comuni in Italia nel medio evo

 

GLI ABITANTI dei Comuni in Italia imitavano i popoli Romani antichi nel modo in cui costruivano le città, ed in politica. Essi amano molto la libertà che lasciavano in carica per un anno soltanto i loro governanti perché essi non si lasciassero sedurre dal potere: essi venivano scelti da 3 ordini sociali che c'erano a quel tempo (capitanei, valvassori e plebe). Anche le persone giovane appartenenti alla plebe, operai, disprezzati dagli altri popoli tanto che li tenevano lontani dalle cariche pubbliche, "potrevano ambire alle più alte cariche della città. Per effetto di tutto ciò, i Comuni italiani superano tutte le altre citta della Terra per ricchezza e potenza; anche per l'assenza degli imperatori abituati a restare al di là delle Alpi.
Così, allincirca, scriveva nel secolo XII, parlando dei Comuni italiani, il cronista tedesco Ottone di Frisinga: tedesco, badiamo bene; quindi, quelle parole di elogio, di riconoscimento sono state scritte sia pure a denti stretti da un acerrimo nemico dei Comuni. E questo basta per dimostrare la loro grandezza e importanza nella storia non solo d'Italia ma anche d'Europa.

DOVE SI SVILUPPARONO
Vediamo ora di conoscere quanti e quali furono e le principali loro caratteristiche. I Comuni naturalmente si svilupparono ed ebbero lunga vita dove meno si sentiva la prepotenza dei re. Per ciò mancarono i Comuni nell'Italia meridionale, dove la monarchia dei normanni teneva saldamente il potere in pugno; il Comune ebbe vita breve e stentata a Roma, dove mancava una borghesia su cui esso potesse appoggiarsi e si opponevano con fermezza le signorie del Lazio; i Comuni si svilupparono invece e divennero numerosi e fiorenti nell'Italia settentrionale e centrale, dove la autorità imperiale era molto blanda. Possiamo quindi dire che tra l'anno 1180 e l'anno 1220 la quasi totalità delle città italiane del nord e del centro raggiunsero un autonomia completa e chiamate liberi comuni.

COMUNI LOMBARDI
Le città lombarde, dopo lo sviluppo di industrie e del commercio, divennero ricche e potenti e riuscirono a ignorare il loro re e sottomisero i feudatari del contado. Fra le città lombarde, Milano era la più ricca e la più forte; il Comune sorse, pare, nell'anno 1098, ma ancor prima dell'anno 1000 la città era già in rapido sviluppo economico, per mano inanzitutto dei negotiatores che erano commercianti e affaristi. Quando si trattava di affari, i milanesi non guardavano per il sottile: facevano sorvegliare tutte le strade di comunicazione che attraversavano la Pianura Padana ed obbligavano i mercanti, a fermarsi a Milano per vendere la loro merce. Milano lottò sempre per avere la libertà e contro i re tedeschi, e il coscienzioso Otto di Frisinga confermava: Milano è sempre stata
nemica del re. Le città lombarde erano quasi tutte Comuni: Il dominio di Como comprendeva il Lago di Lugano, il Lago Maggiore, le Alpi Lepontine le Alpi Retiche; il comune di Lodi occupava il triangolo tra il fiume Po e e la parte inferiore dell'Adda; Pavia fu un Comune importante, che dominava su 90 cittadine; Bergamo, Brescia Cremona, fondarono la Lega Lombarda; il comune di Varese, faceva i comini italiani nel medio evoparte di un insieme di alcune castellanze, (come erano chiamate le città con il un castello), fu un alleata fedele di Milano; nel comune di Mantova nei primi anni dell'XI secolo fu addirittura demolito il palazzo reale, questo fece capire l'intenzione del Comune.

COMUNI PIEMONTESI
Il Piemonte non fu una regione favorevole allo sviluppo dei Comuni, perché i signori piemontesi erano troppo potenti: tuttavia anche in Piemonte nacquero e vissero alcuni Comuni, il principale dei quali probabilmente fu Asti, che già all'inizio del Duecento era uno dei più importanti centri economici del Piemonte e faceva sentire la sua autorità in una ampia parte di territorio. Dopo la morte della potente feudataria, la contessa Adelaide, moglie di Oddone di Savoia, molte città piemontesi si diedero liberi ordinamenti comunali: Alba, Vercelli, Ivrea, Tortona, Torino, Novara, Susa. Nel frattempo, le cose per il Piemonte si mettevano bene. I traffci agevolati dalle Crociate, si intensificavano fra l'Oriente e le repubbliche marinare e le città francesi, per questo nel Piemonte, situato in posizione strategica sulle rotte che attraverso i valichi delle Alpi e degli Appennini portavano molti mercanti.
La gente oppressa dai feudatari, trovò conveniente stabilirsi lungo queste nuove vie di comunicazione e fondarono città, aiutate dai grossi Comuni.
Propriò così sorsero Alessandria, Cuneo, Mondovì, Savigliano, Fossano.

I COMUNI VENETI
E passiamo dalla parte opposta della Pianura Padana. Qui grande comune Verona, che NEL 1164 si mise a capo della prima lega contro il Barbarossa, la lega veronese », assieme con Vicenza, Padova e Treviso. Queste Tre città, assieme a Trento praticamente estendevano il loro dominio su tutto il Veneto. La città di Belluno invece fu quasi sempre alleata con il Barbarossa.

I COMUNI EMILIANI
Nel 1081, con un proprio diploma, l'imperatore Enrico IV stabiliva la cessazione delle ostilità e riconosceva l'autonomia della città di Parma, la quale aveva iniziato la lotta cinquant'anni prima.
Nel 1116 l'imperatore Enrico V dovette fare lo stesso con Bologna. Tutti e due questi Comuni aderirono alla Lega Lombarda, assieme con Modena, Ferrara e Piacenza. A Ravenna il Comune fu retto da persone che amministravano i beni dell'arcivescovo. Altri Comuni furono Reggio, Imola, Faenza, Rimini.

I COMUNI TOSCANI
Firenze fu, con Milano, modello di libero Comune. La sua autonomia iniziò presumibilmente nell'anno 1089 (e forse anche prima): e fu la riscossione per opera delle autorità del comune (invece che dall'imperatore) delle tasse per il mantenimento delle mura della città. Nel XII secolo l'espansione proseguì con impeto, fino a quando il figlio di Barbarossa, riconobbe nell'anno 1192 l'autonomia della città di Firenze. Altri Comuni toscani furono Lucca (dal 1081); Pisa, che dominava il litorale toscano, l'arcipelago, parte della Corsica e della Sardegna, Pistoia, Volterra, Empoli, Arezzo, Siena, che fu sempre alleata dell'imperatore.

I COMUNI DELL'UMBRIA
I due più grossi Comuni umbri furono Perugia e Assisi, che nominarono i propri consoli rispettivamente nel 1130 e nel 1184. Ebbero riconosciuta sia da Enrico VI sia da Innocenzo III la loro autonomia che mantennero anche quando entrarono a far parte dello Stato della Chiesa. Queste due città furono sempre alleate del papa, e a Perugia si tennero numerosi conclavi.

ROMA COMUNALE
Il Comune di Roma stentò ad imporsi ed ebbe vita breve e agitata. La nascita avvenne nell'estate dell'anno 1143: arrabbiato con il papa Innocenzo II che si opponeva alla distruzione di Tivoli (allora si usava così!), il popolo insorse e occupò il Campidoglio. Venne eletto un patrizio, questa carica corrispondeva al console, e il senato veniva rinnovato, coinvolgendo anche gente modesta. Praticamente era nato il Comune. Ma esso non aveva forza a sufficenza per reggersi. Adriano IV, il solo pontefice proveniente dall'Inghilterra della Chiesa, lanciò l'interdetto sulla città; imperatore e molti nobili erano ostili e la città restò isolata. Il popolo perse sempre più il suo entusiasmo, e così nel 1155 il papa poteva rientrare a Roma; il sogno di Roma di diventare un comune indipendente sfumò per sempre.

In altre regioni italiane non sorsero grandi Comuni per vari motivi: la configurazione geografica, il dominio di potenti feudatari, la prevalenza di una economia pastorale e agricola (mentre quella comunale era commmmerciale e industriale). La Liguria era regione costiera e,quindi la sua storia è quella di Genova. repubblica marinara. Infine, nel « Regno », come veniva chiamata l'Italia meridionale, non esistettero veri e propri Comuni: però molte città godettero di una certa autonomia e ottennero garanzie per la libertà degli abitanti.

LA SOCIETA' DEI COMUNI ITALIANI NEL MEDIOEVO

ECCO UN PAESAGGIO dell'Italia nel XIII secolo. Sulla cima dei colli, allo sbocco delle valli, in tutti i punti dal quale si poteva dominare una grande zona di territorio, vennero costruiti imponenti castelli. Vi abitavano ricchi e potenti feudatari che avevano avuto dall'Imperatore tedesco l'incarico di amministrare quelle terre. Sotto i castelli vi erano casolari; lì conducevano la loro misera vita i contadini schiavi del feudatario. Questi non avevano nessun diritto e dovevano dare al feudatario altissimi tributi, non potendo tenere per se neanche il minimo per poter vivere; inoltre, se volevano lasciare il feudo, dovevano pagare per riavere la libertà. Invece nelle pianure c'erano città cinta da mura. Erano le città comunali. Gli abitanti di queste città erano ricchi e addestrati nel combattimento, erano riusciti a liberarsi dal dominio dei feudatari. Nella città tutti lavoravano alla cremente e potevano facilmente diventare ricchi perché non dovevano pagare tasse esorbitanti; tutti assieme provvedevano al governo comunale: non erano sudditi e tantomeno servi, ma tutti liberi cittadini. Un giorno queste città diventarono così potenti da chiudere la porta in faccia all'Imperatore.
comune di bergamo
IL PALAZZO COMUNALE
Ecco il Palazzo della Ragione di Bergamo, ove nel Medio Evo risiedettero i capi del Comune.
Esso, è stato costruito nel secolo XII. L'ampio balcone, detto « arengo », dal quale i consoli o il podestà parlavano alla popolazione riunita a parlamento. A destra si eleva la poderosa Torre Comunale che racchiude ancor oggi un'antica campana: nell'età comunale essa suonava per convocare il popolo nella piazza. Edifici simili a questo si trovano in molte altre città dell'Italia Settentrionale, che furono, nel Medio Evo, liberi Comuni: Milano, Pavia, Como, Monza, Brescia, Verona. Talvolta vengono chiamati « Broletto » perché, quando sorsero, erano circondati da un vasto prato (e prato, con una parola di origine celtica, si dice
« brolo »).

LIBERI CITTADINI
I Bolognesi, nel loro ordinamento comunale (compilato nel 1267), dichiaravano di essere, per sempre uomini liberi, in completa autonomia.

IL GIURAMENTO DEL PODESTÀ
Nel Comune medioevale le decisioni molto importanti venivano prese, da tutti gli abitanti della città. Essi si radunavano nella piazza principale e lì tenevano la loro riunione, detta Parlamento. Questo approvava lo Statuto
( leggi del Comune), decideva per la pace o per la guerra ed eleggeva i consoli.
I consoli amministravano il Comune, controllavano che le leggi venissero eseguite e rispettate, amministravano la giustizia e comandavano l'esercito. Essi restavano in carica per un anno ed il loro numero era variabile.
Le decisioni poco importanti, per la quale non veniva convocato il Parlamento, i consoli le prendevano consultando il Consiglio di Credenza. Talvolta, però i consoli, influenzati da interessi dalle amicizie, o animati dal invidia e dalla rivalità, parteggiassero per dei cittadini facendo danno ad altri; accadeva che si mostrassero clementi con un cittadino che aveva violato le leggi, perché imparentato con loro, ed invece si mostravano troppo severi nei confronti di altri cittadini che appartenevano a famiglie loro nemiche.
Venne deciso così di affidare il governo comunale a persone forestiere, che non avendo in città parenti o amici, poteva lavorare disinteressatamente. Questi vennero chiamati podestà.

(9) La casa
di Svevia
(10) Casa romana
(11) Cibo
antichi romani
(12) Ilio la città
(13) Nascita
di Roma
(14) Repubbliche marinare commerci
(15) Commercio industria Venezia Medioevo
(16) Compagnie
di ventura
(17) Comuni
in europa
(18) Comuni
in Italia
(19) Comuni lotte per la libertà
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014