ANNO 1499. LE CARAVELLE al comando di
Amerigo Vespucci navigano nell'Oceano Atlantico, a circa
100 chilometri dalle coste del Continente Sudamericano.
La spedizione si è staccata pochi giorni prima
dalla flotta di Alonso de Hojeda, che è risalita
verso il Nord. Vespucci, invece, vuole scendere verso
meridione.
Un pomeriggio di mare un poco mosso, un gabbiere cade
in acqua. Niente di tragico; l'uomo è un buon
nuotatore, con alcune bracciate si pone nella scia della
nave che nel frattempo si è arrestata. In due
minuti è sotto la murata, e, mentre comincia ad
arrampicarsi lungo la corda che gli è stata lanciata,
grida: « Es dulceì El agua es dulcel » (È dolce!
L'acqua è dolce!). I compagni scoppiano a ridere.
Ma il mancato naufrago insiste, giura. Allora viene calato
un recipiente in mare, si preleva un poco di acqua, uno
la assaggia. È dolce, è acqua dolce, come
quella di un fiume o di un lago. Eppure sono in mezzo
al mare, non si vede la terra per tutto il giro d'orizzonte.
Alcuni giorni dopo le navi, che avevano virato verso
la costa, si trovarono a navigare in una sterminata,
lenta fiumana di acqua giallastra: e allora il mistero
dell'acqua dolce in mezzo al mare fu spiegato. Quella
era l'acqua di un immenso fiume, che si spingeva fino
a centinaia di chilometri dalla costa.
LE SORGENTI
Le sorgenti dell'Amazzoni sono una cosa piuttosto complicata.
Cominciamo col dire che il fiume nasce nel Perù,
nelle Ande peruviane. E nasce dalla unione, dalla confluenza
di parecchi fiumi andini. I due più importanti
sono il Maranon, e lo Ucayali. Il Maranon (km 1 600)
nasce da un laghetto posto a 4 000 metri sul Cerro de
Pasco; scorre verso nord attraverso le vallate andine,
poi piega verso est, verso la pianura e il Brasile. Lo
Ucayali è il più lungo dei fiumi peruviani
che concorrono a formare il Rio Amazzoni; esso, a sua
volta, è formato dalla confluenza di tre fiumi,
l'Apurimac, il Mantaro e l'Urubamba. Scorre anch'esso
verso nord, poi volge a est, entra nella grande pianura
del Perù e a Nauta si unisce col Maranon : nasce
così il grande Amazzoni, che però fino
alla frontiera brasiliana conserva il nome di Maranon.
L'AMAZZONI BRASILIANO
Quando raggiunge il territorio brasiliano a Tabatinga,
il fiume ha già percorso circa 3 110 chilometri
ed è largo circa 3 chilometri. Siamo già nella
Amazzónia, il regno degli insetti micidiali, dei
serpenti più velenosi, delle tribù di Indios
selvaggi. Ricevendo da destra e da sinistra decine e
decine di affluenti, di cui molti più grandi del
Reno, l'Amazzoni entra nel Brasile : a Manaus riceve
il suo maggior affluente, il Rio Negro (km 1700). Il
fiume è ormai un mare in cammino, si allarga e
si disperde in immense paludi. In taluni punti le due
rive opposte distano più di dieci chilometri.
LA FOCE
A più di 350 chilometri dall'oceano, l'Amazzoni
prepara la sua spettacolosa foce. Il fiume è diviso
in due innanzi tutto dall'Isola Grande de Gurupà,
poi si allarga in molti bracci, ciascuno dei quali da
solo è un enorme fiume. Il braccio principale è largo
più di 40 chilometri: cioè da una sponda
non si vede assolutamente l'altra. La foce a estuario,
larga più di 300
chilometri, ha un gran numero di isole: la principale è l'isola
Marajò, che con i suoi 48 000 chilometri quadrati è la
maggiore isola del Continente Sudamericano.
La mostruosa massa di acqua addolcisce l'oceano per una
distanza di 300 chilometri dalla costa e scarica in mare
milioni e milioni di tonnellate di detriti ogni anno.
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