Cultura nel medioevo

 

IL MEDIOEVO dura un millennio giusto giusto: dalla fine dell'Impero Romano (secolo V) all'epoca delle grandi scoperte geografiche (secolo XV). Per circa ottocento anni, nel Medioevo non sono state scritte grandi opere di poesia; di quel periodo rimangono soltanto scarsissimi brani di un notevole valore artistico, che vengono ancora riletti. Prima c'erano state l'Odissea, l'Iliade, l'Eneide; dopo, a distanza di numerosi secoli, venne creata la Divina Commedia. Era dunque morta nel periodo di mezzo la poesia? Non c'era nessuno che leggesse, studiasse o scrivesse? Non si può certo dire questo; i letterati medioevali erano soprattutto uomini dotti e sapienti, intenti ad un unico scopo: raccogliere, ordinare e salvare, in un'epoca piena di guerre, saccheggi e distruzioni, tutto quello che le civiltà precedenti, la greca e la romana, avevano creato. Se oggi conosciamo le opere e il pensiero dei grandi uomini greci e latini lo dobbiamo agli studiosi del Medioevo: essi erano religiosi e laici dei diversi paesi d'Europa che studiavano e insegnavano nei monasteri, nelle scuole e nelle varie università.

LE SCUOLE
La prima e più importante scuola nel Medioevo era la famiglia. I giovani imparavano per prima cosa i precetti morali ed il padre insegnava loro il mestiere che veniva tramandato generazione in generazione.
Vere e proprie scuole furono fondate per volere di Carlo Magno: erano scuole a carattere religioso e venivano istituite nei conventi, nelle chiese parrocchiali e nelle cattedrali. Esse provvedevano all'istruzione dei novizi e all'educazione dei giovani non votati al sacerdozio.
L'insegnamento veniva impartito in latino; la disciplina era molto severa. Per quelli che non dimostravano amore per lo studio c'era sempre in aguato una robusta frusta ed era sempre usata qualora se ne presentasse l'opportunità. Fino al XII secolo l'istruzione ebbe ovunque un carattere teorico, cioè venivano insegnate solo materie culturali. Ma con lo svilupparsi dei commerci e delle industrie, anche le scuole, perlomeno una buona parte di esse, iniziarono ad impartire un insegnamento pratico. Queste scuole venivano chiamate acuole dell'abbaco; erano preparati coloro che avrebbero lavorato negli empori commerciali. Si sa, ad esempio, che in Firenze vi erano 9000 giovani nelle scuole tenute dalla Chiesa, 1100 nelle scuole dell'abbaco e 575 nelle scuole superiori.

NELL'EUROPA INTERA SI PARLAVA UN'UNICA LINGUA
I Romani, conquistando tutta o quasi tutta l'Europa, avevano portato nei diversi paesi la loro lingua: il latino; alla caduta dell'Impero Romano il latino venne mantenuto in vita dalla Chiesa che ne fece la sua lingua ufficiale, la lingua sacra dei suoi riti. I dotti di tutti i paesi europei parlavano questa stessa lingua; si capivano quindi senza bisogno di interpreti. Uno stesso professore poteva andare ad insegnare indifferentemente in Francia, in Germania, in Spagna, in Ungheria, in Polonia o in altri paesi. I libri, scritti naturalmente in latino, potevano passare da un paese all'altro senza che occorresse tradurli. Ma il latino parlato dai dotti e scritto nei libri era diverso da quello parlato dal popolo; e questa differenza aumentò sempre più con l'andar del tempo. Ogni popolo modificò i vocaboli della lingua latina, che si trasformò a poco a poco nelle rispettive lingue nazionali.
Nella stessa Italia che fu la più fedele al latino si formò un idioma popolare, anzi diversi dialetti regionali. Verso la fine del XII secolo i predicatori religiosi, per essere capiti, dovevano tradurre i loro sermoni nella lingua del popolo.

LE UNIVERSITÀ
Le grandi scuole medioevali organizzate presso le abbazie e le cattedrali, si liberarono a poco a poco dal controllo dei vescovi e divennero istituti indipendenti. Presero allora il nome di studia generalia o di universitates, cioè scuole aperte a tutti. La prima città europea che trasformò la sua scuola religiosa in università sembra sia stata Bologna. Si parla del 1076 come dell'anno in cui i primi educatori iniziarono il loro insegnamento nella scuola di diritto bolognese. All'originaria facoltà di legge si aggiunsero intorno al 1200 quelle di medicina e di filosofia. L'Università di Bologna ebbe questo di caratteristico: chi comandava e dirigeva l'intero istituto erano gli stessi studenti; erano essi che pagavano di propria tasca i professori dopo averli scelti, provati e ammessi; essi che stabilivano vacanze e turni di studio. Ma tutto andava ugualmente bene.
Le università sorsero dapprima in Italia, poi in Francia e quindi in Inghilterra e poi via via negli altri Stati europei. Le più famose oltre a quelle di Bologna, Padova, Napoli e Pavia erano l'Università parigina della Sorbona e quelle inglesi di Oxford e di Cambridge, sorte tutte fra il XII e il XIII secolo. Una caratteristica dell'Università parigina (applicata poi specialmente nell'ambiente inglese) fu quella dei collegi: questi erano in origine soltanto alberghi, ma col tempo divennero anche luoghi di insegnamento. In tutte le università la lingua parlata e insegnata era il latino. Perciò spesso interi gruppi di studenti si spostavano da una università all'altra per ascoltare le lezioni di rinomati professori. Allora i libri, molto costosi, erano rarissimi. Gli allievi imparavano più che altro ascoltando la viva voce del professore e prendendo appunti.

I LIBRI DEL POPOLO
Se i libri scarseggiavano nelle mani degli studenti si immagini se i servi, i contadini potessero avere la possibilità di leggere (ammesso che ne fossero capaci). Se da una parte esistevano scuole per i più agiati, se i dotti erano relativamente numerosi e la loro cultura molto profonda, il popolo nel Medioevo era molto ignorante ed escluso quasi totalmente dal mondo della cultura. Quasi, però. Perché anch'esso aveva i suoi libri : erano le sculture e le pitture che i monaci facevano eseguire sui muri delle chiese. Poiché il popolo difficilmente poteva capire le dotte prediche dei prelati, i buoni monaci facevano illustrare con immagini e fatti i concetti e la storia del Cristianesimo, che acquistavano così maggior chiarezza e venivano compresi più facilmente.
Nelle chiese i villani trovavano sui muri anche insegnamenti pratici: i lavori che si dovevano fare nelle varie stagioni dell'anno, quando seminare, che cosa e come raccogliere ecc. I pennelli dei pittori erano quasi sempre guidati dalle disposizioni dei priori, i quali si preoccupavano che anche il popolo imparasse.

(18) Comuni
in Italia
(19) Comuni lotte per la libertà
(20) Congiura contro Cesare
(21) Congresso
di Vienna

(22) Conseguenze
scoperte
geografiche

(23) Corporazioni
di mestieri
(24) Corte del Gran Khan
(25) Costantinopoli bizantina
(26) Cristianesimo
e impero romano
(27) Cultura
nel medioevo
(28) Da Augusto
a Nerone
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014