Nascita della lingua italiana

 

LE LINGUE NEOLATINE
Via via che Roma conquistava nuovi territori, romanizzava così profondamente le popolazioni sottomesse da sostituire alla loro lingua quella latina. Non si creda però che il linguaggio portato nei nuovi territori dai soldati romani o dai coloni fosse quello usato dai grandi scrittori latini. Intendiamoci, era sempre lingua latina, ma un linguaggio che si prestava più facilmente ad essere parlato dal popolo.
Infatti esso veniva chiamato latino volgare (dal vocabolo latino vulgus, popolo), per distinguerlo da quello letterario, usato dalle persone colte. Si noti in quale modo il popolo aveva trasformato alcuni vocaboli del latino letterario :
LATINO LETTERARIO LATINO VOLGARE
equus (cavallo) caballus
ignis (fuoco) focus
OS (bocca) bucca
oculus (occhio) oclus
calidus (caldo) caldus
columna (colonna) colomna

Il latino volgare rimase in uso nei territori occupati dai Romani, finché Roma lo impose ai popoli soggetti. Ma, con la caduta dell'Impero Romano (V secolo dopo Cristo), l'unità della lingua andò man mano perdendosi. Non più sottomessi ai Romani, i popoli che erano appartenuti all'Impero poterono fondere liberamente i vocaboli latini con quelli della loro lingua originaria.
Si vennero così formando delle nuove lingue, che furono dette neolatine (dal vocabolo greco « néos », nuovo ; quindi nuove lingue latine) oppure romanze, ossia romanizzate. Le lingue neolatine sono : il portoghese, lo spagnolo, il francese, l'italiano, il romeno e il ladino (una lingua parlata in una zona delle Alpi svizzere chiamata Canton dei Grigioni).

ORIGINE DELLA LINGUA ITALIANA
Tra le lingue neolatine, quella che dimostra più chiaramente la sua derivazione dal latino è senza dubbio l'italiano. E ciò si spiega col fatto che l'Italia rimase più degli altri territori dell'Impero sotto la dominazione romana. Non è certo possibile stabilire di preciso in quale momento alla lingua latina sia succeduta quella italiana, perché la trasformazione è avvenuta gradualmente ed è stata opera di più secoli.
Non si creda quindi che le prime frasi in lingua italiana fossero identiche a quelle che noi scriviamo attualmente.
Da principio saranno state molto simili a quelle latine. Infatti, in un documento, che risale al 746 dopo Cristo, troviamo scritta una frase come questa : « de uno lato decorre via publica » (da un lato passa la via pubblica). In latino si sarebbe dovuto scrivere: «de uno latere decurrit via publica». Si noti quindi la somiglianzà tra le due frasi.
Ma in documenti di due secoli dopo si può notare che la nostra lingua ha subito altre trasformazioni. In una pergamena che risale al 960 dopo Cristo, si può leggere questa formula di giuramento su quelle terre, per questi confini che qui si contiene, trent'anni le possedette la parte di san Benedetto. Tali documenti si fanno più numerosi dopo il Mille. Sebbene tutto il popolo usasse la nuova lingua per esprimersi, tuttavia gli uomini dotti continuavano ad usare il latino. Essi pensavano che quell'idioma non fosse degno di essere usato per scrivere poesie e altre opere letterarie.

LA LINGUA ITALIANA SI IMPONE
Se la maggior parte degli scrittori componeva in lingua latina, ci furono però alcuni tra il popolo che, sentendosi l'animo di poeta, preferirono scrivere le loro poesie nella nuova lingua. Ed ecco, nei primi anni del XIII secolo, la prima grande composizione poetica in lingua italiana : il Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi.
Riportiamo qui di seguito alcuni versi di questo componimento per far notare quali progressi avesse ormai compiuto la nostra lingua : Laudato sie, mi Signore, per sòra Luna e le Stelle, In cielo l'hai formate, chiare, e preziose e belle... Laudato sie, mi Signore, per sòra Acqua, La quale è molto utile, e umile, e preziosa e casta.
Un secolo dopo, e cioè nei primi anni del XIV secolo, Dante Alighieri scrisse un'opera col preciso intento d'invitare tutte le persone colte ad usare soltanto la lingua italiana. Egli apprezzava tanto la nascente lingua italiana da definirla luce nuova, sole nuovo, e si scagliò contro li malvagi uomini d'Italia, che apprezzano la lingua altrui e la propria dispregiano. Dante Alighieri, che pure era dottissimo e conosceva alla perfezione il latino, volle scrivere la sua più grande opera, la Divina Commedia, in lingua italiana. Da sommo poeta qual era, egli seppe portare la nuova lingua a un tal grado di perfezione da persuadere tutti che essa poteva ormai sostituire degnamente il latino.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014