invasioni Barbariche

 

Nel marzo dell'anno 537, l'esercito degli Ostrogoti di oltre 100 000 uomini, al comando di Vitige, poneva l'assedio alla città di Roma, difesa dal generale bizantino Belisario. L'assedio durò esattamente un anno. Le forti mura aureliane seppero resistere al furore dei barbari, ma la fame, la sete, le malattie decimarono la popolazione. Quando Vitige tolse l'assedio, ben pochi erano i Romani sopravvissuti. Abbandonata Roma, l'esercito di Vitige si portò a Rimini, ma ancora una volta intervenne Belisario e la città fu liberata dall'assedio. Anche qui molte furono le vittime e le distruzioni. L'esercito degli Ostrogoti si spinse quindi nella Pianura Padana, che venne largamente devastata.
Poi mosse su Milano e la cinse d'assedio. Belisario voleva soccorrerla, ma, non avendo ricevuto da Bisanzio i rinforzi richiesti, dovette rinunciare. I Milanesi si difesero tenacemente, ma alla fine dovettero arrendersi. Gli Ostrogoti irruppero come pazzi nell'infelice città e si diedero a saccheggiare, a incendiare, a uccidere senza pietà. Poi vennero abbattute le mura di difesa e incendiate e devastate moltissime abitazioni e numerosi edifici pubblici. Così una grande città era ridotta in poco tempo ad un gigantesco ammasso di rovine e in essa rimanevano pochi abitanti, per lo più donne, vecchi e fanciulli terrorizzati e privi di ogni cosa. Anche Milano, come Roma e come molte altre città italiane, doveva sopportare un lungo periodo di decadenza. In quello stesso anno, le devastazioni operate dagli Ostrogoti nelle campagne ebbero come risultato uno scarsissimo raccolto di grano. Nella Pianura Padana, una delle regioni più ricche della Penisola, migliaia di persone affamate vagavano disperatamente in cerca di cibo e morivano sfinite. Al massacro del ferro e del fuoco si univa cosi quello ancor più terribile della fame. In tali condizioni passò l'estate dell'anno 538, uno dei più tristi della storia d'Italia.


LE DOMINAZIONI BARBARICHE IN ITALIA
Il periodo dei domini barbari in Italia inizia nell'anno 476 dopo Cristo, dalla caduta dell'Impero Romano, all'anno 800 dopo Cristo, anno dell'incoronazione di Carlo Magno.
In quell'epoca di più di tre secoli, l'Italia venne invasa da molte popolazioni di stirpe germanica, attratte alla conquista dal desiderio di impossessarsi delle ricche e fertili terre della nostra Penisola.
I primi a dominare l'Italia furono gli Eruli che nel 476, comandati da Odoacre, deposero Romolo Augustolo. Questo re fece distribuire ai suoi seguaci un terzo delle terre italiane.
Poi nel 489 seguirono gli Ostrogoti, comandati dal grande Teodorico: poi fu la volta dei Longobardi guidati da Alboino nell'anno 568, e finalmente nell'anno 754 arrivarono i Franchi, popolo di origine germanica, comandati da Pipino il Breve. Anche precedentemente a queste dominazioni il territorio italiano fu invaso da popoli barbari, Visigoti, Vandali e Unni; ma nessuno di essi si era stabilito in Italia: essi passarono compiendo stragi e devastazioni. È bene ricordare che l'Italia in questo periodo non fu invasa soltanto dai barbari, ma anche dai Greci e dai Bizantini, mandati da Giustiniano, imperatore di Costantinopoli, proprio allo scopo di liberarla dalle dominazioni barbariche.
Il risultato di queste spedizioni fu però negativo: anche i Bizantini, combattendo sul nostro territorio, contribuirono alla sua devastazione ed essendo riusciti a liberarne solo una parte, spezzarono l' unità territoriale e politica dell' Italia.

MISERIA E DECADENZA DELLA CIVILTÀ
La decadenza della civiltà in Italia durante le dominazioni barbariche fu causata in primo luogo dalle devastazioni, dai saccheggi e dagli incendi che i barbari compivano al loro passaggio. Ma anche quando la guerra e le distruzioni erano finite, la vita nei campi e nelle città riprendeva faticosamente, perché la paura e i pericoli minacciavano sempre gli abitanti della Penisola e non c'era nessuna autorità e nessuna legge che li potesse proteggere. Le prime a decadere furono le città. Molti cittadini, stanchi di subire lunghi assedi e prepotenze di ogni genere per le frequenti guerre, si ritiravano nei campi, sperando di essere più tranquilli. Quelli che rimanevano non sempre potevano riprendere la loro attività: gli artigiani avevano scarso lavoro, i commercianti pochi clienti, gli artisti, i letterati, gli insegnanti e i dotti in genere non potevano esercitare le loro professioni perché nessuno desiderava più istruirsi, sia per mancanza di interesse, sia per mancanza di mezzi economici: la vita era così stentata per tutti! Dentro le mura cittadine, nelle numerose piazze e case abbandonate, sorgevano piccoli orti, si allevavano animali da cortile; persino mucche, pecore e cavalli pascolavano tra le rovine dei templi, degli edifìci pubblici e privati.
Ma anche nelle campagne l'attività andava sempre più riducendosi: i contadini dovevano consegnare gran parte dei raccolti ai barbari che erano padroni delle terre, ma sdegnavano coltivarle. Le strade erano mal tenute e mal sicure e molto scarsi erano gli scambi di merci tra un luogo e l'altro: ogni paese doveva quindi cercare dì produrre il necessario per vivere. In ogni villaggio, assieme ai contadini, lavoravano alcuni artigiani (fabbri, falegnami, calzolai, tessitori ecc), ma la produzione era limitata allo stretto bisogno: tutti erano poverissimi. Tuttavia, anche questo scarso lavoro, sia nei campi che nei villaggi, era sempre minacciato dal passaggio di guerrieri che rubavano e saccheggiavano ogni cosa.

MOMENTI DI RIPRESA
I secoli delle dominazioni barbariche furono di miseria e di decadenza. Ci furono tuttavia dei periodi e dei luoghi nei quali la civiltà potè un poco riprendersi, creando un po' di benessere. Un'epoca di relativa tranquillità fu per esempio quella del regno di Teodorico. Questo re barbaro comprese l'importanza della superiore civiltà latina e per parecchi anni governò in Italia con il loro consiglio, provando ad imitare lo splendore degli imperatori di Roma.

VITA NEI MONASTERI
Luoghi di vita serena ed operosa durante questi secoli di terrore e di miseria furono anche i conventi, specialmente quelli benedettini. Attorno ai monasteri si raccolsero molti fuggiaschi, che impararono dai monaci a coltivare i campi, a bonificare le terre e a svolgere lavori di artigianato. Sorsero così dei villaggi e dei centri agricoli, rispettati dagli stessi barbari in omaggio ai monaci.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014