repubblica romana anno 1849

 

QUANDO VENNE PROCLAMATA
Durante la prima guerra per l'indipendenza il papa Pio IX decise di ritirare le sue truppe dal conflitto. Naturalmente, la decisione del pontefice suscitò lo sdegno dei patrioti. Così, quando le truppe piemontesi, rimaste sole nella lotta, furono sopraffatte dall'esercito austriaco (luglio 1848), i patrioti romani fecero dimostrazioni di piazza per far intendere a Pio IX che egli era uno dei responsabili della sconfitta. Per far fronte alle continue sommosse popolari, il Papa affidò il governo a un uomo energico: l'insigne economista Pellegrino Rossi. Ma i disordini non cessarono. Il 15 novembre 1848, mentre stava recandosi in Parlamento, Pellegrino Rossi venne pugnalato a morte. Costernato per l'assassinio del suo primo ministro e convinto di non poter più far fronte alla grave situazione, il Pontefice decise di abbandonare Roma. La notte del 24 novembre egli lasciò di nascosto la città per rifugiarsi a Gaeta, ospite del re Ferdinando II di Napoli. Allora i repubblicani s'impadronirono del potere e convocarono un'Assemblea costituente. Questa, il 9 febbraio 1849, dichiarò decaduto il governo papale e istituì una nuova forma di governo, a cui venne dato il nome di « Repubblica Romana ». A capo della nuova Repubblica fu posto un triumvirato, che era formato da Giuseppe Mazzini, da Carlo Armellini e da Aurelio Saffi.

BREVE VITA DELLA NUOVA REPUBBLICA
La prima preoccupazione dei triumviri fu quella di dotare la Repubblica Romana di un esercito ben agguerrito. Essi prevedevano che Pio IX avrebbe chiesto aiuto a qualche potente nazione per riuscire a rientrare in possesso dei suoi domini. Il primo ad accorrere per porsi al servizio della nuova Repubblica fu Giuseppe Garibaldi.
In breve, giunsero a Roma centinaia di patrioti che avevano partecipato alla prima guerra per l'indipendenza, intanto il Pontefice era riuscito a farsi promettere aiuti militari dal Regno di Napoli e da altre potenti nazioni europee: l'Austria, la Francia e la Spagna. L'attacco contro la Repubblica Romana fu deciso verso la fine di aprile: gli Austriaci invasero la Romagna e le Marche, gli Spagnoli penetrarono nelle Paludi Pontine e le truppe di Ferdinando II si misero in marcia verso Roma. Intanto, a Civitavecchia, sbarcarono 6000 Francesi, al comando del generale Oudinot. Sebbene molto inferiori di numero, i soldati della Repubblica Romana decisero di far fronte agli attacchi degli avversari. Garibaldi e i suoi uomini compirono veri prodigi di valore: il 30 aprile dispersero davanti al Gianicolo le truppe francesi, costringendo l'Oudinot a chiedere l'armistizio; e alcuni giorni dopo sconfìssero duramente l'esercito di Ferdinando II a Palestrina e a Velletri. Dopo la richiesta d'armistizio, la Francia inviò a Roma un ambasciatore con l'incarico di giungere a un accordo con i triumviri della Repubblica. Ma le intenzioni del governo francese erano ben diverse: esso cercava di guadagnare tempo per inviare rinforzi al generale Oudinot. E infatti, non appena i rinforzi furono inviati, la Francia fece richiamare in Patria l'ambasciatore e denunciò la fine dell'armistizio per il 4 giugno. Ma l'Oudinot, per prendere di sorpresa i difensori di Roma, sferrò l'attacco all'alba del giorno prima. La lotta si fece subito estremamente accanita: asserragliati nelle ville situate alla periferia della città (Ville Corsini, Spada, Vascello, Panfìli, Valentini), trasformate in fortilizi, i soldati della Repubblica opposero una strenua, disperata resistenza. Per ben trenta giorni essi riuscirono a far fronte ai violentissimi, ripetuti attacchi delle truppe francesi. Ma il 3 luglio, ridotti ormai a un piccolo numero, furono costretti ad aprire le porte ai Francesi. La Repubblica Romana era durata esattamente cinque mesi.

La difesa di Roma costò la vita a centinaia di patrioti. Tra questi, ricordiamo il poeta Goffredo Mameli e Luciano Manara (l'eroe delle Cinque Giornate di Milano).
Giuseppe Mozzini, riprese la via dell'esilio; mentre Giuseppe Garibaldi, con 4000 volontari, lasciò Roma un giorno prima della resa per accorrere in aiuto,di Venezia, che resisteva ancora contro gli Austriaci.

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