cristianesimo e l'impero romano

 

LA NUOVA RELIGIONE
« Andate ed istruite tutte le genti, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho insegnato »: così disse Gesù Cristo ai suoi Apostoli, prima di ascendere al Cielo. Ed essi si sparsero per il mondo a predicare la Sua dottrina (dal latino « doctrina » insegnamento).
Passando di gente in gente, gli Apostoli andavano ripetendo le stesse parole che avevano udite dalla viva voce di Gesù. Esortavano all'amore verso il prossimo, alla carità, al perdono delle offese, alla rinuncia dei beni terreni, al culto dell'unico vero Dio.
Per opera soprattutto di San Pietro, il capo degli Apostoli, la nuova dottrina si diffuse rapidamente in Palestina e in Siria. I primi convertiti alla nuova religione furono chiamati Cristiani, cioè credenti in Cristo.
La più strepitosa delle conversioni fu quella di Saulo di Tarso, che divenne l'apostolo San Paolo. Egli, da feroce persecutore dei Cristiani, divenne uno dei più fervidi propagatori della religione di Gesù Cristo. Le prime comunità cristiane, che dalla parola greca « ecclesia » (riunione) vennero chiamate Chiese, sorsero soprattutto nei paesi del Mediterraneo orientale.
La prima Chiesa cristiana fu quella di Gerusalemme, alla quale seguirono molte altre in Siria, in Asia Minore, in Grecia e in Egitto. Ma fra tutte, quella che fece sentire ben presto la sua supremazia fu la Chiesa di Roma: tale particolare posizione le venne dal fatto che a Roma si era stabilito San Pietro, l'Apostolo a cui Gesù aveva affidato l'incarico di fondare la sua Chiesa. Nei primi anni della predicazione degli Apostoli aderì al Cristianesimo la gente più umile, ma ben presto anche moltissime persone di condizione sociale assai più elevata cominciarono a convertirsi al Cristianesimo.

CONSIDERATI NEMICI DELL'IMPERO ROMANO
«Come hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi », così aveva predetto Gesù per i seguaci della sua religione, ed infatti i primi Cristiani si trovarono di fronte all'ostilità dell'Impero Romano. Tale atteggiamento ostile da parte delle autorità politiche romane era dovuto al fatto che il Cristianesimo si opponeva in pieno alle concezioni pagane su cui l'Impero Romano sì basava. Per gli antichi Romani, politica e religione venivano considerate una cosa sola: infatti l'imperatore, che era il capo dello Stato, veniva divinizzato e quindi adorato come una vera, e propria divinità. Per i Cristiani, invece, l'unico essere degno di adorazione era il vero Dio che sta nei Cieli, e quindi essi si rifiutavano in modo assoluto di prestare il culto all'imperatore.
« Date a Cesare (all'imperatore) ciò che spetta a Cesare e date a Dio ciò che spetta a Dio » aveva detto Gesù: cioè una cosa era l'ossequio all'imperatore e un'altra l'adorazione a Dio. Era dunque inevitabile che i Cristiani, poiché si rifiutavano di seguire i principi della religione romana, venissero considerati nemici dell'impero e, come tali, fossero colpiti con severissimè pene.

LE CATACOMBE
Quando nel territorio dell'impero i Cristiani divennero assai numerosi, il governo romano, pensando che essi potessero rappresentare un grave pericolo per le istituzioni dello Stato, cominciò a perseguitarli. Molti di essi vennero arrestati e condannati come delinquenti. Non potendo più riunirsi liberamente, i Cristiani decisero di tenere nelle catacombe le loro adunanze religiose.
Le catacombe (dal greco « catà », giù, e « cùmbos», cavità)erano grotte sotterranee nelle quali i Cristiani seppellivano i loro morti. Quando la natura del sottosuolo lo permetteva, i Cristiani scavavano anche due o tre piani di gallerie : le più profonde arrivavano sino a venti metri sotto terra.
Alle pareti di tali gallerie si aprivano le nicchie, ossia le tombe scavate nella roccia. Costretti a riunirsi in questi luoghi sotterranei, i Cristiani vi allestirono delle vere e proprie chiese.

cristiani nelle catacombeLE PERSECUZIONI
La prima crudele persecuzione contro i Cristiani fu ordinata dall'imperatore Nerone. Nell'autunno del 64 dopo Cristo, scoppiò in Roma un furioso incendio che devastò molti quartieri poveri della città. Il popolo romano, che sapeva di quali pazzie fosse capace Nerone, lo accusò di aver ordinato l'incendio. L'imperatore, per distogliere da sé ogni sospetto, riversò la colpa sui Cristiani. È interessante notare come Tacito, uno scrittore romano che pur disprezzava i Cristiani, abbia giudicato una vera infamia l'accusa rivolta loro da Nerone. Egli scrisse : « ...furono arrestati per primi quelli che confessavano la loro fede, poi una folla d'altri. Nerone inflisse loro i più crudeli supplizi. Coperti con pelli d'animali feroci, vennero fatti dilaniare dai cani o furono crocifissi, o arsi come torce viventi, per far lume durante la notte. Per questi spettacoli, Nerone aveva messo a disposizione i suoi giardini. A poco a poco si fece strada un sentimento di pietà verso quei condannati. Si diceva che erano stati sacrificati non in vista del bene comune, ma per la ferocia di uno solo (Nerone) ». Durante questa prima persecuzione, vennero uccisi San Pietro e San Paolo : il primo fu crocifisso, l'altro venne decapitato sulla strada per Ostia, dove ora si trova l'Abbazia delle tre fontane.
Dopo Nerone, altri imperatori ordinarono feroci persecuzioni. La religione cristiana fu considerata un grave pericolo per l'impero e la persecuzione contro i suoi seguaci venne ritenuta uno dei primi doveri del governo romano.
Tra le varie mansioni che spettavano a un governatore di provincia, quella riguardante lo sterminio dei Cristiani venne ritenuta una delle più importanti.
Riportiamo una parte della lettera che Plinio il Giovane, allora governatore della Bitinia (Asia Minore), scrisse all'imperatore Traiano (II secolo dopo Cristo).
« Io non ho mai assistito a processi contro i Cristiani », scrive Plinio, « e perciò mi hanno messo in grave esitazione alcune questioni, come questa: si deve punire il nome stesso di « Cristiano », anche se colpe infamanti non risultino, oppure si deve credere che queste colpe siano intimamente connesse col nome stesso di « Cristiano », e si devono perciò punire? Frattanto, con quelli che mi furono denunciati Cristiani, adottai questo sistema : li interrogai se fossero Cristiani ; se confessarono di esserlo, li interrogai una seconda e una terza volta, minacciandoli di morte ; quelli che si mostrarono ostinati nella loro affermazione, li mandai senz'altro a morte ». L'imperatore Traiano rispose dando le seguenti istruzioni : « quelli che vengono denunziati e accusati come Cristiani, devono essere puniti, a meno che uno neghi di essere Cristiano e manifesti la verità della sua negazione adorando le nostre divinità. In tal caso gli si conceda il perdono ».

TRIONFO DEL CRISTIANESIMO
Le atroci persecuzioni non raggiunsero affatto l'intento che si era prefìsso il governo romano, e cioè quello di arrestare il diffondersi della religione cristiana. Infatti, i seguaci del Cristianesimo divennero sempre più numerosi.
Verso il IV secolo dopo Cristo, la decima parte della popolazione dell'impero si era convertita al Cristianesimo : vi erano Cristiani nell'esercito, nell'amministrazione dello Stato, e perfino nella famiglia imperiale. L'imperatore Galerio dovette riconoscere che l'Impero Romano usciva pienamente sconfitto dalla lunga lotta contro il Cristianesimo: nel 311 dopo Cristo emanò un editto col quale pose fine alle persecuzioni e accordò ai Cristiani la libertà di riunione. Due anni dopo, gli imperatori Costantino e Licinio promulgavano a Milano un editto, con cui concedevano ai Cristiani la più completa libertà di praticare la loro religione. E dopo pochi anni ecco il grande trionfo della religione di Gesù. Nel 380 dopo Cristo, l'imperatore Teodosio I dichiarava che l'unica religione ufficiale dell'impero doveva essere quella cristiana.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014