L'Europa dopo la prima guerra mondiale

 

ALLE ORE 11 del mattino dell'11 novembre 1918, come disse uno scrittore dell'epoca, « il silenzio scese sull'Europa ». Dopo più di cinquanta mesi non si udì più il fragore delle armi e il silenzio tornò sugli insanguinati campi di battaglia della Francia, del Belgio, dell'Italia, dei Balcani, come già era tornato sul fronte russo. Ma era un silenzio pieno di orrore e anche di rimorso perché quasi 25 milioni di esseri umani (e fra essi un grande numero di donne e bambini) erano stati stroncati dalla più tremenda guerra che l'umanità avesse fino allora conosciuto.

L A CONFERENZA DI VERSAILLES
È facile capire, quindi, che quando si giunse al momento di concludere la pace, tutta l'umanità praticamente, ma soprattutto l'Europa, era in uno stato di ansia e di attesa.
Basta con le guerre, pensavano tutti. Quella appena conclusa avrebbe dovuto essere l'ultima. Occorreva creare un mondo nuovo, un mondo migliore. Il 18 gennaio 1919 si aprì a Parigi, nel Castello di Versailles, la conferenza della Pace, la grande riunione dei potenti della terra che avrebbe dovuto stabilire la pace definitiva.
Alla conferenza parteciparono i delegati di tutte le potenze vittoriose; fra essi naturalmente i più autorevoli erano i rappresentanti dei quattro maggiori Stati vincitori: il primo ministro francese Giorgio Clemenceau, il primo ministro italiano Vittorio Emanuele Orlando, il primo ministro inglese Lloyd George e il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. Nessun rappresentante dei paesi vinti fu invitato.
Come è facile immaginare, i lavori della Conferenza furono burrascosi perché ognuno degli Stati partecipanti si era presentato a Parigi con un proprio programma di rivendicazioni e di pretese. Naturalmente ogni potenza cercò di trarre dalle discussioni il maggior profitto possibile.

I TRATTATI DI PACE
In ogni modo, si giunse alla firma dei Trattati di Pace. I cinque più importanti furono quello di Versailles, con la Germania, firmato il 28 giugno 1919; quello di Saint-Germain-en-Laye concluso con l'Austria il 10 settembre 1919; la pace di Neuilly con la Bulgaria; il trattato del Trianon con l'Ungheria ; il trattato di Sèvres con la Turchia nel 1920. Con questi trattati — che in realtà non furono « trattati » in quanto le condizioni vennero imposte — gli Stati vinti dovettero pagare forti « riparazioni » in denaro e in beni alle potenze vincitrici; e nello stesso tempo subirono mutamenti e mutilazioni nel proprio territorio. In questo modo nacque la nuova Europa, e nacque la nuova carta geografica dell'Europa.

L'IMPERO AUSTRIACO
L'enorme corpo dello Stato asburgico, che si dilatava nell'Europa centrale, fu spezzato in quattro nuovi Stati di piccole dimensioni. Tali Stati furono: l'Austria, la Jugoslavia, la Cecoslovacchia e l'Ungheria. Inoltre erano ceduti all'Italia il Trentino e l'Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste.
L'AUSTRIA divenne una piccola repubblica di 84 000 chilometri quadrati, con sei milioni e mezzo di abitanti, cioè quasi tutta la popolazione tedesca dell'antico impero. L'Austria era in una situazione caotica, finanziariamente rovinata, con l'economia a pezzi. Scomparsa la dinastia degli Asburgo, doveva fatalmente accadere che i giovani, disorientati e ignari delle antiche tradizioni imperiali, si ricordassero solo di essere tedeschi e desiderassero l'unione con la Germania. Così i politici di Versailles creavano le condizioni per il futuro ingrandimento dello Stato tedesco!

LA JUGOSLAVIA era l'ex Serbia, a cui furono date la Dalmazia, la Croazia, la Bosnia, l'Erzegovina e la Slovenia. Divenne un grosso regno di kmq 249 000 e 14 milioni di abitanti. Ma: la Dalmazia rimase causa di discordia perché era rivendicata dall'Italia, a cui era stata promessa con il Patto di Londra. Doveva essere ammessa la Dalmazia, esclusa Fiume.

LA CECOSLOVACCHIA fu formata con territori sottratti all'Austria e alla Germania. Aveva una superfìcie di kmq
140 000 e 15 milioni di abitanti; dodici milioni di essi erano effettivamente cecoslovacchi (Boemi, Moravi, Slovacchi).
Ma: tre milioni erano tedeschi e perciò desideravano riunirsi alla madrepatria. E questo, naturalmente, era motivo di discordia.

L'UNGHERIA avrebbe potuto essere uno Stato forte e solido, elemento di equilibrio in Europa; fu creata come repubblica indipendente di 93 000 chilometri quadrati e 9 milioni di abitanti; ma le sue regioni più floride furono assegnate alla Romania (Transilvania) e alla Jugoslavia. Quindi si era creata un'altra situazione infelice.

L'ITALIA ebbe il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e l'Istria. Tornò dunque nei suoi giusti confini. Ma, non ebbe Fiume, non ottenne la parte della Dalmazia e l'ampliamento delle colonie che le erano stati promessi con il Patto di Londra.
europa dopo la prima guerra mondiale
LA GERMANIA dovette pagare formidabili riparazioni agli Stati vincitori fu privata di tutte le colonie, obbligata al disarmo, alla consegna della flotta e alla smilitarizzazione verso il confine francese e quello polacco.
Territorialmente, non fu molto mutilata (kmq 70 000); sacrosanta fu la restituzione di alcuni territori ai paesi cui li aveva tolti: l'Alsazia-Lorena alla Francia e parte dello Schleswig alla Danimarca.
Ma: ai suoi orli fu cosi abbondantemente e irrazionalmente — ritagliata che quasi sette milioni di Tedeschi finirono per passare sotto altri Stati (Cecoslovacchia, Polonia, Danzica) e costituirono perciò un grosso motivo di turbamento in Europa.
Non solo, ma qui si commise un altro errore gravissimo, che fu una delle cause della seconda guerra mondiale (1939-1945): per assicurare alla Polonia uno sbocco al mare non soltanto si distaccò Danzica dalla Germania, facendone uno Stato autonomo a servizio dei Polacchi, ma si creò in pieno territorio tedesco una striscia (il cosiddetto corridoio di Danzica ) che permetteva sì alla Polonia di raggiungere il mare, ma tagliava in due il territorio stesso, separando due regioni sorelle: la Pomerania e la Prussia orientale!

LA POLONIA nacque finalmente, e di questo va dato atto ai politici di Versailles. I bravi, coraggiosi Polacchi ebbero finalmente la loro patria, dopo tante lotte.
Mai la Polonia fu « costruita » in maniera sbagliata: venne formata con vastissimi territori sottratti alla Germania, all'Austria, alla Russia e divenne uno Stato più esteso dell'Italia (380 mila chilometri quadrati) con oltre 30 milioni di abitanti, dei quali solo 19 erano polacchi, mentre il resto si componeva di Tedeschi, Russi, Ucraini, Ebrei.

LA RUSSIA, naturalmente, uscì diminuita dalla guerra. I suoi confini furono spostati di circa 500 chilometri verso Est, i territori abbandonati in parte passarono alla Polonia, in parte alla Romania (la Bessarabia); sul Mar Baltico furono creati tre piccoli Stati: la Lettonia, l'Estonia e la Lituania. La Finlandia dopo secoli di dominio russo ottenne l'indipendenza, e questo fu un altro merito dei politici di Versailles.
Si era però creato l'assurdo di un enorme Stato che si affacciava sul Baltico da una strisciolina di costa, rimanendo imbottigliato nel Golfo di Finlandia per opera di tre microscopici staterei. Anche questa situazione logicamente gettava le premesse di inevitabili attriti.

LA BULGARIA perse il suo sbocco sull'Egeo, a vantaggio della Grecia. In tal modo si premiava la Grecia, ma si faceva della Bulgaria un' eterna malcontenta.

LA TURCHIA, come l'Austria, vide il tramonto della sua epoca d'oro. L'Impero Ottomano fu fatto a pezzi e perdette la Siria, la Palestina, la Mesopotamia, l'Arabia, divenute « mandati » dell'Inghilterra e della Francia.
Non solo, ma la Grecia ottenne quasi tutta la Turchia europea, quasi tutte le isole dell'Egeo, l'amministrazione di Smirne e dell'Anatolia occidentale per cinque anni. Questa assurda sistemazione fu poi causa d'una guerra: nel 1922, con Kemal Ataturk, i Turchi ripresero i propri territori.

CONCLUSIONE
L'Europa del 1920, non era una Europa bene assestata. Gli uomini di Versailles fecero molte cose giuste, ma commisero anche molti errori. Certo, la soluzione di tutti i problemi era difficilissima; ma ci sarebbero voluti a Versailles uomini politici « europei », che cercassero cioè di risolvere tutti i problemi dal puntò di vista generale d'un equilibrio europeo. Questi uomini non ci furono — era ancora presto — e la sistemazione dell'Europa era destinata, purtroppo, a non durare nemmeno vent'anni.

(35) Diffusione
della stampa
(36) Dogi
della Serenissima
(37) Dominazione austriaca
(38) Dominazione spagnola
(39) Economia italiana 1870 - 1914
(40) Esercito romano
(41) Espansione coloniale
(42) Europa
dal 1919 al 1939
(43) Europa dopo il congresso di Vienna
(44) Europa dopo la prima guerra mondiale
(45) Europa dopo la seconda guerra mondiale
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014