You are using an outdated browser. For a faster, safer browsing experience, upgrade for free today.

Loading...

Storia del Montana: dai popoli nativi allo Stato moderno

La storia del Montana attraversa migliaia di anni: dalle antiche nazioni native delle Grandi Pianure e delle Montagne Rocciose alla spedizione di Lewis e Clark, dalla corsa all’oro alla battaglia di Little Bighorn. Divenuto territorio nel 1864 e Stato nel 1889, il Montana crebbe grazie alle miniere di rame, all’allevamento, all’agricoltura e alle ferrovie, trasformandosi progressivamente nell’attuale “Big Sky Country”.

In breve · Storia del Montana

La storia del Montana in sintesi

Abitato per millenni da numerose popolazioni indigene, il territorio del Montana fu attraversato dalla spedizione di Lewis e Clark tra il 1805 e il 1806 e divenne in seguito un importante centro del commercio delle pellicce. Le scoperte aurifere del 1862 e del 1863 richiamarono migliaia di cercatori, favorendo la nascita di Bannack, Virginia City ed Helena. Nel 1864 venne istituito il Territorio del Montana, ma l’espansione dei coloni provocò duri conflitti con le nazioni native, culminati nel 1876 nella battaglia di Little Bighorn. Ammesso nell’Unione nel 1889, lo Stato crebbe grazie all’allevamento, all’agricoltura e soprattutto alle miniere di rame di Butte, dominate per decenni dall’Anaconda Copper Mining Company. Nel Novecento il New Deal portò alla costruzione della diga di Fort Peck, mentre la meccanizzazione agricola, lo sviluppo energetico e il turismo modificarono gradualmente l’economia e la società del Montana.

I popoli nativi prima dell’arrivo degli europei

La storia del Montana non comincia con gli esploratori europei o con la nascita degli Stati Uniti. Per migliaia di anni le pianure orientali, le vallate fluviali e le montagne occidentali furono abitate o attraversate da popolazioni indigene dotate di culture, lingue, tradizioni e sistemi politici differenti.

Tra i popoli storicamente legati alla regione figuravano i Blackfeet o Piedi Neri, Crow, Northern Cheyenne, Assiniboine, Gros Ventre, Salish, Pend d’Oreille, Kootenai, Shoshone, Bannock, Lakota e Nez Percé. Alcune comunità vivevano stabilmente nel territorio, mentre altre seguivano percorsi stagionali determinati dalla caccia, dal commercio e dalla disponibilità delle risorse.

Nelle Grandi Pianure il bisonte rappresentava una risorsa essenziale. Dall’animale si ricavavano carne, pelli, ossa, tendini e altri materiali impiegati per costruire tende, abiti, utensili e oggetti cerimoniali. Nelle zone montuose e nelle vallate occidentali erano importanti anche la pesca, la raccolta di radici e bacche e la caccia ad alci, cervi e altri animali.

Le nazioni native mantenevano reti commerciali molto estese, stringevano alleanze e competevano per il controllo delle aree di caccia. L’introduzione del cavallo, avvenuta gradualmente tra il XVII e il XVIII secolo, modificò profondamente gli spostamenti, la caccia al bisonte e gli equilibri militari delle popolazioni delle pianure.

Una storia indigena ancora viva

Le popolazioni native non appartengono soltanto al passato del Montana. Nello Stato sono presenti diverse riserve e comunità tribali che continuano a difendere la propria sovranità, conservare le lingue tradizionali e tramandare pratiche culturali, religiose e artistiche.

I primi esploratori e il commercio delle pellicce

Nel corso del XVIII secolo commercianti francesi e franco-canadesi raggiunsero le regioni dell’alto Missouri e delle Montagne Rocciose settentrionali. Il loro principale interesse era il commercio delle pellicce, in particolare quelle di castoro, molto richieste nei mercati europei per la produzione di cappelli.

Questi primi contatti non determinarono immediatamente una colonizzazione stabile. I commercianti dipendevano spesso dalle conoscenze geografiche, dalle rotte e dalle reti economiche delle popolazioni indigene. Pellicce e prodotti locali venivano scambiati con armi da fuoco, tessuti, utensili metallici e altri manufatti.

Il commercio produsse però conseguenze profonde. I nuovi beni modificarono alcuni equilibri economici e militari, mentre le malattie introdotte dall’esterno colpirono duramente comunità prive di difese immunitarie. Le epidemie provocarono gravi perdite demografiche già prima dell’arrivo massiccio dei coloni.

La spedizione di Lewis e Clark nel Montana

Nel 1803 gli Stati Uniti acquistarono dalla Francia l’enorme territorio della Louisiana. Il presidente Thomas Jefferson incaricò quindi Meriwether Lewis e William Clark di esplorare le nuove regioni occidentali, studiarne la geografia, individuare possibili vie commerciali e stabilire rapporti con le popolazioni native.

La spedizione, conosciuta come Corps of Discovery, attraversò il territorio dell’attuale Montana nel 1805 durante il viaggio verso l’Oceano Pacifico e nuovamente nel 1806 durante il ritorno. Gli esploratori seguirono il fiume Missouri, raggiunsero la zona delle Three Forks e attraversarono le Montagne Rocciose.

Lewis e Clark raccolsero informazioni sulla fauna, sulla vegetazione, sui corsi d’acqua e sulle caratteristiche del territorio. Tuttavia, non attraversarono una regione sconosciuta o disabitata: molte delle strade e delle conoscenze utilizzate dalla spedizione provenivano dalle popolazioni native.

Sacagawea, giovane donna Lemhi Shoshone che viaggiava con il gruppo, svolse un ruolo importante come interprete e mediatrice. La sua presenza contribuì anche a comunicare alle comunità incontrate che la spedizione non aveva inizialmente intenzioni militari.

Le missioni e la nascita di Fort Benton

Durante la prima metà dell’Ottocento aumentarono i commercianti, i missionari e i trapper presenti nella regione. Nel 1841 i gesuiti fondarono la missione di Saint Mary’s nella Bitterroot Valley, su richiesta delle comunità Salish. Il luogo viene generalmente considerato il primo insediamento permanente fondato da persone di origine europea nel futuro Montana.

Nel 1846 venne costruito lungo il Missouri un avamposto commerciale inizialmente chiamato Fort Lewis. Intorno al 1850 assunse il nome di Fort Benton e divenne uno dei centri più importanti del commercio nell’alto Missouri.

La sua posizione, vicina al punto più occidentale raggiungibile regolarmente dai battelli a vapore, trasformò Fort Benton in un terminale strategico. Merci, attrezzature e nuovi arrivati raggiungevano il forte via fiume e proseguivano poi verso le miniere e gli insediamenti dell’interno.

La corsa all’oro e le prime città minerarie

La colonizzazione del Montana accelerò improvvisamente all’inizio degli anni Sessanta dell’Ottocento. Sebbene fossero state segnalate piccole quantità di oro già negli anni precedenti, la vera corsa all’oro iniziò nel 1862 con la scoperta di ricchi depositi lungo Grasshopper Creek.

Nei pressi dei giacimenti nacque rapidamente Bannack, popolata da cercatori, commercianti, artigiani e avventurieri. Nel 1863 una scoperta ancora più importante ad Alder Gulch determinò la crescita di Virginia City e Nevada City.

Nel 1864 l’oro venne individuato anche a Last Chance Gulch, dove si sviluppò Helena. Altri centri sorsero nelle aree minerarie, tra cui Diamond City, Confederate Gulch e numerosi insediamenti destinati a scomparire quando i filoni più accessibili si esaurirono.

Le città minerarie crescevano spesso più velocemente delle istituzioni. Mancavano tribunali efficienti, forze di polizia regolari e strutture amministrative adeguate. In questo contesto nacquero comitati di vigilanza che dichiaravano di voler combattere rapine e omicidi, ma ricorrevano frequentemente a processi sommari ed esecuzioni.

La creazione del Territorio del Montana

Il rapido aumento della popolazione spinse il Congresso degli Stati Uniti a istituire il Territorio del Montana il 26 maggio 1864. Il nuovo territorio venne formato principalmente con terre che in precedenza appartenevano al Territorio dell’Idaho.

Bannack fu scelta come prima capitale temporanea. Nel 1865 il governo territoriale venne trasferito a Virginia City e nel 1875 a Helena, che stava diventando uno dei maggiori centri economici e amministrativi della regione.

La nuova amministrazione cercò di organizzare tribunali, tassazione, proprietà fondiaria e servizi pubblici. Le enormi distanze, la scarsità delle comunicazioni e la dispersione della popolazione rendevano tuttavia difficile esercitare un controllo stabile sul territorio.

La crescita degli insediamenti aumentò la pressione sulle terre utilizzate dalle popolazioni native. Miniere, strade, fattorie, ranch e, successivamente, ferrovie modificarono rapidamente il paesaggio e limitarono l’accesso alle tradizionali aree di caccia.

L’espansione dei coloni e le guerre indiane

L’espansione statunitense nel Montana provocò una lunga serie di tensioni e conflitti. I trattati sottoscritti dal governo federale riconoscevano alle nazioni native determinate terre, ma furono spesso modificati, ignorati o applicati unilateralmente quando quelle aree acquisivano interesse minerario o strategico.

La caccia intensiva al bisonte privò molte comunità delle pianure della loro principale fonte di sostentamento. Contemporaneamente, l’esercito costruì forti e aprì nuove strade per proteggere minatori, coloni e convogli.

Le risposte delle nazioni indigene furono differenti. Alcuni capi cercarono di negoziare e adattarsi ai nuovi rapporti di forza, mentre altri opposero una resistenza militare. Le stesse popolazioni native mantenevano tra loro relazioni complesse, che potevano comprendere alleanze, rivalità e strategie differenti nei confronti degli Stati Uniti.

La battaglia di Little Bighorn

L’episodio più conosciuto delle guerre indiane nel Montana fu la battaglia di Little Bighorn, combattuta il 25 e 26 giugno 1876 lungo il fiume omonimo, nella parte sudorientale dell’attuale Stato.

Il conflitto faceva parte della campagna militare organizzata dagli Stati Uniti contro i gruppi nativi che non avevano accettato di trasferirsi stabilmente nelle riserve. Nel grande accampamento sulle rive del Little Bighorn erano presenti soprattutto Lakota e Northern Cheyenne, insieme ad alcuni guerrieri Arapaho.

Il Settimo Cavalleggeri, guidato dal tenente colonnello George Armstrong Custer, attaccò l’accampamento dividendosi in più reparti. Custer sottovalutò il numero dei guerrieri e la loro capacità di organizzare una risposta rapida.

Le cinque compagnie comandate direttamente da Custer furono annientate. La vittoria indigena, ricordata da molte comunità native come battaglia del Greasy Grass, divenne uno dei principali simboli della resistenza contro l’espansione statunitense.

Il successo ebbe tuttavia conseguenze di breve durata. Dopo la sconfitta l’esercito intensificò le campagne militari, mentre il governo aumentò la pressione sulle comunità che vivevano fuori dalle riserve. Entro pochi anni gran parte della resistenza organizzata venne sopraffatta.

La guerra dei Nez Percé e la battaglia di Big Hole

Nel 1877 alcuni gruppi Nez Percé tentarono di sottrarsi alle forze statunitensi attraversando Idaho, Montana e Wyoming. Famiglie, anziani, bambini e guerrieri percorsero oltre un migliaio di chilometri cercando di raggiungere un luogo sicuro.

Il 9 agosto 1877 l’esercito statunitense attaccò il loro accampamento presso Big Hole, nel Montana occidentale. La battaglia provocò numerose vittime tra i Nez Percé, comprese donne e bambini, e causò perdite anche tra i soldati.

La ritirata proseguì verso nord, ma il gruppo principale venne infine costretto alla resa nell’ottobre 1877, a breve distanza dal confine canadese. L’episodio dimostra come la conquista del Montana sia stata accompagnata non soltanto dalla crescita economica, ma anche da espropriazioni territoriali, trasferimenti forzati e violenze.

L’allevamento e l’inverno del 1886-1887

Accanto alle miniere si sviluppò rapidamente l’allevamento bovino. Le vaste praterie del Montana orientale e centrale apparivano particolarmente adatte al pascolo e, durante gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, grandi mandrie vennero condotte verso nord, spesso partendo dal Texas.

Il sistema era basato sull’open range: il bestiame pascolava liberamente su territori non recintati e veniva radunato periodicamente. Il modello poteva produrre grandi profitti, ma dipendeva fortemente dal clima e dalla disponibilità di erba.

Il durissimo inverno del 1886-1887, caratterizzato da temperature molto basse, neve profonda e scarsità di foraggio, causò la morte di un’enorme quantità di bestiame. Molti allevatori fallirono e il tradizionale sistema basato sulle grandi mandrie libere entrò in crisi.

L’allevamento non scomparve, ma divenne più organizzato. Si diffusero recinzioni, coltivazioni di foraggio, ricoveri per gli animali e una gestione più controllata delle proprietà. Ancora oggi l’allevamento resta una componente importante dell’economia e dell’identità culturale del Montana.

Le ferrovie e la trasformazione del territorio

L’arrivo delle ferrovie modificò profondamente il Montana. La Northern Pacific Railway attraversò il territorio negli anni Ottanta dell’Ottocento, collegando miniere, ranch e centri urbani ai grandi mercati nazionali.

Le compagnie ferroviarie fondarono nuovi insediamenti, promossero l’arrivo di agricoltori e facilitarono il trasporto di rame, carbone, legname, bestiame e prodotti agricoli. Città come Billings, Livingston, Glendive e Missoula crebbero grazie alla loro posizione lungo le linee ferroviarie.

Le ferrovie accelerarono anche l’occupazione delle terre e la riduzione degli spazi a disposizione delle popolazioni native. Il loro sviluppo rappresentò quindi una delle principali forze economiche della regione, ma contribuì nello stesso tempo alla trasformazione degli equilibri sociali e territoriali.

Butte e l’industria del rame

Quando alcuni giacimenti d’oro superficiali cominciarono a perdere produttività, l’attività mineraria si orientò verso argento e rame. La città di Butte divenne uno dei maggiori centri minerari del mondo grazie alla presenza di estesi filoni di rame.

La domanda del metallo aumentò rapidamente con la diffusione dell’elettricità, del telefono e delle nuove industrie. Butte attirò migliaia di lavoratori provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa, tra cui irlandesi, italiani, finlandesi, slavi e persone di molte altre nazionalità.

La città sviluppò una vivace cultura operaia e sindacale, ma il lavoro nelle miniere era estremamente pericoloso. Crolli, esplosioni, polveri e incidenti provocarono numerose vittime. Il disastro più grave avvenne nel 1917 nella miniera Granite Mountain-Speculator, dove morirono più di 160 lavoratori.

Il potere dell’Anaconda Copper Mining Company

L’Anaconda Copper Mining Company divenne progressivamente la maggiore impresa del Montana. La società controllava numerose miniere di Butte e gli impianti di lavorazione del minerale situati nella città di Anaconda.

La compagnia non influenzava soltanto l’economia. Attraverso proprietà industriali, investimenti, rapporti politici e controllo di importanti giornali, esercitò per decenni un peso considerevole sulla vita pubblica dello Stato.

Il predominio dell’Anaconda Company provocò frequenti tensioni con i sindacati, i lavoratori e i movimenti riformisti. Le lotte per salari più elevati, condizioni di lavoro sicure e maggiore controllo pubblico sulle grandi imprese divennero un elemento centrale della storia politica del Montana.

L’ammissione del Montana nell’Unione

Dopo diversi tentativi di ottenere la piena statualità, il Montana venne ammesso nell’Unione l’8 novembre 1889, diventando il quarantunesimo Stato degli Stati Uniti.

Nei primi anni si aprì una forte competizione per la scelta della capitale definitiva. Helena, sede del governo territoriale e città arricchita dalla corsa all’oro, prevalse su Anaconda in una consultazione popolare del 1894.

La nuova condizione di Stato favorì la creazione di istituzioni più stabili, ma l’economia continuò a dipendere dalle miniere, dalle ferrovie, dall’agricoltura e dall’allevamento. La distribuzione della popolazione rimaneva molto irregolare, con città industriali in rapida crescita e vaste aree rurali scarsamente abitate.

Gli agricoltori e la colonizzazione delle pianure

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, le leggi federali sulla concessione delle terre incentivarono migliaia di famiglie a stabilirsi nelle pianure del Montana. Le compagnie ferroviarie pubblicizzavano la regione come un territorio fertile e ricco di opportunità.

Nei periodi più piovosi la coltivazione del grano e di altri cereali offriva raccolti abbondanti. Molte aziende agricole erano tuttavia troppo piccole o disponevano di risorse insufficienti per affrontare lunghi periodi di siccità, inverni rigidi e oscillazioni dei prezzi.

Durante la Prima guerra mondiale l’aumento della domanda di prodotti agricoli favorì una temporanea prosperità. Nei primi anni Venti, però, il calo dei prezzi e le difficili condizioni climatiche provocarono fallimenti, indebitamento e abbandono di numerose fattorie.

In molte zone rurali del Montana la crisi economica cominciò quindi prima del crollo finanziario del 1929. Lo spopolamento delle campagne divenne un fenomeno duraturo e numerosi piccoli insediamenti non riuscirono più a recuperare la popolazione perduta.

Jeannette Rankin, prima donna al Congresso

Una delle personalità più importanti della storia politica del Montana fu Jeannette Rankin, nata vicino a Missoula nel 1880. Attiva nel movimento per il suffragio femminile, partecipò alle campagne che portarono il Montana a riconoscere alle donne il diritto di voto nel 1914.

Nel novembre 1916 Rankin venne eletta alla Camera dei rappresentanti. Quando entrò ufficialmente in carica nell’aprile 1917, divenne la prima donna della storia a sedere nel Congresso degli Stati Uniti.

Convinta pacifista, votò contro l’ingresso degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale. Dopo essere stata nuovamente eletta nel 1940, nel dicembre 1941 fu l’unico membro del Congresso a votare contro la dichiarazione di guerra al Giappone successiva all’attacco di Pearl Harbor.

Le sue posizioni limitarono la sua carriera politica, ma la trasformarono in una figura simbolica del pacifismo e della lotta per i diritti delle donne.

La Grande Depressione e il New Deal

La Grande Depressione aggravò le difficoltà già presenti nell’agricoltura e nell’industria mineraria del Montana. Il calo dei prezzi, la disoccupazione, l’indebitamento e la chiusura delle imprese colpirono sia le città sia le comunità rurali.

I programmi del New Deal, promossi dal presidente Franklin D. Roosevelt, portarono nello Stato investimenti federali, nuovi posti di lavoro e opere pubbliche. Vennero costruiti edifici, strade, infrastrutture idrauliche e strutture destinate alla gestione delle foreste e delle risorse naturali.

La diga di Fort Peck

L’opera più imponente del periodo fu la diga di Fort Peck, costruita sul fiume Missouri nel Montana nordorientale. Il progetto venne autorizzato nel 1933 e i lavori richiamarono migliaia di persone in cerca di occupazione.

La diga aveva inizialmente lo scopo di creare lavoro, migliorare la navigazione del Missouri e contribuire al controllo delle inondazioni. La produzione idroelettrica venne aggiunta successivamente al progetto e i primi impianti entrarono in funzione negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale.

Intorno al gigantesco cantiere sorsero alloggi, negozi, servizi e insediamenti temporanei. Nei momenti di massima attività lavorarono al progetto migliaia di operai, rendendo Fort Peck uno dei maggiori simboli del New Deal nel Montana.

La Seconda guerra mondiale e il dopoguerra

Durante la Seconda guerra mondiale la forte domanda di rame, carbone, legname, cereali e prodotti dell’allevamento contribuì alla ripresa dell’economia. Le miniere e gli stabilimenti industriali lavorarono per sostenere la produzione bellica, mentre numerosi abitanti del Montana prestarono servizio nelle forze armate.

Nel dopoguerra l’agricoltura divenne sempre più meccanizzata. Trattori, mietitrebbie, fertilizzanti e nuove tecniche permisero di coltivare superfici più estese con un numero minore di lavoratori.

Questa trasformazione aumentò la produttività, ma accelerò lo spopolamento delle campagne. Molti giovani lasciarono le piccole comunità rurali per trasferirsi nelle città o cercare lavoro in altri Stati.

Billings, Great Falls, Missoula, Bozeman e Helena rafforzarono il proprio ruolo come centri amministrativi, commerciali, sanitari e universitari. Parallelamente si svilupparono l’estrazione di petrolio, gas naturale e carbone e la produzione di energia.

L’industria dell’alluminio a Columbia Falls

Nel 1955 entrò in funzione a Columbia Falls un grande impianto costruito dall’Anaconda Company. Lo stabilimento produceva alluminio mediante la riduzione elettrolitica dell’allumina, sfruttando la disponibilità di energia elettrica del Nord-Ovest degli Stati Uniti.

Il testo originale indicava erroneamente la produzione di bauxite. In realtà la bauxite è il minerale dal quale si ricava l’allumina e non veniva prodotta nello stabilimento del Montana.

Per diversi decenni l’impianto rappresentò una delle maggiori attività industriali della Flathead Valley e contribuì a diversificare un’economia regionale precedentemente legata soprattutto al legname, alle ferrovie e all’agricoltura.

La crisi delle miniere e la fine del predominio Anaconda

Dalla seconda metà del Novecento l’industria mineraria tradizionale iniziò a perdere importanza. La concorrenza internazionale, l’aumento dei costi, la minore redditività di alcuni giacimenti e i problemi ambientali misero in difficoltà le grandi compagnie.

Nel 1977 l’Atlantic Richfield Company, conosciuta come ARCO, acquistò l’Anaconda Company. Negli anni successivi cessarono le storiche attività di fusione ad Anaconda e vennero fortemente ridotte le operazioni minerarie di Butte.

La chiusura degli impianti provocò gravi conseguenze occupazionali. Lasciò inoltre una complessa eredità ambientale costituita da residui minerari, terreni contaminati e corsi d’acqua danneggiati dalle attività estrattive.

I successivi interventi di bonifica nell’area di Butte, Anaconda e del bacino del Clark Fork sono diventati uno dei maggiori programmi di recupero ambientale degli Stati Uniti occidentali.

Il Montana contemporaneo

Oggi il Montana mantiene un forte legame con l’agricoltura, l’allevamento e le risorse naturali, ma possiede un’economia più diversificata. Pubblica amministrazione, sanità, università, edilizia, servizi, tecnologia, energia e turismo hanno assunto un peso crescente.

I grandi paesaggi dello Stato, dal Glacier National Park alle aree vicine a Yellowstone, attirano visitatori interessati a escursionismo, sport invernali, pesca, osservazione della fauna e storia del West.

La crescita turistica e residenziale ha però introdotto nuovi problemi. In alcune città i prezzi delle abitazioni sono aumentati rapidamente, mentre le comunità locali devono affrontare la pressione sulle risorse idriche, sulle infrastrutture e sugli ambienti naturali.

Le nazioni native del Montana continuano nel frattempo a lavorare per rafforzare la propria sovranità, recuperare le lingue tradizionali, tutelare i luoghi sacri e sviluppare nuove attività economiche.

L’eredità storica del Montana

La storia del Montana viene spesso raccontata attraverso l’immagine romantica della frontiera, popolata da esploratori, cercatori d’oro, cowboy e città minerarie. Questa rappresentazione descrive soltanto una parte di una vicenda molto più complessa.

La nascita dello Stato comprende anche la millenaria presenza delle popolazioni indigene, la perdita forzata delle loro terre, le lotte operaie, l’immigrazione, lo sfruttamento delle risorse naturali e l’influenza esercitata dalle grandi compagnie industriali.

Conoscere questi aspetti permette di comprendere meglio il Montana contemporaneo: uno Stato legato agli spazi aperti e all’identità del West, ma ancora impegnato a confrontarsi con le conseguenze sociali, culturali e ambientali del proprio passato.

Box finale · Date fondamentali

Le date chiave della storia del Montana

  • Prima del XIX secolo

    Blackfeet, Crow, Northern Cheyenne, Assiniboine, Gros Ventre, Salish, Kootenai e altre popolazioni native abitano e attraversano le pianure e le montagne della regione.

  • 1805-1806

    La spedizione di Lewis e Clark attraversa il territorio del futuro Montana durante il viaggio verso l’Oceano Pacifico e nel percorso di ritorno.

  • 1862-1863

    Le scoperte aurifere di Grasshopper Creek e Alder Gulch avviano la grande corsa all’oro e favoriscono la nascita di Bannack e Virginia City.

  • 1864

    Il Congresso degli Stati Uniti istituisce ufficialmente il Territorio del Montana; Bannack viene scelta come prima capitale temporanea.

  • 1876

    Lakota, Northern Cheyenne e guerrieri Arapaho sconfiggono il Settimo Cavalleggeri di Custer nella battaglia di Little Bighorn.

  • 1889

    L’8 novembre il Montana viene ammesso nell’Unione come quarantunesimo Stato degli Stati Uniti d’America.

  • 1916-1917

    Jeannette Rankin viene eletta nel 1916 ed entra alla Camera dei rappresentanti nel 1917, diventando la prima donna a sedere nel Congresso statunitense.

  • 1933

    Inizia la costruzione della diga di Fort Peck, una delle maggiori opere pubbliche realizzate negli Stati Uniti durante il New Deal.

Pubblicità