Costantinopoli bizantina

 

IL 29 MAGGIO 1453 l'esercito dei musulmani, guidato dallo stesso Maometto II, conquistava Costantinopoli, la « città d'oro », l'erede di Roma Imperiale. Una marea di uomini urlanti, dall'espressione inferocita e bestiale, scavalcate le mura, si lanciava per le vie della città. In poche ore tutte le strade erano ingombre di cadaveri orribilmente straziati dai colpi di scimitarra: né i bambini, né le donne, né i vecchi furono risparmiati; un'intera cittadinanza fu, quel giorno, completamente annientata. Una sorte simile subirono tutti gli edifici che abbellivano e facevano ricca la favolosa città. Costantinopoli divenne una città morta, come se un terremoto l'avesse devastata. E l'imperatore? Quando aveva visto che non c'era più alcuna speranza, Costantino XI Paleologo era sceso dal suo cavallo e, lentamente, quasi compisse una cerimonia sacra, s'era spogliato delle insegne imperiali. Poi, ormai divenuto uguale a un semplice soldato, s'era gettato nella mischia; pochi attimi di lotta furibonda e anch'egli giaceva nel cumulo dei caduti, sul lastricato della strada. Il suo corpo fu riconosciuto più tardi; allora Maometto lo fece decapitare e mandò la testa in giro per le province dell'impero, come una prova tangibile della sua vittoria. Così veniva annientato l'Impero Cristiano d'Oriente, durato undici secoli. Un mondo, una società, costumi e tradizioni tutti particolari, sparivano per sempre.

IL PANORAMA DELLA CITTÀ D'ORO
Immaginiamo di osservare la città di Costantinopoli, com'era al tempo dell'Impero Bizantino, dall'alto delle tribune dell'ippodromo. Guardandola comprendiamo perché essa si è meritata l'appellativo di città d'oro: vediamo infatti fra i tetti e le terrazze fiorite scintillare le cupole dorate delle sue cinquecento chiese e i tetti argentati dei palazzi signorili; scorgiamo le strade fiancheggiate da portici marmorei, i portali e le colonne di bronzo, gli archi di trionfo.
Tutto questo si trova mescolato in un disordine indescrivibile: belle case di marmo soriano accanto a casupole miserabili, le chiese stupende accanto agli affollati mercati.

PER LE STRADE DI COSTANTINOPOLI
Se vogliamo girare per le strade di Costantinopoli bizantina converrà che ci muniamo di un cavallo o di una lettiga; infatti è quasi impossibile procedere a piedi, sia per la calca, sia, soprattutto, per la ripugnante sporcizia che si ammucchia sul selciato. Da ogni negozio si gettano nella strada i rifiuti, siano interiora di pesce o verdure marce, dalle finestre cadono i rifiuti domestici, e tutto si mescola con gli escrementi dei numerosissimi animali che circolano per la città: cammelli, asini, cavalli, pecore, bovini. Diguazzando nel sudiciume, scansando tutto questo bestiame, per le strade di Costantinopoli si muove un'incredibile varietà di tipi forestieri: Ungheresi che portano le vesti coperte di sonagli d'oro, Bulgari dalla lucida testa rasa, Arabi provenienti dall'Africa, dall'Asia, dalla Sicilia, montanari della Balcania, carichi di armi, e Croati, Sciti, Armeni e persino Franchi che sono giunti dal lontano Occidente. Circolano anche non pochi pirati dell'Egeo, e sono proprio Quelli che sfoggiano il lusso maggiore.

NEI NEGOZI
Che cosa facevano tutti questi forestieri affluiti nella città? Comperavano e vendevano; Costantinopoli era il grande mercato al quale affluivano tutti i prodotti dell'Oriente, e qui i barbari dell'Est e dell'Ovest si recavano per trovare le merci più rare e costose. Numerosissime erano le botteghe di droghiere traboccanti di vasi e sacchetti contenenti nardo, cannella di Ceylon, aloè di Giava, muschio del Tibet, incenso dell'Arabia, olio di cedro e infinite altre spezie. C'erano i profumieri, i cerulari che lavoravano la cera, i sellai che lavoravano il cuoio, i saponieri, i caffettieri che offrivano all'aperto dolciumi e bevande. Ma le merci più belle si trovavano nelle botteghe degli orafi e dei venditori di stoffe. Gli orafi erano numerosissimi a Costantinopoli, perché l'oro vi era molto abbondante. Essi creavano monili, fibbie, gioielli, cofanetti, reliquiari, incensieri, vasi, coppe, finemente scolpiti e intarsiati di gemme: dei veri capolavori di oreficeria. Altrettanto numerosi e abili erano i tessitori; essi producevano tessuti per abiti, di lana e di seta, in svariatissimi colori, intessendovi, qualche volta, fili d'oro o d'argento. Fabbricavano, inoltre, stupendi tessuti per l'arredamento della casa (possiamo considerarli le prime tappezzerie), consistenti in pesanti stoffe ricamate o damascate. La seta veniva in un primo tempo importata grezza dall'Asia; ma, verso il VI secolo dopo Cristo, il filugello ed il gelso furono introdotti anche in territorio greco. La coltivazione del gelso si diffuse talmente che una parte del Peloponneso fu chiamata Morea, dal nome di questa pianta ( morea in greco significa gelso ).
La visita alle botteghe dei tessitori ci induce ad osservare gli abiti indossati dalla popolazione della città.
La gente più modesta porta la tunica e il mantello. I ricchi e i funzionari di corte indossano invece abiti sontuosissimi, la cui principale caratteristica è di essere abbondantemente intessuti di fili di metalli preziosi e trapunti di gemme e di pietre. Ma la particolarità più curiosa sono gli abiti... dipinti. Sull'abito di un personaggio di corte si può ammirare, sapientemente dipinta, l'intera vita di Cristo; sulla veste di una dama spiccano ameni paesaggi; sull'uniforme di un generale si trovano, ovviamente, le illustrazioni di alcuni avvenimenti storici. Negli abiti, come nei gioielli, nei mosaici, nelle miniature, nella decorazione degli edifici, tutto, a Costantinopoli, è luce, ricchezza, splendore.

ESTREMA POVERTÀ ED ESTREMA RICCHEZZA
Tanto fervore di commerci non portò, come potrebbe sembrare, la popolazione dell'Impero Bizantino ad un alto livello economico. La ricchezza si accentrava nelle mani di una minoranza composta di funzionari dello Stato, grandi proprietari terrieri e militari. I funzionari dello Stato erano numerosissimi e avevano la possibilità di realizzare, più o meno onestamente, grandi guadagni, poiché controllavano tutte le attività commerciali del paese. I proprietari terrieri andavano estendendo sempre più i loro possessi strappando, per somme esigue, i poderi ai piccoli agricoltori, ridotti in miseria dalle tasse eccessive. I militari accumulavano veri tesori con la spartizione dei bottini e coi lauti stipendi a cui avevano diritto: si pensi, ad esempio, che un caporale dell'esercito bizantino guadagnava la bellezza di una libbra d'oro l'anno, mentre un generale di corpo d'armata ne poteva ricevere anche quaranta!

(16) Compagnie
di ventura
(17) Comuni
in europa
(18) Comuni
in Italia
(19) Comuni lotte per la libertà
(20) Congiura contro Cesare
(21) Congresso
di Vienna

(22) Conseguenze
scoperte
geografiche

(23) Corporazioni
di mestieri
(24) Corte del Gran Khan
(25) Costantinopoli bizantina
(26) Cristianesimo
e impero romano
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014