nascita della grande industria

 

NEL 450 AVANTI CRISTO, per le vie di Atene si poteva assistere abbastanza spesso al clamoroso passaggio di un tale vestito con molta eleganza e assiso in una lussuosa portantina, seguita da un piccolo stuolo di servi e faccendieri. Al passante, ignaro, che chiedeva chi mai fosse quel nababbo, qualcuno rispondeva invariabilmente: È Cefalo: ha una fabbrica di scudi con centoventi operai! Come si vede, la grande industria ha quasi venticinque secoli di vita: anche se, a quei tempi, i casi come quello di Cefalo erano piuttosto rari. E questo dipende da un fatto fondamentale: allora mancavano le macchine. Infatti, l'industrialismo nacque con le macchine; fu La conseguenza delle grandi invenzioni scientifiche e tecniche compiute fra la fine del '700 e i primi decenni dell'800.

NASCONO LE MACCHINE
Nel 1717 il carbone di legna era stato sostituito, nelle fonderie, con il coke, e per questo il numero degli altiforni era cresciuto enormemente; già fin dal 1733 Paul Lewis aveva costruito la prima filatrice automatica moderna; nel 1768 fece la sua comparsa l'anima della nuova industria: la macchina a vapore. Le soffierie delle ferriere, mosse ad acqua, furono sostituite dalla macchina a vapore di New-comen e nel 1775 da quella più perfetta del grande Giacomo Watt. I laminatoi, introdotti da poco, e i magli furono anch'essi azionati a vapore. Così la selva degli altiforni si diffuse in Inghilterra, in Germania, in Francia e nello stesso tempo si creavano le industrie sussidiarie: all'inizio del XIX secolo, alla periferia di tutte le grandi città europee fumavano già decine e decine di ciminiere. Le macchine, sempre più perfezionate, entravano trionfalmente in tutte le industrie, sostituendosi in buona parte all'operaio. Al posto dell'antica bottega artigiana, ricordo di altri tempi, sorse la gigantesca fabbrica moderna con abbondante macchinario e centinaia di operai. Giungiamo così al 1815, l'anno della caduta di Napoleone e del congresso di Vienna. Comincia per l'Europa un periodo di pace, durante il quale le invenzioni fatte nel secolo precedente trovano la loro completa applicazione; basta dire questo: nel trentennio che corre fra il 1820 e il 1850 la vita dei popoli mutò più di quanto non era mutata nei tre secoli precedenti! Per esempio, in Inghilterra, nel 1800, venticinque anni dopo l'invenzione del Watt, c'erano 239 macchine a vapore ; nel 1835 il loro numero era salito a 1935.

NASCE LA CLASSE OPERAIA
Abbiamo visto che la fabbrica, nata dalla necessità di produrre in gran quantità e rapidamente per diminuire i costi, aveva soppiantato l'artigianato sia della città che della campagna. Per questo motivo, moltissimi artigiani lasciarono la loro attività ormai non redditizia ed entrarono a lavorare nelle fabbriche, e con loro entrarono molti contadini, e giovani senza lavoro e persino bambini e donne, spinti dalla necessità di guadagno.
Tutti costoro formarono il salariato, la classe degli operai, di coloro cioè che avevano come unica risorsa la retribuzione del proprio lavoro manuale, svolto alle dipendenze di un padrone, l'imprenditore.

MISERIA DEL PROLETARIATO
Le condizioni di vita di questi proletari (erano così chiamati nell'antica Roma i cittadini poveri, che nei registri censuari registravano soltanto la prole, i figli) furono all'inizio assai misere, senz'altro peggiori delle condizioni degli antichi artigiani a domicilio: questi, infatti, se vivevano in campagna integravano con i lavori agricoli i magri guadagni; se vivevano in città, avevano assicurato dalle Corporazioni almeno un lavoro continuativo. Gli operai non avevano alcuna organizzazione corporativa che li tutelasse, erano malsicuri nel lavoro, senza difesa e abbandonati alla volontà dell'industriale per tutto quello che riguardava la fissazione dei salari e delle condizioni di lavoro.
Gli orari nelle fabbriche spesso erano terribili: si arrivava a 80 ore settimanali di lavoro, cioè circa 13 ore al giorno, quasi il doppio degli orari di oggi! E tutto ciò in ambienti spesso malsani. La miseria costringeva le famiglie a mandare al lavoro anche le donne, ed era uno spettacolo normale vedere bambini persino di otto anni che compivano lavori durissimi per dieci, undici ore al giorno. Gli operai vivevano in squallidi e malsani tuguri alla periferia delle città e naturalmente non esisteva nessun genere di istruzione, né di assistenza medica, né di assicurazione contro gli infortuni, che erano allora frequentissimi.

LA LOTTA DI CLASSE
Questo stato di cose provocò, negli anni fra il 1815 e il 1825, uno stato di insoddisfazione e di ribellione nel proletariato. I governi non intervenivano a regolare i rapporti di lavoro, perciò la classe operaia si sentiva alla mercé degli imprenditori: non le rimaneva altra difesa che la riunione di tutte le sue forze in compatte associazioni. Riuniti in Organizzazioni sindacali gli operai sarebbero divenuti un esercito disciplinato, capace di lottare con la forza del numero. Iniziava così la lotta di classe, per ottenere migliori condizioni di lavoro e di vita.
In tutte le nazioni, le leggi vietavano severamente le organizzazioni operaie; perciò, grazie anche all'appoggio dei cittadini più intelligenti, si iniziò la lotta per ottenere la libertà di associazione. Nel 1824 in Inghilterra si arrivò alla legge che permetteva le associazioni operaie e nove anni dopo, nel 1833, nacque la grande organizzazione delle Trade Unions (pron. trèid iùnions) cioè Unione di mestiere: e nacque, può sembrare strano, per opera di un industriale!
Da allora, la classe operaia migliorò continuamente le sue condizioni; oggi, i tempi in cui gli operai erano costretti a un lavoro durissimo e mal pagato sono rimasti solo un triste ricordo del passato.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014