Da Augusto a Nerone

 

SI DICE CHE L'IMPERATORE AUGUSTO, sentendosi in punto di morte, abbia chiesto ai presenti se in questo mondo avesse rappresentato bene la sua parte. Poiché essi gli risposero che l'aveva rappresentata in modo eccellente, Augusto soggiunse: «Ebbene, allóra applauditemi». Era il 19 agosto del 14 dopo Cristo: Augusto cessava di vivere, dopo 44 anni di regno. L'applauso che l'Imperatore aveva chiesto per sé era più che meritato. Morendo, egli lasciava l'Impero Romano nella pace e nella prosperità.
Toccava ora ai suoi successori l'arduo compito di essere i degni continuatori della sua grande opera.

UN DEGNO SUCCESSORE DI AUGUSTO
Ad Augusto successe il figliastro Tiberio, in età di 55 anni. In gioventù egli aveva mostrato doti di grande condottiero, combattendo contro i Germani. Ottenuto il supremo potere, Tiberio si propose di continuare l'opera di Augusto. Infatti, al pari del defunto imperatore, egli non approfittò dell'autorità di cui era investito e collaborò con i senatori nel governo dell'impero. Come aveva fatto Augusto, anch'egli provvide a mantenere la pace in tutto l'impero: cercò infatti di difendere le frontiere con trattative diplomatiche, senza ricorrere alle armi. Tiberio fu anche un ottimo amministratore : allo scopo di aumentare il denaro dello Stato, egli non concesse al popolo né feste, né spettacoli. Per questa ragione, non fu amato dal popolo romano.
Ma tale impopolarità non dispiacque affatto a Tiberio. Si dice infatti che la sua massima preferita fosse questa : « Mi odi pure il popolo, purché mi tema ! ». Non volle neppure che gli venissero edificati templi o statue.
Purtroppo, negli ultimi anni del suo governo, Tiberio divenne un tiranno e non rispettò la libertà dei cittadini. Così, quando nel 37 dopo Cristo cessò di vivere, il popolo non nascose la sua gioia, dimenticando tutto il bene che egli aveva fatto in precedenza col suo energico e saggio governo.

UN IMPERATORE FOLLE
Alla morte di Tiberio, ì pretoriani (la guardia del corpo degli imperatori) affidarono il comando dell' impero a Gaio, pronipote di Tiberio. Gaio, soprannominato Caligola (dal latino «caligulae» = calzature militari, che egli era solito
portare) era appena ventiquattrenne. La speranza del popolo che il nuovo imperatore facesse dimenticare gli ultimi tristissimi anni del governo di Tiberio fu quasi subito delusa. In seguito ad una grave malattia, Caligola cominciò a dar segni di squilibrio mentale e si abbandonò a stranezze e a crudeltà inaudite. Pretese di essere venerato come un dio, nominò console e pontefice massimo il suo cavallo, condannò a morte i cittadini più ricchi per appropriarsi delle loro ricchezze, celebrò dei trionfi per immaginarie spedizioni militari. A differenza di Augusto e di Tiberio, che abitarono in edifici modesti, Caligola volle per sé un fastoso palazzo. Diede feste e spettacoli grandiosi, sciupando in poco tempo il patrimonio dello Stato che Tiberio era andato accumulando in 23 anni di impero. Una congiura, ordita dagli stessi pretoriani, liberò l'impero da questo folle imperatore. Caligola fu trucidato in un corridoio del suo palazzo nel 41 dopo Cristo, dopo nemmeno quattro anni di governo.

neroneVENGONO ESTESI I CONFINI DELL'IMPERO
Alla morte di Caligola, seguì a Roma una certa agitazione : il Senato e il popolo, disgustati dalle scelleratezze di Caligola, furono propensi a ristabilire la Repubblica. Ma i pretoriani, che da un po' di tempo avevano assunto in Roma un posto di primo piano, nominarono imperatore Claudio, zio di Caligola. Al Senato, ormai privo di autorità, non rimase che accettare la nomina. Salito al potere quasi cinquantenne, Claudio fu un uomo saggio e giusto. Convinto che soltanto il sistema di governo attuato da Augusto poteva dare pace e benessere all'impero, ridiede prestigio al Senato e collaborò con esso.
Fu, come Tiberio, un ottimo amministratore: in poco tempo, riuscì a riordinare le finanze dello Stato, che il pazzo Caligola aveva mandato in completa rovina. Al popolo romano parve proprio di essere ritornato ai bei tempi di Augusto. Il nome di Claudio è legato a una grande impresa militare : la conquista di quasi tutta la Britannia.
L'imperatore vinse i Britanni nel 43 dopo Cristo, in una fulminea battaglia campale. Venne così portato a compimento, dopo cento anni esatti, l'ardito progetto di Giulio Cesare. Un'altra importante impresa militare di Claudio fu la conquista della Mauritania (l'attuale Marocco) che, assieme alla Bri-tannia, fu trasformata in provincia romana.

IMPONENTI OPERE PUBBLICHE
A Claudio si deve anche la realizzazione di opere pubbliche veramente imponenti. Oltre alla costruzione di un grandioso acquedotto (l'acquedotto Claudio, di cui attualmente rimangono parecchie arcate), egli portò a compimento due opere veramente colossali: il prosciugamento di una parte del lago Fucino e un nuovo porto presso quello ormai insufficiente di Ostia. Al prosciugamento del Fucino lavorarono 30 000 operai per oltre 11 anni.

UN IMPERATORE SCELLERATO
Quando, nel 54 dopo Cristo, Claudio cessò dì vivere, salì al potere il suo figliastro Domizio Enobardo Nerone. Il nuovo imperatore governò dapprima saggiamente, ma in seguito commise crudeltà inaudite. Basti dire che giunse al punto di far uccidere la propria madre Agrippina. Convinto di essere un grande artista e un atleta eccezionale, non esitò ad esibirsi in pubblico come poeta, cantante e lottatore.
Del governo dello Stato non si curava affatto e spendeva somme ingentissime per dare spettacoli pubblici. Naturalmente l'imperatore si attirò sempre più il disprezzo e l'odio del popolo.
Quando, nel 64 dopo Cristo, un furioso incendio devastò i quartieri più poveri di Roma, il popolo non esitò ad accusare Nerone di essere stato la causa di tanto disastro. E sappiamo che l'imperatore, per allontanare da sé ogni sospetto, accusò i Cristiani e ne condannò a morte parecchie migliaia. Di fronte a tanta spietata crudeltà, lo stesso Senato insorse contro l'imperatore. I senatori considerarono Nerone nemico dello Stato e decisero la sua condanna a morte. Spaventato da una così risoluta decisione, Nerone tentò di fuggire ; ma, quando si vide raggiunto, si fece uccidere da uno schiavo. Si narra che, nel momento in cui lo schiavo stava per ucciderlo, Nerone abbia esclamato : « Quale grande artista scompare in questo momento ! ». Era il 68 dopo Cristo.

A soli 54 anni dalla morte di Augusto, per l'indegnità di alcuni suoi successori, l'Impero Romano minacciava di crollare. Solo un uomo della saggezza di Augusto poteva riportarlo al suo primitivo splendore. I Romani troveranno quest'uomo.

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(21) Congresso
di Vienna

(22) Conseguenze
scoperte
geografiche

(23) Corporazioni
di mestieri
(24) Corte del Gran Khan
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e impero romano
(27) Cultura
nel medioevo
(28) Da Augusto
a Nerone
(29) Da Cesare
ad Augusto
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014