Dogi della Serenissima

 

I « DOGI » DELLA REPUBBLICA di Venezia furono circa centoventi. Per millecento anni, dal 697 al 1797, la libera Repubblica di Venezia fu governata da una lunga serie di suoi illustri cittadini. Essi erano onorati come sovrani e vestivano abiti regali; tuttavia il loro titolo non fu mai ereditario ed il loro potere era sottoposto al severo controllo degli altri organi di governo.
Le vicende di questi personaggi abbracciano, si può dire, tutta la storia d'Italia; basti dire che il primo, Paoluccio Anafesto, che governò dal 697 al 717, ebbe a che fare coi Longobardi, mentre l'ultimo, Ludovico Manin (dal 1789 al 1797), fu costretto ad abdicare per gli intrighi di Napoleone.

PIETRO II ORSEOLO (dal 991 al 1009)
Orseolo II fu il primo grande doge e l'iniziatore della potenza di Venezia. Ai suoi tempi l'Adriatico era infestato da pirati slavi ai quali Venezia e le popolazioni dalmate pagavano gravosi tributi. Orseolo si rifiutò di mantenere la sua città in questo stato di servitù e cessò questi umilianti pagamenti. Poi organizzò una flotta e con questa scese lungo la costa dalmata per « ripulire » l'arcipelago dai pirati. Le popolazioni indigene accolsero con amicizia la flotta veneta che le liberava dal terrore dei pirati slavi e fecero atto di sottomissione ad Orseolo. Al titolo di doge egli unì così quello di « dux Dalmatiae ». Per merito suo, Venezia acquistava la considerazione delle altre potenze europee, poiché si era mostrata capace di contenere le minacce che venivano dall'Oriente. Per le numerose vittorie che ottenne e par la saggezza del suo governo, Pietro II Orseolo è giustamente considerato uno dei più grandi Dogi della Repubblica di Venezia.

ENRICO DANDOLO (dal 1192 al 1205)
Nel 1202 i cavalieri e i nobili di Francia, riuniti a Venezia, proclamavano che si dovesse fare una quarta Crociata; decisero anche di rivolgersi al governo di Venezia per avere le navi necessarie all'impresa. Fu una gran fortuna per la Serenissima avere, in quel tempo, un doge dell'astuzia e della tempra di Enrico Dandolo. Quest'uomo aveva allora la bellezza di 94 anni, ma mostrò una formidabile vivacità d'ingegno e di energie. Accettò la richiesta dei Crociati, ma pretese, in cambio di cinquanta galere, la metà delle conquiste che si fossero fatte in Oriente. Poi si fece nominare egli stesso capo della spedizione: gli riuscì così di fare della IV Crociata una impresa ad uso e consumo di Venezia. Cominciò col dirigere la flotta verso Trieste, sottomettendo questa città al dominio Veneto; la stessa sorte toccò ad altri porti della costa istriana. Poi fu la volta di Zara. Infine, invece di raggiungere la Palestina, Dandolo diresse le forze dei Crociati contro Costantinopoli.
La favolosa città fu conquistata e la dinastia imperiale greca abbattuta; i « bocconcini » migliori di questa conquista se li prese naturalmente il terribile vecchio, che si stabilì, addirittura, a Costantinopoli. in questa città egli si fece costruire un magnifico palazzo e si sarebbe fatto erigere anche una seconda « San Marco » se la morte non lo avesse colto nel giugno del 1205.

MARIN FALIERO (dal 1354 al 1355)decapitazione del doge marin faliero
II nome di questo doge ricorda un avvenimento drammatico nella storia del governo della Serenissima: il doge Marin Faliero, infatti, fu accusato di tradimento e decapitato per ordine dei suoi stessi colleghi di governo. I motivi di questa condanna non sono tuttora ben chiari, ma si crede che egli, d'accordo con alcuni popolani e marinai, avesse complottato per divenire l'unico signore della città. Era ciò che accadeva, in quel tempo in molte altre città d'Italia. Se il « Consiglio dei dieci », che controllava l'operato di tutte le autorità cittadine, non avesse scoperto le intenzioni del doge, anche la Repubblica Veneta si sarebbe trasformata in una Signoria.
La severissima condanna fu eseguita nel luogo stesso in cui egli aveva prestato il giuramento dopo l'elezione.
Il « maestro di giustizia », dopo l'esecuzione, sollevò la testa insanguinata del doge e lo mostrò al popolo dicendo: « Vardé tutti è sta fatta giustizia del traditor » (cioè guardate tutti, è stata fatta giustizia del traditore).

FRANCESCO FOSCARI (dal 1423 al 1457)
Francesco Fòscari rimase doge per ben 34 anni e sotto di lui Venezia raggiunse il culmine della sua potenza.
Eppure fu proprio in questo periodo che la Repubblica dovette affrontare le lotte più ardue. Si trattava di contrastare la crescente potenza del Ducato di Milano, del quale erano signori prima i Visconti, poi gli Sforza.
Dal canto suo anche il Fòscari aveva audaci idee espansionistiche: attribuiva cioè molta importanza all'espansione del dominio veneto verso la terraferma; solo in questo modo, egli sosteneva, la città si sarebbe sentita sicura da ogni attacco proveniente da questa parte. In trent'anni di continue lotte egli raggiunse appieno i suoi scopi: Ravenna, Padova, Verona, Treviso, Belluno, il Friuli, Cremona, Brescia, Bergamo, fino all'Adda, divennero « terra di San Marco ». Anche in Oriente Fòscari ottenne ottimi risultati: al termine del suo dogato, oltre all'Istria e alla Dalmazia, Venezia possedeva attive colonie in Albania, in Grecia, in Siria e aveva stipulato un accordo col sultano, che garantiva la sicurezza dei mercanti veneziani e delle loro merci.
Tanti meriti e tanta saggezza furono ricambiati dalla sua patria con la più nera ingratitudine: i partiti avversi lo ostacolarono in ogni modo; il « Consiglio dei dieci » si accanì contro un suo figlio, accusato di aver ricevuto doni dal signore di Milano; sospettato di avere relazioni con questo nemico di Venezia, il poveretto fu imprigionato e torturato numerose volte, finché morì in esilio, a Creta.
Suo padre, benché fosse il doge, dovette assistere impotente alla misera fine del figlio. Accasciato da tanti dolori, il vecchio doge trascorse tristemente gli ultimi suoi anni, finché il 23 ottobre 1457 il Consiglio dei dieci decise la sua abdicazione. Foscari morì pochi giorni dopo, si dice proprio mentre il suono delle campane annunciava l'ascesa di un nuovo doge della Repubblica.

SEBASTIANO VENIER (dal 1577 al 1578)
Questo doge merita di essere ricordato per tutta la vita precedente il breve dogato, trascorsa al servizio della Repubblica. Egli coprì moltissime cariche pubbliche e sempre dimostrò una modestia, una onestà e una devozione al dovere degne di un antico console romano. La sua maggior gloria militare fu quella di aver partecipato quale comandante della formazione veneta alla vittoriosa battaglia di Lepanto.

FRANCESCO MOROSINI (dal 1688 al 1694)
Ecco uno degli ultimi rappresentanti di una gloriosa stirpe di navigatori e di combattenti. Francesco Morosini guidò le flotte di Venezia quando ormai la sua potenza era in declino e, un poco alla volta, tutti i suoi antichi domini passavano nelle mani dei Turchi. Tuttavia, egli seppe dare a Venezia le ultime vittorie conquistando la Morea, regione della Penisola Greca. Da vero generale, egli morì lontano dalla patria, a Napoli di Romania, al comando della flotta. Egli stesso, già gravemente ammalato, dettò la lettera con cui annunciava la sua prossima morte al Senato della Repubblica. Non ci rammenta, questo valoroso doge, lo figura di un antico imperatore romano, che muore lontano dalla patria alla testa delle sue legioni, in difesa dei confini dell'impero?

(27) Cultura
nel medioevo
(28) Da Augusto
a Nerone
(29) Da Cesare
ad Augusto
(30) Da Costantino a Romolo Augustolo
(31) Da Domiziano a Marco Aurelio
(32) Da Marco Aurelio
a Costantino
(33) Da Nerone
a Domiziano
(34) Dalla repubblica all'impero
(35) Diffusione
della stampa
(36) Dogi
della Serenissima
(37) Dominazione austriaca
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014