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Cucina del Lazio: piatti tipici, ricette tradizionali e vini regionali


La cucina del Lazio è un viaggio tra Roma, Castelli Romani, Sabina, Ciociaria, Tuscia e costa tirrenica: carbonara, amatriciana, cacio e pepe, carciofi, abbacchio, porchetta, pecorino e vini storici raccontano una gastronomia popolare, intensa e profondamente legata al territorio.

Cucina del Lazio • Guida rapida

In breve: cosa rende speciale la gastronomia laziale

Una cucina popolare, diretta e saporita: paste romane, carni rustiche, verdure di stagione, pecorino, guanciale e vini dei Castelli e della Ciociaria.

La cucina del Lazio nasce dall’incontro tra la forza popolare di Roma e le tradizioni rurali delle province: la Sabina dell’olio, la Tuscia dei legumi e delle nocciole, la Ciociaria dei formaggi e dei vini rossi, i Castelli Romani dei bianchi storici e la costa tirrenica dei piatti di mare. I suoi sapori sono netti, spesso costruiti su pochi ingredienti: guanciale, pecorino romano, pepe, uova, pomodoro, carciofi, mentuccia, abbacchio e quinto quarto. Carbonara, amatriciana, cacio e pepe e gricia sono diventate icone mondiali, ma il Lazio non è solo pasta: coda alla vaccinara, saltimbocca, porchetta di Ariccia, puntarelle, carciofi alla giudia, maritozzi e crostata ricotta e visciole completano un patrimonio gastronomico ricco, concreto e riconoscibile.

Cucina del Lazio • Primi piatti

Le grandi paste romane e la tradizione laziale

Carbonara, amatriciana, cacio e pepe e gricia: quattro ricette essenziali, tecniche e molto più delicate di quanto sembrino.

Spaghetti alla carbonara

La carbonara è uno dei piatti più rappresentativi della cucina romana contemporanea. La sua forza è l’equilibrio: guanciale croccante, crema di uova e pecorino, pepe nero e pasta scolata al dente. Non serve panna, non serve burro, non serve cipolla: la cremosità nasce dall’emulsione tra uova, formaggio, grasso del guanciale e acqua di cottura.

Ingredienti per 4 persone

  • Spaghetti, rigatoni o mezze maniche: 400 g
  • Guanciale: 160 g
  • Tuorli: 4, più 1 uovo intero se vuoi una crema più morbida
  • Pecorino Romano DOP: 90–100 g grattugiato fine
  • Pepe nero: abbondante, macinato al momento
  • Sale: poco, perché guanciale e pecorino sono già sapidi

Procedimento dettagliato

  1. Taglia il guanciale a listarelle spesse circa mezzo centimetro. Elimina la cotenna, ma conserva la parte grassa: è fondamentale per il sapore.
  2. Metti il guanciale in una padella fredda, senza olio. Accendi a fuoco medio-basso e lascialo sudare lentamente: deve diventare dorato fuori e ancora succoso dentro.
  3. In una ciotola sbatti tuorli, eventuale uovo intero, pecorino e pepe. Devi ottenere una crema densa, quasi una pasta.
  4. Cuoci la pasta in acqua moderatamente salata. Prima di scolarla, conserva almeno due mestoli di acqua di cottura.
  5. Scola la pasta al dente e saltala nella padella con il guanciale, a fuoco spento o bassissimo, aggiungendo poca acqua di cottura.
  6. Versa la pasta nella ciotola con la crema di uova e pecorino, mescolando rapidamente. Se serve, aggiungi poca acqua calda alla volta per ottenere una salsa lucida.
  7. Servi subito con altro pepe e, se vuoi, una spolverata leggera di pecorino.
Errore da evitare: non aggiungere la crema di uova su fuoco vivo. Il rischio è ottenere uovo strapazzato invece di una salsa cremosa.

Spaghetti all’Amatriciana

L’amatriciana nasce nell’area di Amatrice e diventa poi uno dei piatti più celebri della cucina romana. È una ricetta povera solo in apparenza: pochi ingredienti, ma proporzioni precise. Il guanciale deve essere protagonista, il pomodoro non deve coprirlo e il pecorino chiude con sapidità.

Ingredienti per 4 persone

  • Spaghetti o bucatini: 400 g
  • Guanciale: 150–180 g
  • Pomodori pelati: 450–500 g
  • Pecorino Romano o pecorino di Amatrice: 80 g
  • Peperoncino: poco, facoltativo
  • Vino bianco secco: 40 ml, facoltativo
  • Sale e pepe: q.b.

Procedimento dettagliato

  1. Taglia il guanciale a listarelle non troppo sottili. Rosolalo in padella senza olio, a fuoco medio, finché il grasso si scioglie e la parte magra diventa croccante.
  2. Se vuoi, sfuma con pochissimo vino bianco e lascia evaporare completamente. Togli una parte del guanciale croccante e tienila da parte per il servizio.
  3. Aggiungi i pelati schiacciati a mano. Cuoci 15–20 minuti: il sugo deve restringersi, ma restare vivo e non troppo asciutto.
  4. Cuoci la pasta molto al dente. Scolala e finiscila nella padella con il sugo, aggiungendo poca acqua di cottura.
  5. A fuoco spento, aggiungi pecorino grattugiato e pepe. Manteca rapidamente per distribuire il formaggio senza creare grumi.
  6. Completa con il guanciale tenuto da parte e servi subito.
Consiglio pratico: evita cipolla e aglio se vuoi una versione più vicina alla tradizione essenziale. Il piatto deve sapere di guanciale, pomodoro e pecorino.

Tonnarelli cacio e pepe

La cacio e pepe è la ricetta romana più tecnica: tre ingredienti, zero margine d’errore. Il risultato dipende dalla temperatura. Il pecorino non deve fondere come una massa elastica, ma trasformarsi in una crema liscia grazie all’amido della pasta e all’acqua di cottura.

Ingredienti per 4 persone

  • Tonnarelli o spaghetti: 400 g
  • Pecorino Romano DOP: 160 g grattugiato finissimo
  • Pepe nero: 2 cucchiaini, meglio se tostato e pestato
  • Sale: poco
  • Acqua di cottura: quanto basta

Procedimento dettagliato

  1. Tosta il pepe in padella per 40–60 secondi, senza bruciarlo. Aggiungi un mestolino di acqua di cottura per creare una base aromatica.
  2. Cuoci la pasta in poca acqua rispetto al solito: così sarà più ricca di amido.
  3. In una ciotola lavora il pecorino con poca acqua tiepida, non bollente, fino a ottenere una crema spessa.
  4. Scola la pasta molto al dente e trasferiscila nella padella con pepe e acqua. Finisci la cottura risottando per 1–2 minuti.
  5. Spegni il fuoco, lascia calare leggermente la temperatura e aggiungi la crema di pecorino. Mescola velocemente.
  6. Servi immediatamente: la cacio e pepe non ama l’attesa.
Trucco anti-grumo: il pecorino va aggiunto lontano dal calore diretto. Se la padella è troppo calda, il formaggio coagula.

Pasta alla gricia

La gricia è spesso definita “amatriciana bianca”: guanciale, pecorino e pepe, senza pomodoro. È un piatto antico, asciutto, saporito e profondamente laziale. Il segreto è creare una crema con pecorino e acqua di cottura, lasciando il guanciale croccante ma non secco.

Ingredienti per 4 persone

  • Rigatoni, mezze maniche o spaghetti: 400 g
  • Guanciale: 170 g
  • Pecorino Romano DOP: 110 g
  • Pepe nero: abbondante
  • Sale: poco

Procedimento dettagliato

  1. Taglia il guanciale a listarelle e rosolalo lentamente in padella, senza grassi aggiunti.
  2. Quando diventa dorato, spegni il fuoco e separa il guanciale dal grasso, lasciando quest’ultimo in padella.
  3. Cuoci la pasta al dente e trasferiscila nella padella con il grasso del guanciale, aggiungendo poca acqua di cottura.
  4. Risotta la pasta per far assorbire il sapore. Spegni il fuoco e aggiungi pecorino e pepe.
  5. Manteca con acqua di cottura fino a ottenere una crema. Rimetti il guanciale croccante solo alla fine.
Nota di gusto: la gricia deve essere intensa ma non unta. Se il guanciale rilascia troppo grasso, eliminane una parte prima di mantecare.
Cucina del Lazio • Secondi e street food

Abbacchio, coda, saltimbocca, porchetta e supplì

Il lato più rustico e conviviale della cucina laziale: carni, frattaglie, arrosti, fritture e piatti da osteria.

Abbacchio alla scottadito

L’abbacchio è uno dei simboli della cucina romana e laziale. La versione “a scottadito” usa costolette di agnello giovane, cotte rapidamente e mangiate calde, spesso con le mani: da qui il nome. La ricetta è semplice, ma richiede carne buona e cottura breve.

Ingredienti per 4 persone

  • Costolette di abbacchio: 12–16 pezzi
  • Olio extravergine d’oliva: 4 cucchiai
  • Rosmarino: 2 rametti
  • Aglio: 1 spicchio schiacciato
  • Sale e pepe: q.b.
  • Limone: facoltativo, solo a fine cottura

Procedimento

  1. Massaggia le costolette con olio, rosmarino, aglio e pepe. Lasciale riposare 30 minuti a temperatura ambiente.
  2. Scalda molto bene una griglia o una padella pesante. La superficie deve essere calda prima di appoggiare la carne.
  3. Cuoci le costolette 2–3 minuti per lato, a seconda dello spessore. Devono dorarsi fuori e restare succose.
  4. Sala solo alla fine, per non far perdere troppi liquidi alla carne.
  5. Servi subito, ben calde, con patate arrosto o cicoria ripassata.
Abbinamento: Cesanese del Piglio se vuoi un rosso territoriale, oppure un Frascati Superiore se preferisci un contrasto più fresco.

Coda alla vaccinara

La coda alla vaccinara è uno dei piatti più profondi della cucina romana di osteria. Nasce dalla tradizione del quinto quarto e richiede pazienza: la lunga cottura trasforma la coda di bovino in carne tenerissima, immersa in un sugo ricco di sedano, pomodoro e aromi.

Ingredienti per 4 persone

  • Coda di bovino a pezzi: 1,2 kg
  • Sedano: 5 coste abbondanti
  • Cipolla: 1
  • Carota: 1
  • Passata o pelati: 700 g
  • Vino rosso: 150 ml
  • Olio EVO: q.b.
  • Sale, pepe, chiodi di garofano: q.b.
  • Uvetta e pinoli: facoltativi, per una versione più ricca

Procedimento

  1. Sbollenta la coda per 10 minuti, scolala e asciugala. Questo passaggio aiuta a ottenere un sugo più pulito.
  2. In un tegame capiente prepara un soffritto con cipolla, carota e parte del sedano. Aggiungi la coda e rosola bene.
  3. Sfuma con vino rosso e lascia evaporare. Unisci pomodoro, sale, pepe e un chiodo di garofano.
  4. Cuoci coperto a fuoco basso per almeno 3 ore, aggiungendo acqua calda se necessario.
  5. A metà cottura aggiungi il resto del sedano tagliato a pezzi. La carne deve staccarsi quasi dall’osso.
  6. Se vuoi la variante più antica e opulenta, aggiungi uvetta e pinoli negli ultimi 20 minuti.
Consiglio da osteria: preparala il giorno prima. Il riposo rende il sugo più compatto e il sapore più armonico.

Saltimbocca alla romana

I saltimbocca sono una ricetta rapida, elegante e molto romana: fettine sottili di vitello, prosciutto crudo e salvia. La cottura deve essere breve; il fondo al vino bianco deve avvolgere la carne senza coprire il profumo della salvia.

Ingredienti per 4 persone

  • Fettine di vitello: 8 sottili
  • Prosciutto crudo: 8 fette
  • Salvia: 8 foglie
  • Burro: 40 g
  • Vino bianco: 80 ml
  • Farina: pochissima, facoltativa
  • Sale e pepe: q.b.

Procedimento

  1. Batti leggermente le fettine. Appoggia su ciascuna una fetta di prosciutto e una foglia di salvia, fissando con uno stecchino.
  2. Se vuoi un fondo più legato, passa solo il lato della carne in pochissima farina.
  3. Scalda il burro in padella e cuoci i saltimbocca prima dal lato della carne, poi brevemente dal lato del prosciutto.
  4. Sfuma con vino bianco, lascia ridurre e nappali con il fondo.
  5. Servi immediatamente, senza cotture prolungate.
Errore comune: cuocerli troppo. Il vitello sottile asciuga in pochi minuti.

Supplì al telefono

Il supplì è lo street food romano per eccellenza: riso al sugo, cuore di mozzarella, panatura croccante e frittura asciutta. Il nome “al telefono” richiama il filo di mozzarella che si forma quando il supplì viene aperto caldo.

Ingredienti per 12 supplì

  • Riso: 350 g, meglio Carnaroli o Roma
  • Passata di pomodoro: 500 g
  • Brodo vegetale: circa 700 ml
  • Mozzarella: 180 g, ben scolata
  • Parmigiano o pecorino: 60 g
  • Uova: 2
  • Pangrattato: q.b.
  • Olio per friggere: q.b.
  • Sale, pepe, basilico: q.b.

Procedimento

  1. Prepara un sugo semplice con olio, passata, sale e basilico. Aggiungi il riso e cuocilo come un risotto, bagnando con brodo caldo.
  2. Quando il riso è cotto e asciutto, spegni e manteca con formaggio. Stendilo su un vassoio e lascialo raffreddare completamente.
  3. Prendi una porzione di riso, inserisci al centro un bastoncino di mozzarella e chiudi formando un cilindro compatto.
  4. Passa i supplì nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Per una crosta più resistente, fai doppia panatura.
  5. Friggi in olio a 170–175°C finché sono dorati. Scola su carta e servi caldi.
Trucco: mozzarella ben asciutta e riso freddo sono indispensabili. Se il ripieno è troppo umido, il supplì si apre in frittura.
Cucina del Lazio • Prodotti tipici

Carciofi, puntarelle, pecorino, guanciale e olio della Sabina

La cucina laziale non è solo carne e pasta: le verdure di stagione e i prodotti agricoli danno equilibrio a una tavola molto saporita.

Carciofi alla romana

I carciofi alla romana sono morbidi, profumati e delicati. La differenza rispetto ai carciofi alla giudia è netta: qui non si frigge, ma si cuoce lentamente in tegame con mentuccia, aglio, olio e poca acqua.

Ingredienti per 4 persone

  • Carciofi romaneschi: 4 grandi
  • Mentuccia romana: 1 mazzetto
  • Aglio: 1 spicchio
  • Prezzemolo: q.b.
  • Olio EVO: abbondante
  • Limone: per l’acqua acidulata
  • Sale e pepe: q.b.

Procedimento

  1. Pulisci i carciofi eliminando foglie esterne dure, punte e parte fibrosa del gambo. Immergili in acqua e limone.
  2. Trita mentuccia, prezzemolo e aglio. Condisci con sale, pepe e olio.
  3. Apri leggermente il cuore dei carciofi e inserisci il trito aromatico.
  4. Sistemali capovolti in un tegame stretto, aggiungi olio e poca acqua.
  5. Cuoci coperto a fuoco dolce per 30–40 minuti, finché diventano teneri.
Consiglio: la mentuccia è decisiva. Sostituirla con menta comune cambia molto il profilo aromatico.

Carciofi alla giudia

I carciofi alla giudia appartengono alla tradizione ebraico-romana e sono uno dei piatti più celebri del Ghetto di Roma. La tecnica prevede una doppia frittura: la prima cuoce il carciofo, la seconda apre e rende croccanti le foglie.

Ingredienti per 4 persone

  • Carciofi romaneschi: 4
  • Olio per friggere: abbondante, meglio olio EVO delicato o olio adatto alla frittura
  • Sale: q.b.
  • Pepe: q.b.
  • Limone: per pulire i carciofi

Procedimento

  1. Pulisci i carciofi lasciando un tratto di gambo. Allarga delicatamente le foglie con le dita.
  2. Asciugali molto bene: l’acqua è nemica della frittura.
  3. Friggili una prima volta a temperatura media, circa 150–155°C, finché il cuore si ammorbidisce.
  4. Scolali, lasciali intiepidire e apri ancora le foglie verso l’esterno.
  5. Friggili una seconda volta a temperatura più alta, 175–180°C, finché diventano dorati e croccanti.
  6. Sala e servi subito.
Risultato ideale: cuore morbido e foglie esterne croccanti come chips.

Puntarelle alla romana

Le puntarelle sono germogli di cicoria catalogna, tagliati sottili e messi in acqua fredda per arricciarsi. Il condimento classico è una salsa sapida con acciughe, aglio, aceto e olio. È un contorno fresco, amarognolo e perfetto per pulire il palato.

Ingredienti per 4 persone

  • Puntarelle pulite: 500 g
  • Filetti di acciuga: 5–6
  • Aglio: 1 spicchio
  • Aceto di vino bianco: 2 cucchiai
  • Olio EVO: 5 cucchiai
  • Sale e pepe: q.b.

Procedimento

  1. Taglia le puntarelle a strisce sottili e mettile in acqua fredda, meglio con ghiaccio, per almeno 45 minuti.
  2. Pesta acciughe e aglio in un mortaio, poi aggiungi aceto e olio fino a ottenere una salsa.
  3. Scola e asciuga bene le puntarelle.
  4. Condisci solo poco prima di servire, mescolando con decisione.
Consiglio: se le condisci troppo presto perdono croccantezza.

Formaggi, salumi e condimenti tipici

Il Pecorino Romano DOP è il formaggio chiave di molte ricette laziali, soprattutto nelle paste romane. Il guanciale è essenziale per carbonara, gricia e amatriciana, mentre la ricotta di pecora è protagonista di dolci e ripieni. Nelle zone meridionali della regione si trova anche la mozzarella di bufala, legata all’area pontina e ai territori confinanti con la Campania.

  • Pecorino Romano: intenso, sapido, perfetto per grattugia e mantecature.
  • Guanciale: più aromatico della pancetta, fondamentale nelle paste romane.
  • Ricotta romana: delicata, usata in dolci, crostate e preparazioni salate.
  • Olio della Sabina: ottimo su zuppe, verdure, legumi e bruschette.
  • Porchetta di Ariccia: street food e prodotto identitario dei Castelli Romani.
Nota di accuratezza: lardo e strutto appartengono alla cucina storica e contadina, ma oggi non descrivono da soli l’identità della cucina laziale. Guanciale, pecorino, olio, verdure e quinto quarto sono più rappresentativi.
Cucina del Lazio • Dolci e vini

Maritozzi, crostata ricotta e visciole, Frascati e Cesanese

Il finale della tavola laziale alterna dolci semplici, ricette ebraico-romane, bianchi vulcanici e rossi di carattere.

Maritozzo romano con la panna

Il maritozzo è un dolce lievitato morbido, profumato e tagliato al centro per accogliere panna montata. È legato alla colazione romana, ma ormai è diventato anche un dessert da pasticceria.

Ingredienti per 8 maritozzi

  • Farina 0: 500 g
  • Latte: 220 ml
  • Zucchero: 90 g
  • Uova: 1 intero + 1 tuorlo
  • Burro morbido: 70 g
  • Lievito di birra fresco: 12 g
  • Miele: 1 cucchiaio
  • Scorza d’arancia: q.b.
  • Panna fresca: 500 ml
  • Zucchero a velo: q.b.

Procedimento

  1. Sciogli il lievito nel latte tiepido con un cucchiaino di zucchero.
  2. Impasta farina, latte, uova, zucchero, miele e scorza d’arancia. Aggiungi il burro poco alla volta.
  3. Lavora fino a ottenere un impasto elastico. Copri e lascia lievitare fino al raddoppio.
  4. Dividi in 8 panetti ovali, sistemali su teglia e fai lievitare ancora 60–90 minuti.
  5. Cuoci a 180°C per 15–18 minuti. Lascia raffreddare.
  6. Taglia al centro e farcisci con panna montata poco zuccherata. Spolvera con zucchero a velo.

Crostata ricotta e visciole

Dolce simbolo della tradizione ebraico-romana, unisce pasta frolla, ricotta e confettura di visciole. Il contrasto tra dolcezza della ricotta e acidità della frutta è il suo punto di forza.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm

  • Farina: 300 g
  • Burro: 150 g
  • Zucchero: 120 g
  • Uova: 1 intero + 1 tuorlo
  • Ricotta di pecora: 500 g
  • Zucchero per la crema: 100 g
  • Confettura di visciole: 250 g
  • Scorza di limone: q.b.

Procedimento

  1. Prepara la frolla impastando farina, burro freddo, zucchero e uova. Fai riposare in frigo almeno 40 minuti.
  2. Setaccia la ricotta e lavorala con zucchero e scorza di limone.
  3. Stendi la frolla e fodera la tortiera.
  4. Distribuisci sul fondo la confettura di visciole, poi copri con la crema di ricotta.
  5. Chiudi con un disco o con strisce di frolla.
  6. Cuoci a 175°C per 40–45 minuti. Lascia raffreddare bene prima del taglio.

I vini del Lazio

La tradizione vinicola laziale è antica e molto legata ai territori vulcanici. I Castelli Romani sono il cuore dei bianchi storici, con Frascati, Frascati Superiore e Cannellino di Frascati. La Ciociaria offre il rosso più rappresentativo, il Cesanese del Piglio, adatto a carni, abbacchio e coda alla vaccinara. Nel Viterbese spiccano Est! Est!! Est!!! di Montefiascone e Aleatico di Gradoli, mentre lungo la costa e nell’area pontina si trovano produzioni moderne e interessanti.

  • Frascati / Frascati Superiore: ideale con carbonara, carciofi, fritti e piatti non troppo strutturati.
  • Cesanese del Piglio: rosso territoriale da abbinare ad abbacchio, coda, porchetta e pecorini stagionati.
  • Cannellino di Frascati: vino dolce da dessert, adatto a crostate, maritozzi e pasticceria secca.
  • Est! Est!! Est!!! di Montefiascone: bianco fresco e conviviale, indicato con antipasti e piatti di lago.
  • Aleatico di Gradoli: vino aromatico, interessante con dolci al cioccolato e dessert alla frutta rossa.
Cucina del Lazio • Approfondimento finale

Consigli di degustazione

Abbinamenti piatti–vino e mini-itinerario gastronomico per assaggiare il Lazio in modo coerente, da Roma ai Castelli, dalla Ciociaria alla Tuscia.

Abbinamenti piatti–vino

  • CarbonaraFrascati Superiore: freschezza e mineralità aiutano a bilanciare uova, guanciale e pecorino.
  • AmatricianaCesanese giovane oppure Frascati strutturato: il pomodoro richiede equilibrio, non tannini eccessivi.
  • Cacio e pepeFrascati: pulisce la sapidità del pecorino e sostiene il pepe.
  • Abbacchio alla scottaditoCesanese del Piglio: rosso territoriale, adatto alla carne saporita.
  • Coda alla vaccinaraCesanese più strutturato: il piatto è intenso e richiede un vino con corpo.
  • Carciofi alla romanabianco laziale giovane: meglio evitare rossi troppo tannici.
  • Maritozzo o crostata ricotta e viscioleCannellino di Frascati o Aleatico di Gradoli.
Regola semplice: Frascati per paste, fritti e carciofi; Cesanese per carni e sughi lunghi; Cannellino o Aleatico per i dolci.

Mini-itinerario gastronomico nel Lazio

  1. Giorno 1 – Roma: carbonara, cacio e pepe, supplì, carciofi alla giudia e crostata ricotta e visciole nel centro storico o nel Ghetto.
  2. Giorno 2 – Castelli Romani: Frascati, Marino, Ariccia e Nemi: porchetta, vini bianchi, fraschette e dolci locali.
  3. Giorno 3 – Ciociaria: Cesanese del Piglio, formaggi, cucina contadina, paste rustiche e carni alla brace.
  4. Giorno 4 – Tuscia e Viterbese: zuppe, legumi, olio, nocciole, vini del lago di Bolsena e piatti dell’entroterra.
Consiglio pratico: alterna Roma e provincia. Restare solo nella Capitale dà un’idea parziale: il Lazio gastronomico vero comprende anche borghi, campagne, laghi e colline.

FAQ sulla cucina del Lazio

Quali sono i piatti tipici più famosi della cucina del Lazio?

I piatti più famosi sono carbonara, amatriciana, cacio e pepe, gricia, abbacchio alla scottadito, coda alla vaccinara, saltimbocca alla romana, porchetta di Ariccia, carciofi alla giudia, carciofi alla romana, puntarelle e supplì.

Qual è la differenza tra amatriciana, gricia e carbonara?

La gricia usa guanciale, pecorino e pepe, senza pomodoro. L’amatriciana aggiunge il pomodoro alla base di guanciale e pecorino. La carbonara invece usa guanciale, uova, pecorino e pepe, senza pomodoro e senza panna.

Quali sono i prodotti tipici più importanti del Lazio?

Tra i prodotti più rappresentativi ci sono Pecorino Romano DOP, Abbacchio Romano IGP, Porchetta di Ariccia IGP, Carciofo Romanesco del Lazio IGP, guanciale, ricotta romana, olio della Sabina e vini dei Castelli Romani e della Ciociaria.

Quali vini abbinare ai piatti laziali?

Il Frascati è adatto a paste romane, fritti e piatti con carciofi. Il Cesanese del Piglio accompagna bene abbacchio, coda alla vaccinara, porchetta e carni saporite. Cannellino di Frascati e Aleatico di Gradoli sono più indicati con dolci e dessert.

La cucina laziale è solo cucina romana?

No. Roma è centrale, ma la cucina del Lazio comprende anche la Sabina, la Tuscia, la Ciociaria, i Castelli Romani, l’Agro Pontino e la costa. Ogni area aggiunge prodotti, vini, ricette e tradizioni diverse.

Quali ricette laziali conviene assaggiare durante un viaggio?

Per un primo viaggio gastronomico conviene provare carbonara, amatriciana, cacio e pepe, supplì, carciofi alla giudia, abbacchio, porchetta di Ariccia, maritozzo con la panna e un calice di Frascati o Cesanese.

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