scuola in Roma antica

 

I PRIMI MAESTRI
Osserviamo questo frammento di bassorilievo (qui sotto); esso ornava l'Ara Pacis, il bellissimo monumento-altare innalzato in Roma al tempo dell'imperatore Augusto. Vi sono raffigurati dei patrizi romani che camminano in solenne corteo dietro all'imperatore; ma, fra essi, vi sono anche alcuni bambini che si aggrappano intimiditi alla toga dei loro papa. Che cosa fanno quei bambini al seguito di quella austera processione, in mezzo a tanti personaggi importanti che camminano seri e compunti? La cosa stupisce noi, ma non stupiva gli uomini di allora: quei bambini erano dei futuri cittadini romani ed erano lì proprio per imparare a fare il cittadino romano. Il babbo ve li aveva condotti per questo. Tutti i babbi romani erano così attenti all'educazione dei propri figlioli da condurli sempre con sé? Non tutti, certo, ma l'usanza, soprattutto nei tempi della monarchia e della repubblica, era questa. Il frammento del bassorilievo dell'ara pacispadre e la madre erano i primi maestri del figlio; la madre, alternando la dolcezza alla severità, badava che crescesse con buoni sentimenti; il babbo curava lo sviluppo del suo corpo e si preoccupava che divenisse un bravo cittadino. Gli insegnava a cavalcare, a nuotare, a combattere; poi gli insegnava a leggere e a scrivere, gli faceva conoscere le leggi dello Stato alle quali avrebbe dovuto sempre ubbidire e i modi coi quali avrebbe potuto partecipare alla vita politica della città.

IL PEDAGOGO
Col trasporrere degli anni, questa bella usanza cominciò ad essere trascurata. Col crescere della potenza di Roma, la ricchezza entrò in molte famiglie, e le madri non ebbero più tempo di occuparsi dei figli perché erano occupatissime ad... applicarsi i cosmetici e a farsi acconciare i capelli; i padri non trovarono più la pazienza di istruirli ed educarli, perché il troppo denaro dava loro più grattacapi dei campi e delle greggi che curavano un tempo. A chi furono affidati i bambini? A uno... schiavo. Si sceglieva il più saggio e il più istruito fra gli schiavi della famiglia e gli si dava l'incarico di sorvegliare tutto il giorno ili ragazzo. Egli lo accompagnava a scuola, a passeggio, agli spettacoli, ovunque insamma, e veniva chiamato pedagogo, una parola greca che significa educatore di fanciulli; ma, come abbiamo visto, più che un maestro era un accompagnatore.

LA SCUOLA DEL «LUDI MAGISTER»
I primi maestri veri e propri i fanciulli romani li avvicinavano verso i sette anni di età. Allora, chi non studiava privatamente, cominciava a frequentare la scuola del «ludi magister » (corrispondente all'attuale scuola elementare). Essa non era però simile alle scuole attuali: niente grandi edifici costruiti appositamente, niente aule e banchi. I maestri di Roma antica svolgevano la loro opera in qualche misera stanzetta o sotto un portico. Tutto l'arredamento consisteva in una seggiola per il maestro e in tanti sgabelli per gli scolari. Si facevano sei ore dì lezione al giorno: si cominciava al mattino presto e c'era una sola interruzione a mezzogiorno. Era vacanza ogni nove giorni e nei giorni festivi: e questi, a Roma, erano piuttosto frequenti. Sembra, però, che non ci fossero vacanze estive: la scuola rimaneva aperta tutto l'anno anche se nei mesi più caldi pochi allievi la frequentavano. L'anno scolastico cominciava in marzo, dopo una festa dedicata a Minerva, dea della sapienza e perciò protettrice degli studenti. In questa scuola i ragazzini romani imparavano a leggere, a scrivere e a far di conto; nient'altro. Ma in che modo noioso venivano impartiti questi semplici insegnamenti! Per ore ed ore gli scolari dovevano ripetere a memoria l'alfabeto, prima ancora di avere visto come erano fatte le lettere; per ore e ore contavano in coro sulle dita della mano o coi calcoli (cioè sassolini) che tenevano in un sacchetto. E per gli indisciplinati non mancavano severe punizioni: l'uso della verga o della frusta di cuoio era allora una cosa normale.
Le famiglie più ricche non mandavano i loro figli a questa scuola: esse potevano permettersi il lusso di avere maestri privati e addirittura se li... comperavano! Questi maestri erano infatti quasi sempre degli schiavi; si trattava generalmente di greci molto istruiti. Il loro insegnamento era qualche volta un po' meno noioso che nelle scuole pubbliche, forse perché avevano a disposizione molti più mezzi. Figurarsi che per insegnare a comporre le parole al suo allievo uno di essi faceva manovrare nel giardino della casa tanti schiavi che portavano al collo dei cartelloni sui quali erano tracciate le singole lettere.
Un altro fece preparare addirittura una serie di pasticcini a forma di lettere dell'alfabeto: un sistema veramente astuto per destare un grande interesse per la scrittura in ogni scolaro!

LA SCUOLA DEL GRAMMATICO
Dai dodici ai diciassette anni i ragazzi romani frequentavano la scuola del grammatico. Anche questi maestri erano generalmente dei forestieri: venivano dalla Grecia, dall'Asia o dall'Egitto. Erano tutti dei perfetti conoscitori del greco e potevano così insegnare questa lingua che, ogni romano per bene, voleva saper parlare correttamente. Le opere dei poeti latini e greci erano il principale argomento di studio durante questi cinque anni di scuola. Se si studiava un poco di storia e di geografia era solo per comprendere meglio queste opere. Ci vuol poco per concludere che i Romani non avevano una grande passione per la scienza. La maggiore ambizione per il « primo della classe » era di vincere una gara di recitazione di poesia greca: pensate alla gioia di Sulpicio Massimo che a soli 11 anni, nel 94 d.C, vinse questa gara contro 52 concorrenti.

LA SCUOLA DEL «RÈTORE»
« Annibale varcò le Alpi e scese in Italia; è di Annibale l'impresa di aver varcato le Alpi ed essere sceso in Italia; è sembrato necessario ad Annibale varcare le Alpi e...; le Alpi sono state varcate da Annibale che... ». Questi erano i primi esercizi che i giovani romani eseguivano nella scuola dei rètori. Questa scuola infatti serviva soltanto ad imparare a parlare bene, con facilità e con una grande varietà di forme. A noi tutto questo sembrerà inutile ma, per un cittadino romano che volesse partecipare al governo dello Stato, saper parlare bene, in modo da poter comunicare e difendere le proprie idee, era una cosa della massima importanza. Ecco perché alla scuola dei rètori, dopo i primi esercizi di cui abbiamo dato un esempio, i giovani si esercitavano in finte discussioni o nella difesa di cause immaginarie. Si preparavano ai discorsi che avrebbero pronunciato e alle dispute che avrebbero sostenuto nel Senato o nel Foro. Naturalmente a questa scuola si recavano solo i figli delle famiglie patrizie. In seguito, chi voleva ancora completare i suoi studi doveva intraprendere un viaggio: ad Atene, a Rodi, a Pergamo, ad Alessandria poteva trovare maestri di filosofia, di geografia, di astronomia e di fisica più facilmente che a Roma.

(104) Repubblica marinara Genova
(105) Repubblica marinara Pisa
(106) Repubblica romana 1849
(107) Riforma e controriforma
(108) Riforme diciottesimo secolo
(109) Riforme di Solone
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(111) Schiavismo in America
(112) Schiavitù Roma antica
(113) Scuola in Roma antica
(114) Secolo di Pericle
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 6-03-2014