Patrizi e Plebei

 

DOPO LE VITTORIE sui popoli punico e macedone, Roma era diventata ricca e potente. La modesta città di pastori e di agricoltori si era trasformata nella splendida capitale di un vastissimo territorio ed era diventata la più grande città del mondo. Ma non fu solamente Roma a mutare; si cambiarono anche i Romani: i cittadini di Roma infatti, specialmente dopo la conquista della Grecia, paese di antica civiltà, impararono ad apprezzare modi raffinati di vita. Il vivere severo e parsimonioso di un tempo si era cambiato in una vita oziosa e fastosa. Le conquiste e le ricchezze ottenute con le guerre non andarono però a vantaggio di tutto il popolo romano ; soltanto pochi ne trassero vantaggio e precisamente i nobili, detti allora ottimati o patrìzi. Erano infatti soltanto i patrizi che riuscivano a raggiungere le più alte cariche dello Stato e il comando degli eserciti: ciò permetteva loro di procurarsi notevoli ricchezze. Con il denaro facilmente guadagnato nelle guerre, i patrìzi comperavano dei terreni, nel Lazio e in altre province. Gli altri cittadini di Roma invece, cioè i plebei, partecipavano alle guerre come semplici soldati e guadagnavano poco o nulla combattendo. Quando poi tornavano, trovavano i loro campi incolti e aridi; per lavorarli e seminarli erano spesso costretti a fare debiti e molti preferivano venderli ai patrizi i quali diventavano, in tal modo,'padroni di grandi latifondi. I patrizi diventavano sempre più. ricchi ed i plebei sempre più miserabili. Questa situazione portò una profonda trasformazione nella vita sociale di Roma. Si diffuse allora il fenomeno dell'urbanesimo, cioè il trasferimento di migliaia di contadini nella città. In tal modo Roma si ingrandiva sempre più. Accanto agli splendidi monumenti e alle sontuose dimore dei patrizi si andavano estendendo i quartieri popolari, nei quali sempre più numerosi e miserabili dimoravano i plebei. Per alleviare la grande miseria del popolo si facevano ogni tanto distribuzioni gratuite di grano che, a dire il vero, non miglioravano molto la situazione. Ci fu, però, chi volle fare qualcosa di meglio e volle proporre una riforma fondamentale: questi furono i fratelli Gracchi.

I GRACCHI E LA LEGGE AGRARIA
I fratelli Tiberio e Caio Gracco erano figli di un plebeo e di una patrizia della famiglia degli Scipioni. I Gracchi per istinto e per nobiltà di sentimenti dedicarono la loro vita a risollevare le sorti della plebe. Si diedero perciò alla politica, con lo scopo di arrivare alla carica di tribuni della plebe. Il primo a conseguire questo scopo fu Tiberio Gracco, il maggiore dei due fratelli, che venne eletto tribuno della plebe nell'anno 133 prima di Cristo.
Appena ottenuta questa carica, Tiberio propose all'Assemblea del popolo romano una legge agraria che doveva porre un rimedio alla troppo netta divisione delle classi sociali e delle ricchezze dei Romani. La riforma agraria di Tiberio Gracco voleva :
1) applicare un'antica legge di Roma secondo la quale nessun cittadino romano poteva possedere più di 500 iugeri di terra (pari a circa 125 ettari odierni).
2) le terre espropriate in seguito a questa prima disposizione dovevano essere divise in lotti di 30 iugeri ciascuno e distribuite ai plebei.
3) coloro che avevano ottenuto queste terre dovevano impegnarsi a coltivarle e a versare un piccolo contributo allo Stato.
4) questi terreni non potevano più essere venduti.
La legge di Tiberio era una legge saggia, che avrebbe migliorato le condizioni del popolo romano e assicurato forse, per lunghi anni, pace e benessere a Roma.
Però l'altro tribuno della plebe, Marco Ottavio, pose il veto, ossia non la volle accettare. Tiberio allora fece deporre dalla carica il collega e la legge fu approvata. Il Senato intervenne giudicando ingiusta questa decisione e accusò Tiberio di voler abbattere la libertà e diventare padrone di Roma. I Senatori quindi incitarono il popolo alla rivolta e durante un tumulto Tiberio Gracco fu ucciso e il suo cadavere gettato nel Tevere. La legge proposta dal tribuno fu presto dimenticata. Dieci anni dopo venne eletto alla carica di tribuno della plebe il fratello di Tiberio, Caio Gracco. Egli volle anzitutto fare applicare la legge di Tiberio e portare a termine la riforma agraria. Volle inoltre concedere la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola italiana ed estendere, di conseguenza, la riforma agraria a tutta l'Italia. Le proposte di Caio Gracco vennero respinte, anche perché i Romani, nel loro orgoglio, non volevano essere considerati alla pari degli altri abitanti della penisola. Caio Gracco fu accusato di tradimento. I senatori sollevarono ancora una volta il popolo contro il tribuno della plebe. Caio Gracco tentò invano di fuggire; prima di essere raggiunto dalla folla inferocita si fece uccidere da un servo. Con la morte dei Gracchi la questione sociale di Roma rimaneva senza una soluzione e diventava anzi sempre più grave.

(85) Nascita ferrovia
(86) Nascita grande industria
(87) Nascita
lingua italiana
(88) Navi repubbliche marinare
(89) Opera civilizzatrice Roma
(90) Ordinamento Sacro Romano Impero
(92) Organizzazione chiesa alle origini
(93) Paladini
(94) Patrizi e Plebei
(95) Persecuzioni Cristiani
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014