irredentismo italiano

 

PER IRREDENTISMO s'intende ogni movimento nazionale diretto a ricongiungere alla madre patria i territori soggetti ad uno Stato straniero. Si chiamano così terre « irredente » quelle che si trovano soggette alla dominazione straniera.
L'irredentismo italiano ebbe origine nel 1866, subito dopo la terza guerra per l'indipendenza.
Fu appunto in seguito all'esito sfortunato di quel conflitto che alcuni territori italiani, già liberati dalle nostre truppe, dovettero ritornare sotto la dominazione austriaca. Gli avvenimenti andarono precisamente così: proprio nel momento in cui i garibaldini stavano puntando verso Trento e l'esercito di Vittorio Emanuele II giungeva all'Isonzo per procedere verso Trieste, la Prussia, nostra alleata, chiedeva l'armistizio all'Austria. La pace, firmata a Vienna il 3 ottobre 1866, fu un durissimo colpo per l'Italia: il Trentino e la Venezia Giulia restavano in mano agli Austriaci. Quante speranze rimanevano deluse!
I primi a reagire furono i patrioti: essi volevano che l'Italia riprendesse da sola la guerra. Erano pronti a dare la propria vita pur di rimediare ad una pace così ingiusta. Ma il desiderio dei patrioti non poteva essere esaudito: Vittorio Emanuele II sapeva benissimo che l'esercito italiano non avrebbe potuto affrontare da solo quello austriaco. Bisognava attendere ancora!...
Nel frattempo, si doveva preparare il popolo italiano alla riscossa. Ebbene, molti di quei patrioti si posero subito all'opera : fondarono la « Società dell'Italia irredenta » e si assunsero il compito di rammentare agli Italiani, con scritti e discorsi, che avevano un urgente dovere da compiere: quello di liberare dallo straniero le terre irredente. Tali patrioti, per la maggior parte di Trento e Trieste, furono detti irredentisti.

IL PRIMO MARTIRE DELL'IRREDENTISMO
II 1882 fu l'anno delle grandi delusioni per gli irredentisti. Allo scopo di avere una forte alleata in caso di una guerra contro l'Austria, l'Italia aveva stretto relazioni cordiali con la Francia, fin dal 1870. Ma ecco che nel 1881 i rapporti tra le due nazioni si guastarono improvvisamente. E la ragione fu questa: la Francia, con scaltra mossa, occupò la Tunisia proprio quando l'Italia stava pensando di porvi piede. Lo sdegno degli Italiani fu enorme. Essi non poterono fare a meno di considerare la Francia come nemica. Si presentava allora per l'Italia un grave problema: quello di assicurarsi altre alleanze. Esclusa la Francia, gli Stati più potenti d'Europa erano la Germania, l'Austria e la Russia. Come sarebbe potuta l'Italia rimanere sola, di fronte a così grandi potenze, unite per di più da rapporti cordiali? Si venne allora a creare per la nostra Patria una situazione del tutto particolare: per evitare il pericolo di rimanere isolata, fu costretta a cercare l'alleanza della Germania e dell'Austria, la sua più acerrima nemica. Il 20 maggio 1882, l'Italia firmò con queste due nazioni un trattato che venne detto, della « Triplice Alleanza ».
Gli irredentisti videro crollare tutte le loro grandi speranze: tale alleanza aveva tutta l'aria di una rinunzia alle terre italiane ancora in possesso dell'Austria. Era troppo! Bisognava ad ogni costo protestare.
« Ma a che servirebbero ormai scritti e discorsi? Trieste ha bisogno di un martire! Solo così si potrà far intendere a tutti gli Italiani che l'alleanza con l'Austria è una cosa assurda ! » Queste sono le idee di Guglielmo Oberdan, un giovane triestino fuggito a Roma per non servire nell'esercito austriaco. Saputo che l'imperatore d'Austria deve recarsi a Trieste, Oberdan parte da Roma: egli ha in mente un piano per poter dimostrare all'Imperatore tutto il suo grande amore per Trieste. Ma un compagno l'ha tradito: la polizia austriaca gli è già alle calcagna. E così, prima ancora di giungere a Trieste, Guglielmo Oberdan viene arrestato. Gli trovano indosso delle bombe. Condotto nelle carceri di Trieste, viene accusato di voler uccidere l'Imperatore. La sentenza del tribunale austriaco è tremenda: il giovane irredentista viene condannato a morte. La mattina del 20 dicembre 1882, Guglielmo Oberdan sale il patibolo per essere impiccato. Prima di morire, egli pronuncia queste parole: « Muoio contento, perché spero che la mia morte gioverà in breve a riunire la mia cara Trieste alla Madrepatria ». Due giorni dopo il supplizio di Oberdan, il poeta Giosuè Carducci scriveva: « Italiani, facciamo un monumento a Guglielmo Oberdan. Riprenderemo Trieste all'Imperatore ! »
terre irredente dopo la terza guerra per l'indipendenza
GLI IRREDENTISTI IMPONGONO LA GUERRA ALL'AUSTRIA
II 28 luglio 1914, l'Austria dichiarò guerra alla Serbia. La Germania entrò subito nel conflitto secondo gli accordi che aveva preso segretamente con l'Austria. E l'Italia? Un articolo della Triplice Alleanza stabiliva questo: nessuna delle tre nazioni che vi avevano aderito poteva iniziare una guerra senza prima aver consultato le altre due. Poiché l'Italia non era stata avvertita, non era in dovere di schierarsi al fianco della Germania e dell'Austria. Perciò l'Italia si dichiarò neutrale.
Ma gli irredentisti non si dettero pace. « Che si aspetta? » essi dicevano. « Non è questo il momento più opportuno per attaccare l'Austria? » « Ora o mai più! » ecco, la loro parola d'ordine. I più audaci di essi fuggirono dalle terre sottomesse allo straniero per non vestire la divisa dell'esercito austriaco. Tra questi ricordiamo Nazario Sauro, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Cesare Battisti. Quest'ultimo si prodigò con la parola e gli scritti per spronare gli Italiani a riscattare le loro terre irredente. A favore dell'intervento in guerra si schierarono in breve molti Italiani illustri, tra i quali il poeta Gabriele D'Annunzio. Finalmente, il grande momento giunse: il 24 maggio 1915, Vittorio Emanuele III dichiarò guerra all'Austria. La lotta fu lunga e dura, ma alla fine vittoriosa: nel novembre 1918 le terre italiane soggette all'Austria erano liberate.

DAMIANO CHIESA
Nel 1914, per non arruolarsi nell'esercito austriaco, Damiano Chiesa lasciò Rovereto, sua città natale, e si trasferì a Torino. Non appena l'Italia dichiarò guerra all'Austria, egli si arruolò volontario nel nostro esercito. Fatto prigioniero dagli Austriaci e condotto a Trento, fu condannato a morte per alto tradimento.
CESARE BATTISTI
Quando l'Italia entrò in guerra, Cesare Battisti si arruolò volontario in un reggimento di Alpini. Nel luglio 1916 cadde prigioniero degli Austriaci. Condotto a Trento, fu condannato a morte per alto tradimento. Il 12 luglio 1916 fu impiccato nel Castello del Buon Consiglio di Trento.
NAZARIO SAURO
Nato a Capodistria, Nazario Sauro si arruolò volontario nella Marina italiana. Compì parecchie audaci imprese nelle acque di Trieste e di Parenzo. Caduto prigioniero degli Austriaci, fu condannato a morte e impiccato il 10 agosto 1916.
FABIO FILZI
Nato a Pisino (Istria), Fabio Filzi riuscì nel 1914 ad entrare in Italia. Scoppiata la guerra, si arruolò volontario nel nostro esercito. Fu fatto prigioniero con Cesare Battisti e con lui impiccato nel Castello di Trento.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014