Italia dopo la seconda guerra mondiale

 

IL GIORNO 8 maggio 1945, alle ore 23,01 la guerra terminò in Europa. Sul continente terribilmente devastato, dai Pirenei al Don tornò il silenzio, dopo quasi sei anni: un silenzio pauroso, che copriva i milioni di morti e le città ridotte a distese di macerie annerite.
Per l'Italia l'orrore della guerra era terminato pochi giorni prima, con la completa occupazione del nostro paese da parte delle truppe alleate e di quelle iugoslave del maresciallo Tito.
Le condizioni in cui l'Italia usciva dalla guerra erano spaventose: i bombardamenti aerei avevano devastato le industrie, le ferrovie, i porti. I combattimenti violentissimi che erano stati impegnati su quasi tutto il territorio avevano raso al suolo città e villaggi, sconvolto le strade, le linee elettriche, demolito i ponti, devastato le campagne e le coltivazioni. Dovunque regnava lo squallore del dopoguerra.
Erano morti più dì 400 000 Italiani. Tutto da rifare, dunque; bisognava ricominciare da capo, come accadeva in tutta Europa. I nuovi governi avevano davanti a sé i grossi compiti della ricostruzione e della pacificazione, poiché la divisione dell'Italia in due parti aveva portato anche alla divisione degli animi. Questo compito venne subito affrontato dal primo Ministero, creato il 18 giugno 1944 subito dopo la liberazione di Roma e presieduto da Ivanoe Bonomi.
Già dal 5 giugno il vecchio re Vittorio Emanuele III aveva ceduto i poteri al figlio Umberto II, il quale era divenuto così « luogotenente del regno ». Durante la luogotenenza, a Bonomi successe il governo presieduto da Ferruccio Parri, uno degli organizzatori della resistenza antitedesca; dopo cinque mesi anche il governo Parri si dimise e il 10 dicembre del '45 il luogotenente affidò l'incarico del governo ad Alcide De Gasperi, un anziano parlamentare trentino. Questi tre governi erano sorretti dai sei partiti (liberale, democratico cristiano, democratico del lavoro, d'azione, socialista e comunista) che avevano fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale, il « governo » partigiano che aveva diretto la lotta di liberazione in rappresentanza del Governo italiano. Perciò, nonostante la loro vita fosse difficile, riuscirono a rimettere in moto la macchina dello Stato, a salvare la nazione dalla fame, a iniziare la rinascita economica, a riorganizzare i trasporti.

L'ITALIA REPUBBLICANA
Il nuovo governo De Gasperi affrontò subito la questione istituzionale. Il 9 maggio 1946 il vecchio sovrano Vittorio Emanuele III, dopo 46 anni di regno, abdicava al trono in favore del figlio. Il 2 giugno 1946 si tenne il grande
« referendum », in cui tutti gli Italiani furono invitati a scegliere tra Repubblica e Monarchia; il referendum diede
12 717 923 voti alla Repubblica contro 10 719 284 alla Monarchia. La maggioranza degli Italiani aveva scelto la forma repubblicana, e l'Italia così divenne una repubblica: il 13 giugno Umberto II andò in esilio in Portogallo.
Il 28 giugno un illustre napoletano, Enrico De Nicola, già famoso come giurista, fu eletto primo Presidente Provvisorio della Repubblica Italiana.
l'italia dopo la seconda guerra mondiale
IL TRATTATO DI PACE Un anno dopo, ai primi di luglio del 1947, si riunì a Parigi la conferenza a cui parteciparono i rappresentanti di tutti gli Stati vittoriosi, per preparare i trattati di pace (senza ammettere i vinti alla discussione). L'Italia fu solamente sentita, il 10 agosto, quando De Gasperi fece all'assemblea un nobile e dignitoso discorso. Il trattato fu accettato (o per meglio dire, subito) dall'Italia e il 6 settembre fu firmato dal Capo dello Stato italiano. Le sue condizioni furono dure: l'Italia perse tutte le colonie, nessuna esclusa, e la sovranità sull'Albania; dovette cedere alla Jugoslavia la regione a est della linea Gorizia-Tarvisio, l'Istria e i territori dalmati. Dovette inoltre consegnare alla Grecia il Dodecaneso, alla Francia alcuni territori alpini di confine (zone di Tenda, Monginevro, Valle Stretta nei pressi di Bardonecchia, Moncenisio, Piccolo San Bernardo). Inoltre l'Italia dovette consegnare alle potenze vincitrici alcune unità della flotta. Naturalmente, i beni italiani all'estero andarono completamente perduti.

DUE GRANDI ITALIANI Le elezioni per il primo Parlamento della Repubblica Italiana furono tenute il 18 aprile del '48; in quelle elezioni il partito "della Democrazia Cristiana raccolse il maggior numero di voti. Alcide De Gasperi, capo del partito, divenne quindi praticamente l'uomo su cui venne a cadere la responsabilità di guidare l'Italia sulla via della rinascita; ed egli seppe portare questa responsabilità. Egli governò per otto anni l'Italia avvicinandola alle nazioni occidentali.
Un altro uomo a cui l'Italia deve molto per la sua rinascita fu Luigi Einaudi, il quale fu eletto primo Presidente della Repubblica Italiana l'11 maggio 1948. Economista di fama mondiale, Einaudi seppe indirizzare molto bene la rinascita economica del paese. Un formidabile aiuto per la nostra ripresa venne dal cosiddetto Piano Marshall (dal nome del segretario di Stato americano), in base al quale l'Italia e molti altri paesi, a partire dal 1948, ricevettero dagli Stati Uniti fortissimi aiuti in denaro, in beni, in commesse alle industrie.
In ogni modo, è bene dire che il primo grande autore della rinascita dell'Italia fu il popolo italiano. Non solo in pochi anni furono ricostruite le industrie, le strade, le ferrovie, le centrali elettriche, ma furono create nuove grandiose opere pubbliche: una grande rete di autostrade, industrie; aeroporti; centrali e un numero enorme di piccole e medie industrie.

LA NUOVA COSTITUZIONE
Sempre durante il 1947, una assemblea di giuristi e di uomini politici (Assemblea Costituente) preparò la nuova Costituzione dello Stato Italiano, che avrebbe dovuto sostituire lo Statuto promulgato da Carlo Alberto il 4 marzo 1848, e perciò chiamato Albertino. Il 31 dicembre 1947 lo Statuto cessò di avere valore e il 1° gennaio entrò in vigore la nuova Costituzione composta di 139 articoli.

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anno 1492
 
 
 
 
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