Le lotte per le investiture

 

UN UOMO CAMMINA nella neve, nel vallo tra le prime e le seconde cerchia di mura di un castello. È a piedi nudi, vestito di sacco; cammina con la testa china e in tutti i suoi movimenti rivela il dolore e l'umiltà. Tutto il giorno rimane da attendere, prima di concedergli di superare la cinta. Oltre questa si trova un nuovo intervallo: un altro giorno in attesa, passato a recitare preghiere di penitenza. L'inverno è rigidissimo e tutti quelli che passando osservano il penitente si commuovono. Ma dovrà passare ancora un altro giorno, il terzo, perchè il pellegrino venga ammesso al cospetto di chi lo attende, al castello: il Papa. Il enrico IVpenitente si inginocchia ai piedi del Papa e implora perdono; ascolta dei severi rimproveri; gli sono imposte dure condizioni, ed egli le accetta purché gli sia tolta la condanna della scomunica che pesa su di lui. Finalmente il Papa gli va incontro e lo alza: è perdonato. Siamo a Canossa, un castello sull'Appennino Reggiano, nel gennaio del 1077. Quel penitente è l'imperatore di Germania Enrico IV.
Come si era potuta creare una situazione così grave? Di quale forza aveva potuto disporre il Capo della Chiesa per piegare a una simile umiliazione il superbo Imperatore?

I VESCOVI - CONTI
Era stato l'imperatore Ottone I l'iniziatore della consuetudine di dare ai vescovi anche il titolo di conte, o feudatario, della città ove esercitavano la loro missione. Scegliendo uomini di Chiesa e non uomini d'arme, l'imperatore si assicurava una maggior fedeltà ed evitava il pericolo che i conti si coalizzassero contro di lui. Ma quanto la cosa era di vantaggio all'Impero, tanto era di danno alla Chiesa. Infatti, dal momento che i vescovi erano divenuti suoi funzionari, era naturale che l'imperatore pretendesse di essere lui a nominarli: avrebbe così potuto scegliere uomini di sua completa fiducia. I successori di Ottone e gli imperatori della casa di Franconia, che seguirono ad essi, instaurarono appieno questo sistema. Ma che accadde? Che le persone più indegne, purché fossero gradite all'imperatore, ricevettero il titolo di vescovo. L'imperatore, per far ben tutelare i propri interessi, sceglieva persone adatte al governo ed esperte negli intrighi della politica; ma costoro non erano certo i più preparati per occuparsi delle anime dei fedeli ; spesso non erano neppure sacerdoti. Occorreva che la Chiesa ponesse rimedio ad un simile scandalo. Poiché si trattava di stabilire a chi spettasse di « investire » della loro autorità i vescovi, la contesa che nacque fra il Papato e l'Impero fu detta « lotta per le investiture »

GREGORIO VII ED ENRICO IV
Nel 1073 fu eletto papa un energico, attivissimo monaco, Ildebrando, nativo di Soana. che prese il nome di Gregorio VII. Appena proclamato papa, egli affrontò con decisione il grave problema delle investiture: dichiarò che l'autorità del papa era superiore a quella dell'imperatore e che questi non poteva arrogarsi il diritto della nomina dei vescovi. Ma anche Enrico IV di Franconia, l'imperatore che governava in quel momento, era un carattere forte. All'ingiunzione del Papa reagì convocando a concilio i suoi fedeli a cui aveva dato il titolo di vescovo; e quelli, dietro suo invito, dichiararono Gregorio deposto dal trono papale. Terribile fu la risposta del Papa : destituì quei vescovi e contro l'Imperatore lanciò la scomunica la quale, tra l'altro, scioglieva i sudditi dall'obbligo di obbedienza. Il popolo dell'Impero si trovò a scegliere fra l'obbedienza all'Imperatore e l'obbedienza al Papa: scelse di obbedire a quest'ultimo. Enrico IV si trovò solo e molti principi del suo stato si levarono contro di lui.
Ed ecco, allora, il re scomunicato, timoroso di perdere il trono, recarsi a Canossa, nel gennaio del 1077, per ottenere il perdono dal Papa, e riconquistare così l'obbedienza dei nobili e del popolo. Ma il ricordo della grave umiliazione subita gli tormentava l'animo, e ben presto pensò di vendicarsi. Raccolse un esercito e ridiscese in Italia; assediò Roma e riuscì a penetrarvi.
Il Papa fu posto in salvo dal re normanno Roberto il Guiscardo, che governava allora l'Italia meridionale. In quello stesso anno Gregorio VII morì in esilio. Ma le lotte che gli avevano logorato la vita non erano state vane. Nel 1122, col Concordato di Worms tra il Papato e l'Impero, gli imperatori rinunciavano per sempre alla nomina dei vescovi e lasciavano la Chiesa libera da ogni intromissione esterna.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014