impero di Traiano

 

« POSSA tu essere più felice di Augusto e migliore di Traiano. » Questa era la frase di augurio che il Senato, dopo la morte di Traiano, usò rivolgere ad ogni nuovo imperatore. Questo augurio aveva un altissimo significato perché veramente, nella storia di Roma, è difficile trovare un uomo grande come fu Traiano. Egli fu nominato
imperatore mentre si trovava in Germania, a capo dell'esercito. Anziché accorrere a Roma, preferì portare a termine la missione militare nella quale era impegnato. E lo fece con tanto scrupolo che non tornò a Roma che due anni dopo. Non entrò nella capitale del suo impero su un bel cocchio bardato, come era consuetudine degli imperatori, ma fece il suo ingresso a piedi al pari di un comune cittadino. Quando pronunciò il giuramento, in segno di rispetto, volle restare in piedi e invitò invece il console che riceveva il giuramento a rimaner seduto : in questo modo voleva dimostrare che anch'egli si riteneva ossequiente alle leggi. Era fiducioso nel prossimo a tal punto che, quando venne a sapere che un tal Sura complottava per ucciderlo gli offrì l'occasione per tradurre in atto il suo proposito: andò a pranzo in casa sua e mangiò i cibi che gli venivano offerti, mostrando così di non sospettare che fossero avvelenati; poi chiese addirittura che il barbiere di Sura gli radesse la barba : neppure nelle battaglie aveva sfidato così da vicino la lama di un nemico! Per queste sue doti che lo facevano un sovrano saggio ed amato, il Senato soprannominò Traiano «Principe ottimo».

LA VITA E LE IMPRESE MILITARI
Traiano fu il primo imperatore romano che non fosse nato in Italia; in compenso, però, la cittadina spagnola, posta vicino a Siviglia, ove egli nacque si chiamava... Italica. Era l'anno 53 dopo Cristo. Suo padre emigrò ben presto a Roma e portò con sé tutta la famiglia. Il giovane Traiano, raggiunta l'età necessaria, fu arruolato nell'esercito ove rimase per ben dieci anni col grado di tribuno, subito dette prove del suo valore e nel 91 veniva eletto « Governatore della Germania superiore ». Poco dopo, l'imperatore Cocceo Nerva lo adottò come figlio: con questo atto lo indicava come l'uomo più adatto a succedergli. Alla fine dell'anno 97, Cocceo Nerva moriva. Traiano, che, come abbiamo detto, in quel momento si trovava in Germania, divenne così imperatore. Subito si preoccupò di rafforzare le frontiere dell'Impero Romano. Nei primi due anni di regno lo vediamo intento a fortificare i confini renani contro le possibili invasioni teutoniche. Quando nel 99 tornò in Roma, vi rimase solo il tempo necessario per preparare un forte esercito: voleva conquistare la Dacia e sottomettere i bellicosi abitanti, che, tempo addietro, avevano umiliato l'esercito romano comandato da Domiziano.
Radunò ben 100000 uomini e nel 101 marciò decisamente contro il temibile nemico. I Daci non attaccarono subito i Romani, ma si ritirarono nell'interno del loro paese per attirarvi l'esercito invasore: volevano allontanarlo il più possibile dalla patria per togliergli ogni possibilità di rifornimento. La manovra non riuscì: Traiano attaccò l'esercito dacico a Tape, a 20 chilometri dalla capitale, sconfìggendolo duramente.
Dopo questa bella vittoria, Traiano, saggiamente, ordinò al suo esercitò di fermarsi perché stava sopraggiungendo l'inverno. Le ostilità furono riprese nella primavera del 102; l'imperatore però non ebbe facilmente partita vinta perché gli intrepidi Daci, sotto la guida di Dècèbalo, il loro valorosissimo re, si battevano con strenuo valore: alla fine però, Traiano ebbe la meglio e, sotto le mura di Sarmizegetusa, la capitale, a Dècèbalo non rimase altro che arrendersi.
traiano e decebaloIn tal modo una nuova terra veniva incorporata nell'Impero Romano, non come provincia ma come stato vassallo: a capo del paese infatti rimaneva Dècèbalo che aveva giurato assoluta fedeltà ai Romani.
Nel 103 Traiano ritornò a Roma per celebrarvi il trionfo; mentre passava sul Danubio ordinò all'architetto Apollodoro di Damasco di costruire un ponte sul fiume. L'opera, quando fu ultimata, stupì ii mondo di allora per la sua grandiosità: il ponte, lungo oltre un miglio (km 1,478), si reggeva su 20 piloni. Decèbalo tuttavia non mantenne la parola data: alla fine dell'anno successivo, il 104, riprese le ostilità contro i Romani. La nuova guerra venne facilmente vinta da Traiano, accorso sul posto: la capitale della Dacia, nella quale il re ribelle si era asserragliato, venne assediata ed espugnata. Decèbalo, che questa volta non poteva più contare sulla fiducia di Traiano, vedendosi perduto, si tolse la vita.
La Dacia era, adesso, direttamente soggetta ai Romani e venne incorporata nell'impero come una nuova « Provincia ». Nella nuova provincia accorsero coloni da ogni parte dell'impero che, per intendersi fra loro, usavano la lingua latina. Fu così che la lingua di Roma divenne madre dell'attuale lingua rumena.
Alla conclusione dell'impresa dacica seguì un periodo di pace che Traiano dedicò alle opere civili. Solo nel 114 l'Imperatore riprese l'attività militare: con un forte esercito mosse verso la Parzia. Posta la base del suo esercito ad Antiochia, si impadronì quasi subito dell'Armenia e della Mesopotamia. La campagna contro la Parzia iniziò nel 116 ed in breve anche questo paese era costretto ad arrendersi di fronte alla potenza romana. Non incontrando più alcun nemico davanti a sé, il grande Imperatore giunse fino alla foci del Tigri; innanzi a lui si apriva il Golfo Persico.
Traiano, che avrebbe voluto proseguire per la conquista dell'India, sì rammaricò di essere ormai vecchio. In questa sua fortunatissima campagna militare Traiano arricchiva il vasto impero Romano di quattro nuove Province: la Parzia, l'Armenia, l'Assiria e la Mesopotamia. Tuttavia tali terre non si assoggettarono facilmente: mentre faceva ritorno a Roma, Traiano seppe che la Parzia ed altre Province avevano ripreso le armi contro i Romani dominatori.
L'Imperatore avrebbe voluto sedare egli stesso la rivolta, ma la sua età e i suoi malanni glielo impedirono: incaricò allora dell'impresa un suo generale, Lucio Quieto, che non ottenne brillanti successi. Traiano, ormai stanco, si fece portare sulla costa della Cilicia ove avrebbe voluto imbarcarsi per tornare a Roma; la morte, però, lo colse lungo il viaggio: morì a Selinunte nel 117, dopo 20 anni di regno.

LE OPERE CIVILI
Nei periodi in cui non era occupato in imprese militari, Traiano si dedicò con grande passione alle questioni civili. Anzitutto si preoccupò di aiutare le classi più disagiate : infatti, dopo aver predato la Dacia di tutte le sue immense riserve di, oro e di argento, distribuì 650 denari a tutti i cittadini indicati come bisognosi di aiuto, che erano circa 300 000. Avanzarono altri fondi e l'Imperatore con questi fece eseguire numerose opere pubbliche. Allargò il porto di Ostia, fece riparare molte strade e ne costruì delle nuove : una che attraversava le Paludi Pontine, l'altra che congiungeva Benevento a Brindisi, chiamata « via Traiana ». Edificò inoltre un nuovo acquedotto e l'imponente anfiteatro a Verona. Ma l'opera civile a cui è maggiormente legata la fama dell'Imperatore è il Foro Traiano. La sua costruzione, affidata all'architetto Apollodoro, richiese quattro anni di lavoro, dal 109 al 113. L'Imperatore ordinò all'architetto che il Foro a lui dedicato dovesse essere il più ampio fra quelli allora esistenti in Roma. Così fu: si pensi che, per la sua costruzione, si dovette spianare la base del colle Quirinale ed abbattere numerose case. Ad opera ultimata il nuovo Foro ebbe una estensione di metri 101 per 106 ; tutt'attorno era circondato da un ampio colonnato ; nel centro sorgeva la Basilica Ulpia, luogo di ritrovo per scambi commerciali, sul lato nord v'erano le due biblioteche, quella dei volumi latini e quella dei volumi greci. Fra l'una e l'altra si inalzava l'opera più spettacolare del Foro: la colonna Traiana. Era costruita con 18 cubi di marmo del peso di 50 tonnellate ciascuno; i cubi vennero lavorati e decorati con 124 pannelli scolpiti a bassorilievo e recanti ben 2 000 figure. In essi sono raffigurate le imprese di Traiano. Quando la colonna' fu terminata, essa risultò alta 30 metri, con un diametro di circa 3 metri e mezzo. Quest'opera, per la sua grandiosità e bellezza, è il miglior simbolo della potenza raggiunta dall'imperatore Traiano.
Giustamente Traiano è ricordato come il più grande degli imperatori romani: mai l'Urbe era stata più ricca di monumenti, grandiosi, mai le sue legioni erano giunte tanto lontano: sotto di lui l'Impero Romano raggiunse la sua massima espansione, ricchezza e potenza.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014