riforme sociali del diciottesimo secolo

 

« NON BISOGNA TRALASCIARE le cose della guerra, però occorre dedicarsi intensamente all'utilità e al vantaggio di tutti; le condizioni del popolo devono essere migliorate ». Così parlava al suo Senato l'imperatore della Russia Pietro I nel 1721. Il desiderio di compiere riforme economiche era comune a molti principi e re del XVIII secolo. I consigli e i precetti che i regnanti destinavano ai loro eredi non contenevano più orgogliosi piani di conquista e di guerre, come ad esempio si legge nel testamento di Luigi XIV, ma indicavano le varie attività che potevano arricchire il paese.
Le ragioni di questo atteggiamento sono varie.
Durante il secolo XVIII in Europa si hanno lunghi periodi di pace. Dagli sterminati possedimenti coloniali i maggiori Stati traggono enormi guadagni che offrono l'occasione di iniziare sempre nuove e più redditizie imprese.
Vi è poi un grande progresso delle scienze e vengono inventate numerose macchine che moltiplicano la capacità lavorativa dell'uomo: dalla macchina a vapore di Newcomen (1705-1712) alla macchina cardatrice (1748) e al telaio meccanico per tessitura (1787), dalla macchina a vapore Watt (1781) alla trebbiatrice per grano (1786).

RIFORME SOCIALI
I regnanti cercano in ogni modo di dare al popolo migliori condizioni di vita. Anzitutto limitano od annullano molti antichi privilegi posseduti da nobili ed ecclesiastici; tolgono ad essi vaste estensioni territoriali che erano lasciate quasi incolte. I latifondi, divisi in piccoli lotti, vengono distribuiti fra i contadini, trattati sino allora quasi come schiavi. Queste riforme vengono attuate specialmente in Russia, in Prussia e in Austria dove si abolisce l'antica istituzione della servitù della gleba. In ogni Stato si cerca di diffondere la istruzione fra il popolo e si migliorano le condizioni del lavoro regolandolo con leggi più umane.
In Italia molti principi fanno a gara nel tentare riforme capaci di aumentare la ricchezza del paese a beneficio di tutti. In questa opera si distinguono l'imperatrice Maria Teresa in Lombardia, i re Sabaudi in Piemonte, i Borboni a Parma e Leopoldo di Lorena in Toscana.

IL COMMERCIO Nel XVIII secolo tutti i governi dedicano particolari cure alle attività commerciali, in cui vedono una notevole fonte di ricchezza. La Spagna, prima fra le nazioni europee, abolisce i dazi doganali interni favorendo in tal modo un più attivo scambio di prodotti. In Svezia, in Gran Bretagna e in Russia, gruppi di cittadini, in maggioranza nobili, riuniscono i loro capitali e costituiscono grandi compagnie di navigazione.
L'Austria, venuta in possesso di buona parte dell'Italia settentrionale, incoraggia e favorisce la navigazione sull'Adriatico potenziando i porti conquistati e migliorando le comunicazioni nel retroterra per unire i maggiori centri dell'impero con Trieste e Fiume.
Per trasformare il suo Stato in una potenza marinara, l'imperatore d'Austria Carlo VI fa qualcosa di simile a quello che gli Olandesi e gli Inglesi cominciavano a praticare sulle coste atlantiche: crea dei porti franchi dove i commercianti di qualsiasi nazionalità possono entrare con le loro navi senza pagare alcuna tassa. La grande affluenza di navi fece sorgere a Trieste, a Fiume e in alcune cittadelle marittime dell'Adriatico, soggette all' Austria, numerose imprese commerciali e industriali.

L'INDUSTRIA Lo sviluppo commerciale porta ad una intensa attività industriale. I governanti di ciascuno Stato temono che il valore delle merci importate nel proprio paese superi quello delle esportate. Ciò renderebbe passivo il loro commercio internazionale. Per avere molte merci da esportare si potenzia al massimo l'attività industriale; inoltre si cerca di esportare prodotti manufatti e non materia prima. Questo da due vantaggi: maggior lavoro per la popolazione e un maggior introito ottenuto con le vendite all'estero. Per raggiungere meglio il loro scopo, i governi istituiscono industrie vere e proprie con numerosi operai. In Prussia e in Austria si invitano esperti operai stranieri cui vengono offerti vantaggiosi contratti. In Russia lo zar Pietro I e poi Caterina II obbligano addirittura i più ricchi cittadini a riunire i loro capitali per formare società e costruire fabbriche.
Questo sistema danneggia però le attività artigiane e fa scomparire molte delle antiche corporazioni.

L'ASSOLUTISMO DELLE MONARCHIE Tutte queste riforme sociali ed economiche venivano imposte dai sovrani. Le varie monarchie erano infatti ancora assolute; solo in Gran Bretagna la monarchia accettava la collaborazione del Parlamento, in tal modo le leggi, discusse dai vari rappresentanti, interpretavano meglio i bisogni e le necessità del popolo. Negli altri Stati molte riforme volute, ad esempio, da un sovrano venivano poi modificate dal suo successore; in questo modo molte buone iniziative erano ostacolate con grave danno per la nazione.
Questa situazione si verificava specialmente in Francia, dove la monarchia era fortemente dispotica e circondata da una nobiltà generalmente inetta, responsabile della tremenda rivoluzione che si scatenerà alla fine del secolo.

(100) Prime
sedi umane
(101) Professioni Roma Antica
(102) Regni
romano barbarici
(103) Repubblica marinara Amalfi
(104) Repubblica marinara Genova
(105) Repubblica marinara Pisa
(106) Repubblica romana 1849
(107) Riforma e controriforma
(108) Riforme diciottesimo secolo
(109) Riforme di Solone
(110) Roma e il Papato
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 6-03-2014