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La storia della Bielorussia attraversa i principati della Rus’, il Granducato di Lituania, la Confederazione polacco-lituana, l’Impero russo e l’Unione Sovietica. Indipendente dal 1991, il paese è guidato dal 1994 da Aleksandr Lukashenko e mantiene oggi legami politici, economici e militari particolarmente stretti con la Russia.
Il territorio dell’attuale Bielorussia fu abitato da popolazioni slave orientali e, durante il Medioevo, ospitò principati importanti come Polotsk e Turov, legati alla civiltà della Rus’. Tra il XIII e il XIV secolo queste terre entrarono progressivamente nel Granducato di Lituania, confluito nel 1569 nella Confederazione polacco-lituana. Le spartizioni della Polonia della fine del Settecento portarono l’intera regione sotto l’Impero russo. Dopo la Prima guerra mondiale fu proclamata una breve Repubblica Popolare Bielorussa, ma il paese venne poi diviso tra Polonia e Russia sovietica. Riunificata nell’URSS nel 1939, la Bielorussia subì devastazioni enormi durante l’occupazione nazista. Divenne indipendente nel 1991 e nel 1994 elesse Aleksandr Lukashenko, il cui lungo governo ha progressivamente concentrato il potere presidenziale e rafforzato l’integrazione politica, economica e militare con la Russia.
Le prime fasi della storia della Bielorussia sono legate alle popolazioni slave orientali che, durante l’Alto Medioevo, si stabilirono nelle pianure e nelle foreste comprese tra i fiumi Dnepr, Dvina occidentale, Neman e Pripjat. Tra i principali gruppi ricordati dalle cronache figurano i Krivici, insediati soprattutto nell’area di Polotsk e Vitebsk, i Dregovici nelle regioni centrali e meridionali e i Radimici lungo il corso del Sož.
A partire dal IX e dal X secolo si svilupparono diversi principati inseriti nella più ampia area politica e culturale della Rus’. Il Principato di Polotsk fu il centro più importante: controllava vie commerciali strategiche tra il Baltico e il bacino del Dnepr e mantenne a lungo una notevole autonomia rispetto a Kiev. Un altro centro rilevante fu Turov, nell’area meridionale, collegato ai traffici fluviali delle paludi del Pripjat.
La cristianizzazione, iniziata tra il X e l’XI secolo, favorì la diffusione della cultura scritta, dell’architettura religiosa e della tradizione cristiana orientale. Una delle figure più rappresentative di questo periodo fu Eufrosina di Polotsk, religiosa e promotrice della cultura vissuta nel XII secolo, considerata ancora oggi una figura importante dell’identità storica bielorussa.
Il nome Belarus deriva dall’espressione slava Belaja Rus’, traducibile come “Rus’ Bianca”. L’origine precisa dell’aggettivo “bianca” non è stata definitivamente accertata. Sono state avanzate interpretazioni politiche, geografiche e religiose, ma non esistono prove attendibili che il nome sia stato attribuito dai Romani o che derivi dall’abbigliamento degli abitanti o dalla presenza di distese di sabbia bianca.
Nel XIII secolo le invasioni mongole sconvolsero gran parte dell’Europa orientale. I principati situati nell’attuale Bielorussia furono meno direttamente sottoposti al dominio mongolo rispetto alle regioni poste più a est, ma il nuovo equilibrio politico favorì la progressiva espansione del Granducato di Lituania. Tra il XIII e il XIV secolo gran parte delle terre bielorusse entrò nel vasto Stato lituano attraverso alleanze, unioni dinastiche e conquiste territoriali.
Il Granducato non cancellò le tradizioni locali. Le popolazioni slave orientali costituivano una parte consistente dei suoi abitanti e una forma di lingua rutena venne utilizzata nella cancelleria e nell’amministrazione. Le consuetudini giuridiche della Rus’ influenzarono inoltre gli Statuti lituani, uno dei più importanti sistemi legislativi dell’Europa orientale dell’epoca.
Con l’Unione di Krewo del 1385 il granduca Jogaila sposò la regina Edvige di Polonia e divenne re polacco con il nome di Ladislao II Jagellone. Nacque così un’unione dinastica tra Polonia e Lituania. Il processo raggiunse una nuova fase nel 1569 con l’Unione di Lublino, che istituì la Confederazione polacco-lituana. Le terre bielorusse rimasero prevalentemente comprese nel Granducato di Lituania, pur facendo parte della nuova federazione.
La regione divenne uno spazio multiculturale e plurireligioso abitato da ortodossi, cattolici, ebrei, protestanti e, dopo l’Unione di Brest del 1596, fedeli della Chiesa uniate. Città come Minsk, Brest, Grodno, Polotsk e Vitebsk furono centri di commercio, artigianato e cultura. Allo stesso tempo, la crescente influenza della nobiltà polacca e della lingua polacca interessò soprattutto le élite.
Tra il XVII e il XVIII secolo il territorio fu ripetutamente attraversato dalle guerre combattute tra la Confederazione, lo Stato moscovita, la Svezia e altre potenze regionali. Saccheggi, carestie, epidemie e spopolamento indebolirono molte città e campagne, trasformando le terre bielorusse in una delle aree più contese dell’Europa orientale.
La crisi politica della Confederazione polacco-lituana permise a Russia, Prussia e Austria di spartirne progressivamente i territori. Con le tre spartizioni del 1772, 1793 e 1795, tutte le terre dell’attuale Bielorussia furono incorporate nell’Impero russo. La precedente struttura amministrativa venne gradualmente sostituita con governatorati dipendenti da San Pietroburgo.
Nel 1812 l’esercito di Napoleone attraversò la regione durante la campagna di Russia. Molti centri abitati subirono distruzioni, requisizioni e perdite di popolazione sia durante l’avanzata francese sia durante la successiva ritirata. La posizione geografica della Bielorussia, posta lungo le principali vie terrestri tra Europa centrale e Russia, continuò a renderla un territorio strategico.
Durante il XIX secolo parte della nobiltà locale partecipò alle insurrezioni polacche del 1830-1831 e del 1863-1864. Dopo il fallimento delle rivolte, le autorità imperiali intensificarono la russificazione, limitarono l’influenza culturale polacca e rafforzarono la Chiesa ortodossa. Nel 1839 la Chiesa uniate venne abolita nei territori dell’Impero e gran parte delle sue comunità fu incorporata nell’ortodossia.
Nella seconda metà dell’Ottocento iniziò a svilupparsi un moderno movimento nazionale bielorusso. Intellettuali e scrittori riscoprirono la lingua parlata nelle campagne, la cultura popolare e le tradizioni locali. La pubblicazione di giornali e opere letterarie in bielorusso contribuì alla formazione di una nuova identità nazionale, anche se l’uso pubblico della lingua rimase spesso limitato dalle autorità zariste.
Durante la Prima guerra mondiale il fronte orientale attraversò il territorio bielorusso. Dal 1915 le truppe tedesche occuparono le regioni occidentali, causando evacuazioni, distruzioni e spostamenti di popolazione. La Rivoluzione russa del 1917 e il successivo crollo dell’Impero zarista aprirono uno spazio politico nel quale si rafforzarono i movimenti nazionali.
Il 25 marzo 1918, durante l’occupazione tedesca, il Consiglio della Bielorussia proclamò a Minsk la Repubblica Popolare Bielorussa. La nuova entità non riuscì però a controllare stabilmente il territorio, non ottenne un riconoscimento internazionale sufficiente e fu rapidamente travolta dall’avanzata bolscevica dopo la sconfitta tedesca. Il suo governo continuò a operare in esilio e la data del 25 marzo rimase un simbolo per il movimento nazionale bielorusso.
Nel gennaio 1919 i bolscevichi proclamarono la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa. La guerra polacco-sovietica trasformò nuovamente la regione in un campo di battaglia. Il conflitto terminò con il Trattato di Riga del 18 marzo 1921, che divise le terre bielorusse: la parte occidentale passò alla Polonia, mentre quella orientale rimase nella repubblica sovietica. Il confine stabilito a Riga si trovava sensibilmente più a est rispetto alla linea Curzon proposta durante il conflitto.
Nel 1922 la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa partecipò alla fondazione dell’Unione Sovietica insieme alla Russia, all’Ucraina e alla Federazione transcaucasica. La Bielorussia rimase divisa tra lo Stato polacco e l’URSS fino al 1939.
Durante gli anni Venti il governo sovietico promosse inizialmente una politica di bielorussizzazione. La lingua bielorussa fu introdotta nelle scuole, nell’amministrazione e nelle istituzioni culturali, mentre Minsk si sviluppò come capitale della repubblica. Questa fase favorì una significativa crescita della letteratura, del teatro e della ricerca storica nazionale.
La situazione cambiò radicalmente sotto Stalin. Negli anni Trenta la collettivizzazione agricola, la repressione politica e le grandi purghe colpirono contadini, religiosi, funzionari, scrittori e intellettuali. Molti protagonisti della rinascita culturale degli anni precedenti furono arrestati, deportati o fucilati. Le fosse di Kurapaty, nei pressi di Minsk, sono diventate uno dei principali simboli delle esecuzioni compiute dagli apparati sovietici.
Nelle regioni occidentali appartenenti alla Polonia, la popolazione bielorussa visse invece all’interno di uno Stato caratterizzato da forti tensioni nazionali e sociali. Le autorità polacche limitarono progressivamente alcune istituzioni scolastiche e culturali bielorusse, mentre organizzazioni comuniste, nazionaliste e contadine cercavano di rappresentare interessi spesso divergenti.
Nel settembre 1939, in seguito al patto Molotov-Ribbentrop e all’invasione sovietica della Polonia orientale, i territori occidentali abitati anche da bielorussi furono annessi alla Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa. L’unificazione territoriale fu accompagnata da nazionalizzazioni, arresti, deportazioni e repressioni contro funzionari polacchi, proprietari, militari e oppositori politici.
Il 22 giugno 1941 la Germania nazista attaccò l’Unione Sovietica. La Bielorussia fu rapidamente occupata e rimase sotto il controllo tedesco fino al 1944. L’occupazione fu particolarmente brutale: migliaia di villaggi vennero incendiati, numerosi civili furono uccisi o deportati per il lavoro forzato e la popolazione ebraica fu quasi completamente annientata attraverso ghettizzazioni, deportazioni e fucilazioni di massa.
Minsk ospitò uno dei più grandi ghetti dell’Europa orientale occupata. Le uccisioni furono compiute dalle unità tedesche, dalle SS, dagli Einsatzgruppen e da formazioni collaborazioniste locali. Parallelamente si sviluppò un vasto movimento partigiano sovietico, particolarmente attivo nelle foreste e nelle zone paludose. Vi operarono anche gruppi ebraici, tra cui i partigiani Bielski, che riuscirono a salvare più di mille persone.
Nell’estate del 1944 l’Armata Rossa riconquistò il territorio durante l’Operazione Bagration, una delle più grandi offensive della guerra. La Bielorussia uscì dal conflitto devastata, con città distrutte, infrastrutture cancellate e una perdita enorme di vite umane. Il nuovo confine occidentale sovietico, definito nel dopoguerra, seguì approssimativamente la linea Curzon e lasciò alla Bielorussia gran parte dei territori acquisiti nel 1939.
Nel 1945 la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa divenne uno dei membri originari delle Nazioni Unite. Non si trattava tuttavia di un riconoscimento della sua indipendenza: la repubblica rimaneva parte integrante dell’URSS e la rappresentanza separata all’ONU era il risultato di un accordo diplomatico che consentì anche all’Ucraina sovietica di possedere un proprio seggio.
La ricostruzione postbellica trasformò profondamente il paese. Minsk fu quasi interamente ricostruita secondo i criteri dell’urbanistica sovietica, mentre l’industrializzazione favorì la crescita dei settori meccanico, chimico, elettronico e militare. Migliaia di persone si trasferirono dalle campagne alle città e il russo divenne sempre più dominante nella vita urbana, nell’istruzione superiore e nell’amministrazione.
Un avvenimento decisivo fu il disastro nucleare di Černobyl del 26 aprile 1986. Una parte consistente delle ricadute radioattive raggiunse il territorio bielorusso, soprattutto le regioni di Gomel e Mogilev. Intere comunità furono trasferite e vaste aree agricole rimasero contaminate, con conseguenze sanitarie, economiche e ambientali destinate a protrarsi per decenni.
Durante la perestrojka di Michail Gorbaciov emersero movimenti che chiedevano maggiore autonomia, tutela della lingua bielorussa, trasparenza sulle conseguenze di Černobyl e indagini sulle repressioni staliniane. Il 27 luglio 1990 il parlamento approvò una dichiarazione di sovranità statale.
Dopo il fallito colpo di Stato contro Gorbaciov a Mosca, il parlamento conferì valore costituzionale alla dichiarazione e proclamò l’indipendenza il 25 agosto 1991. Nel settembre successivo il paese assunse ufficialmente il nome di Repubblica di Belarus, in italiano Bielorussia.
L’8 dicembre 1991 Stanislau Shushkevich, Boris Eltsin e Leonid Kravčuk firmarono nella foresta di Belaveža l’accordo con il quale Bielorussia, Russia e Ucraina dichiararono che l’Unione Sovietica aveva cessato di esistere e istituirono la Comunità degli Stati Indipendenti. Minsk divenne la sede degli organi esecutivi della nuova organizzazione.
La transizione all’economia di mercato provocò inflazione, calo della produzione e forte insicurezza sociale. Il 15 marzo 1994 venne adottata una nuova Costituzione, che introdusse la carica di presidente della Repubblica. Nelle prime elezioni presidenziali, svolte nello stesso anno, Aleksandr Lukashenko si presentò con un programma incentrato sulla lotta alla corruzione, sul mantenimento di un forte ruolo dello Stato nell’economia e sul riavvicinamento alla Russia.
Lukashenko vinse il secondo turno del luglio 1994 contro il primo ministro Vjačeslav Kebić. Stanislau Shushkevich, che aveva presieduto il Soviet Supremo fino al gennaio dello stesso anno, partecipò al primo turno ma ottenne una percentuale ridotta. Lukashenko divenne così il primo presidente della Bielorussia indipendente.
Il nuovo Stato aveva ereditato dall’URSS missili e testate nucleari sovietiche. Nel 1993 la Bielorussia aderì al Trattato di non proliferazione come Stato privo di armi nucleari e nel 1994 sottoscrisse il Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza. Il trasferimento in Russia delle ultime testate nucleari presenti nel paese fu completato nel novembre 1996.
Nel novembre 1996 un referendum contestato dall’opposizione e da osservatori internazionali estese il mandato del presidente, ampliò i suoi poteri e sostituì il precedente parlamento con un’Assemblea nazionale bicamerale. Da quel momento il sistema politico divenne progressivamente più centralizzato, con un ruolo dominante della presidenza e spazi sempre più limitati per l’opposizione, la stampa indipendente e la società civile.
I rapporti con la Russia si rafforzarono attraverso accordi economici, militari ed energetici. Nel 1999 i due paesi firmarono il trattato istitutivo dello Stato dell’Unione, un progetto di integrazione che prevedeva istituzioni comuni senza eliminare formalmente la sovranità dei due Stati. La Bielorussia continuò a beneficiare di forniture energetiche russe a condizioni favorevoli, mantenendo però una propria moneta e un proprio apparato statale.
Le elezioni presidenziali del 2001 confermarono Lukashenko, ma la missione dell’OSCE segnalò che il processo non rispettava pienamente gli standard internazionali per elezioni democratiche. Un referendum del 2004 eliminò inoltre il limite costituzionale dei due mandati presidenziali, consentendo al capo dello Stato di candidarsi nuovamente.
Le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020 segnarono una svolta nella storia contemporanea del paese. I dati ufficiali attribuirono a Lukashenko oltre l’80% dei voti, ma l’opposizione guidata da Sviatlana Cichanoŭskaja contestò duramente il risultato. L’Unione Europea dichiarò che le elezioni non erano state libere né corrette e non ne riconobbe l’esito.
Nei giorni successivi centinaia di migliaia di persone parteciparono a manifestazioni a Minsk e in altre città. Le proteste furono represse con arresti di massa, violenze, chiusure di mezzi d’informazione e procedimenti contro attivisti, sindacalisti e organizzazioni non governative. Molti esponenti dell’opposizione furono incarcerati o costretti all’esilio.
La crisi del 2020 rese il governo bielorusso ancora più dipendente dal sostegno politico, finanziario e militare della Russia. Nel febbraio 2022 il territorio della Bielorussia venne utilizzato dalle forze russe per lanciare parte dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, in particolare l’offensiva diretta verso Kiev. Le forze armate bielorusse non furono impiegate direttamente nell’invasione su larga scala, ma il governo mise a disposizione territorio, infrastrutture e basi militari.
Il referendum costituzionale del 27 febbraio 2022 eliminò dal testo l’obiettivo di rendere il territorio una zona priva di armi nucleari e lo Stato neutrale. Le modifiche rafforzarono inoltre il ruolo dell’Assemblea Popolare Bielorussa, un organismo posto al vertice dell’assetto istituzionale. Negli anni successivi la Russia dichiarò di avere trasferito armi nucleari tattiche sul territorio bielorusso, segnando una netta inversione rispetto al disarmo completato nel 1996.
Il 26 gennaio 2025 si svolsero nuove elezioni presidenziali. Secondo i dati ufficiali Lukashenko ottenne circa l’86,8% dei voti e un settimo mandato. L’opposizione in esilio, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e diversi governi occidentali considerarono la consultazione priva di autentica competizione politica, ricordando che i principali oppositori si trovavano in carcere o all’estero e che i mezzi d’informazione indipendenti erano fortemente limitati.
La Bielorussia contemporanea conserva formalmente la propria sovranità, ma presenta una stretta integrazione economica, militare ed energetica con Mosca. La lunga presidenza di Lukashenko, il ridotto pluralismo politico e il coinvolgimento strategico del paese nel confronto tra Russia, Ucraina e Stati occidentali costituiscono gli elementi centrali della sua più recente evoluzione storica.
Sviluppo dei principati slavi di Polotsk e Turov, inseriti nella civiltà politica, religiosa e culturale della Rus’ medievale.
Le terre dell’attuale Bielorussia entrano progressivamente nel Granducato di Lituania, mantenendo una forte componente culturale rutena.
L’Unione di Lublino crea la Confederazione polacco-lituana, della quale i territori bielorussi fanno parte fino alla fine del Settecento.
Le tre spartizioni della Confederazione portano tutte le terre bielorusse sotto il controllo dell’Impero russo.
Proclamazione della Repubblica Popolare Bielorussa e successiva divisione del territorio tra Polonia e Russia sovietica con il Trattato di Riga.
Riunificazione nella Bielorussia sovietica, occupazione nazista, Shoah, guerra partigiana e devastazioni durante la Seconda guerra mondiale.
La dichiarazione di sovranità acquista valore costituzionale e la Bielorussia proclama la propria indipendenza dall’Unione Sovietica.
Elezione di Aleksandr Lukashenko, progressivo rafforzamento della presidenza, proteste del 2020 e crescente integrazione strategica con la Russia.
Articolo storico verificato e aggiornato al 2026.