dominazione austriaca

 

IL GIORNO 2 novembre dell'anno 1700, a Madrid, venne reso noto in tutta Europa un documento che doveva avere conseguenze terribili per la storia di alcuni Stati. Quel documento era il testamento con cui il Re di Spagna Carlo II, morendo, lasciò il trono al nipote del Re di Francia, il giovinetto Filippo duca d'Angiò, con l'unica riserva che la Corona di Spagna non dovesse mai unirsi con quella francese. L'emozione sollevata in Europa per questo testamento fu enorme; Luigi XIV di Francia si affrettò a proclamare il nipote Re di Spagna con il nome di Filippo V. Con questo la Francia non solo si era praticamente assicurata i grandiosi possedimenti europei della Spagna e le sue immense colonie (quasi tutta l'America del Sud), ma aveva di colpo raddoppiato la sua potenza.
La situazione era tesa; quando poi Luigi XIV pretese che il nuovo Re di Spagna conservasse i diritti al trono francese, essa precipitò. Si formò una lega contro Francia e Spagna: ad essa parteciparono Inghilterra, Impero Austriaco, Prussia, Ducato di Hannover, Olanda, Danimarca, Svezia. La Francia era sostenuta dalla Spagna, dal Duca di Baviera e, solo nei primi tempi, dal Portogallo e dal Duca di Savoia. E nel 1701 cominciò la Guerra di Successione Spagnola. Essa si trascinò per molti anni, in tutta l'Europa ; finché i contendenti, stremati, non giunsero a concludere la pace di Utrecht (1713) e successivamente quella di Rastadt (1714). Per quanto riguarda l'Italia, essa subì questi mutamenti: gli Asburgo d'Austria (cioè l'imperatore Carlo VI) vennero in possesso del Ducato di Milano, del Ducato di Mantova, del Regno di Napoli e della Sardegna. In questo modo, l'Impero Austriaco veniva a sostituirsi alla Spagna nel predominio sull'Italia; dal 1714 cominciò la dominazione austriaca in Italia, che doveva ancora durare, salvo il periodo napoleonico, fino all'anno 1866.

LA PRIMA RIORGANIZZAZIONE
Già nel 1707 gli Imperiali avevano occupato tutti i possedimenti spagnoli in Italia: verso i primi di ottobre di quell'anno il presidio franco-spagnolo del Castello Sforzesco di Milano usciva con tutti gli onori, a bandiere spiegate, al rullo dei tamburi. E veniva sostituito da un presidio austriaco, mentre in città si insediava un governatore. Il passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca segnò, per i territori occupati dell'Italia, un indiscutibile vantaggio.
li governo spagnolo in Italia, anche se non fu così disastroso come certi libri ce lo presentano, certo fu precario e incapace; il governo austriaco fu invece ordinato e bene organizzato. Come straniero però non poteva conquistarsi le simpatie del popolo italiano! Carlo VI era un sovrano volenteroso; il suo paese (comprese naturalmente le terre italiane, che erano considerate in tutto e per tutto territorio austriaco) usciva da una lunga guerra. Si diede perciò con alacrità a un'opera di riorganizzazione, di riforma, di innovazione che cominciò, a dare i suoi frutti. D'altra parte, si era in pieno Settecento, il secolo delle riforme, della riorganizzazione su nuove basi della vita economica e sociale in ogni Stato; e anche i territori italiani — in particolare la Lombardia — risentirono di questo stato di cose. In ultima analisi, dobbiamo tenere presente che tra Italiani e Austriaci non vi erano ragioni di dissidio o di avversione; e non erano ancora sorti quei pensatori, quegli uomini di azione e quelle opere letterarie che tendevano all'unità, all'indipendenza e alla libertà dell'Italia. Solo con Napoleone, ricordiamocelo, gli Italiani si accorsero di essere ottimi soldati.

ANCORA GUERRA
Fuori d'Italia le cose andavano male. Nel 1733 scoppiò la guerra per la successione al trono di Polonia. L'imperatore Carlo VI, impegnato in una guerra contro i Turchi, non potè impedire che I Francesi, in Italia, si gettassero contro i suoi possedimenti, sconfiggendo l'esercito austriaco sia in Lombardia che nel Meridione. La Lombardia fu occupata nel 1734 dal re di Sardegna Carlo Emanuele III; l'Italia meridionale fu invasa da un esercito franco-spagnolo che occupò Napoli. Nuova guerra, quindi, e nuove devastazioni: finalmente nel 1735 si iniziarono le trattative di pace, concluse a Vienna nel 1738. Secondo questo trattato, i Borboni, con Carlo di Borbone (che era duca di Parma) ebbero il Regno di Napoli e di Sicilia; Carlo Emanuele III riceveva i distretti di Novara e Tortona; alla Lombardia austriaca veniva riunito il Ducato di Parma e Piacenza. Così, nell'anno 1740, quando morì Carlo VI, i possedimenti austriaci in Italia erano ridotti alla sola Lombardia (non tutta) e a una parte dell' Emilia.
domini austriaci in italia settentrionale nel 1714
GLI ANNI DI MARIA TERESA
Carlo VI morì il 20 ottobre del 1740; e, manco a dirlo, scoppiò subito una guerra per la successione al suo trono, che egli aveva lasciato alla figlia Maria Teresa, ventitreenne.
Dopo il periodo di guerra, cominciò per i territori italiani occupati dagli Austriaci l'epoca migliore. Maria Teresa era una donna intelligente e di idee moderne: avvertì l'ondata di rinnovamento che si andava diffondendo in tutta Europa e ad essa ispirò il suo governo. Naturalmente, il primo scopo del governo austriaco era quello di sopprimere l'autonomia della Lombardia. Il maggior ostacolo a questo piano era rappresentato dal Senato" lombardo, una specie di piccolo parlamento, un tribunale supremo che aveva diritto di controllare e limitare l'applicazione delle leggi regie. Per questo, già sotto il governo di Maria Teresa, cominciò la lotta contro il Senato: nel 1765 fu istituito il Supremo Consiglio di economia, che era chiaramente l'organo creato in sua sostituzione. Poi, via via, al Senato furono tolte tutte le attribuzioni, fino a ridurlo a una larva priva di qualsiasi autorità. Ma accanto a questa attività Maria Teresa svolse una grande opera di riforme e di miglioramenti: fece compiere fra il 1750 e il 1757 un censimento dello Stato, il quale portò a una radicale riforma amministrativa; istituì molte scuole elementari per il popolo; fece studiare da economisti vari problemi concernenti l'economia pubblica per incoraggiare l'industria, il commercio, la produzione; fece iniziare lavori pubblici; diede libertà (naturalmente non assoluta) alla stampa, e infatti uno dei primi giornali italiani, «II Caffè», apparve a Milano nel 1764; creò infine la Camera di Commercio.

NASCE UNA CLASSE DI INTELLETTUALI
Maria Teresa morì nel 1780 e al trono salì il suo primogenito Giuseppe II. Il figlio della sovrana più liberale d'Europa fu degno della madre; anzi, la superò nello slancio riformatore.
Egli eliminò del tutto il Senato; ma eliminò anche le vecchie e ammuffite istituzioni. Al loro posto creò il Consiglio di Governo, diviso in Dipartimenti: di essi divenne celebre il III, diretto dal letterato e giurista Cesare Beccaria, rimasto famoso per la sua opera « Dei delitti e delle pene », nella quale egli richiedeva l'abolizione degli antichi e spesso crudeli metodi di legislazione penale. Milano, assieme a Napoli, divenne il centro intellettuale più importante d'Italia: a Milano scrivevano il celebre poeta Giuseppe Parini, i fratelli Pietro e Alessandro Verri, fondatori del giornale « II Caffè », Cesare Beccaria; e sempre nell'ambiente lombardo si formò il genio di Alessandro Volta. Naturale conseguenza di una tale « esplosione » di intelletti fu questa: che a Milano, in Lombardia e a Napoli si venne lentamente maturando l'idea dell'indipendenza, il desiderio di vedere il proprio paese libero e unito. Vero è che mancavano ancora settant'anni alla prima guerra di indipendenza; ma il Risorgimento italiano ebbe le sue radici proprio qui.

GRANDE INDUSTRIA E CLASSE OPERAIA
Giuseppe II morì a soli 49 anni, logorato dalla prodigiosa attività che esplicò nel decennio del suo regno; e nel 1790 salì al trono suo fratello Leopoldo II, già granduca di Toscana. Leopoldo, sia pure con meno entusiasmo (forse perché intuiva il pericolo che rappresentava per l'Austria una politica liberale), continuò l'opera della madre e del fratello. Fu in quel periodo che si andò preparando in Lombardia l'ambiente adatto di sorgere della grande industria; si formò, sia pure allo stato iniziale, una classe operaia; e il Governo accennò a qualche timido intervento nelle questioni che erano sorte fra operai e datori di lavoro.

L'OCCUPAZIONE NAPOLEONICA
Nel 1792 scoppiò la guerra tra l'Austria e la Prussia da una parte e la Francia rivoluzionaria dall'altra; le maggiori potenze europee erano preoccupate per il pericolo che la Rivoluzione francese potesse estendersi e minacciare i troni degli altri sovrani d'Europa. Perciò il 19 agosto di quell'anno gli eserciti austro-prussiani varcarono la frontiera francese. In un primo tempo, i Francesi riuscirono a respingere e sconfìggere gli invasori, ma l'anno dopo la Francia si trovò contro quasi tutti gli Stati europei, Spagna e Inghilterra comprese; riuscì a resistere, ma la guerra si trascinò senza esito fino al 1796. Fu in quell'anno che all'esercito francese cosiddetto d'Italia, distaccato sulle Alpi, venne posto come capo un giovane generale: Napoleone Bonaparte. Bonaparte, il futuro imperatore di Francia, geniale e deciso, ai primi di aprile valicò il colle di Tenda e scese nella Pianura Padana. Con una serie di fulminee, abilissime puntate, Bonaparte sconfìsse gli Austriaci e i Piemontesi loro alleati; e fra il 14 e 15 maggio 1796 entrò a Milano. La lotta continuò nel maggio del 1797 fu occupata Venezia, finché nell'ottobre, a Campoformio (presso Udine), fu firmato un trattato. Per esso tutto il territorio della Repubblica veneta — Venezia compresa — passava all'Austria, mentre la Lombardia veniva annessa alla Francia.
Terminava così la prima fase della dominazione austriaca in Lombardia, mentre iniziava quella sul Veneto. L'Austria tornò a dominare sui territori lombardi (oltre che Veneti) nel 1815, dopo la caduta di Napoleone. Ma ormai la storia aveva fatto un passo avanti, senza possibilità di ritorno; gli Italiani sotto Napoleone si erano scoperti ottimi soldati e avevano sentito tutta l'importanza, tutto il valore, tutta la bellezza della libertà e dell'indipendenza. E il periodo fra il 1815 e il 1848 non fu che una lunga preparazione dell'indipendenza italiana.

(28) Da Augusto
a Nerone
(29) Da Cesare
ad Augusto
(30) Da Costantino a Romolo Augustolo
(31) Da Domiziano a Marco Aurelio
(32) Da Marco Aurelio
a Costantino
(33) Da Nerone
a Domiziano
(34) Dalla repubblica all'impero
(35) Diffusione
della stampa
(36) Dogi
della Serenissima
(37) Dominazione austriaca
(38) Dominazione spagnola
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014