vallo di Adriano

 

— AULO... Il propretore, curvo su un tavolo, stava osservando uno schizzo.
— Che c'è? — chiese senza voltarsi.
— Aulo — riprese l'ufficiale — è giunta una staffetta. Gli uomini che lavoravano a Borgovicium sono stati massacrati dai Picti...
Aulo Platorio Nepote, con un sospiro, si volse e uscì dalla tenda, seguito dall'ufficiale.
Appena fuori si guardò in giro: si trovava in una specie di grande cantiere. Centinaia di uomini lavoravano attorno a lui al vallum . Intere squadre scavavano il grande fossato, mentre altre sistemavano i mattoni del grande bastione che prendeva già forma e si perdeva all'orizzonte. Si udiva il rumore dei picconi, il tonfo dei badili, qualche voce, qualche richiamo che si perdeva nell'aria gelida, fra il turbinare del nevischio. Tutt'attorno si stendevano le brulle, desolate distese della Northumbria, attraverso cui sorgeva la titanica opera, il Limes Britannicus, il Vallo di Adriano.

DUE PAROLE DI STORIA
Nell'anno 78 dopo Cristo, sotto l'imperatore Vespasiano, il valentissimo generale Agricola fu nominato governatore della turbolenta provincia della Britannia, Nello spazio di sette anni egli riuscì a pacificare ie popolazioni meridionali, ma le fiere tribù del Nord che abitavano l'odierna Scozia, cioè i Picti e gli Scoti, rimanevano sempre intrattabili e ferocemente ostili. Agricola perciò fece costruire, fra l'attuale Solvay Firth e la foce del fiume Tyne un sistema di fortificazioni e di piazzeforti lungo circa 65 chilometri. Una trentina d'anni dopo il rimpatrio di Agricola, però, iniziarono pericolose sollevazioni delle tribù indigene. Le guerre continuarono per anni nella zona di frontiera, finché nell'anno 117 divenne imperatore Elio Adriano. Egli trovò che c'erano molte cose da rimettere a posto, e per questo compì una visita nella provincia britannica. Qui affidò al suo propretore Aulo Platorio Nepote l'incarico di riorganizzare il sistema di difesa, creando un sistema difensivo compatto e completo che andasse da una costa all'altra della Britannia.

LA COSTRUZIONE
Nell'anno 122 Aulo Platorio iniziò il suo lavoro; affidò la costruzione alle sue tre Legioni dai nomi bellissimi: la seconda detta Augusta, la ventesima Valeria Victrix (vincitrice) e la sesta Pia Fidelis (fedele). A ciascuna delle Centurie che componevano le Legioni fu affidato un tratto e ciascuna Centuria ricordò la sua fatica scolpendo il suo nome su una pietra; ogni Centuria aveva i suoi servizi per scavare e trasportare le pietre di granito dalle cave delle vicinanze. Così, in quelle terre deserte e selvagge, lontane quasi duemila chilometri da Roma (duemila chilometri di allora!), il silenzio secolare fu rotto a lungo dai rumori dell'immenso cantiere; nelle varie ore della giornata rintronava il passo cadenzato delle truppe di guarnigione che si davano il cambio, che uscivano all'alba dai loro accampamenti per recarsi alle cave, alle impalcature, ai vari servizi, ai posti di guardia.
Tutto funzionava con precisione e rigore. Anche in questo si rivelava la forza di Roma.

la posizione del vallo di adriano
DAL MARE D'IRLANDA AL MARE DEL NORD
Così, tra il 122 e il 126 dopo Cristo, sorse la muraglia di pietra. Essa cominciava a Bowness, tre o quattro chilometri dalla costa occidentale inglese, saliva cime di colli brulli, scendeva per aspre vallate battute dal vento e dalla pioggia, superando grandi fiumi e minuscoli ruscelli, seguendo quanto più possibile le creste più elevate, senza evitare gli ostacoli ma proseguendo inflessibile la sua via; giungeva così, dopo 117 chilometri, al Mare del Nord, dove finiva a Walls-End (cioè fine della muraglia) e dove era la fortezza di Segedunum, sepolta sotto la moderna Newcastle. Il Vallo consiste di: un terrapieno, il vallum vero e proprio, composto di due bastioni di terra comprendenti un fossato. Esso era profondo circa 4 metri, largo circa 6;
un muro massiccio di pietra, alto circa m 4,50, spesso alla base circa m 2,50. Su di esso correva una strada larga circa un metro. Ogni 500 metri circa si trovavano torrette di m 3 x 3 e ogni 1500 metri circa c'erano grossi fortini che misuravano m 18x15 e ospitavano qualche decina di soldati. Il muro era sorvegliato ininterrottamente da pattuglie di sentinelle, che lo percorrevano da un forte all'altro;
una serie di fortezze di frontiera, costruite in pietra. Esse si trovavano in media ogni 6-7 chilometri ed erano diciassette. Questa, forse più del muro, è la parte veramente grandiosa del Vallo di Adriano. Ogni fortezza si poteva paragonare ad una piccola città fortificata. Misurava, secondo i casi, da uno a due ettari, cioè da 10 000 a 20 000 metri quadrati; aveva forma quadrata o rettangolare, rinchiusa da un muro di cinta alto circa m 3,50. Nel muro si aprivano quattro ingressi, uno per lato, con un doppio portale ed enormi portoni in legno che giravano su cardini di ferro. Gli ingressi principali erano fiancheggiati da corpi di guardia e le mura erano munite di torrette.
E veniamo all'interno. Si potrebbe pensare che, dato il luogo remotissimo e la destinazione militare, l'interno dei forti fosse sistemato in maniera molto semplice, primitiva quasi.
Ma non bisogna dimenticare la tremenda capacità organizzativa e realizzatrice dei Romani. I forti nell'interno erano piccole città sistemate perfettamente, con una tale cura e abbondanza di mezzi da sembrarne incredibile la realizzazione.
Nel centro della fortezza sorgeva l'edifìcio del comando, col sacellum o cappella delle insegne e gli Uffici. L'alloggio del comandante aveva gli intonachi dipinti e un bagno. Disposti in vari modi si trovavano poi le caserme per le truppe, i quartieri per gli ufficiali, l'arsenale, l'armeria, i granai, capaci di provviste per un anno, e i bagni. In quelle isolate fortezze c'erano i bagni, le terme, per cui i Romani avevano una predilezione. Essi se le costruirono anche al Vallo: erano ampi edifici, con gli spogliatoi, le vasche, stanze varie e avevano le finestre vetrate. Una cosa che sembra incredibile è questa: le terme e tutti gli edifici in cui risiedevano i soldati erano ottimamente riscaldati, il riscaldamento funzionava a ipocausto (dal greco «ypo» = giù, al di sotto e « caio » ~— bruciare) cioè sotto i pavimenti o nello spessore delle pareti venivano lasciate delle cavità, delle tubazioni, in cui veniva immessa aria calda. insomma, c'erano termosifani ad aria calda con pannelli radianti! Nei poderosi resti del Vallo si vedono ancora i pavimenti sostenuti da colonnine, per lasciare il vuoto sotto, e le cavità nei muri.

L'OPERA
Le illustrazioni di solito ci presentano il Vallo come un grande muraglione, munito ogni tanto di una torretta. Ma questa è una pallida ombra di tutta l'opera. Il Vallo consisteva in realtà di un sistema di fortificazioni di dimensioni enormi. Ancora oggi, dopo più di 1800 anni, i suoi resti lasciano veramente sbalorditi per la loro imponenza. E se si vede l'elenco delle chiese, dei castelli, delle torri e delle case di campagna costruiti nei secoli con materiali presi dal Vallo di Adriano, si ha un'idea della enorme, incredibile quantità di materiale impiegato.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014