congiura contro Cesare

 

IDI DI MARZO, anno 44 avanti Cristo. Cesare, accompagnato dal figlio adottivo Bruto, si recò, quel giorno, in Senato per partecipare ad una seduta. Mentre il dittatore percorreva le vie di Roma, la folla gli si stringeva d'attorno e lo acclamava.
Ad un tratto gli si avvicinò un uomo che, porgendogli una pergamena gli disse : « Leggila, e presto ! Vi sono contenute notizie per te importantissime ». In essa, infatti, vi era l'avvertimento che si stava tramando contro di lui una congiura mortale.
Cesare, però, stretto fra la folla non ebbe tempo per svolgere il rotolo e leggerlo. Era, quella carta che gli veniva porta da uno sconosciuto, l'ultima possibilità di salvezza che il destino gli offriva.
Il dittatore infatti giunse in Senato ed entrò nella Curia. Fu là che i congiurati lo uccisero.

congiura contro cesareLA CONGIURA
Perché i nobili senatori romani uccisero Cesare? Il grande generale romano, rientrato in Roma dopo aver sottomesso metà dell'Europa, era riuscito ad accentrare in sé tutti i poteri di governo. Di fatto egli era diventato un sovrano assoluto; la sua ambizione era, forse, proprio quella di instaurare in Roma una monarchia universale, che governasse l'impero che egli aveva contribuito a fondare.
Tuttavia Cesare sapeva che ai Romani la parola « re » era molto odiosa e non volle mai farsi chiamare con questo appellativo. Più volte aveva mostrato di rifiutare, con un gesto sdegnoso, la corona di re che gli era stata offerta in pubblico.
Ma questo non mutava la sostanza dei fatti. I giovani patrizi lo avevano capito: le istituzioni democratiche che dovevano governare la Repubblica romana venivano man mano private di ogni potere ; tutto era nelle mani di Cesare. La democrazia stava naufragando: per cercare di arrestare questo corso degli eventi, quei giovani senatori congiurarono contro Cesare e deliberarono di ucciderlo.
Il dittatore ebbe sentore che qualcosa si stava tramando contro di lui, ma nella sua presunzione, non vi dette alcun peso. Così si compì il suo destino.
La sua uccisione, invero, non risolse la situazione politica di Roma: non passarono, infatti, che quattordici anni, ed ecco che Ottaviano Augusto poteva proclamarsi imperatore. Le istituzioni democratiche erano ormai deboli e corrotte : i tempi erano, purtroppo, maturi per una dittatura e l'attentato delle Idi di marzo non aveva potuto mutare il corso della storia.

Circa 1600 anni dopo questi fatti, un grande poeta inglese, Guglielmo Shakespeare, rievocò in una sua tragedia la figura e la morte di Giulio Cesare. Dopo l'uccisione del dittatore. Bruto, uno dei congiurati, e Antonio, fedelissimo amico di Cesare, rivolsero un discorso al popolo romano per spiegare quello che era avvenuto in Senato.
Riportiamo le parole con cui Shakespeare ha formulato questi discorsi: esse illustrano molto bene i sentimenti di quei grandi personaggi nel tragico momento in cui debbono giustificare la propria condotta davanti al popolo romano. Dalla reazione del popolo, dipenderanno il destino della città e la loro sorte personale.

BRUTO
Romani, vi chiedo di credere alla sincerità delle mie parole! io, che ho ucciso Cesare, l'ho anche molto amato. Ma perché dunque l'ho trucidato? Se qualcuno domanda perché Bruto si levò contro Cesare, questa è la mia risposta: non perché io amassi Cesare di meno, ma perché amavo Roma di più. Quando Cesare fu fortunato, io ne ho gioito, quando fu prode l'ho esaltato, quando fu tiranno l'ho ucciso. Ecco: lacrime per il suo amore, gioia per la sua fortuna, onore per il suo valore, e morte per la sua ambizione. Chi desidera essere schiavo? Se c'è qualcuno parli: perché io l'ho offeso. Avreste preferito forse che Cesare vivesse e voi foste suoi schiavi, oppure preferite vedere morto Cesare ed essere uomini liberi?

ANTONIO
Amici, romani, concittadini, ascoltatemi! Il nobile Bruto afferma che Cesare fu un ambizioso e per questo egli lo ha ucciso. Ma si può dire che Cesare fu veramente tale? Non riempì con i bottini delle vittorie le casse del pubblico tesoro? Non pianse quando piansero i poveri? Non rifiutò tre volte la corona che io gli offersi? E questa vi pare ambizione? Ecco il suo testamento: ascoltate! C'è scritto che ad ogni cittadino romano Cesare lascia in eredità 75 dramme! Inoltre Cesare vuole che i suoi giardini e i suoi frutteti vengano aperti a tutti. Così vi amava Cesare. Quando mai il popolo romano avrà ancora un capo così generoso?

(11) Cibo
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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014