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Aosta è una città compatta e sorprendente: in poche ore passi dalle grandi architetture romane ai capolavori medievali, fino a un sito preistorico tra i più affascinanti dell’arco alpino. In questa guida trovi le attrazioni essenziali, un percorso a piedi logico e un itinerario di 2 giorni per vivere Aosta con calma, tra storia, arte sacra e centro cittadino.
Il Teatro Romano e la Porta Pretoria non sono “due belle rovine” scollegate: insieme spiegano come funzionava una colonia augustea alle porte delle Alpi. Il teatro racconta il volto sociale e culturale della città, dove spettacolo e prestigio erano anche strumenti politici; la porta, invece, è il punto di controllo e rappresentanza, l’ingresso monumentale che definiva il confine tra fuori e dentro, tra viaggiatori e cittadini. Se li osservi con attenzione, noti un aspetto tipico di Aosta: la monumentalità romana qui è ancora leggibile nelle proporzioni e nella geometria, e dialoga con stratificazioni medievali senza perdere identità. In pratica, sono due “manuali a cielo aperto”: uno ti parla di urbanistica e propaganda, l’altro di ingegneria, flussi e difesa.
Il Teatro Romano di Aosta è tra i monumenti più riconoscibili della città perché conserva ancora la grande facciata meridionale, alta circa 22 metri, che rende immediatamente percepibile l’impatto originario dell’edificio. Non è un dettaglio estetico: quel muro esterno, articolato da contrafforti e aperture sovrapposte, era una soluzione tecnica per sostenere e “incorniciare” l’insieme, creando al tempo stesso un effetto monumentale visibile da lontano. L’impianto occupava un intero isolato e mostra bene come i Romani sapessero combinare funzionalità e rappresentazione: cavea (le gradinate), orchestra e area scenica erano organizzate per garantire visibilità, gestione del pubblico e una resa acustica efficace, senza rinunciare al colpo d’occhio.
Qui la visita funziona meglio se ti prendi qualche minuto per “leggere” i livelli: immagina il pubblico disposto in settori, i percorsi di ingresso e uscita progettati per evitare ingorghi e, soprattutto, il muro di scena che un tempo doveva apparire ricchissimo, con colonne, statue e rivestimenti pregiati (oggi restano soprattutto le fondamenta). In una città alpina di passaggio, il teatro era anche un segnale politico: spettacoli e cerimonie contribuivano a consolidare il modello romano e a rendere Augusta Praetoria un punto di riferimento stabile lungo le vie transalpine. In questo contesto, la vicina Torre Casei (medievale) è una presenza interessante perché fa capire quanto il quartiere sia rimasto centrale nel tempo: cambia l’epoca, ma non cambia la “gravità” urbana del luogo.
La Porta Pretoria è un caso raro di porta romana ancora leggibile come sistema complesso. Realizzata al momento della fondazione della colonia (25 a.C.), era l’accesso principale sul lato orientale della cinta e colpisce perché non è un semplice arco: è un doppio fronte, con due ordini di arcate parallele e uno spazio intermedio ampio (circa 12 metri) che funzionava come area di controllo e gestione del passaggio. Anche la suddivisione dei varchi racconta la logica romana: l’arco centrale, più grande, era destinato ai carri, mentre quelli laterali erano per i pedoni, così da separare i flussi e ridurre il caos, specialmente nei momenti di traffico.
Le torri ai lati completavano la funzione difensiva e di sorveglianza, ma la vera forza della Porta Pretoria è simbolica: attraversarla significava entrare in un ambiente “ordinato” e romano, con decumano e cardo, spazi pubblici e regole di città. Per questo, è una tappa perfetta da collocare in un itinerario a piedi: non è solo da fotografare, è da attraversare con lentezza, osservando la massa muraria, le proporzioni e la sensazione di soglia che, incredibilmente, funziona ancora oggi. In breve: qui Aosta non racconta solo la storia, ma ti fa provare fisicamente il concetto di città romana come organismo controllato e rappresentativo.
L’Arco di Augusto è un simbolo che incarna la storia e l’identità di Aosta. Costruito tra il 25 e il 23 a.C., l’arco celebra la vittoria sui Salassi e onora l’imperatore Cesare Augusto, segnando in modo solenne la nascita della colonia di Augusta Praetoria. La sua volta, alta 8,81 metri, è un esempio perfetto di equilibrio architettonico e di padronanza ingegneristica romana, concepita per essere visibile e riconoscibile anche da lontano lungo le vie di accesso alla città.
L’arco non aveva una funzione puramente decorativa: era un vero e proprio monumento politico. Attraversarlo significava entrare in uno spazio romano regolato da leggi, infrastrutture e modelli culturali ben definiti. In un territorio di confine come la Valle d’Aosta, l’Arco di Augusto rappresentava un messaggio chiaro di potere e controllo imperiale, rivolto tanto alle popolazioni locali quanto ai viaggiatori che transitavano attraverso i valichi alpini. La scelta di erigerlo subito dopo la sottomissione dei Salassi sottolinea il ruolo dell’arco come strumento di propaganda, capace di fissare nella pietra il dominio di Roma.
Dal punto di vista architettonico, la struttura colpisce per la sobrietà delle forme e la solidità dei materiali. L’arco è realizzato in grandi blocchi di pietra locale e presenta un’unica fornice, secondo un modello diffuso in età augustea, che privilegia la monumentalità essenziale rispetto alla decorazione eccessiva. In origine, l’arco era arricchito da elementi ornamentali oggi perduti, tra cui rilievi celebrativi e statue, che ne amplificavano il valore simbolico e scenografico. Anche spogliato di queste decorazioni, il monumento conserva una forza espressiva notevole, grazie alle proporzioni armoniche e alla precisione costruttiva.
Nel corso dei secoli, l’Arco di Augusto ha subito diversi restauri per preservarne l’integrità. Uno degli interventi più significativi risale al XVIII secolo, quando fu aggiunto un tetto posticcio per proteggerlo dalle infiltrazioni d’acqua, segno di una precoce attenzione alla conservazione del monumento. Questo elemento, poi rimosso, testimonia come l’arco sia sempre stato percepito come un simbolo identitario da salvaguardare. Più recentemente, l’area circostante è stata oggetto di una valorizzazione attenta, con la creazione di un parco verde che isola visivamente il monumento e ne esalta la presenza scenografica.
Gli scavi archeologici condotti alla base dell’arco hanno riportato alla luce le fondamenta originali, permettendo di comprenderne meglio l’impianto e la relazione con l’antico tracciato urbano. Oggi, l’Arco di Augusto non è soltanto una tappa obbligata di ogni visita ad Aosta, ma anche uno dei luoghi più rappresentativi della città: un punto in cui storia, paesaggio urbano e memoria collettiva si fondono. La sua presenza silenziosa continua a raccontare, dopo oltre duemila anni, l’inizio della storia romana di Aosta e il ruolo cruciale che la città ha avuto come porta delle Alpi.
Il Ponte Romano di Aosta è un’altra straordinaria testimonianza dell’abilità ingegneristica dei Romani. Un tempo, sotto il ponte scorreva il fiume Buthier, oggi deviato, ma la struttura conserva ancora tutto il suo fascino originario. Costruito con blocchi di pietra locale, il ponte è un esempio di solidità e durabilità, una caratteristica che ha permesso alla struttura di resistere ai secoli.
Il ponte, ben conservato, si distingue per la sua eleganza e la sua funzionalità. La sua posizione strategica lo rendeva un punto cruciale per il collegamento tra le diverse parti della città.
Il Foro Romano di Aosta rappresenta il centro nevralgico della città antica, il luogo in cui si svolgeva la vita pubblica, politica e commerciale. Sebbene oggi sia quasi completamente interrato, i resti visibili raccontano la grandezza di questa struttura rettangolare.
La costruzione, che risale al I secolo a.C., si trova al centro della città e offre uno spaccato unico sulla pianificazione urbana romana. Le sue dimensioni, un tempo imponenti, danno un’idea della maestria ingegneristica e della cura dei dettagli che caratterizzavano l’epoca. L’area circostante, con la sua stratificazione di edifici, contribuisce a creare un suggestivo viaggio nel tempo.
Il Criptoportico Forense è uno dei luoghi più affascinanti di Aosta perché consente di entrare letteralmente sotto la città romana, offrendo una prospettiva diversa e più intima rispetto ai grandi monumenti all’aperto. Si tratta di una doppia galleria semisotterranea, organizzata secondo un impianto a U e coperta da una successione regolare di archi in pietra, concepita in stretta relazione con il vicino Foro, vero cuore politico e religioso di Augusta Praetoria. La sua funzione era probabilmente multipla: sostegno architettonico degli edifici sovrastanti, spazio di servizio e, allo stesso tempo, elemento scenografico inserito nella complessa progettazione urbana romana.
Camminare all’interno del Criptoportico significa sperimentare un’atmosfera radicalmente diversa rispetto agli spazi monumentali esterni. La luce filtrata, la temperatura più fresca, il ritmo regolare delle arcate e il silenzio accentuano la percezione del tempo e rendono la visita quasi meditativa. Qui la romanità non si impone con la monumentalità, ma con la precisione tecnica e la razionalità costruttiva: ogni dettaglio parla di un’architettura pensata per durare, per sostenere e per integrarsi perfettamente con il tessuto urbano soprastante.
Dal punto di vista storico e urbanistico, il Criptoportico è fondamentale per comprendere quanto fosse avanzata la pianificazione di Aosta in età augustea. La colonia non nacque in modo spontaneo, ma come progetto organico, adattato a un territorio alpino strategico e complesso. Spazi come questo dimostrano che Aosta non era una semplice città di passaggio, ma un nodo fondamentale lungo le vie transalpine, dotato di infrastrutture sofisticate e soluzioni architettoniche all’avanguardia. Visitare il Criptoportico permette quindi di cogliere la dimensione più tecnica e meno visibile della città romana, completando idealmente la lettura del Foro e degli altri monumenti in superficie.
Le Mura Romane di Aosta sono una delle più straordinarie testimonianze dell’ingegneria difensiva romana. Costruite nel I secolo a.C., queste mura si estendono per un perimetro di 724 x 572 metri, racchiudendo l’antica città di Augusta Praetoria. Nonostante il passare di oltre 2.000 anni, le mura mantengono gran parte della loro struttura originale, sebbene alcune sovrastrutture e rivestimenti siano stati modificati o persi nel tempo.
Tra le torri di guardia originarie, solo poche sono sopravvissute ai secoli. Una delle più note è la Torre di Bramafan, i cui basamenti risalgono all’epoca romana, mentre la parte superiore è medievale. La Torre del Lebbroso è un altro esempio significativo, famosa per la storia narrata dallo scrittore Xavier de Maistre nel suo racconto dedicato al lebbroso Pietro Bernardo Guasco. Situata all’angolo nord-ovest delle mura, la Tourneuve è invece una costruzione del XIII secolo che evidenzia la continuità di utilizzo delle mura in epoca medievale.
L’Area Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans rappresenta uno dei luoghi più importanti per comprendere le origini più antiche di Aosta e dell’intera Valle d’Aosta. Questo vasto complesso archeologico sposta radicalmente l’attenzione dal periodo romano a una fase molto precedente, dimostrando come il territorio fosse frequentato, organizzato e carico di significati simbolici già migliaia di anni prima della fondazione di Augusta Praetoria. Qui la storia non inizia con Roma, ma affonda le sue radici nel Neolitico e nell’Età del Rame, in un contesto rituale e culturale di straordinaria importanza.
Il sito è noto soprattutto per la presenza di allineamenti di pali lignei, stele antropomorfe e strutture litiche che suggeriscono un uso cerimoniale e cultuale dell’area. Le stele, alcune delle quali decorate con simboli e figure stilizzate, sono tra le testimonianze più significative del megalitismo alpino e indicano un sistema di credenze complesso, legato probabilmente al culto degli antenati, ai cicli naturali e all’osservazione del paesaggio circostante. L’Area Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans è considerata uno dei più importanti complessi preistorici d’Europa proprio per la continuità di frequentazione e per la ricchezza delle fasi documentate.
Il percorso musealizzato consente di leggere con chiarezza la stratificazione dei millenni, accompagnando il visitatore attraverso le diverse epoche grazie a un allestimento moderno e didatticamente efficace. Non si tratta di una semplice esposizione di reperti, ma di un vero e proprio racconto archeologico, che mette in relazione strutture, oggetti e contesto ambientale. Questo approccio rende la visita accessibile anche a chi non ha competenze specifiche, ma allo stesso tempo soddisfacente per chi desidera approfondire la storia più remota del territorio.
Inserire l’Area Megalitica in una guida “cosa vedere ad Aosta” è fondamentale per dare profondità al racconto della città. Questo sito rompe la narrazione esclusivamente romana e medievale, mostrando come Aosta sia stata un luogo di incontro, di ritualità e di insediamento umano fin dalla preistoria. La visita arricchisce l’esperienza complessiva, offrendo una prospettiva più ampia e meno monotematica, e permette di comprendere Aosta non solo come città storica, ma come territorio abitato e trasformato dall’uomo per migliaia di anni.
Piazza Émile Chanoux rappresenta il vero centro civico di Aosta ed è il luogo ideale per comprendere la città nella sua dimensione più attuale e vissuta. A differenza dei grandi monumenti romani e medievali, qui non si entra in uno spazio “da visitare”, ma in un ambiente urbano che continua a svolgere la sua funzione originaria: essere punto di incontro, di orientamento e di vita quotidiana. È una piazza che si attraversa più volte durante la giornata, spesso senza rendersene conto, proprio perché si colloca naturalmente al centro dei percorsi pedonali del centro storico.
Dal punto di vista urbanistico, Piazza Chanoux colpisce per l’ordine delle prospettive e per la presenza di edifici istituzionali che definiscono con chiarezza il suo ruolo pubblico. Qui si affaccia il Municipio, ospitato nell’Hôtel de Ville, un elegante edificio di gusto neoclassico che rafforza l’idea di una piazza pensata per rappresentare l’autorità civile e l’identità collettiva della città. Le facciate regolari, lo spazio aperto e la pavimentazione contribuiscono a creare un ambiente equilibrato, facile da leggere e da vivere, anche per chi visita Aosta per la prima volta.
Piazza Émile Chanoux è anche il punto in cui il visitatore entra davvero in contatto con il ritmo quotidiano della città. Caffè, locali e passaggi pedonali animano lo spazio durante tutto l’arco della giornata, rendendolo ideale per una pausa tra una visita e l’altra. Da qui si raggiungono facilmente le principali attrazioni storiche, ma è altrettanto semplice fermarsi a osservare la vita locale, ascoltare le lingue che si mescolano e percepire l’atmosfera raccolta di una città alpina a misura d’uomo. Inserire questa piazza nell’itinerario permette di bilanciare il racconto: Aosta non è solo un museo a cielo aperto, ma una città reale, compatta e piacevole da esplorare a piedi.
Il Palazzo Roncas è una delle attrazioni più affascinanti di Aosta. Costruito nel 1606, questo edificio tardo-rinascimentale si distingue per la sua eleganza e il suo valore storico. Situato nel centro della città, il palazzo, un tempo sede del comando del Gruppo Carabinieri di Aosta, non è visitabile.
L’atrio, la scalinata e i porticati sono decorati con splendidi affreschi dell’epoca, che riflettono l’opulenza e il gusto artistico del periodo rinascimentale. Sebbene non sia accessibile al pubblico, il Palazzo Roncas rimane un simbolo della storia e della cultura della città, apprezzato per la sua architettura e per il ruolo centrale che ha avuto nel tempo.
La Cattedrale di Aosta è uno dei monumenti religiosi più importanti della Valle d’Aosta e colpisce per la sua straordinaria stratificazione di stili architettonici, frutto di secoli di trasformazioni. La facciata attuale si presenta come un ampio prospetto ottocentesco che ingloba e valorizza un’elegante area rinascimentale del XVI secolo, impreziosita da portali, finestrelle e decorazioni a stucco e affresco realizzate tra il 1522 e il 1526. Questo dialogo tra epoche diverse rende immediatamente percepibile la lunga storia dell’edificio e il suo ruolo centrale nella vita religiosa della città.
L’interno della Cattedrale si articola in tre navate di impianto gotico, caratterizzate da un’atmosfera solenne ma luminosa. Tra le opere di maggior rilievo spicca il prezioso mosaico pavimentale del XII secolo, visibile nel presbiterio, uno dei più importanti esempi di arte musiva medievale dell’arco alpino. Di straordinaria qualità è anche il coro ligneo intagliato, considerato tra i più belli d’Italia per la ricchezza decorativa e la finezza dell’esecuzione, testimonianza dell’alto livello artistico raggiunto in Valle d’Aosta in età tardo-medievale.
Il percorso di visita si arricchisce ulteriormente grazie alla presenza della tomba trecentesca del conte Tommaso II di Savoia, delle vetrate policrome che filtrano la luce creando effetti cromatici suggestivi e della cripta, uno degli ambienti più evocativi dell’intero complesso. Accanto alla Cattedrale si sviluppa un chiostro gotico di grande fascino, luogo di silenzio e raccoglimento che invita a una pausa contemplativa. Il Tesoro della Cattedrale conserva infine opere di valore eccezionale, come il dittico eburneo dedicato all’imperatore Onorio del 406 d.C. e una fibula del XIII secolo con cammeo romano, esempi tangibili della continuità culturale e artistica del territorio.
Il Convento di Santa Caterina è una tappa che conquista proprio per la sua discrezione: non si impone con la monumentalità dei grandi complessi religiosi, ma invita a una visita più raccolta, fatta di dettagli e stratificazioni. È uno di quei luoghi che aiutano a capire come la Aosta medievale non fosse soltanto torri e fortificazioni, ma anche spazi di spiritualità e vita comunitaria, dove architettura e devozione si intrecciavano con la quotidianità della città.
Uno degli elementi più interessanti è l’affresco del 1496 sulla facciata d’ingresso, una testimonianza che aggiunge valore artistico e identitario al complesso, rivelando la continuità della tradizione figurativa locale tra Medioevo e Rinascimento. Accanto a questo, spicca il piccolo campanile romanico del XIII secolo, elegante nella sua sobrietà: linee essenziali, proporzioni armoniche e un carattere “alpino” che ben si integra con l’ambiente urbano circostante. Nel complesso, la visita offre un’alternativa perfetta alle tappe più celebri, perché permette di entrare in contatto con un volto più intimo e silenzioso della città storica.
La Torre dei Balivi è una delle presenze più riconoscibili della Aosta medievale: massiccia, verticale, dominante, è il tipo di architettura che comunica potere prima ancora di essere compresa. Costruita tra il XIII e il XV secolo, fu legata alla figura del balivo, rappresentante ufficiale dei Savoia con funzioni amministrative e giudiziarie, e la sua stessa struttura riflette questa doppia natura: residenza e controllo, prestigio e difesa.
Osservandola da vicino, la torre racconta una città in cui il potere era anche “messa in scena”: mura robuste, posizione strategica e un impianto concepito per durare e farsi vedere. Nel tessuto urbano di Aosta, la Torre dei Balivi funziona come punto di riferimento, ma soprattutto come chiave di lettura: dopo i monumenti romani, qui si percepisce chiaramente la discontinuità politica e culturale del Medioevo, quando la città si riorganizza attorno a nuove autorità e nuove esigenze difensive. Inserirla nell’itinerario significa rendere più completo il passaggio dall’età romana alla città medievale e sabauda.
La Collegiata dei Santi Pietro e Orso è senza dubbio uno dei monumenti più spettacolari e pittoreschi di Aosta. Situata in una piazzetta dal fascino unico, la sua scenografia è incorniciata da due imponenti strutture: a sinistra, il campanile romanico a cinque cuspidi, e a destra, la Torre del Priorato, un elegante esempio di architettura gotico-rinascimentale. Questo straordinario edificio, decorato con rosse terrecotte e impreziosito da un portico, rappresenta un autentico capolavoro dell’arte dei secoli XV e XVI in Valle d’Aosta.
Entrare nella chiesa della Collegiata è come immergersi in un luogo di mistica bellezza. L’interno è caratterizzato da tre navate di stile romanico-gotico, separate da pilastri massicci che donano una sensazione di solennità e spiritualità. Tra le opere d’arte conservate all’interno, spicca il meraviglioso coro ligneo in stile gotico, considerato uno dei più belli d’Italia, perfino superiore a quello già eccezionale della Cattedrale di Aosta.
Altri elementi di grande interesse sono le tombe monumentali, testimonianze di epoche passate, e gli affreschi ottoniani del sottotetto, risalenti all’XI secolo e recentemente restaurati, che aggiungono un ulteriore tocco di preziosità a questo complesso straordinario.
La cripta, una delle parti più antiche della Collegiata, offre un’esperienza unica grazie alla sua atmosfera intima e carica di storia. Per i visitatori che desiderano approfondire la conoscenza di questo tesoro artistico, è possibile accedere al tesoro della chiesa, dove sono custodite opere di grande valore e pregio storico.
La Collegiata di Sant’Orso non è soltanto una chiesa: è un complesso monumentale che riassume, in pochi metri, l’identità medievale e artistica di Aosta. Qui la visita funziona come un percorso a strati: prima lo spazio urbano (la piazzetta raccolta e fotogenica), poi la potenza verticale dei campanili, quindi l’interno con il coro ligneo e, infine, il capolavoro assoluto, il chiostro romanico. Il risultato è un luogo “totale”, dove architettura, scultura e spiritualità convivono e si potenziano a vicenda, dando la sensazione di entrare in una piccola cittadella sacra capace di attraversare i secoli senza perdere fascino.
All’esterno, l’impatto è immediato: il campanile romanico a cinque cuspidi e la Torre del Priorato costruiscono una scenografia unica, quasi teatrale, che rende Sant’Orso uno degli angoli più riconoscibili della città. È un punto in cui Aosta mostra la sua capacità di mescolare sobrietà alpina e ambizione artistica: materiali, volumi e dettagli decorativi raccontano un Medioevo vivo, non “buio”, ma ricco di gusto e di ricerca estetica. Vale la pena soffermarsi anche sui particolari in terracotta e sulle proporzioni dell’insieme, perché proprio qui si percepisce quanto il complesso fosse pensato per rappresentare prestigio e continuità istituzionale.
All’interno della chiesa, l’atmosfera cambia: le navate romanico-gotiche e i pilastri massicci impostano uno spazio solenne, dove il tempo sembra rallentare. Il coro ligneo, celebre per qualità e raffinatezza, è una delle presenze più forti della visita: intaglio, ritmi decorativi e profondità visiva lo rendono un punto focale che “ancora” lo sguardo e amplifica la percezione di sacralità. A questo si aggiungono le tombe monumentali e gli affreschi ottoniani del sottotetto, un patrimonio raro che dà spessore storico e artistico, mostrando come Sant’Orso sia stato un centro di cultura religiosa e figurativa per secoli.
Il culmine del percorso è il chiostro romanico, uno dei più importanti dell’arco alpino. Qui la visita diventa quasi un gioco di lettura: ogni capitello è diverso e racconta un mondo intero. Scene sacre, figure fantastiche, animali reali e mitologici, personaggi e motivi ornamentali compongono un repertorio sorprendente, capace di unire didattica religiosa e immaginazione popolare. Camminare lungo le arcate significa passare da una “pagina” all’altra, con la sensazione che la pietra sia stata scolpita per essere osservata da vicino, lentamente, senza fretta. È uno spazio che funziona anche emotivamente: il silenzio, il ritmo delle colonne e la luce creano un equilibrio raro tra bellezza e contemplazione.
Per chi desidera completare la visita, il tesoro del complesso e gli spazi connessi aggiungono un ultimo livello di profondità: non si esce con l’idea di aver visto un singolo monumento, ma con la percezione di aver attraversato un frammento organico di storia valdostana, dal romanico alla piena età medievale. In una guida “cosa vedere ad Aosta”, Sant’Orso è il punto che bilancia perfettamente la forza della città romana: dopo archi, porte e mura, qui si entra nella Aosta della fede, delle istituzioni e dell’arte scolpita nella pietra.
Il Museo Archeologico di Aosta è una delle principali attrazioni culturali della città, un luogo dove la storia prende vita attraverso reperti di inestimabile valore. Situato nel cuore della città, il museo offre un percorso unico che attraversa secoli di storia, dalla preistoria all’epoca romana, testimoniando la ricchezza culturale e artistica della Valle d’Aosta.
Tra le meraviglie conservate nel Museo Archeologico, spicca il preziosissimo busto argenteo di Giove, risalente al II secolo d.C. Questo straordinario reperto, scoperto durante gli scavi al Piccolo San Bernardo, è un esempio eccezionale dell’arte romana e del culto delle divinità. La sua bellezza e la sua perfezione artistica lo rendono uno dei pezzi più significativi della collezione.
Un altro oggetto di grande interesse è un balteo bronzeo, una cintura militare decorata con scene di lotta tra Romani e Barbari. Datato alla fine del II secolo d.C., questo manufatto offre uno spaccato sulla vita e le battaglie dell’epoca, testimoniando la maestria artigianale dei Romani e il loro desiderio di celebrare le vittorie militari attraverso l’arte.
Il museo custodisce anche una collezione di monete del III secolo d.C., che rappresentano una preziosa testimonianza della vita economica e commerciale di quel periodo. Ogni moneta racconta una storia, permettendo ai visitatori di immergersi nel contesto storico e sociale dell’impero romano.
Il Museo Archeologico di Aosta non è solo un luogo per esplorare il periodo romano; è anche una finestra sulla vita delle popolazioni preromane che abitavano la Valle d’Aosta. Tra i reperti più antichi si trovano oggetti rinvenuti in tombe preromane, provenienti da diverse località della regione. Questi manufatti offrono una visione affascinante delle credenze, delle pratiche funerarie e della vita quotidiana di queste antiche comunità.
Ogni pezzo della collezione è stato accuratamente restaurato e presentato in modo da evidenziare il contesto storico e culturale in cui è stato creato. Questo approccio permette ai visitatori di comprendere meglio le radici profonde della storia della Valle d’Aosta e di apprezzare l’importanza del territorio come crocevia di culture.
Visitare Aosta in due giorni è l’occasione ideale per scoprire la sua storia millenaria, i suoi tesori artistici e la sua deliziosa gastronomia. Con un itinerario ben pianificato, potrete immergervi nell’atmosfera unica di questa città alpina.
Iniziate la giornata al Teatro Romano, un’imponente struttura del I secolo d.C., con la sua maestosa facciata alta 22 metri e le gradinate semicircolari che un tempo ospitavano fino a 8.000 spettatori. Proseguite verso il vicino Foro Romano, il cuore della vita pubblica di Augusta Praetoria, dove potrete ammirare i resti di questa antica piazza.
Non perdete le Mura Romane e le sue torri, come la Torre di Bramafan e la Torre del Lebbroso, che raccontano la storia difensiva della città. Poi, dirigetevi verso la Cattedrale di Aosta, una meraviglia che mescola stili gotici e rinascimentali, famosa per i mosaici pavimentali del XII secolo e il suo superbo coro ligneo.
Dopo una giornata intensa, rilassatevi presso l’Hotel Le Pageot, un’accogliente struttura situata nei pressi del centro storico. Per la cena, provate il ristorante La Vache Folle.
Iniziate il secondo giorno visitando la Collegiata di S. Pietro e S. Orso, un complesso mozzafiato con un chiostro romanico unico, i cui capitelli scolpiti raccontano storie bibliche e leggende. Esplorate poi la chiesa con le sue navate gotiche, il coro ligneo e gli affreschi ottoniani dell’XI secolo.
A seguire, immergetevi nella storia al Museo Archeologico Regionale, dove potrete ammirare tesori come il busto argenteo di Giove e il balteo bronzeo con scene di battaglia tra Romani e Barbari. Questo museo vi offrirà una visione completa della storia della Valle d’Aosta.
Per il pranzo, fermatevi al ristorante Osteria da Nando. Nel pomeriggio, passeggiate tra le vie del centro, esplorando le botteghe artigianali e acquistando qualche souvenir tipico.
Concludete il vostro soggiorno con una cena al Ristorante Vecchio Ristoro, (Una stella Michelin) un luogo elegante dove assaporare piatti raffinati.