signorie minori del medioevo italiano

 

C'È UN PERIODO nella storia di Italia, dalla metà del '300 alla metà del '500, che merita veramente il titolo di età d'oro. Tutti gli storici e gli studiosi di arte sono concordi nell'affermare che le città dell'Italia settentrionale e centrale diedero vita, in quel tempo, ad una civiltà fra le più alte che siano mai esistite in tutta la storia dell'uomo. Abbiamo già parlato degli splendori di Firenze medicea, di Milano viscontea e sforzesca, di Venezia e Genova rette dai Dogi; ma attorno a queste quattro grandi esistette tutta una costellazione di altre città-stato, minori per vastità e per potenza, ma non per il contributo dato alla civiltà del rinascimento.
Mantova, Verona, Bologna, Ferrara, Ravenna, Urbino, Perugia: immaginiamo di recarci in questi luoghi e in quel tempo meraviglioso.

A MANTOVA
Lo splendore di Mantova rinascimentale è merito della famiglia Gonzaga, che signoreggiò la città per lungo tempo, a partire dai primi decenni del '300. Tre furono i Gonzaga che maggiormente amarono attorniarsi di letterati e artisti: Ludovico ( che governò dal 1444 al 1478), Gianfrancesco (1484-1519) e Ferrante (1575-1630). Ma il periodo di maggior splendore si ebbe per merito di una donna, appartenente ad un'altra famiglia signorile italiana: Isabella d'Este (1474 - 1539), dei duchi di Ferrara, che andò sposa a Gianfrancesco Gonzaga. Per quasi mezzo secolo questa donna prodigiosa, la più colta, la più raffinata del Rinascimento italiano, diresse la vita culturale, artistica e anche diplomatica e politica di Mantova. Più di una volta, infatti, fu Isabella a trovar rimedio alle sfortunate imprese militari del marito. Per lei lavorarono, producendo dei capolavori, Andrea Mantegna, uno dei più grandi pittori del rinascimento, Giulio Romano, pittore e architetto, Aldo Manuzio, il più gran stampatore, a lei poeti come l'Ariosto e il Bembo dedicarono le loro opere. Isabella costruì, nella sua città, bellissimi edifici e li arricchì con raccolte di libri, di manoscritti, con dipinti e sculture.

A BOLOGNA
I Bentivoglio furono i signori di Bologna durante tutto il XV secolo, eppure, ufficialmente, non ebbero altro titolo che quello di presiedere il Senato cittadino. In una città che vantava una delle università più antiche, i signori non potevano certo apparire incolti: i Bentivoglio, e particolarmente Giovanni (1443-1508), si attorniarono dei più celebri umanisti del tempo, stipendiandoli e permettendo loro di dedicarsi agli studi preferiti; a celebri pittori, come il Francia e Lorenzo Costa, commissionarono dipinti coi quali arricchirono i più bei palazzi di Bologna.

A VERONA
Uno dei più ricchi monumenti funebri che oggi esistano al mondo è quello di Cansignorio della Scala, signore di Verona. Questa famiglia governò la città dal 1259 agli inizi del XV secolo. Il più famoso di essi fu Cangrande (1291-1329), che fu uno dei più splendidi principi del suo tempo. Cangrande ebbe la ventura di poter dare ospitalità a Dante che, in segno di riconoscenza, lo tenne informato, via via, sullo svolgimento della propria opera e nella terza parte del suo poema, il Paradiso, espresse la sua ammirazione per lui esaltandone le doti.

PROSEGUIAMO il nostro viaggio attraverso le più rappresentative città dell'Italia rinascimentale. Ecco, a Ferrara, gli Estensi che si circondano degli artisti più insigni e provvedono alla riorganizzazione urbanistica della città; ecco, invece, a Padova, a Rimini, a Perugia le popolazioni che vivono soggette all'ira e alla crudeltà dei loro signori; ed ecco ancora, a Urbino, la signoria dei Montefeltro che fece della sua corte uno dei luoghi ove maggiormente si coltivavano gli studi e le arti, ove la vita era più progredita e raffinata. Ovunque, insomma, ci troviamo di fronte ad uomini d'eccezione; se pensiamo che contemporaneamente, negli stessi luoghi, vissero quasi tutti i più grandi artisti che l'umanità abbia dato, restiamo quasi sgomenti a domandarci che tempi meravigliosi e tremendi furono quelli che chiamiamo secoli d'oro.

A FERRARA
Abbiamo visto che donna eccezionale fosse Isabella d'Este; possiamo immaginare facilmente, perciò, che cosa sapessero, fare gli uomini della famiglia Estense, signori di Ferrara. Per merito loro Ferrara divenne la più moderna città del tempo: essi la dotarono di strade ampie e regolari, di una organizzatissima amministrazione e di attivissime industrie: arazzieri, ricamatori (fatti venire dalla Francia e dalla Fiandra), armaioli, orafi e gioiellieri (giunti dalla Lombardia), incisori, intarsiatori, cuoiai, scrivani, miniatori (ai quali si deve la famosa Bibbia di Borso d'Este). Borso d'Este fu il più ricco e potente degli Estensi; divenne signore della città nel 1450 e la governò per più di vent'anni, mantenendola in pace e arricchendola di continuo. In quanto a sé, si mantenne fra gli agi più raffinati, trascorrendo il tempo nelle sue ville e nei palazzi, ove regnava il fasto di un principe orientale.

A URBINO
Federigo da Montefeltro, per trentotto anni signore di Urbino, meriterebbe una fama pari a quella di Lorenzo il Magnifico; se non l'ha è solo per la minore importanza che ebbe nelle vicende politiche italiane il piccolo Stato da lui governato. Ma la sua cultura, la sua saggezza, la sua equanimità, ed anche la scaltrezza furono forse maggiori di quelle del suo più famoso collega. Mentre già era signore di Urbino, Federigo, con impareggiabile senso pratico, si offrì come condottiero di mestiere a diversi altri Stati: combattè, e vinse, per conto di Milano, di Firenze, del papa e di Napoli; questo mestiere gli procurò due vantaggi: lo arricchì e gli permise di manovrare le vicende belliche altrui in modo da tenere la guerra lontana dal suo territorio. Ad Urbino si costruì una reggia meravigliosa, dove egli e suo figlio Guidobaldo, fin verso il 1508, tennero la corte più raffinata e colta d'Europa e, perciò, del mondo. Federigo raccolse la più ricca biblioteca d'Italia, dopo quella Vaticana, interamente formata da manoscritti preziosamente miniati; fece venire alla sua corte pittori e tessitori ,di arazzi, fiamminghi, spagnoli, fiorentini. Per lui lavorò il celebre pittore Melozzo da Forlì.
Nel suo salotto, ove regnavano la raffinatezza e la cortesia, Baldassare Castiglione raccolse gli elementi per comporre il famoso libro II Cortegiano, dove descrive le doti di un perfetto gentiluomo.

ALTRE SIGNORIE
I da Polenta, signori di Ravenna, passarono alla storia soprattutto per aver ospitato Dante negli ultimi anni della sua vita. Il Poeta morì infatti alla corte di Guido Novello da Polenta, il più illustre di questa famiglia, egli stesso buon rimatore. Quando il grande Poeta morì, Guido gli fece celebrare esequie solenni e gli avrebbe innalzato uno splendido sepolcro se le disavventure politiche non lo avessero costretto a lasciare la città.
Ed ecco ora alcune famiglie di signori che eccelsero, più che per il mecenatismo e per le opere di pace, per le imprese guerresche che compirono, per la tirannia del dominio che imposero sulla loro città e, anche, purtroppo per le crudeltà che commisero.
Sono i Carraresi, signori di Padova; i Malatesta, signori di Rimini; i Riario, di Forlì; i Borgia, che a costoro contesero il dominio della Romagna; i Baglioni e gli Oddi, famiglie rivali a Perugia. Come i signori di Mantova, o di Urbino, o di Firenze destano ammirazione per la loro grande passione per la cultura e le arti, questi destano stupore per la loro diabolica abilità nell'ordire congiure, tradimenti, assassini ed ogni altra efferatezza, pur di assicurarsi il potere.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014