diffusione della stampa

 

«QUATTROCENTOCINQUANTA ANNI FA due dottoroni dell'Università di Parigi facevano pressappoco questo discorso:
— Avete visto, amico, quelle nuove Bibbie che vengono da Magonza, scritte con caratteri tutti uguali, e che pure costano la metà di quelle che noi troviamo dai nostri librai, scribacchiate alle peggio?
— Le ho viste; e ho anche parlato con quel tedesco che le vende. Ho capito che si tratta di un'invenzione diabolica che toglierà il lavoro a tutti i nostri amanuensi, che renderà la cultura schiava dei fabbri e dei meccanici; gente che pur di guadagnare stamperà e porrà in vendita anche i libri di Maometto!
E l'altro: — Ma di quale invenzione parlate? A me è stato detto che quei libri costano meno perché a Magonza ci sono molti scrivani.
— Menzogne, vi dirò io come stanno le cose — E il professore ben informato espose in breve al collega in che cosa consistesse la diavoleria uscita dalla mente di un certo Gutenberg, di Magonza.
Era uno scandalo, un delitto contro la cultura, caduta nelle mani dei fabbri! Ma trovarono un pensiero che riuscì a consolarli!
— Non durerà questa moda, è certo. È buona tutt'al più per gli studenti, ma non servirà mai ai veri studiosi...».
Questo dialogo, che abbiamo ridotto da uno scritto di uno storico italiano dell'Ottocento, è certo immaginario, ma è molto verosimile. Esso innanzitutto ci fa capire che l'accoglienza che i contemporanei riservarono all'invenzione della stampa non fu sempre trionfale. Chi vedeva scaduta la dignità della cultura, affidata per la sua diffusione alle mani di operai; chi temeva che si diffondessero scritti immorali o che eccitassero i popoli alle rivolte. I copisti l'avversavano perché già si vedevano tutti ridotti alla disoccupazione, i proprietari di grandi biblioteche l'avversavano perché temevano che svalutasse le loro raccolte di manoscritti.
Anche questa previsione, come quasi tutte le altre, si rivelò infondata. Basti pensare al grande valore, anche commerciale, che hanno acquistato oggi (e non solo oggi!) gli antichi libri manoscritti: essi, molto spesso, più che per il contenuto avevano valore per la cura con cui erano vergati, per la bellezza delle miniature, per la preziosità della rilegatura. E tutti questi pregi continuarono ad essere apprezzati anche dopo la scoperta della stampa. Ben lo aveva compreso Federigo da Montefeltro, il magnifico signore di Urbino; egli stabilì con il proprio bibliotecario, Vespasiano da Bisticci, che nessun libro stampato sarebbe entrato a far parte della sua raccolta; e per quattordici anni i copisti lavorarono nella sua reggia a trascrivere testi greci e latini, benché non gli sarebbe stato difficile procurarsene delle copie a stampa.

LA RIVOLUZIONE SI COMPIE
Ma non ovunque e non a lungo la stampa incontrò tante difficoltà nell'affermarsi.
Già nel 1470 un altro parigino scriveva: È stato scoperto in Germania un nuovo meraviglioso metodo per produrre i libri e coloro che posseggono questa nuova arte la portano fuori da Magonza, nel mondo....
E pochi anni più tardi, quando già erano sorte le famose stamperie di Venezia, in una lettera fra due dotti troviamo: Proprio in questo momento è giunto qui a Basilea, da Venezia, un carro intero di testi dei classici, nelle bellissime edizioni di Aldo Manuzio. Ne vuoi qualcuno? In caso affermativo scrivimi subito e mandami il denaro perché, prima ancora che vengano scaricati, per ogni volume si offriranno trenta acquirenti che non faranno altro che chiedere il prezzo e strapparsi gli occhi per impadronirsi del libro. Il miracolo della stampa stava conquistando il pubblico degli incolti e dei colti. Ancora più bello appare questo entusiasmo se si tien conto che il prezzo dei libri stampati benché di molto inferiore a quello dei manoscritti, non era dei più bassi.
Ecco un breve listino dei prezzi: la Bibbia in latino 10 ducati, la Città di Dio di Sant'Agostino 5, un'opera di Virgilio 2 ducati. In quanto alle tirature, uno dei record fu raggiunto dal Nuovo Testamento, curato da Luterò nel 1522, che nella seconda edizione raggiunse le 100 000 copie. Ed ecco le date in cui la stampa fece il suo ingresso in alcuni Stati d'Europa:
1465 Italia (monastero di Subiaco), 1470 Francia, 1471 Olanda, 1472 Svìzzera, 1473 Ungheria, 1474 Spagna, 1476 Inghilterra, 1482 Danimarca, 1483 Svezia, 1490 Turchia europea.
Il prodigio di questa rapidissima diffusione significa che l'idea di Gutenberg aveva trovato in ogni paese degli uomini intelligenti, colti e intraprendenti che ne avevano compreso il valore e intuito le enormi possibilità di sviluppo: questi uomini furono i primi grandi editori. I loro nomi meritano di essere ricordati: Koberger a Norimberga, Elzevier a Leida, Amerbach e Froben a Basilea, Etiennes a Parigi. Ma il maggiore di tutti fu Aldo Manuzio (nato presso Roma nel 1449), che aprì una grande tipografia a Venezia verso il 1490. Egli per primo diede al libro stampato una fisionomia propria, rendendolo nitido, elegante, maneggevole e di buon prezzo. La stampa si affermava definitivamente come il più grande mezzo di diffusione della cultura.

(26) Cristianesimo
e impero romano
(27) Cultura
nel medioevo
(28) Da Augusto
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(32) Da Marco Aurelio
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a Domiziano
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(35) Diffusione
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(36) Dogi
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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014