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Tre città, tre identità diverse: Chieti (archeologia e panorami “alti”), Pescara (mare, musei e vita urbana) e Teramo (strati romani e Duomo scenografico). In questa guida trovi una sintesi chiara di storia e punti forti, le attrazioni davvero utili da visitare e, in fondo, itinerari pronti da 3, 5 e 7 giorni con mappa Google e percorso in blu.
Questa pagina raccoglie un profilo completo e “pratico” di tre città chiave dell’Abruzzo: Chieti, Pescara e Teramo. Per Chieti trovi una lettura storica che distingue chiaramente tra leggenda e realtà (Teate e i Marrucini), e un percorso di visita ragionato che unisce Cattedrale di San Giustino, Corso Marrucino, i Tempietti Romani, l’area archeologica e i musei principali, con suggerimenti su come muoversi senza sprechi di tempo. Per Pescara il focus è sulla doppia anima mare-cultura: Pescara Vecchia e Corso Manthonè, Casa D’Annunzio, Museo delle Genti d’Abruzzo, San Cetteo, Ponte del Mare, lungomare e aree verdi come la Pineta, con un taglio molto “da weekend” (cosa fare in poche ore e cosa aggiungere se hai un giorno intero). Per Teramo trovi la parte romana (Teatro e Anfiteatro), il Duomo con il suo capolavoro d’oreficeria, i siti archeologici più interessanti, la vita di piazza e le tappe panoramiche. Chiude il quadro una panoramica su economia, identità culturale ed enogastronomia, utile per capire non solo cosa vedere, ma anche “che città è” ciascuna destinazione.
Chieti, città di antiche origini e straordinaria rilevanza monumentale, si erge su un colle che domina un ampio panorama verso la Majella e il mare Adriatico. Questa affascinante città abruzzese offre ai visitatori un viaggio nel tempo grazie alla sua ricca storia, al suo patrimonio artistico e culturale, e alla sua posizione strategica che ne ha fatto un punto nevralgico nel corso dei secoli. Ecco un approfondimento su ciò che rende Chieti unica.
Le origini di Chieti si intrecciano con la leggenda. Secondo la tradizione, la città fu fondata nel 1181 a.C. da Achille, l'eroe greco dell'Iliade, e il suo antico nome, Teate, ne richiama la mitica madre, Teti. In realtà, Chieti fu il capoluogo del territorio dei Marrucini, un popolo italico che giocò un ruolo chiave nel centro Italia.
Durante l'epoca romana, Chieti si affermò come municipio grazie alla sua posizione strategica lungo il tratturo magno e alla vicinanza alla via Tiburtina-Valeria. Dopo il crollo dell'Impero Romano, la città attraversò periodi turbolenti, venendo devastata dai Goti e successivamente inglobata nel ducato longobardo di Benevento. Nel Medioevo, Chieti passò sotto il controllo di Normanni, Svevi e Angioini, consolidando la sua importanza economica e militare.
Sotto gli Aragonesi, Chieti entrò a far parte del demanio regio e venne inclusa nel regno di Napoli. Questa stratificazione di eventi storici ha lasciato un'impronta indelebile nel tessuto urbano della città, testimoniata dai numerosi monumenti e siti archeologici che si possono ancora ammirare oggi.
Chieti è una città che non si offre tutta in un colpo solo: va “percorsa”. Secondo me dà il meglio quando alterni il lato monumentale (cattedrale, teatri, palazzi) con quello archeologico (Teate romana) e con le passeggiate panoramiche. Qui sotto trovi una selezione ragionata: non solo l’elenco delle tappe, ma anche il perché meritano e come incastrarle in una visita concreta, senza perdere tempo nei tragitti sbagliati.
La Cattedrale di San Giustino è la tappa che ti rimette subito in asse: sei nel punto in cui Chieti mostra la sua identità più antica e istituzionale. L’edificio attuale è frutto di stratificazioni e rifacimenti, ma l’impressione resta quella di una chiesa “solida”, da città di lunga storia. Il dettaglio più scenografico è il campanile, che spicca nel profilo urbano e ti accompagna con lo sguardo mentre ti muovi nel centro.
Consiglio pratico: entra anche solo per 10 minuti, poi fermati fuori a guardare la piazza e l’impianto urbano; è uno di quei luoghi che ti fanno capire subito come è fatta Chieti “alta”.
Se vuoi sentire Chieti viva, il punto è Corso Marrucino: è la traiettoria naturale della passeggiata, tra facciate, scorci, piccole piazze e quell’atmosfera da città colta (non urlata). L’arrivo al Teatro Marrucino è coerente: è un teatro ottocentesco raffinato, più “gioiello” che mastodonte, e ti dice molto sul ruolo culturale che Chieti ha avuto nel tempo.
Se hai la possibilità di vedere l’interno durante una visita o un evento, fallo: cambia totalmente la percezione del posto, perché capisci che qui la cultura non è un’aggiunta moderna, ma un’abitudine radicata.
Merita perché unisce un’anima medievale con interventi successivi: il dettaglio da cercare è il portale gotico, datato 1375, che è la firma più riconoscibile della facciata. È una tappa ideale se ti piace leggere i secoli “nei dettagli” più che nelle grandi ricostruzioni.
È una delle chiese più importanti del quartiere “alto” e, anche qui, la storia è fatta di fasi: la presenza medievale è forte, e il portale è tra gli elementi che restano più impressi. In pratica: la visiti per la chiesa, ma ci arrivi (o ci ripassi) perché il quartiere attorno è una delle zone che raccontano meglio la Chieti antica.
Qui cambia completamente linguaggio: più barocco, più scenografico, più “cittadino”. È una tappa che funziona bene quando vuoi spezzare il ritmo dopo l’archeologia o dopo le chiese più severe: entri e trovi un’impronta diversa, più teatrale.
Questa, per me, è una delle cose più caratteristiche di Chieti: un piccolo edificio con una storia forte, legato al punto di innesto delle “tre vie” storiche (l’idea del crocevia è parte del suo fascino). Anche se non sei appassionato di architettura, il luogo funziona perché è riconoscibile, fotogenico e racconta un pezzo di città fuori dall’asse più turistico.
I tre tempietti romani sono una finestra concentrata sulla Chieti antica: non è un’area archeologica enorme, ma è proprio questo il bello. Ti fermi, guardi, e in pochi minuti capisci che sotto l’urbanistica attuale c’è una stratificazione molto più profonda. Sono in Piazza dei Templi Romani e spesso li sentirai chiamare anche “tempietti di San Paolo”.
Io li inserirei sempre nella passeggiata a piedi, perché stanno bene tra una chiesa e un palazzo: sono quel cambio di registro che rende la visita meno monotona.
Il Teatro Romano è una delle testimonianze più evocative del periodo romano: anche quando non vedi tutto “perfettamente ricostruito”, senti la logica dello spazio e l’idea di una città che aveva bisogno di luoghi pubblici per la vita collettiva. Il consiglio qui è semplice: vai con calma e immagina la scena, perché il valore del teatro è anche mentale, non solo visivo.
Se vuoi la parte più “archeologia + panorama” di Chieti, La Civitella è la risposta. L’anfiteatro e l’area archeologica hanno un impatto forte perché uniscono dimensione storica e posizione: sei in alto, respiri, e intanto ti muovi dentro una zona che è stata centrale già in epoca antica. In più c’è il Museo Archeologico La Civitella: ideale se vuoi collegare i resti sul campo con i reperti e la ricostruzione storica.
Questo museo è la tappa da fare se ami l’archeologia, ma anche se non la ami: perché qui c’è un simbolo, il Guerriero di Capestrano, che non è solo una statua famosa, è una presenza. Il museo, ospitato in Villa Frigerj, ti dà una lettura ampia del patrimonio italico e romano regionale: il punto è che esci con un’idea più chiara di cosa fosse l’Abruzzo antico, non solo Chieti.
Se ti va di cambiare completamente registro, il Barbella funziona benissimo: è un museo d’arte in pieno centro storico, con collezioni articolate che vanno dal patrimonio storico a presenze più moderne. È una tappa “intelligente” soprattutto nelle giornate fredde o quando vuoi alternare monumenti e interni culturali senza spostarti troppo.
Palazzo de’ Mayo è una sosta perfetta se vuoi inserire nella visita un momento più “da galleria”, tra esposizioni e collezioni. A me piace perché dà l’idea di una città che non vive solo di passato: mette in vetrina anche un presente culturale fatto di eventi, mostre, proposte temporanee.
La Villa Comunale è un classico punto di decompressione: la usi per rifiatare, per fare due foto, per rimettere ordine nella giornata. Tra terrazzamenti, fontane e zone verdi, è la pausa ideale tra museo e archeologia. Se ti piace il panorama, abbina anche un belvedere in zona alta: Chieti, quando si apre sulla valle, cambia faccia.
Non è la tappa più “grande”, ma è una di quelle che rendono la visita più completa: Porta Pescara è un segno concreto della Chieti fortificata e della città medievale che aveva accessi, mura, soglie. Se ti piacciono le città lette attraverso le porte, qui hai un simbolo chiaro e fotografabile.
Una deviazione interessante, soprattutto se viaggi con ragazzi o se ti incuriosisce l’idea di un museo “non classico”: il Museo Universitario di Chieti lavora su scienze naturali, storia della scienza e temi legati alla ricerca. È quel tipo di tappa che ti sorprende perché esce dal binario chiese-musei-archeologia, ma senza essere fuori contesto.
Qui mi sbilancio: se sei a Chieti nel periodo pasquale e puoi incastrarla, la Processione del Venerdì Santo è una delle esperienze più potenti che la città offre. Non la vivi come “spettacolo”, la vivi come rito urbano: suoni, passo lento, atmosfera notturna, e la sensazione di una tradizione che non è stata addomesticata per i turisti.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Chieti ha vissuto un processo di industrializzazione che ne ha trasformato il volto economico. Oggi, la città è un centro di riferimento per diversi settori:
Industria manifatturiera: I settori dell’abbigliamento, metalmeccanico e alimentare rappresentano pilastri dell'economia locale.
Produzione artigianale: Numerose imprese artigiane, specializzate in materiali da costruzione, mobili e prodotti chimici, arricchiscono il tessuto economico della città.
Agricoltura e allevamento: Nonostante l’urbanizzazione, Chieti mantiene una forte tradizione agricola, con la produzione di vino, olio d'oliva e altri prodotti tipici. Il commercio del bestiame è ancora rilevante nel contesto regionale.
Pescara, situata sulla costa adriatica dell'Abruzzo. Capoluogo di provincia dal 1927, la città si è affermata come uno dei principali poli economici e turistici della regione.
Pescara affonda le sue radici nell'antica Aternum, un insediamento fondato dai Vestini e successivamente integrato nella sfera d'influenza romana. Grazie alla posizione strategica e al porto marittimo, la città conobbe un periodo di prosperità durante l'epoca romana, diventando un importante snodo commerciale.
Con il declino dell'Impero Romano, Pescara subì le devastazioni delle invasioni barbariche e la distruzione ad opera dei Longobardi. Tuttavia, la città rinacque nel X secolo sotto il nome di Piscaría, diventando un centro vitale per il commercio e la difesa. Soggetta a vari domini, tra cui l'abbazia di Montecassino, i Normanni e gli Avalos, Pescara fu fortificata e giocò un ruolo cruciale nelle battaglie contro i Turchi nel XVI secolo.
Durante il periodo napoleonico e l'unificazione d'Italia, Pescara continuò a evolversi, subendo trasformazioni significative. La fusione con Castellammare Adriatico nel 1927 segnò l'inizio di una nuova era, consolidandone il ruolo come capoluogo provinciale. La seconda guerra mondiale inflisse danni ingenti alla città, ma il dopoguerra vide una rapida ricostruzione e modernizzazione.
Pescara è una città “doppia” in senso buono: da una parte il mare, il lungomare e la vita all’aperto; dall’altra Pescara Vecchia, i musei e i luoghi legati a D’Annunzio. Secondo me la visita riesce davvero quando alterni spiaggia e architetture contemporanee (Ponte del Mare) con un paio di tappe culturali solide, poi chiudi con verde urbano (Pineta Dannunziana) o con la sera a Corso Manthonè. Qui sotto trovi una selezione completa e ragionata, con le attrazioni che in una guida “cosa vedere” non dovrebbero mancare.
Il cuore “antico” di Pescara sta soprattutto nella zona di Pescara Vecchia: qui trovi strade con un’identità più forte, un ritmo più lento di giorno e una socialità più vivace la sera. Corso Manthonè è la spina dorsale del quartiere: è utile perché ti permette di concentrare a distanza ravvicinata alcune tappe fondamentali (Casa D’Annunzio e Museo delle Genti) e poi restare in zona per un aperitivo senza spostamenti inutili.
È uno dei luoghi più iconici di Pescara, soprattutto se ti interessa l’identità culturale della città: qui D’Annunzio nacque (12 marzo 1863) e oggi la casa è un museo. L’esperienza funziona perché non è solo “la stanza del poeta”: tra ambienti, materiali e memoria, ti costruisce un contesto che rende più sensato tutto il resto (San Cetteo, la Pineta, la toponomastica dannunziana).
Se vuoi un museo che ti dia davvero una chiave di lettura del territorio, questo è quello giusto. Il percorso racconta continuità e trasformazioni della vita abruzzese con collezioni e sezioni che vanno ben oltre l’aneddoto: artigianato, cultura materiale, storia sociale e tradizioni. È una tappa ottima anche quando il meteo non aiuta, perché ti “salva” la giornata senza diventare pesante.
San Cetteo è una chiesa che parla anche di storia recente: voluta fortemente da D’Annunzio e completata nel 1938, sta nel cuore della vecchia Pescara. Dentro trovi due elementi che, secondo me, la rendono imperdibile: il legame diretto con la vicenda personale del Vate (la sepoltura della madre) e la presenza del dipinto del Guercino donato da D’Annunzio. Anche se non sei appassionato di arte sacra, questa è una tappa che “pesa” per significato.
Il Ponte del Mare è un simbolo contemporaneo riuscito: ciclopedonale, panoramico, e perfetto per capire in un colpo solo il rapporto tra fiume, città e Adriatico. Il Comune lo descrive come grande ponte ciclopedonale, inaugurato nel 2009, lungo 466 metri e progettato da Walter Pichler: al di là dei numeri, il punto è che qui fai le foto migliori e ti godi una camminata che ha senso anche fuori stagione.
Il lungomare è il “motore” della Pescara balneare: spiagge ampie, stabilimenti e locali. La cosa che consiglio sempre è di viverlo in due momenti: al mattino presto (per luce e tranquillità) e al tramonto (per atmosfera). Se ti muovi in bici o a piedi, il tratto vicino al Ponte del Mare è anche quello più pratico da incastrare nell’itinerario.
Qui capisci Pescara “moderna”: locali, eventi, vita cittadina. La chiamano Piazza Salotto perché è un punto di aggregazione naturale e, se vuoi una pausa tra museo e mare, funziona benissimo. È anche uno snodo comodo per rientrare verso Corso Umberto I e la zona commerciale, senza deviazioni.
La Nave di Cascella è una scultura-fontana in marmo ispirata a una galea, realizzata da Pietro Cascella e diventata un simbolo urbano. Mi piace perché è immediata: anche se non hai tempo per musei, questa è una tappa “da cartolina” che ti ricorda che Pescara non è solo spiaggia, ma anche identità artistica legata al mare.
Se vuoi staccare dal cemento senza uscire dalla città, la Pineta Dannunziana è la scelta più intelligente: è un’oasi urbana vera. Il Comune la descrive come polmone verde con 56 ettari e una ricca biodiversità: nella pratica, qui fai una passeggiata rilassante, magari nel tardo pomeriggio, quando la città rallenta e l’aria diventa più leggera.
L’Aurum è un luogo che unisce memoria e riuso intelligente: oggi è uno spazio culturale e polifunzionale immerso nella Pineta, usato per eventi, mostre e iniziative cittadine. È una tappa perfetta perché ti permette di “portare” la visita dalla spiaggia al verde senza cambiare zona e senza rimetterti in auto.
Se ti interessa inserire anche un momento più “artistico” e meno narrativo, il Museo Vittoria Colonna è il riferimento cittadino per l’arte moderna e le mostre. Il consiglio pratico è semplice: controlla sempre le aperture e le esposizioni in corso, perché la resa della visita dipende molto dalla programmazione temporanea.
È una delle aggiunte più interessanti degli ultimi anni: un polo dedicato al fumetto e al linguaggio visivo, con un omaggio forte ad Andrea Pazienza. Se vuoi vedere una Pescara che non vive solo di mare e di estate, questa è una tappa azzeccata, perché racconta l’anima creativa della città in modo contemporaneo e accessibile.
È un’opzione in più, ma utile: un parco urbano comodo se viaggi con bambini o se vuoi semplicemente un’ora di relax all’ombra, senza dover pianificare nulla. Lo inserirei soprattutto nelle giornate calde, come cuscinetto tra pranzo e passeggiata sul lungomare.
Pescara è un importante centro economico dell'Abruzzo, con una diversificazione che spazia dall'industria al turismo. Il porto, attivo fin dall'antichità, è ancora oggi un punto nevralgico per il commercio marittimo e la pesca.
Le principali industrie includono:
Alimentari: La produzione di vini, oli e prodotti tipici abruzzesi.
Macchinari e materiali da costruzione: Settori trainanti per l'export regionale.
Chimica e farmaceutica: Con aziende di rilevanza nazionale.
Moda e lavorazione della pelle: Un settore in crescita, che valorizza le competenze artigianali locali.
Il turismo balneare è un pilastro dell'economia, grazie alla combinazione di spiagge attrezzate, eventi culturali e un'offerta enogastronomica di alta qualità.
Pescara è una città che vive di cultura. Gli eventi annuali, come il Pescara Jazz Festival, attirano artisti e spettatori da tutto il mondo. Inoltre, la città è sede di numerose gallerie d'arte, teatri e manifestazioni dedicate alla letteratura, in onore del suo figlio illustre, Gabriele D'Annunzio.
La cucina pescarese riflette la ricchezza del territorio, con piatti come il brodetto di pesce, gli arrosticini e le ferratelle. I vini locali, tra cui il Montepulciano d'Abruzzo, completano l'esperienza gastronomica.
Situata su un ripiano a forma di cuneo tra i fiumi Tordino e Vezzola, Teramo si presenta come una città ricca di fascino e storia. Questa località abruzzese, caratterizzata da una posizione geografica strategica, è stata un crocevia di culture e civiltà fin dall’antichità.
L’antica denominazione di Teramo, Interamna Pretutiorum, ne testimonia le origini romane. Il nome, che significa "tra i fiumi dei Pretuzi", riflette la posizione della città tra il Tordino e il Vezzola. I Pretuzi erano una tribù italica che abitava questa regione prima dell’arrivo dei Romani, i quali ne fecero un centro importante nel III secolo a.C. grazie alla sua vicinanza alla Via Salaria.
Durante il periodo romano, Teramo si sviluppò come un fiorente centro urbano con infrastrutture avanzate, tra cui il Teatro e l’Anfiteatro. Tuttavia, con la caduta dell’Impero Romano, la città subì devastazioni da parte di Goti, Ungari e Longobardi. Sotto quest'ultimi, venne annessa al Ducato di Spoleto.
Nel Medioevo, Teramo passò sotto il controllo dei Franchi, che la affidarono al governo di un vescovo. Durante il dominio svevo e angioino, fu contesa tra potenti famiglie nobiliari e fu infine concessa agli Acquaviva dagli Aragonesi nel 1443. Nel periodo napoleonico, la città si ribellò a Gioacchino Murat e, nel 1815, tornò a far parte del Regno delle Due Sicilie, seguendone le sorti fino all’Unità d’Italia.
Teramo è una città che, secondo me, funziona benissimo per chi ama i centri storici “camminabili” e pieni di stratificazioni: qui passi dal romano al medievale in pochi minuti, senza dover inseguire le attrazioni in auto. Il segreto è alternare tre registri: archeologia (teatro/anfiteatro e domus), monumenti (Duomo e chiese) e vita urbana (piazze, villa comunale). Sotto trovi una selezione completa e aggiornata, con le aggiunte più importanti rispetto al testo che mi hai inviato.
Il Teatro Romano è la prova che Teramo (Interamnia Praetutiorum) non era affatto un centro minore. È costruito probabilmente nella prima età augustea, poi inglobato in edifici successivi e in parte riscoperto/restaurato dal Novecento: proprio questa storia “a strati” lo rende interessante, perché vedi come la città si è letteralmente appoggiata sopra la città antica. Se vuoi un dato concreto che dia scala alla visita, la cavea poteva accogliere circa 3.600–4.500 spettatori: più di quanto ci si aspetti in una città di queste dimensioni.
L’Anfiteatro è vicinissimo al Teatro, ed è proprio questa coppia di siti a rendere Teramo speciale: in pochi metri passi dall’idea del “teatro” (città che ascolta e guarda) a quella dell’arena (città che si raduna per spettacoli più fisici e popolari). La capienza stimata è intorno a 3.500 spettatori: non enorme come i grandi anfiteatri, ma più che sufficiente per capire che qui la vita pubblica romana era intensa e organizzata.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta è una delle visite più gratificanti del centro: già l’esterno è un “manifesto” perché la facciata, pur sobria nella massa, diventa scenografica grazie al portale ricco e alla guglia gotica che lo sovrasta. Il mio consiglio è semplice: guardala prima da lontano (per la forma), poi avvicinati e leggi i particolari del portale e delle cornici; è uno di quei monumenti che, se lo guardi solo “in fretta”, perdi metà del suo valore.
Dentro, la cosa davvero iconica è il paliotto d’argento (antependium) legato a Nicola da Guardiagrele: è il classico caso in cui un singolo manufatto giustifica la visita, perché alza il livello artistico dell’intero itinerario.
Nel tuo testo la definivi “romanico-gotica”: è un buon modo per renderla comprensibile, ma io la racconterei così: è un edificio medievale con un portale notevole, molto riconoscibile, che ti fa venire voglia di fermarti anche se non stai facendo “tour delle chiese”. È uno di quei punti in cui Teramo si mostra compatta e coerente, senza bisogno di effetti speciali.
Qui Teramo gioca una carta che tante città non hanno: oltre a teatro e anfiteatro, ci sono tracce romane più intime e “da quartiere”, come domus e strutture che raccontano la vita quotidiana e le trasformazioni nel tempo. Se vuoi una tappa originale, il sito archeologico di Largo Sant’Anna è famoso anche per la cosiddetta “Torre Bruciata”, una struttura che aggiunge fascino perché ti fa ragionare su riusi e fasi difensive successive.
Molto interessante anche la Domus di Largo Madonna delle Grazie, legata a pavimentazioni e resti domestici che rendono più concreta l’idea di Interamnia “abitata”, non solo monumentale. Qui la visita non è lunga, ma è densa: è archeologia che ti entra in testa perché la fai dentro la città contemporanea.
Questa è una delle aggiunte più importanti rispetto al tuo elenco: il Castello della Monica è una presenza scenica, quasi fiabesca, ed è perfetto per spezzare il ritmo dopo tanta pietra romana. È un complesso di gusto neogotico costruito sul sito dell’antica chiesa di San Venanzio, con giardini e terrazze: il Comune lo descrive come un piccolo “borgo” architettonico articolato, e secondo me vale sia per le foto sia per l’atmosfera, perché sembra un pezzo di città immaginata più che una costruzione “ordinaria”.
Piazza Martiri della Libertà è il punto dove Teramo si vive: ci passi naturalmente, ti fermi, osservi. È una tappa che non “si visita”, si usa: pausa, foto, due passi nel cuore del centro. Da qui ha senso proseguire lungo l’asse del passeggio cittadino, tra palazzi, portici e piccole deviazioni verso chiese e siti archeologici.
Hai già citato la Palazzina Neoclassica: la confermo come tappa intelligente, soprattutto se vuoi un momento più leggero dopo archeologia e Duomo. La Villa Comunale funziona come “cuscinetto” di relax e, con la pinacoteca/galleria, ti offre anche un contenuto culturale senza appesantire la giornata.
Il Parco della Scienza è perfetto per famiglie e per chi vuole una parentesi didattica: lo inserirei soprattutto se hai bambini o se vuoi alternare “musei classici” con un’esperienza più partecipata e contemporanea.
Nota pratica: il Museo Civico Archeologico “Francesco Savini” risulta chiuso per ristrutturazione secondo il Comune. Se vuoi inserirlo in itinerario, conviene verificare prima lo stato delle aperture.
Teramo è nota per essere un importante mercato agricolo, con una produzione diversificata che include tabacco, olive, uva e prodotti ortofrutticoli. L’industria alimentare, tessile, del legno, dei mobili e della ceramica rappresentano i settori economici più rilevanti. La città è circondata da campagne fertili dove si coltivano prodotti di alta qualità. L’olio extravergine d’oliva e il Montepulciano d’Abruzzo sono due eccellenze che rappresentano Teramo a livello internazionale. L’artigianato locale è ancora vivo, con particolare attenzione alla lavorazione della ceramica e del legno. Questi prodotti, frutto di tradizioni antiche, sono spesso acquistati come souvenir dai turisti.
La Festa di San Berardo: Patrono della città, celebrata il 19 dicembre con processioni e manifestazioni religiose.
La cucina teramana è una celebrazione dei sapori autentici d’Abruzzo. Tra i piatti tipici troviamo:
Le Virtù: Una zuppa tradizionale a base di legumi, cereali e verdure.
Maccheroni alla Chitarra: Pasta fresca servita con un sugo ricco di carne.
Qui trovi tre itinerari progressivi: 3 giorni (essenziale e super scorrevole), 5 giorni (più musei, più tempo per passeggiate e quartieri) e 7 giorni (con estensioni consigliate per rendere il viaggio “completo”). Ogni itinerario include un pulsante per aprire Google Maps con percorso già tracciato in blu.
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