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La storia del Molise attraversa insediamenti preistorici, civiltà sannitiche, dominazioni romane e medievali, rivoluzioni, guerre e profonde trasformazioni sociali. Dal santuario di Pietrabbondante alla contea normanna, dalla provincia istituita nell’Ottocento alla nascita della regione autonoma nel 1963, il territorio molisano conserva le tracce di un’identità antica e tenace.
Il Molise possiede una storia molto più antica della sua istituzione come regione autonoma. Il sito paleolitico di Isernia La Pineta testimonia una presenza umana remota, mentre in età preromana il territorio fu uno dei principali centri del mondo sannitico. I Sanniti combatterono a lungo contro Roma e tornarono protagonisti durante la Guerra Sociale, quando Isernia divenne uno degli ultimi centri della resistenza italica. Dopo la romanizzazione, il territorio passò sotto Longobardi, Normanni e Svevi. Nel Medioevo la contea sviluppatasi intorno a Bojano contribuì alla formazione del nome Molise. Trasformato in provincia autonoma nel 1806 e ampliato nel 1811, il territorio partecipò al Risorgimento e affrontò poi brigantaggio, povertà ed emigrazione. Nel 1943 la costa di Termoli fu teatro di una dura battaglia. La legge costituzionale del 1963 separò infine il Molise dall’Abruzzo, mentre nel 1970 nacquero concretamente le sue istituzioni regionali.
La storia del territorio molisano comincia molto prima della comparsa delle popolazioni italiche. L’area archeologica di Isernia La Pineta, scoperta nel 1978 durante alcuni lavori stradali, è uno dei più importanti giacimenti preistorici del Mediterraneo. Le superfici archeologiche hanno restituito strumenti in pietra, resti animali e testimonianze delle attività svolte da gruppi umani vissuti nel Paleolitico.
Questi ritrovamenti dimostrano che le vallate interne, le sorgenti e i pianori dell’attuale Molise offrivano già in epoche remotissime condizioni favorevoli agli spostamenti, alla caccia e agli insediamenti temporanei. La posizione tra l’Appennino, la valle del Volturno e il versante adriatico avrebbe continuato a influenzare per secoli lo sviluppo storico della regione.
In età preromana gran parte dell’attuale Molise apparteneva al Sannio, un territorio più ampio degli odierni confini regionali. Nelle zone interne erano particolarmente presenti i Pentri, mentre lungo la fascia orientale vivevano i Frentani, popolazioni legate al mondo linguistico e culturale osco.
I Sanniti non costituivano uno Stato centralizzato secondo il modello romano, ma una federazione di comunità organizzate intorno a santuari, assemblee e aristocrazie locali. La loro economia si basava sulla pastorizia, sull’agricoltura e sul controllo dei percorsi appenninici. La transumanza e le vie naturali che attraversavano il Matese, l’Alto Molise e le vallate fluviali collegavano l’interno con la Campania, l’Abruzzo e l’Adriatico.
La crescente espansione di Roma nell’Italia centro-meridionale provocò tre grandi conflitti conosciuti come guerre sannitiche, combattuti tra il 343 e il 290 a.C. I Sanniti ottennero anche importanti successi, come l’umiliazione inflitta all’esercito romano alle Forche Caudine nel 321 a.C., ma alla lunga non riuscirono a contrastare la maggiore capacità militare e politica di Roma.
Dopo la conclusione delle guerre sannitiche, il territorio fu progressivamente inserito nel sistema romano. La fondazione della colonia latina di Aesernia, l’attuale Isernia, nel 263 a.C. rafforzò il controllo delle comunicazioni interne. Anche centri come Saepinum, Bovianum e Larinum si svilupparono o furono riorganizzati durante il processo di romanizzazione.
La testimonianza più importante della civiltà sannitica in Molise è il complesso archeologico di Pietrabbondante. Il grande santuario con teatro e templi non era soltanto un luogo religioso: ospitava riunioni, cerimonie e attività politiche delle comunità sannitiche. La raffinatezza delle strutture mostra una società organizzata, capace di elaborare architetture monumentali e istituzioni complesse.
Da non confondere: le guerre sannitiche si conclusero nel 290 a.C., mentre la Guerra Sociale scoppiò circa due secoli dopo, tra il 91 e l’88 a.C. I due eventi appartengono a fasi differenti del contrasto tra Roma e le popolazioni italiche.
Nonostante la conquista romana, molte comunità italiche continuarono a essere escluse dalla piena cittadinanza. Questa disparità fu una delle principali cause della Guerra Sociale, combattuta tra il 91 e l’88 a.C. da Roma contro numerosi alleati italici, fra i quali Marsi, Peligni, Sanniti, Pentri e Frentani.
La confederazione ribelle stabilì inizialmente la propria capitale a Corfinium, nell’attuale Abruzzo, ribattezzandola Italia o Italica. La città disponeva di magistrati, assemblee e una monetazione propria, segni della volontà di creare un ordinamento politico alternativo a Roma. Quando il fronte settentrionale entrò in crisi, nell’88 a.C. il centro della resistenza fu trasferito a Isernia.
Roma riuscì progressivamente a dividere gli avversari concedendo la cittadinanza alle comunità che deponevano le armi o rimanevano fedeli. I Sanniti continuarono tuttavia a combattere e furono definitivamente travolti nelle guerre civili successive, soprattutto dopo la vittoria di Silla a Porta Collina nell’82 a.C.
La conclusione del conflitto non cancellò la cultura locale, ma accelerò l’integrazione politica e linguistica nel mondo romano. Le città molisane divennero municipi, le campagne furono riorganizzate e le grandi strade favorirono commerci e collegamenti con il resto della penisola.
Durante l’età romana il territorio non formava una regione amministrativa autonoma corrispondente al Molise moderno. Le sue diverse aree erano collegate a sistemi territoriali più ampi, ma città come Aesernia, Saepinum, Venafrum e Larinum conservarono una notevole importanza economica e strategica.
Saepinum, oggi visibile nell’area archeologica di Altilia presso Sepino, crebbe lungo un percorso utilizzato per la transumanza. Il foro, la basilica, le porte monumentali, le mura e il teatro documentano la piena integrazione della città nel modello urbano romano. Venafrum era conosciuta per le produzioni agricole e per la posizione lungo le vie che collegavano la Campania con l’interno appenninico.
Le campagne erano attraversate da tratturi e strade, mentre ville, fattorie e piccoli centri assicuravano la produzione di cereali, vino, olio e prodotti pastorali. Con la crisi dell’Impero romano d’Occidente, molte strutture urbane persero progressivamente importanza e la popolazione cercò maggiore sicurezza in insediamenti collinari e fortificati.
Tra il VI e il VII secolo il territorio molisano entrò nell’orbita dei Longobardi e del Ducato di Benevento, divenuto successivamente principato. L’organizzazione del territorio si basava su gastaldati, castelli e piccoli centri rurali, spesso collocati in posizioni elevate e facilmente difendibili.
Un ruolo di particolare rilievo fu svolto dal monastero di San Vincenzo al Volturno, fondato agli inizi dell’VIII secolo nell’alta valle del Volturno. Il complesso divenne uno dei maggiori centri religiosi, culturali ed economici dell’Italia meridionale, proprietario di terre e punto di collegamento tra il mondo longobardo, il papato e l’Europa carolingia.
Le incursioni, i conflitti tra signorie e la frammentazione politica favorirono la costruzione di fortificazioni. Molti borghi molisani conservarono a lungo questa struttura medievale, con abitati raccolti intorno a castelli, torri e chiese.
Nell’XI secolo i Normanni conquistarono progressivamente l’Italia meridionale. Nel territorio molisano il primo grande nucleo feudale si sviluppò intorno a Bojano, sotto Rodolfo de Moulins, chiamato anche Rodolfo de Molisio nelle fonti italiane. I suoi successori ampliarono i domini includendo Isernia, Venafro e altre terre dell’Appennino.
Nel XII secolo la contea raggiunse una notevole estensione all’interno del Regno di Sicilia. Il nome Molise viene tradizionalmente ricondotto proprio alla famiglia normanna dei de Moulins o de Molisio, anche se la formazione del toponimo fu il risultato di un processo storico graduale.
Dopo la morte di Ugo II de Molisio nel 1168, la contea passò ad altri feudatari e perse progressivamente la precedente compattezza. Nel XIII secolo fu legata ai conti di Celano, mentre l’autorità centrale degli Svevi ridusse l’autonomia delle grandi signorie feudali.
Sotto Federico II il Regno di Sicilia fu sottoposto a una forte riorganizzazione politica, fiscale e giudiziaria. Anche i territori molisani furono inseriti nel sistema amministrativo della monarchia sveva e controllati attraverso funzionari, castelli e circoscrizioni regie.
Non è però opportuno descrivere il Molise medievale come una regione già dotata dei confini e delle istituzioni attuali. Dopo la dissoluzione dell’antica contea, diverse zone furono collegate alla Terra di Lavoro e alla Capitanata, seguendo per secoli vicende amministrative differenti.
Dopo la fine della dinastia sveva, il territorio seguì le vicende del Regno di Napoli sotto Angioini, Aragonesi e dominazione spagnola. Il potere rimase ampiamente nelle mani di feudatari, istituzioni ecclesiastiche e comunità locali. Le campagne erano caratterizzate dalla pastorizia, dalla cerealicoltura e dalla transumanza lungo i grandi tratturi diretti verso la Puglia.
La posizione interna, la difficoltà dei collegamenti e la frammentazione feudale limitarono lo sviluppo di molti centri. Il Molise fu inoltre colpito da terremoti, carestie ed epidemie. Tra gli eventi più distruttivi vi furono il terremoto del 1456 e quello del 26 luglio 1805, ricordato come terremoto di Sant’Anna, che devastò numerosi paesi e causò gravi perdite umane.
Nel Settecento la monarchia borbonica promosse alcune riforme, ma le condizioni delle popolazioni rurali rimasero difficili. Allo stesso tempo cominciò a svilupparsi un ceto di professionisti, funzionari e intellettuali che avrebbe partecipato ai movimenti riformatori e rivoluzionari dell’età napoleonica.
Un passaggio decisivo nella formazione dell’identità amministrativa moderna avvenne durante il decennio francese. Con la riorganizzazione introdotta nel Regno di Napoli, nel 1806 il Molise fu costituito come provincia autonoma con capoluogo Campobasso.
Nel 1811, durante il regno di Gioacchino Murat, alla provincia fu aggregato il distretto di Larino, precedentemente collegato alla Capitanata. Questa riforma contribuì a riunire aree interne e fascia adriatica, creando una base territoriale più simile al Molise moderno. Non si trattava però ancora dell’attuale regione composta dalle province di Campobasso e Isernia.
Tra gli intellettuali molisani più importanti di questo periodo vi fu Vincenzo Cuoco, nato a Civitacampomarano nel 1770. Dopo la caduta della Repubblica napoletana del 1799 fu condannato all’esilio e si trasferì prima in Francia e poi a Milano.
Nel suo celebre Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, pubblicato nel 1801, Cuoco analizzò le ragioni del fallimento rivoluzionario. Secondo la sua interpretazione, le riforme elaborate da una minoranza intellettuale non erano riuscite a coinvolgere concretamente la popolazione. Da questa riflessione derivò il concetto di “rivoluzione passiva”, destinato ad avere grande influenza sul pensiero politico italiano.
Gabriele Pepe, nato anch’egli a Civitacampomarano nel 1779, partecipò alla Repubblica napoletana, visse l’esilio e prestò servizio negli eserciti del periodo napoleonico. Combatté nelle campagne di Spagna e d’Italia, fu deputato nel Parlamento napoletano del 1820 e sostenne le idee costituzionali e liberali.
Durante l’esilio a Firenze collaborò con la rivista Antologia. Nel 1826 affrontò in duello il poeta e diplomatico francese Alphonse de Lamartine, dopo che quest’ultimo aveva descritto l’Italia come una “terra dei morti”. L’episodio trasformò Pepe in un simbolo dell’orgoglio nazionale italiano.
Le idee liberali e costituzionali si diffusero anche nei centri molisani attraverso società segrete, ambienti intellettuali e gruppi di patrioti. Durante i moti del 1820-1821 e del 1848 diversi esponenti locali sostennero la concessione di costituzioni e una maggiore partecipazione politica.
Nel 1860 la caduta del Regno delle Due Sicilie e l’avanzata garibaldina aprirono la strada all’unificazione. Il territorio molisano entrò nel Regno d’Italia nel 1861 come provincia di Molise, inserita in un nuovo sistema amministrativo nazionale.
L’unificazione non risolse immediatamente i problemi economici e sociali. Nelle campagne si svilupparono proteste, rivolte e fenomeni di brigantaggio, alimentati dalla povertà, dalla questione demaniale, dalla pressione fiscale, dalla leva obbligatoria e dal difficile rapporto tra il nuovo Stato e le comunità rurali.
Dalla fine dell’Ottocento l’emigrazione divenne uno dei fenomeni più importanti della storia molisana. Migliaia di persone lasciarono i paesi dell’interno dirette verso Stati Uniti, Canada, Argentina e altri paesi. Dopo la Seconda guerra mondiale una nuova ondata migratoria si indirizzò verso Roma, l’Italia settentrionale e l’Europa industriale.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il Molise si trovò lungo la direttrice dell’avanzata alleata dalla Puglia verso l’Abruzzo. Le forze tedesche distrussero ponti e infrastrutture per rallentare il nemico, mentre bombardamenti, requisizioni e combattimenti coinvolsero direttamente la popolazione civile.
Uno degli episodi più importanti fu la battaglia di Termoli. Nelle prime ore del 3 ottobre 1943 reparti britannici sbarcarono sulla costa e occuparono la città e il porto. Le truppe tedesche reagirono con un duro contrattacco, dando origine a diversi giorni di combattimenti nell’area compresa tra Termoli e il fiume Biferno.
Il controllo del porto e dei collegamenti costieri era essenziale per garantire i rifornimenti dell’Ottava Armata britannica. Le battaglie lungo il Biferno e il Trigno, insieme alle operazioni nelle zone montane, causarono distruzioni e vittime civili. Diversi paesi subirono bombardamenti, sfollamenti e danni al patrimonio edilizio.
Nel dopoguerra il Molise dovette affrontare la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture, ma anche la ripresa dell’emigrazione. Molti piccoli comuni persero una parte considerevole della popolazione, con conseguenze ancora oggi visibili nella struttura demografica regionale.
La Costituzione italiana del 1948 prevedeva inizialmente una sola regione denominata Abruzzi e Molise. Nei decenni successivi si sviluppò un movimento favorevole alla separazione amministrativa, sostenuto da rappresentanti politici e istituzioni locali.
Il percorso si concluse con la legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, che modificò gli articoli 57 e 131 della Costituzione e istituì il Molise come regione distinta dall’Abruzzo. Il Molise divenne così la ventesima regione italiana prevista dall’ordinamento costituzionale.
L’autonomia divenne concretamente operativa nel 1970, quando furono eletti per la prima volta il Consiglio regionale e gli altri organi delle regioni a statuto ordinario. Nello stesso anno fu istituita la Provincia di Isernia, separandone il territorio dalla Provincia di Campobasso.
La nascita della regione autonoma rafforzò la rappresentanza politica e la possibilità di programmare interventi in materia di sanità, trasporti, agricoltura, tutela del territorio e sviluppo economico. Restarono tuttavia difficoltà strutturali, come lo spopolamento dei comuni interni, l’invecchiamento della popolazione e la debolezza dei collegamenti.
Le diverse epoche della storia del Molise sono ancora leggibili nel paesaggio regionale. Isernia La Pineta racconta la preistoria; Pietrabbondante e Sepino conservano le testimonianze del mondo sannitico e romano; San Vincenzo al Volturno documenta la cultura monastica medievale; castelli, torri e borghi ricordano le dominazioni longobarde, normanne e feudali.
Anche le attività artigianali contribuiscono alla memoria della regione. La lavorazione delle campane ad Agnone, il merletto a tombolo di Isernia, la produzione di coltelli a Frosolone e numerose tradizioni religiose e popolari testimoniano la continuità di saperi trasmessi tra generazioni.
La storia molisana non può quindi essere ridotta alla nascita amministrativa del 1963. L’autonomia regionale rappresenta il punto più recente di un percorso molto più lungo, sviluppatosi tra civiltà appenniniche, dominazioni mediterranee, mobilità pastorale, emigrazione e costante difesa dell’identità locale.
Presenze umane documentate nel sito di Isernia La Pineta, uno dei principali giacimenti preistorici dell’area mediterranea.
Guerre sannitiche: Roma combatte tre lunghi conflitti contro i Sanniti per il controllo dell’Italia centro-meridionale.
Guerra Sociale: le popolazioni italiche si ribellano a Roma e Isernia diventa nell’ultima fase uno dei principali centri della resistenza.
Età normanna: la contea sviluppatasi intorno a Bojano viene governata dai de Moulins o de Molisio, famiglia alla quale è tradizionalmente collegato il nome Molise.
Il Molise viene costituito come provincia autonoma; nel 1811 Gioacchino Murat vi aggrega il distretto di Larino.
Caduta del Regno delle Due Sicilie e ingresso della provincia molisana nel nuovo Regno d’Italia.
Sbarco britannico e battaglia di Termoli, uno degli episodi militari più importanti combattuti in Molise durante la Seconda guerra mondiale.
La legge costituzionale del 1963 istituisce la Regione Molise; nel 1970 vengono eletti i primi organi regionali e nasce la Provincia di Isernia.