repubblica marinara di Amalfi

 

DIRE « AMALFI » e pensare a Flavio Gioia « inventore della bussola » è quasi la stessa cosa. Ebbene, questo nome è da porre invece nel numero degli « uomini che non esistettero ». Flavio Gioia nacque per l'errore di una virgola. Nel 1500 lo storico Flavio Biondo scrisse della bussola come di un'invenzione degli amalfitani. Cinquantanni dopo, lo studioso bolognese Gian Battista Pio ricordò tale opinione scrivendo: « Ad Amalfi, in Campania, fu inventato l'uso della calamita, da Flavio si dice ». Egli intendeva dire : « Si dice, da parte di Flavio, che fosse inventato, ecc... ». Ma i suoi contemporanei capirono « Si dice che da Flavio fosse inventato... » e poi, uno storico napoletano diede a quel Flavio il cognome Gioia perché si convinse che fosse nato a Gioia, nelle Puglie; e così ne uscì che « Ad Amalfi in Campania, fu inventato l'uso della calamita da Flavio Gioia ». Il fatto comunque non toglie nulla al grande merito degli amalfitani, anzi! Essi erano venuti a conoscenza, attraverso gli Arabi, dell'antico « carro magnetico » usato dai Cinesi, composto da un ago calamitato infilato in una cannuccia galleggiante sull'acqua di un recipiente. Gli amalfitani perfezionarono quel primitivo aggeggio: misero l'ago in bilico su una punta, vi applicarono la rosa dei venti e infine idearono un sistema di sospensione cardanica, che manteneva orizzontale la scatola o « bossolo » (da cui il nome bussola) contenente l'ago.

LE ORIGINI E ASCESA
Amalfi fu la più antica Repubblica marinara italiana; delle sue origini non si sa molto; probabilmente fu fondata nel secolo IV dopo Cristo da coloni romani, a cui si aggiunsero marinai naufragati nel golfo di Salerno mentre si recavano a Costantinopoli. Verso l'anno 500, quando gli Ostrogoti calarono fino all'Italia meridionale, un centinaio di fuggiaschi della Campania venne ad aggiungersi al primitivo nucleo abitato. Nel 596 Amalfi era già una cittadina marinara, con un vescovo, abitata da gente coraggiosa e molto intraprendente, quasi tutti marinai di ferro. E ciò è naturale: il luogo in cui sorgeva la città era aspro e improduttivo: unica fonte dei mezzi di sostentamento, il mare.

L'INDIPENDENZA Amalfi si trovava nel territorio del Ducato bizantino di Napoli; quando i Longobardi estesero la loro dominazione sull'Italia meridionale, tentarono di assoggettare la città. Ma i duri amalfitani resistettero con le armi e, dopo molti anni di lotte e assedi, riuscirono nell'839 a rendere la loro città indipendente. Amalfi divenne una repubblica, capeggiata da un « comes » eletto dal popolo. Il suo territorio si estendeva su tutta la penisoletta a cui dava nome.

LA MASSIMA ESPANSIONE
Dopo il 950 ci fu il periodo del massimo splendore di Amalfi: i suoi marinai e commercianti crearono poderose basi commerciali in Terrasanta e in Egitto; a Tunisi, Tripoli, Alessandria, San Giovanni d'Acri, Costantinopoli. Attraverso il Bosforo le loro navi si spingevano anche nel Mar Nero e infatti esistono i resti di un «Porto Malfitan» presso l'attuale Sebastopoli. Ovunque fondarono quartieri con fondachi, magazzini, chiese e ospedali. Al principio del nuovo millennio Amalfi era divenuta il massimo emporio commerciale di tutto il Tirreno; e diede il suo grande contributo alla rinascita dell'Occidente, oltre che con la bussola, anche con le famose « Tavole Amalfitane » (ora conservate nel Museo della città) : un codice di diritto commerciale marittimo, che servì poi di base per tutti i codici marittimi medioevali.

IL TRAMONTO E LA FINE
Ma il tramonto si avvicinava; tutta presa nel suo sforzo di espansione commerciale, Amalfi trascurò di crearsi una forza militare. Cosicché, quando nel 1073 venne assalita dai Normanni che dalla Contea di Aversa si espandevano in tutta l'Italia meridionale, Amalfi preferì sottomettersi a Roberto il Guiscardo. La soggezione ai Normanni avviò Amalfì a una rapida rovina; infatti l'imperatore di Costantinopoli, impaurito per la minacciosa espansione dei Normanni, chiese aiuto a Venezia; e i veneziani, accaniti rivali degli amalfitani, ottennero in cambio condizioni che furono disastrose per Amalfì. Gli amalfitani dovettero cedere ai veneziani una parte dei quartieri che possedevano a Costantinopoli, aprir loro tutti gli stabilimenti che avevano in Levante e versare a Venezia una fortissima tassa annua per i loro fondachi in Costantinopoli. Nonostante tutto, forse, Amalfi avrebbe potuto reggersi in piedi: ma il colpo di grazia le venne da Pisa, il nuovo « astro nascente » delle Repubbliche marinare, naturalmente sua fierissima rivale. Essa approfittò delle difficoltà in cui si trovava Amalfi e in due riprese (nel 1135 e nel 1137) assalì la città devastandola. Gli amalfitani, disperatamente, tentarono di far risorgere i loro commerci, ma quando salirono al trono gli Angioini, fu proibito ogni commercio con l'estero. E Amalfi si avviò a rapida rovina. Nel 1343 una tremenda tempesta devastò il porto. Quasi tutti i suoi abitanti furono costretti ad emigrare e la città, un tempo grande e fiorente, divenne un piccolo e povero borgo.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 6-03-2014