opera civilizzatrice di Roma

 

VERSO IL 112 dopo Cristo, l'imperatore Traiano scriveva al proprio governatore in Bitinia (una provincia sulla costa meridionale del Mar Nero) una lettera dalla quale togliamo il seguente brano, che ci da assai bene l'idea della semplicità e della diligenza con cui il saggio imperatore seguiva l'amministrazione delle province dell'impero:
« ...ho saputo dalla tua lettera, o carissimo Secondo, in quale giorno sei giunto in Bitinia. Gli abitanti di questa provincia si accorgeranno, credo, come io li abbia a cuore... Innanzi tutto, tu devi esaminare i conti dei lavori pubblici, poiché mi risulta abbastanza sicuramente che c'è in essi qualcosa di poco chiaro... ». Conosciamo bene il governatore a cui era indirizzata la lettera: si trattava di Plinio Cecilio Secondo, detto Plinio il Giovane, un letterato del quale ci rimangono numerosi scritti. Egli fu un onestissimo e scrupoloso funzionario imperiale. Si pensi che ci ha lasciato ben 72 lettere da lui scritte a Traiano per esporgli la situazione della provincia che gli era affidata, illustrargli l'opera da da lui svolta e chiedergli direttive.

GRANDI COLONIZZATORI
Quello che abbiamo citato non è che un particolarissimo caso nella lunga e grandiosa storia della attività colonizzatrice di Roma. Se noi volessimo stabilire un confronto, anche con gli Stati colonizzatori moderni più progrediti, ci accorgeremmo che nessuno ha saputo realizzare nelle proprie colonie un governo forte, semplice e prospero come fece Roma. Con pochi funzionari e non molte truppe, Roma dominò su popoli diversissimi di razza, lingua e costumi, dall'Eufrate alla Scozia, dal Reno al deserto africano : e fu un dominio così pacifico, così tollerante e soprattutto così ricco di benefici per i popoli sottomessi che questi, molto spesso, preferirono continuare a vivere soggetti piuttosto che perdere i vantaggi economici, la pace, ed anche la cultura e i... divertimenti assicurati dalla amministrazione romana.
Importante fu anche l'applicazione della sua organizzazione amministrativa e del suo sistema ' monetario in paesi che spesso non avevano mai avuto né l'una né l'altro. Ma la più alta opera di civilizzazione svolta da Roma consistè nell'introduzione in queste terre della sua lingua e, soprattutto, del suo diritto. La lingua latina veniva imposta per tutti gli usi ufficiali e la parte più elevata della popolazione finiva con l'apprenderla, accostandosi così alla cultura romana. Per secoli e secoli, anche dopo il crollo dell'Impero, la lingua latina rimase in uso presso tutte le persone colte d'Europa : essa divenne così un importantissimo mezzo di diffusione della cultura, perché permetteva di intendersi agli studiosi dei diversi paesi. Anche le leggi di Roma venivano subito introdotte nel paese occupato. La maggior parte dei popoli sottomessi aveva avuto, fino allora, poche leggi, quasi sempre crudeli e basate sulla superstizione ; dall'applicazione della legge romana traevano grandi benefici : la vita diveniva per tutti più civile, pacifica e sicura.

IL RISPETTO PER LE IDEEimpero romano
Ma ci fu un aspetto della vita dei popoli soggetti che Roma, molto intelligentemente, si guardò bene dall'influenzare O'dal contrastare: si tratta della religione e delle tradizioni. Roma non si oppose mai ad alcuna religione, purché i principi di questa non ledessero il suo prestigio e la sua autorità; fu proprio questo il caso del Cristianesimo, che perciò Roma avversò con estrema energia. In ogni altro caso l'amministrazione romana si mostrò tollerantissima e indifferente; un esempio tipico fu il comportamento del governatore romano in Palestina, Ponzio Pilato, di fronte al popolo ebreo che reclamava la morte di Gesù: egli « se ne lavò le mani »; fu un gesto riprovevole, certo, se non altro perché era in gioco una vita (e di Chi!); ma era suggerito dalla « politica » di non immischiarsi mai nelle questioni religiose del paese governato. Bisogna aggiungere che i Romani, qualche volta, arrivarono addirittura ad « importare » in Roma le divinità dei popoli sottomessi per venerarle essi stessi.

IN GALLIA
Le condizioni della Gallia prima della conquista romana, era un immenso paese in gran parte coperto di foreste, privo di strade e di ponti, dove l'unico segno della presenza dell uomo erano le grosse borgate formate di capanne e cinte da palizzate di tronchi d'albero. Abitava queste terre un popolo di pastori e di cacciatori, rozzi, assolutamente incolti, crudeli nei riti e nelle battaglie. In questo paese, fra queste genti, giunsero, circa mezzo secolo prima dell'era cristiana, le legioni romane. Ebbene, come disse uno storico moderno, « un gallo, che fosse partito dalla sua terra prima dell'occupazione romana e ne fosse tornato dopo vent'anni, avrebbe riconosciuto a fatica i suoi luoghi: campi invece di foreste, strade, ponti, acquedotti, canali di irrigazione; e soprattutto non avrebbe più riconosciuto l'antico sistema di vita, sostituito da un dominio energico ma saggio e umano, dove la legge e la giustizia avevano un grande valore e l'amministrazione era rigorosa ». L'amministrazione romana lasciò inalterata la preesistente suddivisione dei Galli in numerosissimi popoli : « divide et impera » era una delle sue norme ; essa ha questo significato : dividi e governerai più facilmente. In questo modo infatti Roma evitava una coalizione gallica contro di sé. Tuttavia ogni tribù gallica aveva la facoltà di eleggersi dei magistrati1, che si riunivano ogni anno a Lione. L'amministrazione della giustizia fu tolta ai sacerdoti druidici e fu introdotta la legge romana.
Questo esemplare ordine amministrativo permise all'agricoltura e all'industria di raggiungere un livello da « miracolo economico » : acquistarono fama internazionale i vigneti della Burgundia e di Bordeaux; prosciugate le paludi, si poterono coltivare prati (Plinio parla addirittura di mietitrici meccaniche) e oliveti. Le industrie, che adottavano tecniche progredite, sfornavano ferri battuti, ceramiche, retri e tessuti. Per lo smercio di questi prodotti furono tracciati 19 000 chilometri di strade. Attraverso gli attivissimi porti di Narbo (attuale Narbonne), Massilia (Marsiglia), Antipoli (Antibes), Nicia (Nizza) le merci più pregiate prendevano la via della Spagna, dell'Italia, della Grecia, dove venivano rivendute, procurando lauti guadagni agli artigiani e ai mercanti di Gallia. I figli e i nipoti dei selvaggi cacciatori della foresta cominciarono così ad accumulare tante ricchezze che non rimpiansero per nulla la perduta libertà, ma, anzi, aspirarono ad imitare i loro dominatori. Vollero scuole e biblioteche per i loro figli, per sé ville, terme, teatri, arene. Sorsero (o fiorirono a nuova vita) in Gallia città che nulla avevano da invidiare a quelle d'Italia ; e la maggiore di tutte per grandezza (200 000 abitanti) e ricchezza era Lugudunum (Lione). Ma c'era anche Parigi, che si chiamava Lutetia (pr. lutezia). Scrisse l'imperatore Giuliano : « Ho passato l'inverno nella nostra cara Lutetia, perché così i Galli chiamano la piccola città dei Parisii, una piccola isola nel fiume. Ci si beve buon vino ». Anche allora !

IN BRITANNIA - Anche in Britannia, una volta conquistata, si videro sorgere le tipiche lussuose « domus » romane, specialmente a Londinium (Londra), anche allora, come dice Tacito, « grande centro commerciale e residenza preferita dai mercanti ». Ma naturalmente, per adeguarsi al clima, le domus ebbero tetti spioventissimi e impianti di riscaldamento a condutture d'aria calda ben più efficienti che nella stessa Roma. Naturalmente non mancavano i pavimenti a mosaico e le stanze da bagno. Ce n'è abbastanza per un popolo che pochi decenni prima vestiva di pelli e abitava nelle capanne. Ed ecco alcune città inglesi che vantano un'origine romana: York (anticamente Eburacum), Colchester (Camulodunum), Gloucester (Glevum), Worcester (Virpconium). E tutte avevano tanto di strade pavimentate, fori, portici, basiliche, templi; qualche volta anche terme capaci di centinaia di bagnanti. Persino Bath, con le sue acque termali, che le davano allora il nome di Aquae Salis, costituiva già un centro alla moda, dotato di impianti lussuosi. Settemilacinquecento chilometri di strade romane congiungevano tutte queste città. Quattro secoli durò la dominazione romana in Britannia; ma, bisogna dirlo, io spirito latino fece su questo popolo minor presa che sugli altri; cessata la dominazione, molti antichi costumi e la stessa lingua celtica ripresero il sopravvento.

IN SPAGNA Anche questo paese, in gran parte impervio e inospitale, fu letteralmente trasformato dal governo romano. Qui sorsero soprattutto miniere e industrie per la lavorazione dei metalli. A Rio Tinto esistono ancora i profondi pozzi minerari dell'età romana e le scorie rimaste rivelano un abilissimo sfruttamento del minerale estratto. A contatto con la civiltà latina, la Spagna divenne anche un centro di cultura: diede a Roma filosofi, poeti, magistrati e persino imperatori.

IN AFRICA Al tempo della dominazione romana era possibile recarsi da Tripoli allo Stretto di Gibilterra camminando sempre all'ombra degli olivi! Questa sbalorditiva notizia ci da una idea della prosperità che l'Africa settentrionale raggiunse l'unica volta che, nella sua storia, si trovò per lungo tempo sotto un governo potente, saggio e creatore di grandi opere. Dighe per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, ponti nelle gole montane dell'Atlante, canali di irrigazione, acquedotti furono le opere che fecero della provincia africana una delle più ricche dell'Impero.
Neppure la tecnica e i mezzi moderni hanno saputo ripetere questo miracolo economico, civile e amministrativo. E questo è segno che non sono tanto le « macchine » che contano per creare il benessere di un popolo e introdurre la civiltà in un paese, quanto uno Stato forte e ben organizzato, dotato di una legislazione saggia, di sudditi fedeli e di un'amministrazione attiva ed onesta.

(80) Monarchia assoluta in Francia
(81) Moti rivoluzionari
(82) Napoleone
e l'Italia
(83) Napoleone
in Egitto
(84) Nascita automobile
(85) Nascita ferrovia
(86) Nascita grande industria
(87) Nascita
lingua italiana
(88) Navi repubbliche marinare
(89) Opera civilizzatrice Roma
(90) Ordinamento Sacro Romano Impero
 
 
 
 
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