza di infrastrutture, competenze tecniche e disponibilità di energia.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il settore metalmeccanico assunse un peso crescente. Nel 1899 nacque a Torino la FIAT, destinata a diventare uno dei maggiori gruppi industriali italiani e a influenzare profondamente non soltanto l’economia della città, ma quella dell’intero Piemonte.
Nel Novecento Torino, insieme a Milano e Genova, diventò uno dei vertici del cosiddetto triangolo industriale italiano. Lo sviluppo automobilistico e delle industrie collegate attirò una grande quantità di lavoratori, prima dalle campagne piemontesi e successivamente da altre regioni italiane.
Soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, l’espansione industriale trasformò profondamente Torino e la sua area metropolitana. L’aumento della popolazione, l’immigrazione interna e la crescita dei quartieri operai cambiarono la struttura sociale e urbanistica del capoluogo, consolidando l’immagine del Piemonte come una delle principali regioni industriali italiane.
Negli ultimi decenni del Novecento la crisi della grande industria ha avviato una fase di riconversione economica. Il Piemonte contemporaneo conserva tuttavia i segni delle diverse epoche che ne hanno costruito l’identità: le città romane, i castelli medievali, le residenze sabaude, i luoghi del Risorgimento e il patrimonio industriale di Torino raccontano ancora oggi una storia strettamente intrecciata con quella dell’Italia.
La romanizzazione del territorio si consolida e centri come Augusta Taurinorum, Eporedia, Dertona e Segusium assumono un ruolo strategico nelle comunicazioni della regione alpina occidentale.
Adelaide, erede della Marca di Torino, sposa Oddone di Savoia: il matrimonio collega importanti territori piemontesi ai domini della dinastia sabauda.
Emanuele Filiberto trasferisce definitivamente la capitale dello Stato sabaudo da Chambéry a Torino, rafforzando il ruolo politico del Piemonte.
L’assedio francese di Torino termina con la vittoria delle forze sabaude e imperiali, uno degli episodi decisivi della guerra di successione spagnola.
Vittorio Amedeo II ottiene con Utrecht la Sicilia e il titolo regio nel 1713; nel 1720 la Sicilia viene scambiata con la Sardegna e nasce il Regno di Sardegna sabaudo.
Carlo Alberto concede lo Statuto Albertino e guida il Regno di Sardegna nella prima guerra d’indipendenza; dopo la sconfitta di Novara abdica in favore di Vittorio Emanuele II.
La seconda guerra d’indipendenza, la diplomazia di Cavour e le successive annessioni conducono alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, con Torino prima capitale.
A Torino viene fondata la FIAT: prende avvio una fase industriale destinata a trasformare profondamente il capoluogo e l’intera economia piemontese nel Novecento.