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La storia di Bari attraversa più di tre millenni. Dall’insediamento dell’Età del Bronzo alla città dei Peucezi, dalla romana Barium alla lunga presenza bizantina, Bari è cresciuta intorno al suo porto e al rapporto con l’Oriente. San Nicola, i Normanni, Federico II, il Borgo Murattiano e la Fiera del Levante raccontano le successive trasformazioni di una città che ha fatto dell’Adriatico il filo conduttore della propria storia.
La storia di Bari nasce sulla piccola penisola oggi occupata dalla città vecchia, dove gli scavi archeologici hanno documentato presenze risalenti all’Età del Bronzo. Centro dei Peucezi e porto aperto ai contatti con il mondo greco, Bari divenne in seguito la romana Barium, municipium e importante nodo sulle rotte dell’Adriatico. Nel Medioevo fu contesa tra Longobardi, Saraceni e Bizantini, fino a diventare uno dei principali centri dell’Italia bizantina. La conquista normanna del 1071 e l’arrivo delle reliquie di San Nicola nel 1087 cambiarono profondamente il destino cittadino. Dopo la distruzione del 1156, Bari tornò a crescere e Federico II rafforzò il castello e le funzioni portuali. Il Rinascimento di Isabella d’Aragona e Bona Sforza precedette i secoli spagnoli e borbonici. Dal 1813 il Borgo Murattiano portò la città fuori dalle antiche mura; tra Otto e Novecento Bari divenne infine un grande centro portuale, universitario e commerciale del Mezzogiorno.
Le radici di Bari precedono di molti secoli la città romana e medievale. Gli scavi condotti nell’area di Santa Scolastica, sul margine settentrionale della penisola di Bari Vecchia, hanno restituito testimonianze di un villaggio dell’Età del Bronzo risalente al II millennio a.C. È una scoperta importante perché dimostra come il promontorio barese, protetto dal mare e favorevole agli approdi, fosse frequentato stabilmente già in epoca protostorica.
Nei secoli successivi l’abitato entrò nell’area culturale dei Peucezi, popolazione stanziata nella Puglia centrale. Nel IV secolo a.C. la Bari peucezia possedeva una cinta fortificata e aree funerarie distribuite dentro e fuori l’abitato. I reperti archeologici mostrano forti influenze elleniche, dovute ai rapporti commerciali e culturali con le colonie della Magna Grecia e con l’altra sponda dell’Adriatico. È quindi più corretto parlare di una città peuceta profondamente aperta al mondo greco, piuttosto che di una vera colonia greca.
Il mare era già allora una risorsa decisiva. La posizione della città, affacciata verso i Balcani e lungo una costa priva di molti grandi porti naturali, favorì gli scambi e contribuì a fissare quella vocazione marittima che sarebbe rimasta una costante nella storia di Bari.
Con l’espansione di Roma nell’Italia meridionale Bari entrò progressivamente nell’orbita romana. Dopo la guerra sociale del 90-89 a.C. Barium ottenne lo status di municipium, cioè di comunità cittadina inserita nell’organizzazione politica romana e dotata di una propria amministrazione locale.
Il porto acquistò un ruolo crescente nei collegamenti con l’Oriente. Le fonti antiche ricordano Barium come centro costiero e nodo stradale, mentre l’archeologia ha individuato nella città vecchia resti di abitazioni e di edifici pubblici. Molte strutture romane andarono però perdute o furono riutilizzate nelle grandi trasformazioni urbanistiche dei secoli successivi, soprattutto in epoca bizantina.
Un ulteriore impulso arrivò all’inizio del II secolo d.C. con la Via Traiana. Realizzata sotto l’imperatore Traiano e inaugurata nel 109 d.C., la strada costituiva un percorso più agevole verso Brindisi rispetto a parte della più antica Via Appia. Bari si trovò così lungo uno dei principali assi di comunicazione tra Roma, l’Italia meridionale e i porti rivolti verso la penisola balcanica e il Mediterraneo orientale.
Dopo la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente la storia della città divenne molto più movimentata. Bari fu coinvolta nelle guerre che opposero Ostrogoti e Bizantini e, nei secoli successivi, nella lunga competizione tra Bisanzio e i principati longobardi dell’Italia meridionale. La posizione sul mare la rendeva troppo importante per essere ignorata: controllare Bari significava disporre di un porto strategico tra la penisola italiana e i territori dell’Impero d’Oriente.
Nell’847 la città cadde nelle mani di forze musulmane e diventò il centro dell’Emirato di Bari. Questa esperienza politica durò fino all’871, quando l’imperatore Ludovico II riuscì a conquistare la città con l’appoggio di forze dell’Italia meridionale. Bari passò quindi per un breve periodo sotto l’influenza beneventana, prima di tornare nell’875 sotto il controllo bizantino.
La nuova fase bizantina fu particolarmente importante. Bari divenne capitale del tema di Longobardia e, tra la fine del X e l’XI secolo, sede del catepano, il massimo rappresentante dell’autorità imperiale bizantina nell’Italia meridionale. La città ospitava funzionari, militari, mercanti ed ecclesiastici provenienti dal mondo greco e orientale, e il suo tessuto urbano assunse molti dei caratteri che ancora oggi si possono intuire nel reticolo di Bari Vecchia.
Il controllo bizantino non fu comunque tranquillo. Nel 1002 un lungo assedio saraceno fu respinto grazie all’intervento della flotta veneziana guidata dal doge Pietro II Orseolo. Pochi anni dopo, tra il 1009 e il 1018, la rivolta guidata dal nobile barese Melo mostrò quanto fossero forti le tensioni contro l’amministrazione imperiale. Bisanzio riuscì ancora a conservare la città, ma il suo dominio in Puglia era ormai prossimo alla fine.
Nel 1071, dopo un lungo assedio, Roberto il Guiscardo conquistò Bari. La caduta della città segnò la conclusione definitiva del dominio politico bizantino nell’Italia meridionale. Cominciava la fase normanna, destinata a modificare profondamente gli equilibri del Mezzogiorno e, nello stesso tempo, a rafforzare ulteriormente il ruolo del porto barese.
L’episodio che più di ogni altro cambiò l’immagine della città avvenne però nel 1087. Un gruppo di marinai e mercanti baresi raggiunse Myra, nell’attuale Turchia, e portò a Bari gran parte delle reliquie di San Nicola. L’arrivo delle spoglie del vescovo, già popolarissimo nel mondo cristiano, diede alla città un prestigio religioso internazionale.
Nello stesso 1087, sotto la guida dell’abate Elia, cominciò la costruzione della Basilica di San Nicola nell’area precedentemente occupata dalla corte del catepano bizantino. Nel 1089 papa Urbano II consacrò la cripta e vi furono solennemente deposte le reliquie. Bari divenne così una delle grandi mete di pellegrinaggio medievali, frequentata sia dal cristianesimo occidentale sia dal mondo cristiano orientale.
La sua posizione tornò inoltre decisiva negli anni delle Crociate. Dopo il Concilio di Clermont del 1095, che diede avvio alla Prima Crociata, numerosi cavalieri e pellegrini raggiunsero i porti pugliesi. Nel 1096 anche Bari fu uno dei principali punti d’imbarco verso l’Oriente e da qui partì Boemondo d’Altavilla con parte delle sue forze. La città non fu quindi il luogo nel quale Pietro l’Eremita proclamò la Crociata, come talvolta viene raccontato, ma ebbe un ruolo logistico concreto nelle spedizioni verso la Terra Santa.
La fase normanna non fu priva di conflitti. Bari conservava forti aspirazioni autonomistiche e nel XII secolo fu più volte coinvolta nelle lotte tra il Regno normanno e l’Impero bizantino. Nel 1156 Guglielmo I, detto il Malo, decise di punire duramente la città, che si era schierata con i suoi avversari. Bari venne conquistata e in gran parte rasa al suolo; la Basilica di San Nicola fu tra i pochi grandi edifici risparmiati.
La distruzione non segnò però la fine della città. Dopo alcuni anni gli abitanti poterono rientrare e il centro urbano cominciò lentamente a ricostruirsi. Quando il Regno di Sicilia passò agli Svevi, Bari ritrovò parte della sua importanza economica e militare.
Federico II ebbe un ruolo decisivo, ma non fu il fondatore del Castello di Bari. La fortezza era stata realizzata in età normanna, tradizionalmente fatta risalire al 1131 sotto Ruggero II, e aveva subito gravi danni nel XII secolo. Tra il 1233 e il 1240 Federico II ne promosse il recupero e il potenziamento, lasciando l’impronta architettonica che ancora oggi caratterizza il nucleo del Castello Normanno-Svevo.
L’imperatore favorì inoltre le funzioni commerciali della città, intervenne sul porto e inserì Bari nel sistema delle grandi fiere del Regno. Il rapporto con il mare e con le rotte verso il Levante tornò così a essere uno degli elementi principali dell’economia cittadina.
Dopo la sconfitta degli Svevi e l’arrivo degli Angioini nella seconda metà del XIII secolo, Bari attraversò una fase meno brillante. La città passò più volte da un signore all’altro e risentì delle lotte dinastiche che interessarono il Regno di Napoli. Nel 1349, durante lo scontro tra Giovanna I d’Angiò e Luigi d’Ungheria, Bari fu assediata e occupata dalle forze ungheresi.
Tra Quattrocento e Cinquecento la città entrò nell’orbita delle grandi famiglie aristocratiche italiane e conobbe un nuovo periodo di rilievo. Nel 1500 Isabella d’Aragona, vedova di Gian Galeazzo Sforza, fu investita del Ducato di Bari. L’anno seguente raggiunse la città insieme alle figlie e fece del castello uno dei centri della propria corte.
Isabella promosse interventi amministrativi, urbanistici e difensivi e contribuì a trasformare la fortezza medievale in una residenza adatta a una corte rinascimentale. Alla sua morte, nel 1524, il ducato passò alla figlia Bona Sforza, destinata a diventare una delle figure più singolari della storia barese. Regina consorte di Polonia e granduchessa di Lituania, Bona continuò a interessarsi ai possedimenti pugliesi anche durante i lunghi anni trascorsi a Cracovia.
Rientrò definitivamente a Bari nel 1556 e morì nel Castello l’anno successivo. La sua tomba monumentale si trova ancora oggi nella Basilica di San Nicola. Isabella e Bona lasciarono un’impronta evidente soprattutto sul Castello, che nel Cinquecento fu circondato da nuove fortificazioni bastionate adeguate all’impiego dell’artiglieria.
Dopo la stagione delle duchesse, Bari tornò progressivamente sotto il controllo diretto della monarchia napoletana. La lunga dominazione spagnola coincise con una fase di debole crescita economica. Guerre, fiscalità e difficoltà dei commerci pesarono sulla città, che rimase per molto tempo concentrata entro il perimetro della Bari Vecchia.
All’inizio del Settecento il Regno di Napoli passò per alcuni decenni sotto il dominio asburgico, prima dell’arrivo di Carlo di Borbone nel 1734. Con la monarchia borbonica furono avviati interventi amministrativi ed economici che contribuirono a una lenta ripresa. Bari conservava tuttavia una struttura urbana ancora essenzialmente medievale: le mura separavano nettamente il centro abitato dalla campagna circostante e lo spazio disponibile all’interno della città antica era ormai insufficiente.
Alla fine del secolo le vicende della Rivoluzione francese raggiunsero anche il capoluogo pugliese. Nel 1799 Bari aderì alla Repubblica Napoletana e resistette agli assalti delle forze sanfediste. Erano i primi segnali di una trasformazione politica e sociale che, pochi anni più tardi, avrebbe cambiato anche l’aspetto materiale della città.
La svolta urbanistica arrivò durante il decennio napoleonico. Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli dal 1808, sostenne l’espansione di Bari oltre le vecchie mura. Il 25 aprile 1813, durante una visita in Puglia, pose simbolicamente la prima pietra del nuovo quartiere che sarebbe poi stato conosciuto come Borgo Murattiano.
Il progetto rompeva radicalmente con la forma della città medievale. Al dedalo di vicoli di Bari Vecchia si contrapponeva una maglia regolare di strade rettilinee e isolati geometrici. L’espansione proseguì anche dopo la caduta di Murat e finì per spostare progressivamente verso sud il baricentro commerciale e amministrativo della città.
Il Borgo Murattiano non cancellò Bari Vecchia, ma creò una città con due volti chiaramente riconoscibili. Da una parte rimanevano la Basilica, la Cattedrale, il Castello e i vicoli del nucleo storico; dall’altra prendevano forma nuove strade, piazze, palazzi pubblici, attività commerciali e residenze borghesi. È una distinzione urbanistica ancora perfettamente leggibile passeggiando oggi tra corso Vittorio Emanuele e le vie del centro.
Nel 1860 Bari partecipò al processo di annessione al nuovo Stato italiano, che avrebbe portato alla proclamazione del Regno d’Italia nel marzo 1861. Per la città si aprì una fase di forte espansione. Il porto, la ferrovia e la crescita dei collegamenti terrestri favorirono gli scambi con l’entroterra pugliese e con i mercati dell’Adriatico.
Olio, vino, cereali e altri prodotti agricoli alimentavano i traffici commerciali, mentre il nuovo quartiere si ampliava con edifici amministrativi, banche, scuole e attività imprenditoriali. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Bari acquisì progressivamente la struttura di una vera città moderna, senza perdere la funzione di cerniera tra il Mezzogiorno italiano e la sponda orientale dell’Adriatico.
Il Novecento consolidò il ruolo regionale e mediterraneo di Bari. L’Università fu istituita nel 1924 e inaugurò solennemente il suo primo anno accademico il 15 gennaio 1925. La presenza dell’Ateneo contribuì a trasformare il capoluogo in uno dei principali centri culturali e universitari del Mezzogiorno.
Pochi anni più tardi nacque un’altra istituzione destinata a diventare strettamente associata all’immagine della città. L’Ente Autonomo Fiera del Levante fu costituito nel 1929 e nel 1930 si svolse la prima Campionaria Internazionale. La scelta del nome non era casuale: richiamava esplicitamente la storica vocazione di Bari verso l’Adriatico, i Balcani e il Mediterraneo orientale.
La Seconda guerra mondiale interruppe bruscamente questa fase di crescita. L’episodio più grave avvenne il 2 dicembre 1943, quando bombardieri tedeschi attaccarono il porto, allora fondamentale per i rifornimenti alleati. Numerose navi furono affondate o gravemente danneggiate. Tra queste vi era la statunitense John Harvey, che trasportava segretamente bombe caricate con iprite: l’esplosione disperse la sostanza tossica nell’area portuale e aggravò pesantemente il bilancio umano del bombardamento.
Nel secondo dopoguerra la città riprese a crescere rapidamente. L’espansione urbana superò ampiamente i confini del Borgo Murattiano e interessò nuovi quartieri residenziali e produttivi, mentre il porto, l’Università, le attività commerciali e i servizi rafforzavano il ruolo di Bari come principale centro amministrativo della Puglia.
La trasformazione non ha cancellato il rapporto con il passato. Il nucleo di Bari Vecchia conserva ancora una stratificazione straordinaria: sotto e accanto alle architetture medievali emergono testimonianze della città peuceta, romana e bizantina; la Basilica di San Nicola mantiene vivo il legame con il cristianesimo orientale; il Castello racconta il passaggio dai Normanni agli Svevi e alle corti rinascimentali; il Borgo Murattiano ricorda invece il momento in cui Bari decise definitivamente di uscire dalle mura.
È proprio questa continuità a rendere particolare la storia di Bari. La città non è cresciuta voltando le spalle alle epoche precedenti, ma sovrapponendole una all’altra. Il mare è rimasto il suo riferimento costante: via di commercio per la Barium romana, frontiera dell’Impero bizantino, strada verso la Terra Santa nel Medioevo e, in età contemporanea, collegamento economico e culturale con i Balcani e il Mediterraneo orientale.