impero germanico

 

« IO, ENRICO, abbandono alla Santa Chiesa Cattolica ogni investitura con l'anello e col Pastorale (simboli della carica ecclesiastica). Concedo che in tutte le chiese dell'impero si proceda all'elezione secondo i canoni e che la consacrazione sia libera...». « Noi, Federico I, Imperatore dei Romani, concediamo alle città della Lega (Lombarda) di formare esercito e di fortificarsi. Non faremo dimora non necessaria né nelle città, né nelle diocesi... ».
Queste che abbiamo riportato sono due dichiarazioni assai significative. Esse infatti ci rivelano l'esito delle due grandi lotte (l'una contro il Papato e l'altra contro i Comuni italiani) che l'Impero Germanico sostenne nel Medioevo.
La prima dichiarazione, del 1122, è dell'imperatore Enrico V; la seconda, del 1183, è di Federico Barbarossa. Due dichiarazioni che rivelano due sconfitte assai dure.
Fu appunto in seguito a queste gravi sconfitte che l'Impero Germanico andò via via decadendo. Infatti, dopo neanche tre secoli, della potenza del « Sacro Romano Impero Germanico », fondato nel 962 dopo Cristo da Ottone I, rimaneva soltanto il ricordo.

IL TENTATIVO DI OTTONE IIIimpero germanico nel medioevo
L'impero fondato da Ottone I di Sassonia prese il nome di « Sacro Romano Impero Germanico ». Con questo titolo, Ottone I voleva fare intendere che il centro politico del nuovo impero doveva essere in Germania. Ottone III, che nel 996 assunse il potere imperiale, non fu di questo parere.
Grande ammiratore dell'antica potenza di Roma, egli si propose di ricostituire l'antico Impero Romano. Secondo lui, il centro politico dell'impero doveva essere Roma.
Appena salito al trono, Ottone III stabilì la sua dimora in Roma. Convinto, come suo nonno Ottone I, che l'imperatore sia su questa Terra la massima autorità, egli volle comandare anche la Chiesa e si arrogò il diritto di nominare i vescovi e persino i pontefici. Ma Ottone III s'accorse ben presto che la sua idea di costituire un nuovo Impero Romano era irrealizzabile. Egli si trovò di fronte a questa situazione molto grave: i Tedeschi lo accusavano di essersi dimenticato della sua patria e i Romani lo odiavano perché lo consideravano un tiranno. I Romani anzi gli si sollevarono contro e lo cacciarono dalla città. Nel gennaio del 1002, mentre con un forte esercito s'accingeva a rientrare in Roma, Ottone III morì, a 22 anni.

LA LOTTA COL PAPATO
« II Papa sovrasta tutti i Prìncipi che ci sono sulla Terra ed è loro giudice. Se lui li pensa che siano incapaci di regnare, li può scomunicare, deporre e liberare dai giuramenti di fedeltà gli stessi loro sudditi ». Questo è il proclama che fece Gregorio VII non appena venne eletto papa (anno 1073). Il proclama, è facile capirlo, era diretto agli imperatori germanici che, dal tempo del duca Ottone I, si credevano in diritto di sottomettere la Chiesa alla loro autorità. Era allora re Enrico IV, della Casa di Franconia. Egli non solo non volle riconoscere il proclama del pontefice, ma dichiarò Gregorio deposto dal trono papale. Dalla lunga lotta che fu combattuta tra Enrico IV e Gregorio VII, l'Impero Germanico non uscì vittorioso. A Worms (Germania), dove nel 1122 si arrivò ad un accordo tra il Papato e l'Impero, vennero stabiliti questi punti: 1 ) l'elezione dei vescovi spetta al papa e non all'imperatore; 2) la nomina del papa dove essere fatta solamente dai cardinali. Naturalmente, gli imperatori germanici lottarono ancora contro la Chiesa mirando ad assoggettarla di nuovo alla loro autorità. Ma grazie all'energia di alcuni pontefici (soprattutto Innocenzo III), la Chiesa seppe far fronte a tutti gli attacchi dei suoi avversari. Durante il pontificato di Innocenzo III (1198-1216), i più potenti sovrani d'Europa (i re di Francia, d'Inghilterra, di Polonia, d'Ungheria, e altri ancora) si dichiararono « vassalli di Santa Chiesa ».

LA LOTTA COI COMUNI
L'altra forza che contribuì a far declinare la potenza dell'Impero Germanico fu quella dei Comuni italiani. Questi furono i più accaniti avversari degli imperatori germanici. Fermamente decisi a sottrarsi all'autorità dell'imperatore e a governarsi da sé, i cittadini dei Comuni non ebbero timore di affrontare i potenti eserciti imperiali. Il primo imperatore che tentò di reprimere le libertà comunali fu Federico Barbarossa. Per ben cinque volte il Barbarossa discese in Italia, deciso ogni volta a farla finita coi Comuni. Ma i Comuni non si piegarono mai. A Legnano, le truppe della Lega riuscirono persino a mettere in fuga l'esercito dell'imperatore (anno 1176). Allora Federico Barbarossa si vide costretto a scendere a patti. L'imperatore, dovette riconoscere ai Comuni la libertà di reggersi con proprie leggi, « di formare l'esercito e di fortificarsi », per difendersi contro i nemici. Federico II, nipote del Barbarossa, volle tentare nuovamente di sottomettere i Comuni. Ma anche il suo tentativo fu vano: i Comuni italiani uscirono dalla lotta ancora una volta vittoriosi (1249).

DECADENZA DELL'IMPERO - Le due sconfitte subite dagli imperatori germanici nelle lotte contro il Papato e i Comuni italiani tolsero prestigio all'autorità imperiale. Fallito in seguito il tentativo dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo (che regnò dal 1308 al 1313) di restaurare in Italia l'autorità imperiale, l'Impero Germanico andò rapidamente decadendo. Da allora gli imperatori germanici non vennero più in Italia da conquistatori: vi giunsero soltanto per cingere la corona imperiale oppure per umiliarsi a chiedere denaro ai principi italiani cui concedevano in cambio onorificenze e privilegi.

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