spettacoli in Roma antica

 

IMMAGINIAMO d'essere in Roma, durante l'età imperiale, in un qualsiasi giorno di festa (ce n'erano tanti, fino a 182 in un anno!). Come è abituale in questi giorni, una folla immensa si accalca in uno degli enormi anfiteatri, o circhi, o teatri. Non mancano, nel pubblico, i rappresentanti di alcuna classe sociale: tanto lo spettacolo è gratuito, completamente offerto dall'imperatore (cioè dall'erario dello Stato), o da un alto magistrato il quale sborserà, per pagare gli organizzatori, una somma enorme. In alto, sotto le ultime arcate, si pigiano in piedi i plebei; è una calca terribile, nella quale, tuttavia, riescono a intrufolarsi i venditori di cibi salati e di bevande e i raccoglitori di scommesse, se lo spettacolo consiste in una gara. Nei cerchi inferiori, ciascuno al gradino assegnato, siedono, ugualmente presi dall'entusiasmo, i borghesi. Nella tribuna d'onore ecco l'imperatore circondato dalla sua corte e dalle guardie imperiali; e nelle vicine tribune riservate, sacerdoti, vestali, senatori, tutti i cittadini più ricchi e più noti. Tutta Roma, insomma, manifesta il suo grande entusiasmo per le gare e gli spettacoli, di qualunque genere siano. E non si può dire davvero che ne mancassero di originali, di grandiosi e persino di... orrendi, come le battaglie fra i gladiatori. Ma immaginiamo, questa volta, di assistere a qualche cosa di più lieto, come le corse dei cavalli.

AL CIRCO
La parola circo non aveva, per i latini, il significato che ha per noi, oggi: con questo nome si indicava infatti il luogo ove si svolgevano le corse equestri. Roma edificò dei circhi di dimensioni enormi: il più antico e più vasto di tutti si chiamava Circo Massimo ed era lungo 600 metri e largo 200. Sorgeva in una depressione naturale, favorevole alla costruzione di un edificio di questo genere, fra il colle Palatino e l'Aventino. All'inizio servivano da tribune per gli spettatori i fianchi stessi dei due colli; ma Pompeo, Cesare, Augusto, Nerone e infine Domiziano e Traiano vi apportarono continui miglioramenti, finché divenne un'opera veramente grandiosa: si pensi che era capace di 255 000 posti a sedere (qualche documento antico parla di 385 000) ; sono cifre che nessuno stadio attualmente esistente può vantare. Nei circhi si tenevano, oltre alle corse, giochi di bravura coi cavalli: chi cavalcava stando in piedi sul dorso del destriero, chi sostenendosi con le braccia, a testa all'ingiù; chi passando al galoppo raccoglieva un piccolo oggetto posato a terra. Ma, naturalmente, le gare di corsa erano quelle, che riscuotevano il maggiore entusiasmo. Durante la prima età imperiale si tenevano una dozzina di corse ogni giorno di festa; sotto Caligola si arrivò alla trentina e, più tardi, sotto i Flavi si raggiunse il numero di cento.
corsa delle bighe in roma antica
CAMPIONI DI 2000 ANNI FA
I cocchi correvano trainati da due, tre, quattro, sei, otto e anche dieci cavalli. Era uno spettacolo grandioso anche solo il veder scendere nella pista queste mute stupende: i cavalli portavano finimenti preziosi, l'auriga (cioè il guidatore del cocchio) indossava una tunica coi colori della scuderia, ed era trattato con grandi onori, poiché la sua popolarità era enorme. La corsa consisteva nel compiere un certo numero di giri attorno alla pista, divisa al centro da una costruzione, chiamata spina. Naturalmente il punto cruciale era nelle curve, che tutti i concorrenti cercavano di compiere strettissime. Qui si verifìcavano spettacolosi incidenti, nei quali spesso gli aurighi perdevano la vita. In numerose iscrizioni si sono trovate le lodi degli aurighi più celebri, come Pompeo Muscloso che vinse 3559 volte o Diocle che vinse 3090 volte con le bighe, 1462 volte con mute di maggior numero e che si ritirò dalle corse con un patrimonio di 35 milioni di sesterzi. Anche molti dei cavalli più famosi ebbero la gloria di vedere il loro nome apparire in lapidi e medaglie commemorative: possiamo così conoscere i vari Ribot di Roma imperiale: ecco un certo cavallo chiamato Tuscus, vincitore per 386 volte, ed un altro, chiamato Victor, che conquistò 429 premi.

La partenza della gara era data da un magistrato, il quale gettava sulla pista un fazzoletto inamidato; contemporaneamente risuonava uno squillo di tromba. gli aurighi avevano un abbigliamento piuttosto ricercato, come si conveniva alla loro grande popolarità e alla loro... ricchezza. Tutte queste notizie sui costumi sono ricavate da descrizioni di autori latini.

UN TIFO PIUTTOSTO ECCESSIVO
incitamenti, grida, invettive e applausi sfrenati accompagnavano lo svolgimento e la conclusione di ogni corsa. E fin qui si trattava di una passione sportiva certo esuberante, ma comprensibile. Invece, spesso, l'antagonismo sportivo portava i sostenitori delle varie fazioni a impegnare vere risse e a inscenare manifestazioni che solo la forza pubblica poteva sedare. Persino i partiti politici trovavano talvolta un pretesto per le loro sommosse in qualche infiammato avvenimento sportivo.
Vero è che neppure gli imperatori andavano immuni a questa... malattia. Basti citare il caso di Caracolla che, tipo piuttosto sbrigativo, per assicurare la vittoria alla propria fazione, arrestò tutti gli aurighi della fazione avversaria tranquillamente, li condannò alla pena di morte!

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014