Firenze medioevale

 

VERSO L'ANNO 1000 dopo Cristo, Firenze era una delle tante cittadine del Marchesato di Toscana, inferiore per importanza anche a Pisa e a Lucca. La sua storia cominciò nel 1115, quando i suoi cittadini decisero di governarsi da sé, istituendo il libero Comune. Da allora Firenze fece continui progressi: in meno di due secoli essa divenne uno dei più grossi centri commerciali d'Europa. Tale importante posizione le fu data dal grandissimo sviluppo della sua economia industriale, mercantile e bancaria.

INDUSTRIE E MERCANTI
La lavorazione della lana fu l'attività alla quale i Fiorentini si dedicarono maggiormente. Firenze abbondò di botteghe di cardatori, filatori, tessitori e tintori, i quali lavoravano la lana greggia acquistata nelle campagne vicine. Ad un certo momento, alcuni cittadini, detti mercatores, mercanti, si presero l'incarico di acquistare la lana greggia, di distribuirla ai vari artigiani tessitori e, soprattutto, di vendere all'estero i prodotti finiti. In breve tempo lo sviluppo dell'industria laniera divenne tale che non fu più sufficiente la lana greggia proveniente dall'Abruzzo e dalla Sardegna: a partire dal 1150 i mercanti fiorentini l'acquistarono dall'Inghilterra, dalle Fiandre (Belgio) e dalla Francia. Nel Trecento, Firenze ebbe una fiorentissima industria laniera che impiegava più di 20 000 lavoratori, cioè la sesta parte circa dell'intera popolazione che, a quel tempo, era di 125 000 persone.

CORPORAZIONI DI MESTIERE
Divenuti numerosi, i mercanti e i lavoratori della lana decisero di riunirsi in associazioni per poter lottare più facilmente contro i nobili che governavano la città. Essi pensavano che se Firenze stava godendo un periodo di grande prosperità, lo si doveva unicamente al loro lavoro e che quindi dovevano avere il diritto di partecipare al governo della città. Le associazioni vennero chiamate « Arti » o « Corporazioni di mestieri ». Le principali furono l'Arte della lana e l'Arte di Calimala. Quest'ultima derivò il suo nome da « Calle mala » = cattiva strada, denominazione data alla via in cui i mercanti della lana ebbero i loro magazzini.
I lavoratori della prima corporazione erano incaricati di lavorare il materiale greggio, quelli di Calimala, invece, rifinivano i prodotti già lavorati e poi li vendevano sui mercati d'Europa e dell'Oriente.
Fra il 1336 e il 1340, 200 opifici della lana produssero annualmente circa 80 000 panni del valore di 1200 000 fiorini d'oro. I mercanti di Calimala divennero ben presto industriali: si specializzarono nel raffinare panni grezzi, acquistati all'estero, che poi esportavano.
I panni provenienti dalla Francia erano detti Franceschi: essi venivano cardati, cimati, mondati e quindi tinti con materie coloranti di primissimo ordine. Nella tintura dei panni si distinse la famiglia Rucellai, il cui nome derivò da oricello, sostanza colorante ricavata da alcuni licheni.
Quei lavoratori che avessero usato una qualità scadente di colori, venivano accusati come falsari ed espulsi per sempre dalla corporazione.
I mercanti di Calimala raggiunsero tale ricchezza che, a loro spese, fecero costruire la magnifica chiesa di San Miniato; acquistarono nel frattempo un così alto prestigio nella città, che il Comune decise di affidare loro la custodia del Battistero di San Giovanni. L'industria laniera fu quella che in Firenze raggiunse il maggiore sviluppo, ma i Fiorentini seppero trarre forti guadagni anche dalla lavorazione della seta, del lino, del totone e della canapa. La seta greggia giungeva da Lucca, il lino e la canapa dalla regione oltre il Po, il cotone da Genova e le pelli da pellicceria dai porti del Mar Nero.

IL FIORINO D'ORO
A metà del Duecento, Firenze era una città dall'immenso traffico commerciale ed aveva raggiunto una tale prosperità da potersi permettere di coniare monete d'oro. Nel 1252 veniva messo in circolazione il fiorino, una moneta d'oro puro a 24 carati e del peso di g 3,53. Su una faccia recava impresso un giglio, che era l'emblema della città e nell'altra l'immagine di San Giovanni, protettore di Firenze. Dato il suo alto valore, il fiorino divenne ben presto la moneta più usata nei grandi affari commerciali. Nel 1422 e nel 1459 i Fiorentini coniarono altri tipi di fiorini: essi vennero chiamati fiorini larghi, perché un po' più grandi di quelli del 1252. Durante il XIV secolo, il fiorino d'oro fu imitato da altri Paesi.

LE PRIME NAVI FIORENTINE
Per una città di intensi traffici commerciali qual era Firenze, la mancanza di un porto costituiva un inconveniente piuttosto notevole. Le merci giungevano di solito nel porto di Genova e, da lì, dovevano poi essere trasportate a Pisa o a Piombino oppure a Talamone (Grosseto): il che voleva dire noleggiare navi, pagare diritti di sbarco, di dogana e di deposito. Allora i Fiorentini brigarono tanto finché nel 1406 riuscirono ad acquistare Pisa e nel 1421 Livorno. E così Firenze ebbe uno sbocco sul mare. Il 12 luglio 1422 salparono da Pisa le prime due galere fiorentine: la San Giovanni Battista e la Sant'Antonio.

COMPAGNIE COMMERCIALI E BANCHE
Molte famiglie fiorentine raggiunsero in breve una tale abilità nella lavorazione della lana, della seta e del cotone da fare apprezzare i loro prodotti in tutto il mondo. Era naturale quindi che esse concludessero affari assai vantaggiosi e che in poco tempo potessero accumulare enormi ricchezze. Alcune di tali famiglie, tra le quali quelle dei Bardi, degli Acciaiuoli e dei Peruzzi, furono in grado di costituire grandi Compagnie commerciali. Gli affari di tali Compagnie si estesero a tal punto, da richiedere succursali nei principali centri commerciali non solo italiani, ma anche europei. Queste succursali erano collegate alla Compagnia centrale da un servizio quasi giornaliero di corrieri; così, stando a Firenze, il capo della Compagnia poteva essere al corrente degli affari che le filiali andavano via via concludendo. Quasi tutte le Compagnie accumularono in poco tempo ingenti ricchezze: alcune di esse riuscirono a possedere capitali immensi. I più ricchi mercanti fiorentini, che possono senz'altro essere paragonati ai miliardari del nostro tempo, furono persino in grado di fare prestiti di danaro a città, a principi e a re. Impegnando così il loro danaro, essi aumentarono sensibilmente i loro capitali. Infatti, chiunque chiedeva loro una somma, non solo doveva restituirla entro un dato termine, ma era obbligato a versare una certa cifra, quale compenso per il favore avuto. Per sbrigare questa loro nuova attività, essi fondarono delle banche; così da mercanti divennero banchieri. Il re d'Inghilterra Edoardo III, per far fronte alle spese che la guerra contro la Francia gl'imponeva, contrasse coi banchieri fiorentini un debito immenso. Nel XV secolo, una delle più ricche famiglie di Firenze fu quella dei Medici. Di modestissima origine campagnola, i Medici si arricchirono trafficando soprattutto col danaro: facendo cioè grossi prestiti a papi, a principi e a re. Divenuti i cittadini più ricchi e quindi più potenti di Firenze, i Medici aspirarono al governo della città. Nel 1434 Cosimo dei Medici riusciva a farsi nominare Signore di Firenze.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014