ESPLORAZIONE AFRICA - VERSO LA FINE del VII secolo avanti
Cristo un'audacissima impresa venne compiuta per volere del
faraone Necho II d'Egitto: la circumnavigazione dell' Africa. « I
Fenici partirono (nel Mar Rosso) e dall'Oceano Indiano navigarono
sino al Mare del Sud... Due anni dopo raggiunsero le colonne
d'Ercole (Stretto di Gibilterra), e nel terzo anno tornarono
in Egitto. Raccontarono (io non lo credo, ma può darsi
che lo credano altri) che durante il periplo della Libia
(cioè dell'Africa) avevano avuto il Sole a destra ».
Così racconta centocinquanta anni dopo la realizzazione
della grande impresa lo storico greco Erodoto. La frase finale
del racconto, là dove Erodoto si mostra incredulo
sulla notizia della direzione del Sole, dimostra che in realtà il
Continente Nero venne circumnavigato. Infatti, navigando
in direzione Ovest nell'emisfero meridionale (come avevano
fatto quei navigatori doppiando il Capo di Buona Speranza),
il Sole appare proprio sulla destra, cioè a settentrione
; questo fatto doveva sembrare per lo meno stranissimo a
quegli uomini che vivevano a Nord dell'Equatore, dove appunto
succede l'opposto.
L'impresa del faraone con l'andar dei secoli fu dimenticata
; molte notizie geografiche vennero perdute; ancora alla
fine del Medioevo si dubitava che l'Africa fosse circondata
dal mare ; solo nel 1487, circa duemila anni dopo l'impresa
egiziana, Bartolomeo Diaz raggiunse il Capo di Buona Speranza
e dimostrò, una seconda volta, che il Continente Nero
poteva essere circumnavigato.
ESPLORAZIONE AFRICA - IL CONTINENTE MISTERIOSO
La vera e propria esplorazione dell'Africa ebbe inizio soltanto
al cominciare dello scorso secolo; piuttosto tardi, dunque.
Vediamo brevemente quali erano gli ostacoli maggiori che
si opponevano all' esplorazione africana. Anzitutto l'aspetto
fisico del continente: infatti, un estesissimo altipiano
all'interno e alte catene montuose lungo i margini creano
una vera e propria barriera naturale, una specie di enorme
fortezza. 1 fiumi, che potevano rappresentare una facile
via di penetrazione, non sono navigabili perché, per
giungere al mare, precipitano in numerose cascate. Altri
ostacoli tremendi furono il deserto e la foresta. Si aggiunga
poi il clima infernale di buona parte dell'Africa e le numerose
paludi pestilenziali nelle quali il pioniere trovava spesso
la propria tomba. Oltre a tutti questi ostacoli naturali,
vi erano anche i pericoli mortali dovuti ad animali feroci
e quelli dovuti agli indigeni. L'esploratore, infatti, poteva
incontrare tribù ospitali, ma più spesso si
imbatteva in negri cannibali o semplicemente ostili, e gli
uni e gli altri avevano un buon motivo per ucciderlo.
ESPLORAZIONE AFRICA - GLI ESPLORATORI
I numerosi ostacoli che si sono opposti alla penetrazione
dell' Africa costituiscono altrettante glorie per i meravigliosi
uomini che, superandoli, hanno contribuito alla conoscenza
e alla civilizzazione di questa terra, .esplorazione dell'Africa
cominciò, come sempre succede in simili casi, per
scopi militari. Ma più tardi ebbe un carattere più idealistico
(ciò che non ebbe, o almeno in minima parte, l'esplorazione
americana); esploratori e missionari offrirono fatiche e
sofferenze, spesso la propria vita, per conoscere e civilizzare
il Continente Africano. Al seguito degli esploratori si compì un
Grandioso movimento di colonizzazione e di sfruttamento delle
immense risorse naturali del continente. Purtroppo la colonizzazione
fu spesso causa di iniquità e di delitti. Ma ciò non
toglie nulla alla grandezza e alla gloria degli uomini che
disinteressatamente compirono le loro missioni. indichiamo
ora i maggiori esploratori africani e le loro scoperte.
Mungo Park, scozzese. Compì due esplorazioni
nel bacino del Niger (1795-1797; 1805).
Morì in un combattimento con tribù negre. I
viaggi di Mungo Park si possono considerare i primi viaggi
di esplorazione scientifica nell'interno dell'Africa.
Hugh Clapperton, scozzese. Scoprì il
Lago Ciad (1823), l'immensa palude africana vasta come la
Sicilia nella quale finisce il Sciari, il più grande
fiume africano che non raggiunge il mare.
Clapperton, nel 1825, da Lagos, nella baia di Benin, si spinse
a Nord esplorando il bacino del Niger sino a Sokoto, dove
morì.
Renato Caillé, francese. Travestito
da mendicante musulmano andò dalla Sierra Leone a
Timbuctu e quindi al Marocco (1827-28). Attraversò il
Sahara soffrendo pene atroci. Fu il primo europeo che portò in
Europa notizie dirette di Timbuctu. Si seppe così che
la famosa « regina del deserto » non era la città favolosa
tanto decantata, ma un assonnato villaggio sorgente in mezzo
al deserto.
Enrico Barth, tedesco. Partì da Tripoli,
attraversò l'intero Sahara e, primo europeo, visitò Agades
e Kano, la « Londra d'Africa », una città di
50 000 abitanti brulicante di vita e di traffici nel bel
mezzo del deserto. Barth esplorò meticolosamente il
Lago Ciad, raggiunse quindi Timbuctu e di là tornò di
nuovo a Tripoli, non senza essere scampato alla morte in
mille avventure (1849-55).
Riccardo Burton, inglese. Scoprì il
Lago Tanganica (1858).
Giovanni Speke, inglese. Scoprì il
Lago Vittoria e le rapide con cui il lago si getta nel fiume
Nilo (1862).
Davide Livingstone, missionario scozzese.
Partendo da Città del Capo, percorse tutta la Africa
australe, scoprendo il Lago Ngami (1849), l'alto Zambesi
(1854), il Lago Niassa. (1858) e l'alto Congo (1869). Morì presso
il Lago Bangueolo.
Enrico Stanley, giornalista americano. Mandato
alla ricerca di Livingstone, lo trovò presso il Lago
Tanganica (1871); esplorò i laghi Vittoria e Tanganica,
e attraversò la Africa da Est a Ovest, percorrendo
il Congo (1874-1877); nel 1887-89 attraversò l'Africa
da Ovest a Est, scoprendo il Ruwenzori e il Lago Edoardo.
Pietro Savorgnan di Brazzà, italiano.
Per conto della Francia, esplorò e conquistò il
Congo francese (1875-98). Vittorio Bottego,
italiano. Scoprì ed esplorò i fiumi Giuba e
Orno (1892-93 - 1895-97).
Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi. Conquistò per
primo la vetta del Ruwenzori ed esplorò l'alto bacino
dell'Uebi Scebèli (1929).
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