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L’Aquila è una città che si scopre camminando: tra basiliche romaniche, piazze civiche, fortificazioni rinascimentali e quartieri storici, il capoluogo abruzzese racconta una storia di identità, resilienza e rinascita. Questa guida raccoglie le attrazioni imperdibili per capire davvero l’anima della città, andando oltre l’elenco dei monumenti e trasformando la visita in un percorso urbano coerente.
L’Aquila è una città complessa e stratificata, costruita attorno a basiliche monumentali, piazze civiche e quartieri storici che riflettono la sua origine medievale e il suo ruolo di capitale territoriale. Il percorso di visita ruota attorno a luoghi simbolici come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, cuore spirituale della città e sede della Perdonanza Celestiniana, e la Basilica di San Bernardino, massimo esempio del Rinascimento abruzzese.
Accanto all’architettura religiosa, il Forte Spagnolo e il Museo Nazionale d’Abruzzo raccontano il volto militare e culturale della città, mentre la Fontana delle 99 Cannelle e Borgo Rivera restituiscono una dimensione più popolare e urbana. Piazza Duomo e le altre piazze storiche permettono di leggere l’impianto civico dell’Aquila, segnato da secoli di ricostruzioni dopo i terremoti. Visitare L’Aquila significa quindi seguire un percorso a piedi che unisce monumenti, spazi pubblici e vita quotidiana, trasformando la visita in un racconto coerente della città.
Immersa in un’area verde che funge da naturale soglia tra il centro storico e il paesaggio aperto, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio non è soltanto uno dei monumenti più celebri dell’Aquila, ma il luogo che meglio di ogni altro sintetizza la storia, la spiritualità e la resilienza della città. Fondata nel XIII secolo per volontà di Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, Collemaggio nasce come santuario extraurbano e diventa rapidamente un riferimento religioso e simbolico di portata eccezionale, capace di segnare l’identità aquilana per secoli.
La facciata di Collemaggio è uno degli esempi più riconoscibili e originali del romanico italiano. Il rivestimento in pietra bianca e rosa, disposto secondo un rigoroso disegno geometrico, crea un effetto visivo immediato e potente, che rende la basilica inconfondibile. Il grande rosone centrale, perfettamente equilibrato nelle proporzioni, domina la composizione e diventa il fulcro simbolico dell’edificio, mentre i portali, sobri ma elegantemente scolpiti, introducono a uno spazio sacro concepito come luogo di passaggio e di riconciliazione. L’insieme comunica ordine, armonia e una forte carica simbolica, più che semplice decorazione.
L’interno della basilica riflette una storia complessa, fatta di trasformazioni, restauri e ricostruzioni. La struttura originaria romanica, caratterizzata da ampie navate e da un impianto solido e severo, è stata nel tempo arricchita da elementi successivi, soprattutto di epoca barocca, poi in parte rimossi o ridimensionati dai restauri moderni. Il risultato è uno spazio che conserva una forte essenzialità, in cui la luce e il ritmo architettonico guidano naturalmente lo sguardo verso il presbiterio.
Qui si trova il sepolcro di San Pietro Celestino, realizzato da Giovanni da Sulmona, una delle opere rinascimentali più importanti custodite in città. Il monumento funebre non è solo un capolavoro artistico, ma rappresenta il punto di contatto tra la dimensione storica, quella spirituale e la memoria collettiva dell’Aquila, che in Celestino V riconosce una figura profondamente legata ai valori di umiltà e perdono.
La storia recente della basilica è indissolubilmente legata ai terremoti che hanno colpito l’Aquila, in particolare a quello del 2009. Gravemente danneggiata, Collemaggio è diventata per anni il simbolo visibile delle ferite della città, ma anche della sua determinazione a ricostruire. Il lungo e accurato restauro ha restituito alla basilica non solo la sua stabilità strutturale, ma anche la sua funzione di spazio identitario, confermandola come uno dei luoghi più carichi di significato dell’intero Abruzzo.
Santa Maria di Collemaggio non può essere compresa fino in fondo senza citare la Perdonanza Celestiniana. Istituita nel 1294 da papa Celestino V, la Perdonanza è uno dei più antichi riti giubilari della cristianità e rappresenta un evento unico nel suo genere, in cui spiritualità, storia e partecipazione popolare si fondono. Ogni anno, l’apertura della Porta Santa di Collemaggio rinnova un legame profondo tra la basilica e la città, trasformando il monumento in un fulcro vivo e partecipato. Per il visitatore, questo significa percepire Collemaggio non solo come straordinaria architettura, ma come spazio rituale ancora pienamente attivo e significativo.
La Basilica di San Bernardino, eretta tra il XVI e il XVII secolo, è un capolavoro rinascimentale che riflette l'influenza di maestri locali e l’esuberanza dell'arte sacra dell'epoca. Situata nel cuore dell'Aquila, è dedicata a San Bernardino da Siena, il patrono della città.
La facciata, suddivisa in tre ordini di colonne, è un esempio di equilibrio tra classicismo e tradizione locale. Ogni elemento è studiato per creare una sensazione di armonia, rendendo questo edificio uno dei più iconici della città.
L'interno della basilica è uno spettacolo per gli occhi. Il soffitto, decorato con dettagli raffinati, è una delle prime cose che catturano lo sguardo. Al centro della navata principale si trova il mausoleo di San Bernardino da Siena, realizzato in marmo bianco da Silvestro dell'Aquila. Quest'opera è impreziosita da sculture e bassorilievi che raccontano la vita del santo.
Tra le opere d’arte custodite nella basilica, spiccano sculture rinascimentali di artisti locali come Nicola da Guardiagrele e Giovanni Antonio da Pescocostanzo. Particolarmente notevoli sono la statua di San Bernardino in terracotta policroma, attribuita a Giovanni da Capestrano, e il gruppo scultoreo dell’Annunciazione, una delle migliori creazioni di Silvestro dell’Aquila.
Il Forte Spagnolo (spesso chiamato anche Castello Cinquecentesco) è una delle presenze più imponenti dell’Aquila: non un semplice “castello”, ma una macchina difensiva pensata per controllare la città e il territorio, costruita nel pieno del XVI secolo in un’epoca in cui l’architettura militare cambia radicalmente per rispondere alle nuove tecniche d’assedio. Visto dall’esterno, il Forte colpisce per la sua massa compatta, austera, quasi priva di decorazione: è un edificio che comunica forza e disciplina, e che fa capire subito quanto la L’Aquila fosse strategica nelle logiche politiche e militari del tempo.
La struttura è a pianta quadrangolare, con quattro grandi bastioni angolari dalla forma affilata, concepiti per offrire linee di tiro incrociate e ridurre i punti ciechi: una soluzione tipica della fortificazione rinascimentale, dove la geometria diventa difesa. Attorno corre un fossato ampio e profondo (non pensato come “fossato d’acqua” medievale, ma come elemento di separazione e protezione), mentre l’accesso avviene attraverso un ponte che introduce a un portale monumentale. Anche camminando lungo il perimetro, la percezione è chiara: il Forte non nasce per stupire, ma per resistere e dominare il paesaggio urbano, con un linguaggio architettonico asciutto e funzionale.
La visita al Forte funziona su due livelli. Il primo è l’esperienza architettonica: cortili, corridoi, spessori murari e volumi che raccontano un modo “strategico” di costruire, fatto di protezione e controllo. Il secondo livello è culturale, perché negli spazi del Forte ha sede il MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo, un’istituzione fondamentale per comprendere la storia artistica e identitaria della regione. In pratica, qui non trovi soltanto un contenitore spettacolare: trovi una chiave di lettura dell’Abruzzo, dall’archeologia alle arti medievali e rinascimentali, fino alla cultura figurativa più moderna.
Il punto di forza del museo è la capacità di mettere in fila, con coerenza, epoche e linguaggi diversi. Se hai poco tempo, concentrati sulle sezioni che “parlano” meglio dell’Abruzzo interno: archeologia e territorio (con reperti che aiutano a leggere la lunga continuità di insediamenti), il Medioevo e la grande scultura lignea e pittorica di area appenninica, e poi il passaggio a Rinascimento ed età moderna con opere e maestri legati alla storia aquilana. In altre parole, il MuNDA non è un museo da vedere “di corsa”: rende al meglio quando lo vivi come un racconto, dove il Forte fa da cornice severa e potente a opere nate in un contesto di montagne, borghi e città di pietra.
Dopo i grandi terremoti che hanno segnato la storia aquilana, il Forte è diventato anche un simbolo contemporaneo: il segno concreto di come la città lavori per recuperare i propri luoghi-cardine. Oggi la visita porta con sé un significato ulteriore, perché unisce il fascino dell’architettura militare alla dimensione della ricostruzione culturale: non è soltanto “cosa vedere”, ma anche “cosa sta tornando a vivere” nel cuore dell’Aquila.
Un altro gioiello dell'Aquila è la Fontana delle 99 Cannelle, un'opera che incanta con la sua bellezza senza tempo e il suo significato simbolico.
Iniziata nel 1272 da Tancredi da Pentima, la fontana si presenta come una grande vasca trapezoidale alimentata da 99 cannelle, ognuna delle quali è incastonata in un mascherone unico. Questo dettaglio artistico dona alla fontana un carattere distintivo e un’aura di mistero.
Secondo la leggenda, Tancredi da Pentima avrebbe chiesto di essere sepolto all'interno della fontana, rafforzando il legame tra l'artista e la sua opera. Ogni cannella rappresenta uno dei quartieri storici della città, mentre il numero 99 simboleggia abbondanza e perfezione.
Sebbene iniziata nel XIII secolo, la fontana fu completata solo nel XVIII secolo. Questo lungo processo testimonia la dedizione e la perseveranza nel portare a termine un'opera così straordinaria.
Borgo Rivera è uno dei punti più piacevoli da inserire in un itinerario a L’Aquila, perché offre un’esperienza diversa rispetto al centro più monumentale: qui la città si fa più raccolta, quasi “di borgo”, e la visita diventa una passeggiata. È un’area che funziona bene come collegamento con la Fontana delle 99 Cannelle e come zona in cui rallentare, osservare e respirare un ritmo meno turistico. In chiave guida, Borgo Rivera è utile anche perché aiuta a costruire un percorso coerente: dopo la parte più intensa di chiese e piazze, questa tappa introduce un momento più leggero e concreto, in cui l’Aquila si mostra nella sua dimensione urbana quotidiana. È un’aggiunta breve, ma molto efficace per rendere la guida più “visitabile” e non solo descrittiva.
Piazza Duomo rappresenta il cuore urbano, storico e simbolico dell’Aquila. Più di qualsiasi altro spazio cittadino, questa piazza racconta la complessità della storia aquilana: luogo di potere religioso e civile, teatro della vita quotidiana e, nei momenti più difficili, immagine concreta delle ferite lasciate dai terremoti. Oggi, dopo un lungo e delicato processo di ricostruzione, Piazza Duomo si presenta come uno spazio nuovamente leggibile e vissuto, capace di trasmettere al visitatore il senso profondo di una città che ha saputo rialzarsi senza cancellare la propria memoria.
La piazza è dominata dalla Cattedrale di San Massimo, dedicata al patrono della città. La cattedrale, più volte ricostruita nel corso dei secoli a causa dei frequenti eventi sismici, rappresenta un esempio significativo di come l’architettura aquilana sia il risultato di continui adattamenti e rinascite. La sua presenza conferisce alla piazza un carattere solenne e istituzionale, rendendola il principale punto di riferimento religioso del centro storico.
La facciata della cattedrale, frutto di interventi successivi, non va letta come un semplice prospetto decorativo, ma come una sintesi delle diverse fasi storiche attraversate dall’edificio. Il portale, incorniciato da elementi gotici, introduce a uno spazio sacro che ha continuamente cambiato volto, mantenendo però intatta la propria funzione simbolica. I rilievi e i dettagli architettonici, pur sobri, contribuiscono a rafforzare l’idea di una chiesa “ricostruita”, in cui ogni epoca ha lasciato una traccia riconoscibile.
All’interno, la Cattedrale di San Massimo trasmette un senso di raccoglimento che nasce proprio dalla sua storia travagliata. Gli spazi liturgici, ricomposti dopo i danni sismici, ospitano l’altare maggiore e opere d’arte sacra che testimoniano la continuità del culto e della vita religiosa cittadina. Più che per la ricchezza decorativa, l’interno colpisce per il suo valore simbolico: è il segno di una comunità che ha voluto ricostruire non solo le mura, ma anche i luoghi della propria identità spirituale.
La storia di Piazza Duomo è indissolubilmente legata ai terremoti che hanno colpito l’Aquila nel corso dei secoli. Ogni sisma ha lasciato segni profondi sugli edifici che la circondano, modificandone l’aspetto e la funzione. Il terremoto del 2009 ha rappresentato il momento più drammatico: gran parte della piazza e del centro storico circostante è stata gravemente danneggiata, trasformando questo spazio centrale in un simbolo del disastro. Per anni, Piazza Duomo è rimasta sospesa, vuota e silenziosa, incarnando l’attesa della rinascita.
Il lento ma costante processo di ricostruzione ha restituito a Piazza Duomo un ruolo centrale nella vita cittadina. Oggi la piazza è nuovamente uno spazio di passaggio, incontro e rappresentazione urbana. Camminarvi significa leggere, quasi a cielo aperto, la storia recente dell’Aquila: una storia fatta di perdita, di pazienza e di ricomposizione. Per il visitatore, Piazza Duomo non è soltanto una tappa monumentale, ma un luogo in cui si percepisce in modo diretto il rapporto tra memoria, identità e futuro.
Tra i numerosi gioielli architettonici di L’Aquila, uno dei meno noti ma più affascinanti è la Chiesa di San Silvestro, situata in Piazza San Silvestro, nel cuore del centro storico. Questa chiesa rappresenta un importante esempio di architettura romanica e gotica e custodisce al suo interno opere d’arte di grande valore storico e religioso.
La costruzione della chiesa risale alla metà del XIII secolo, in concomitanza con la fondazione della città. La facciata è semplice ed elegante, con un portale romanico impreziosito da motivi scolpiti e un rosone centrale che illumina l’interno. Il campanile, a base quadrata, è uno degli elementi più caratteristici del complesso.
L’interno a navata unica è ricco di decorazioni, affreschi e opere di pregio. Particolarmente notevole è il ciclo di affreschi quattrocenteschi raffigurante scene della vita di San Silvestro e del Cristo, che testimoniano la vitalità artistica dell’Aquila nel periodo medievale. L’altare maggiore, sobrio ma elegante, è arricchito da un crocifisso ligneo di epoca rinascimentale.
San Silvestro è una tappa perfetta per i visitatori che vogliono andare oltre i percorsi turistici tradizionali e scoprire l’anima autentica di L’Aquila. La sua posizione centrale permette di inserirla facilmente in un itinerario a piedi tra Piazza Duomo, il Forte Spagnolo e la Fontana delle 99 Cannelle.
Tra le tappe davvero imprescindibili del centro storico dell’Aquila, la Chiesa di Santa Maria Paganica occupa un posto particolare, perché permette di comprendere non solo l’architettura religiosa medievale, ma anche il funzionamento stesso della città antica. Fondata nel XIII secolo, in parallelo con la nascita e lo sviluppo dell’Aquila, questa chiesa è strettamente legata al quartiere Paganica, uno dei nuclei che contribuirono alla formazione della città secondo il sistema dei “quarti” e dei castelli fondatori. Non si tratta quindi di un edificio isolato o puramente monumentale, ma di un vero fulcro urbano, pensato per essere vissuto quotidianamente dalla comunità.
Dal punto di vista architettonico, Santa Maria Paganica conserva un impianto che riflette la transizione tra romanico e gotico, con una facciata sobria ma fortemente riconoscibile, segnata da un grande rosone centrale e da un portale che richiama il linguaggio medievale aquilano. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito numerosi interventi e trasformazioni, spesso imposti dai terremoti che hanno colpito la città, ma senza perdere la propria identità originaria. Anzi, proprio queste stratificazioni rendono l’edificio particolarmente interessante: ogni ricostruzione racconta una fase della storia urbana dell’Aquila e del suo rapporto con il sacro.
Inserire Santa Maria Paganica in un itinerario significa andare oltre i monumenti più celebri e “scenografici” per entrare in una dimensione più autentica della città. Qui si percepisce la L’Aquila quotidiana, quella fatta di assemblee, di relazioni sociali e di vita di quartiere, dove la chiesa non era solo luogo di culto, ma anche spazio di riferimento civile. È una tappa che arricchisce la visita perché aiuta a leggere la città come organismo vivo, costruito attorno a comunità e identità locali ben definite.
La Basilica di San Pietro a Coppito rappresenta uno degli esempi più significativi e meglio conservati del romanico aquilano ed è una tappa fondamentale per chi desidera comprendere l’anima più antica e profonda della città. Situata nell’omonimo quartiere di Coppito, uno dei nuclei storici dell’Aquila medievale, questa chiesa si distingue per un linguaggio architettonico essenziale, solido e privo di concessioni decorative superflue. È un edificio che comunica stabilità e durata, qualità non casuali in un territorio storicamente esposto a eventi sismici.
L’impianto architettonico è quello tipico delle grandi chiese romaniche appenniniche: volumi compatti, murature possenti e un equilibrio rigoroso tra pieni e vuoti. All’interno, lo spazio è scandito in modo chiaro e leggibile, favorendo una percezione raccolta ma allo stesso tempo solenne. La presenza di affreschi medievali, frammenti decorativi e opere d’arte legate alla tradizione locale contribuisce a restituire un’immagine coerente della spiritualità e della cultura figurativa dell’Aquila nel Medioevo, profondamente legata al territorio e alle sue maestranze.
Visitare San Pietro a Coppito significa compiere un passo ulteriore rispetto ai percorsi più immediati del centro storico. È una deviazione che non ha nulla di marginale: al contrario, aggiunge profondità alla guida e permette di leggere L’Aquila come città di pietra, di cantieri medievali e di continuità storica. In un itinerario di uno o due giorni, questa basilica rappresenta una tappa di grande valore, capace di restituire un’immagine più completa e autentica dell’identità urbana aquilana.
L’Aquila non è una città che si comprende davvero visitando soltanto singoli monumenti isolati. Il suo impianto urbano, infatti, si rivela soprattutto attraverso le piazze, che funzionano come nodi di orientamento, luoghi di rappresentazione e spazi di relazione tra architetture civili e religiose. Camminare tra le piazze significa seguire una logica precisa, pensata fin dall’origine per dare ordine a una città composta da comunità diverse ma unite in un unico progetto urbano.
Tra le piazze storiche, Piazza Palazzo rappresenta la dimensione più apertamente civica e istituzionale dell’Aquila. Ampia, ariosa e scenografica, questa piazza è legata alla presenza del potere civile e alla necessità di creare uno spazio capace di accogliere assemblee, cerimonie e momenti pubblici. La sua impostazione urbanistica comunica chiaramente l’ambizione storica della città: L’Aquila non nasce come semplice centro locale, ma come capitale territoriale, dotata di spazi adeguati alla rappresentazione del potere e della comunità.
Di segno diverso, ma complementare, è l’area di Piazza San Bernardino, che ruota attorno alla grande basilica rinascimentale. Qui la monumentalità architettonica dialoga in modo più diretto con la vita quotidiana della città. La piazza non è solo un punto di arrivo, ma anche uno spazio di passaggio naturale, in cui il tessuto urbano si apre e respira. È uno dei luoghi in cui si percepisce meglio il rapporto tra la grande architettura e il flusso ordinario della città, tra sacro, sociale e urbano.
Inserire le piazze storiche all’interno di un itinerario di visita rende il percorso più chiaro e coerente. Piazza Duomo, Piazza Palazzo e Piazza San Bernardino non sono semplicemente tappe successive, ma capitoli di uno stesso racconto urbano. Seguirle a piedi aiuta il visitatore a orientarsi, a cogliere le differenze tra gli spazi e a trasformare un elenco di attrazioni in una vera esperienza di città, dove architettura, storia e vita urbana si intrecciano in modo naturale.
Quando si parla di Piazza Duomo, è utile ricordare che non è solo una “piazza monumentale”, ma anche una piazza civica: il punto in cui per secoli si è concentrato il potere amministrativo e la rappresentazione pubblica della città. Palazzo Margherita, sede storica del Municipio, è uno dei riferimenti più riconoscibili di questo volto istituzionale. La sua presenza completa l’esperienza della piazza, perché introduce un livello diverso di lettura: non solo spiritualità e architetture religiose, ma anche governo urbano, identità cittadina e vita collettiva. Anche senza entrare nei dettagli, citarlo è fondamentale per dare al lettore una guida più “intera” e per evitare che Piazza Duomo risulti descritta solo come scenario, invece che come luogo vivo e centrale.
Accanto ai grandi monumenti, L’Aquila custodisce luoghi meno noti ma capaci di raccontare aspetti importanti della città: la rinascita contemporanea, la vita culturale, il rapporto con lo spazio urbano e con il paesaggio. Inserirli in un itinerario permette di uscire dai percorsi più prevedibili e di scoprire un volto più autentico e sorprendente del capoluogo abruzzese.
Realizzato come struttura temporanea dopo il terremoto del 2009, l’Auditorium del Parco è diventato nel tempo uno dei simboli della rinascita culturale dell’Aquila. La sua architettura moderna, inserita in un’area verde a ridosso del centro storico, crea un interessante contrasto con la città antica. Anche senza assistere a un concerto, vale la visita per comprendere come L’Aquila abbia ripensato i propri spazi culturali nel periodo post-sisma.
Meno conosciuto rispetto alla sede romana, il MAXXI L’Aquila rappresenta una tappa significativa per chi è interessato all’arte contemporanea e alla rigenerazione urbana. Ospitato in un palazzo storico restaurato, il museo mette in dialogo linguaggi artistici moderni con l’architettura storica, offrendo una lettura diversa e attuale della città. È una visita ideale per chi vuole vedere come L’Aquila si proietti nel presente.
Questo piccolo oratorio barocco è uno dei gioielli meno frequentati del centro storico. L’interno, ricco di decorazioni e stucchi, sorprende per eleganza e raffinatezza, soprattutto se confrontato con l’esterno sobrio. È una tappa perfetta per chi ama scoprire luoghi raccolti e silenziosi, lontani dai flussi principali ma di grande valore artistico.
Poco citato nelle guide tradizionali, il Parco del Sole è uno spazio verde panoramico che permette di osservare L’Aquila da una prospettiva diversa. È un luogo apprezzato dai residenti, ideale per una pausa tra una visita e l’altra, soprattutto nelle giornate limpide. Inserirlo nell’itinerario aiuta a bilanciare monumenti e momenti di relax, rendendo la visita più piacevole e meno frenetica.
Ecco un itinerario dettagliato per scoprire le principali attrazioni di L’Aquila in due giorni, combinando monumenti iconici, spazi urbani e luoghi che aiutano a leggere davvero la città.
La giornata inizia con una visita al Forte Spagnolo, imponente fortezza rinascimentale costruita nel XVI secolo. All’interno esplora il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), che ospita reperti archeologici e opere d’arte medievali e moderne fondamentali per comprendere la storia regionale. Dopo la visita, concediti una passeggiata nel Parco del Castello, ideale per rilassarsi e osservare dall’esterno i bastioni della fortezza.
Prosegui verso la Fontana delle 99 Cannelle, uno dei simboli più noti della città. Questa suggestiva fontana medievale, iniziata nel XIII secolo, è legata alla tradizione dei quartieri storici aquilani e rappresenta uno dei luoghi più fotografati.
Per pranzo, fermati al ristorante Antica Trattoria dei Gemelli, situato vicino al centro storico.
Nel pomeriggio raggiungi la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, capolavoro romanico e luogo simbolico della città, celebre per la facciata bicroma e per il legame con la Perdonanza Celestiniana. Concludi la giornata con una passeggiata in Piazza Duomo, il centro simbolico dell’Aquila, soffermandoti davanti alla Cattedrale di San Massimo e proseguendo poi verso Piazza Palazzo, per cogliere la dimensione più civica e scenografica della città.
Il secondo giorno può iniziare con l’esplorazione del centro storico, seguendo un itinerario a piedi tra stradine, botteghe e piazze. Inserisci la visita alla Chiesa di Santa Maria Paganica, una delle chiese più rappresentative del tessuto urbano medievale, profondamente legata alla vita di quartiere e alla storia civile dell’Aquila.
Prosegui poi verso la Basilica di San Pietro a Coppito, uno degli esempi più autentici di romanico aquilano. La visita aggiunge profondità al percorso, mostrando il volto più antico e solido della città.
Per pranzo, prova il Ristorante Corso Stretto, in posizione comoda per continuare la visita del centro.
Nel pomeriggio raggiungi la Basilica di San Bernardino e l’area di Piazza San Bernardino, uno degli spazi urbani più equilibrati tra monumentalità e vita quotidiana. Qui potrai ammirare il mausoleo di San Bernardino e alcune delle opere rinascimentali più importanti della città, concludendo l’itinerario in una zona particolarmente viva e rappresentativa.
Per il tuo soggiorno, ti consigliamo l’Hotel San Michele, situato nel centro storico e comodo per raggiungere a piedi le principali attrazioni.