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La storia del Nevada attraversa migliaia di anni, dalle antiche popolazioni native del Great Basin alla scoperta del Comstock Lode, dalla nascita dello Stato nel pieno della Guerra civile alla costruzione della Hoover Dam. Miniere, gioco d'azzardo, industria bellica, test nucleari e la spettacolare crescita di Las Vegas hanno poi trasformato uno dei territori più aridi degli Stati Uniti nel moderno Silver State.
La storia del Nevada affonda le radici nelle culture native che abitano il Great Basin da almeno 12.000 anni. Dopo secoli di vita adattata agli ambienti desertici e montani, il territorio entrò nella sfera coloniale spagnola e successivamente messicana, passando agli Stati Uniti nel 1848. La svolta arrivò nel 1859 con il Comstock Lode, uno dei più importanti giacimenti d'argento della storia americana, che attirò migliaia di persone e accelerò la nascita del Territorio del Nevada. Nel 1864, durante la Guerra civile, il Nevada diventò il 36° Stato dell'Unione. Nel Novecento l'economia si diversificò grazie alle nuove miniere, alla legalizzazione del gioco d'azzardo, alla costruzione della Hoover Dam e allo sviluppo industriale. Dal 1951 il Nevada divenne inoltre uno dei principali centri statunitensi per i test nucleari. La successiva espansione di Las Vegas trasformò profondamente popolazione, territorio ed economia.
La presenza umana nel territorio dell'attuale Nevada è molto più antica delle città minerarie e degli insediamenti sorti nell'Ottocento. Le testimonianze archeologiche permettono di far risalire la presenza dei primi abitanti ad almeno 12.000 anni fa, quando il clima e il paesaggio del Great Basin erano differenti da quelli attuali e alcuni grandi laghi glaciali occupavano parte delle depressioni oggi desertiche.
Queste popolazioni svilupparono nel corso dei millenni strategie estremamente efficaci per vivere in un ambiente caratterizzato da precipitazioni limitate, forti escursioni termiche e grandi distanze tra le risorse idriche. Caccia, pesca, raccolta di semi, radici e piante selvatiche erano integrate da continui spostamenti stagionali verso le aree in cui le risorse risultavano temporaneamente più abbondanti.
Prima dell'arrivo stabile degli euroamericani, il territorio era abitato soprattutto da gruppi appartenenti ai Northern Paiute, Southern Paiute, Western Shoshone e Washoe. Nella parte meridionale e lungo il Colorado erano presenti anche comunità Mohave. Questi popoli non formavano una realtà culturale uniforme: lingue, sistemi sociali e modalità di sfruttamento del territorio variavano notevolmente tra le vallate del Great Basin, la Sierra Nevada e il deserto del Mojave.
Il primo europeo di cui sia documentato l'ingresso entro gli attuali confini del Nevada fu il missionario francescano spagnolo Francisco Garcés. Nel marzo del 1776 raggiunse l'estremo settore meridionale dell'attuale Stato durante una lunga esplorazione tra il fiume Colorado e la California. Garcés viaggiava con l'aiuto di guide native e percorse tracciati che facevano parte di reti commerciali indigene utilizzate da molto tempo prima dell'arrivo degli spagnoli.
Il passaggio di Garcés non diede origine a una colonizzazione stabile. Il Nevada rimase una regione periferica dell'impero spagnolo, inserita nella più ampia sfera dell'Alta California e scarsamente controllata dalle autorità coloniali. Dopo l'indipendenza del Messico dalla Spagna nel 1821, il territorio passò formalmente sotto sovranità messicana, ma anche in questa fase la presenza amministrativa e la popolazione non indigena rimasero molto limitate.
La situazione cambiò radicalmente nella prima metà dell'Ottocento. Esploratori, commercianti di pellicce e viaggiatori statunitensi attraversarono progressivamente il Great Basin, contribuendo a migliorare la conoscenza geografica di una regione fino ad allora poco conosciuta dagli euroamericani. Tra questi vi furono Jedediah Smith negli anni Venti dell'Ottocento e John C. Frémont, che attraversò parti del Nevada durante le sue esplorazioni degli anni Quaranta.
Nel 1848, al termine della guerra tra Stati Uniti e Messico, il Trattato di Guadalupe Hidalgo trasferì agli Stati Uniti un'immensa parte dei territori messicani settentrionali, compresa l'area destinata a diventare il Nevada. Quello stesso anno la scoperta dell'oro in California mise in movimento decine di migliaia di emigranti diretti verso la costa del Pacifico. Molti attraversarono il Nevada seguendo vie che sfruttavano le vallate del Great Basin e il corridoio del fiume Humboldt.
Nel 1849 i mormoni guidati da Brigham Young proposero la creazione di un vastissimo Stato di Deseret, che nelle loro rivendicazioni comprendeva anche gran parte dell'attuale Nevada. Deseret, tuttavia, non fu riconosciuto dal governo federale come Stato degli Stati Uniti.
Con il Compromesso del 1850, il Congresso creò invece lo Utah Territory, che inizialmente comprendeva buona parte dell'attuale Nevada. Brigham Young ne divenne il primo governatore territoriale. Nel 1851 alcuni coloni mormoni fondarono Mormon Station nella Carson Valley, insediamento che in seguito avrebbe assunto il nome di Genoa e che rappresentò uno dei primi nuclei euroamericani permanenti del Nevada.
Nel 1857, durante le crescenti tensioni tra il governo federale e la leadership mormone nello Utah, Brigham Young richiamò numerosi coloni verso Salt Lake City. Questi eventi precedettero la riorganizzazione politica del territorio e l'esplosione mineraria che avrebbe completamente trasformato il Nevada.
La vera svolta nella storia del Nevada arrivò nel 1859 con la scoperta del Comstock Lode nella zona di Virginia City e Gold Hill. Il giacimento conteneva sia oro sia argento, ma fu soprattutto la straordinaria ricchezza delle vene argentifere a renderlo celebre e a fare del Nevada il futuro Silver State.
Il Comstock attirò in pochi anni migliaia di minatori, imprenditori, commercianti, tecnici e speculatori. Virginia City crebbe con una rapidità eccezionale e intorno alle miniere nacquero attività commerciali, banche, alberghi, officine, giornali e infrastrutture. L'estrazione in profondità richiese inoltre nuove tecnologie minerarie per affrontare problemi come infiltrazioni d'acqua, temperature elevate e sostegno delle gallerie.
La ricchezza del Comstock ebbe effetti che andarono ben oltre i confini del Nevada. Capitali e profitti raggiunsero anche San Francisco e contribuirono allo sviluppo finanziario della costa occidentale. L'improvvisa crescita della popolazione rese inoltre sempre meno funzionale il controllo esercitato dallo Utah Territory.
Il 2 marzo 1861 il Congresso degli Stati Uniti istituì ufficialmente il Territorio del Nevada, separandone la parte principale dallo Utah Territory. Carson City divenne il centro amministrativo e James W. Nye fu nominato primo governatore territoriale dal presidente Abraham Lincoln.
La Guerra civile americana era iniziata da poche settimane e il Nevada si trovò immediatamente inserito in un contesto politico nazionale molto particolare. La regione era saldamente legata alla causa dell'Unione e le sue miniere di oro e argento avevano una crescente importanza economica.
Il processo verso la statualità fu particolarmente rapido. Dopo l'approvazione della nuova Costituzione, il testo venne trasmesso a Washington anche tramite un lunghissimo e costoso telegramma affinché l'ammissione potesse essere completata senza ulteriori ritardi. Il 31 ottobre 1864 Abraham Lincoln proclamò ufficialmente il Nevada 36° Stato degli Stati Uniti.
La tempistica aveva anche un evidente valore politico: l'ingresso del Nevada rafforzava i sostenitori dell'Unione e del Partito Repubblicano alla vigilia delle elezioni presidenziali del novembre 1864. Da questa nascita durante la Guerra civile deriva il soprannome Battle Born State, ancora oggi legato all'identità del Nevada.
L'epoca delle grandi bonanze del Comstock non durò indefinitamente. Con la diminuzione della produttività delle miniere più famose, negli ultimi decenni dell'Ottocento numerosi centri minerari entrarono in declino. Il Nevada subì una fase di rallentamento economico e demografico, ma l'attività estrattiva rimase una componente fondamentale dello Stato.
All'inizio del Novecento nuove scoperte rilanciarono l'industria mineraria. Nel 1900 importanti giacimenti d'argento furono individuati a Tonopah e poco dopo nuove scoperte aurifere favorirono la crescita di Goldfield. Per alcuni anni le nuove città minerarie riportarono nel deserto l'atmosfera dei grandi boom dell'Ottocento.
Anche rame, zinco, tungsteno e altri minerali acquistarono progressivamente importanza, soprattutto quando la domanda industriale e militare aumentò durante i conflitti del Novecento. Il Nevada riuscì così a mantenere una forte tradizione mineraria anche dopo il tramonto del Comstock.
Un'altra svolta decisiva arrivò nel 1931. Il Nevada aveva conosciuto differenti fasi di legalizzazione e proibizione del gioco già nell'Ottocento e nei primi anni del Novecento, ma proprio nel 1931 il legislatore approvò la normativa che diede inizio alla moderna era del gioco legalizzato nello Stato.
La decisione arrivò nel pieno della Grande Depressione, quando il Nevada cercava nuove fonti di occupazione e di entrate. Casinò e sale da gioco iniziarono progressivamente a diventare una componente stabile dell'economia e, nei decenni successivi, il settore dell'intrattenimento crebbe soprattutto a Reno e Las Vegas.
La trasformazione non fu immediata. La Las Vegas dei grandi resort sarebbe emersa soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, quando nuovi investimenti, collegamenti stradali e aerei e una popolazione in rapido aumento permisero alla città di passare da centro regionale del deserto a destinazione turistica conosciuta in tutto il mondo.
Negli stessi anni in cui veniva rilanciato il gioco d'azzardo iniziò uno dei più grandi progetti infrastrutturali della storia degli Stati Uniti: la costruzione della Hoover Dam sul fiume Colorado, al confine tra Nevada e Arizona.
I lavori principali iniziarono nel 1931. L'ultima grande colata di cemento nella struttura della diga fu effettuata nel maggio 1935 e il presidente Franklin D. Roosevelt inaugurò ufficialmente l'opera il 30 settembre dello stesso anno. Le principali opere furono completate nel 1936 e nell'ottobre iniziò la produzione commerciale di energia elettrica.
La diga consentì di regolare le acque del Colorado, immagazzinare enormi quantità d'acqua nel nuovo Lake Mead e produrre energia idroelettrica destinata a una vasta parte del Sud-Ovest americano. La sua costruzione favorì inoltre la nascita di Boulder City, creò migliaia di posti di lavoro durante gli anni più difficili della Grande Depressione e contribuì a rendere possibile la successiva espansione economica del Nevada meridionale.
Durante la Seconda guerra mondiale il Nevada meridionale acquistò una nuova importanza strategica, ma non per il Progetto Manhattan. Hoover Dam rappresentava un'infrastruttura fondamentale per l'approvvigionamento di energia e fu sottoposta a speciali misure di sicurezza contro possibili sabotaggi.
La disponibilità di energia elettrica e acqua favorì inoltre la nascita di grandi impianti industriali nell'area dell'attuale Henderson. La Basic Magnesium Inc., costruita nel 1941, divenne uno dei principali produttori di magnesio destinato all'industria bellica statunitense. Nel periodo di massima attività l'impianto impiegò migliaia di lavoratori e contribuì direttamente allo sviluppo urbano dell'area.
Il legame del Nevada con la storia nucleare americana iniziò invece nel dopoguerra. Nel 1950 il presidente Harry Truman autorizzò l'utilizzo di una parte del Las Vegas Bombing and Gunnery Range come area per esperimenti atomici. Il sito divenne quello che sarebbe stato conosciuto per decenni come Nevada Test Site.
I primi test nucleari furono effettuati nel gennaio 1951. Negli anni successivi il sito divenne uno dei principali luoghi di sperimentazione delle armi nucleari degli Stati Uniti. Tra il 1951 e il 1963 vi furono numerose esplosioni atmosferiche, alcune delle quali potevano essere osservate anche a grande distanza. Dopo il Partial Test Ban Treaty del 1963, che vietava tra l'altro i test nucleari nell'atmosfera, le sperimentazioni proseguirono prevalentemente nel sottosuolo.
Questa fase ebbe conseguenze profonde sulla storia economica, scientifica, militare e ambientale del Nevada e resta uno degli aspetti più controversi del suo Novecento.
Nella seconda metà del Novecento il Nevada conobbe una crescita demografica eccezionale. Il fenomeno fu particolarmente evidente nell'area metropolitana di Las Vegas, dove resort, casinò, edilizia, servizi, commercio e turismo crearono una domanda continua di lavoratori e nuovi residenti.
Negli anni Ottanta il fenomeno raggiunse dimensioni nazionali: tra il 1980 e il 1988 il Nevada registrò una crescita della popolazione di circa il 31,7%, risultando lo Stato con il più rapido incremento percentuale degli Stati Uniti in quel periodo. La crescita proseguì anche negli anni Novanta.
Las Vegas cambiò contemporaneamente modello turistico. Ai tradizionali casinò si affiancarono enormi resort integrati, alberghi, ristoranti, centri congressi, spettacoli e strutture dedicate all'intrattenimento. La città cominciò così ad attirare non soltanto giocatori, ma anche famiglie, congressisti e visitatori internazionali.
La rapida crescita modificò profondamente la società e il territorio del Nevada. Nuovi quartieri residenziali si estesero nel deserto intorno a Las Vegas, Henderson e Reno, mentre autostrade, aeroporti, reti idriche e infrastrutture pubbliche dovettero adattarsi a una popolazione in costante aumento.
Il turismo e il gioco rimasero fondamentali, ma il Nevada moderno continuò a mantenere anche il proprio legame con l'industria mineraria. In questo modo la storia dello Stato ha finito per riunire due immagini apparentemente opposte: da una parte il territorio minerario e desertico del Silver State, dall'altra le grandi aree urbane e turistiche nate nel corso del Novecento.
Dalle culture native del Great Basin alle miniere del Comstock, dalla nascita durante la Guerra civile alla Hoover Dam, dall'era atomica all'ascesa mondiale di Las Vegas, la storia del Nevada racconta quindi una trasformazione particolarmente rapida. In poco più di un secolo, un territorio scarsamente popolato dell'Ovest americano è diventato uno degli Stati più riconoscibili degli Stati Uniti.
Le testimonianze archeologiche documentano la presenza di antiche popolazioni nel Great Basin, progenitrici delle culture che per millenni si adattarono agli ambienti desertici e montani della regione.
Il missionario francescano Francisco Garcés entra nell'estremo settore meridionale dell'attuale Nevada, diventando il primo europeo di cui sia documentato il passaggio entro gli attuali confini dello Stato.
Con il Trattato di Guadalupe Hidalgo il territorio passa dal Messico agli Stati Uniti; nello stesso periodo la corsa all'oro californiana intensifica il transito di emigranti attraverso il Nevada.
La scoperta del Comstock Lode, ricchissimo di argento e oro, provoca un grande boom minerario e accelera la crescita economica e demografica della regione.
Il 31 ottobre, durante la Guerra civile, Abraham Lincoln proclama il Nevada 36° Stato dell'Unione: nasce il soprannome Battle Born State.
Nel 1931 viene avviata la moderna legalizzazione del gioco d'azzardo e iniziano i lavori della Hoover Dam, inaugurata nel 1935 e sostanzialmente completata nel 1936.
Iniziano i test nucleari nel Nevada Test Site, aprendo una fase destinata a segnare profondamente la storia militare, scientifica e ambientale dello Stato.