Come Nacque Roma

 

MOLTI MILLENNI prima di Cristo, e precisamente nell'epoca in cui gli uomini non conoscevano ancora i metalli, l'Italia era già abitata. Ai popoli che in quell'età antichissima si stabilirono nell'Italia settentrionale diamo il nome di Liguri, agli altri che occuparono le regioni meridionali diamo quello di Siculi. Verso il 1000 avanti Cristo, attraverso i valichi delle Alpi, giunsero in Italia altri popoli, originari dell'Asia. Erano gli Umbri, i Sabini, gli Equi, i Volsci, i Sanniti, i Latini, e occuparono varie zone dell'Italia centro-meridionale. Due secoli dopo, provenienti sembra, dall'Asia Minore, sbarcarono in Italia gli Etruschi e si stabilirono nell'attuale Toscana.
I Latini si stabilirono in quella zona dell'Italia centrale che oggi è chiamata Lazio. Erano un popolo di pastori e di agricoltori; vivevano in capanne addossate l'una all'altra e disposte senza alcun ordine. Ogni loro villaggio costituiva una piccola città-Stato, governata da un re. Verso l'ottavo secolo avanti Cristo c'erano nel Lazio circa quaranta villaggi latini, uniti tra di loro in una lega religiosa. A capo di tale lega era la città di Albalonga, che sorgeva sui Colli Albani, probabilmente dove oggi si trova Castel Gandolfo. Ogni anno i Latini si recavano ad Albalonga per celebrare le ferie (dal latino feriae, giorni festivi) latine: feste religiose che duravano quattro giorni e si svolgevano nel santuario di Juppiter Latiaris, Giove del Lazio.
Il territorio chiamato dagli antichi Latium (dal latino latus, luogo largo) si presentava allora così: nella pianura, lungo il Tevere e il mar Tirreno, si stendevano paludi e acquitrini che provocavano la malaria; sui colli, invece, vi era una ricca vegetazione e il terreno era adatto alle coltivazioni. Era inevitabile quindi che i Latini si stabilissero sui colli. Ma non trascurarono la pianura: avevano compreso quale importanza potesse avere per l'agricoltura e il commercio quel territorio solcato da un largo fiume e poco distante dal mare. Si misero quindi a bonificare il terreno paludoso e a regolare il corso del Tevere, le cui acque, straripando in più punti, formavano estese zone acquitrinose. Ma perché una volta resa fertile buona parte della pianura i Latini continuarono a costruire sui colli i loro villaggi? Perché abitando lassù essi evitavano due pericoli. Per prima cosa si trovavano al sicuro dalle rapine dei Liguri e dei Fenici, che con le loro navi assalivano le città costiere per depredarle; e poi, di lì, era per loro più facile fronteggiare gli assalti dei popoli dell'interno che avevano più volte tentato d'impadronirsi del Lazio per avere le lane dei suoi greggi, i raccolti abbondanti del suo suolo e il legname delle sue folte foreste.

villaggio antica romaPERCHÉ ROMA È NATA SUL COLLE PALATINO
I Latini avevano dovuto più volte far fronte agli assalti degli Etruschi, che dalla riva destra del fiume, e precisamente dalla parte dove sorgeva l'isola Tiberina, tentavano di penetrare nel Lazio. È vero che i Latini avevano fortificato i villaggi che si trovavano sulla riva opposta del Tevere, ma i villaggi più grossi, quelli che avrebbero potuto resistere meglio agli attacchi del nemico, si trovavano nell'interno del territorio. È probabile che proprio allora i Latini decidessero di costruire poco distante dal Tevere un nuovo villaggio, che facesse da baluardo agli attacchi degli Etruschi. Ma qual'era la posizione più adatta? Il colle Palatino, proprio di fronte alla strada da dove provenivano gli Etruschi, sembrava lì apposta per sbarrare il passaggio al nemico. Non solo, i Latini si accorsero che da quel colle, oltre a controllare la via che con duceva nel territorio degli Etruschi, si poteva dominare anche quella che portava al mare, attraverso il Tevere. Era dunque una posizione favorevole anche per i commerci. In un'epoca in cui mancavano comode vie terrestri di comunicazione, il Tevere rappresentava l'unica e importante strada commerciale: dal mare infatti giungevano le barche cariche di sale, tanto ricercato dai popoli dell'interno, e al mare le barche trasportavano la lana che i Latini scambiavano con le merci degli altri popoli. C'erano, insomma, tutte le condizioni favorevoli perché quel colle, sovrastante il fiume e a soli venti chilometri dal mare, divenisse la sede del nuovo villaggio. Pare che fosse il 21 aprile 753 avanti Cristo, il giorno in cui i Latini aggiunsero ai molti sparsi nel Lazio, un nuovo villaggio sul Palatino e gli diedero il nome di Roma, forse perché anticamente il fiume Tevere era chiamato Rumon o, secondo un'altra leggenda, dalla parola greca róme, che significa forza.

COME I LATINI FONDAVANO LE CITTA'
II rito che i Latini compivano per la fondazione di una città non era molto semplice e sembra che essi lo abbiano appreso dagli Etruschi. Con molta probabilità Roma fu fondata secondo quel rito. Possiamo quindi immaginare le sacre cerimonie che si svolsero circa tremila anni fa sul Palatino. Viene acceso un fuoco di sterpi e ciascuno di essi salta attraverso la fiamma per purificarsi da ogni peccato. Quello che sarà il fondatore della città scava una fossa profonda e ciascuno dei presenti vi getta un po' di terra del villaggio dal quale proviene. Ora il fondatore indossa le vesti sacerdotali; aggioga un toro e una mucca all'aratro ed egli stesso lo guida per tracciare il solco. Lungo quel solco saranno costruite le mura della città: dove dovranno aprirsi le porte, il fondatore solleva l'aratro e interrompe per breve tratto il solco. Il recinto tracciato è sacro: né gli stranieri né i cittadini hanno il diritto di sorpassarlo senza il permesso del fondatore. Saltare al di là del piccolo solco è un atto di empietà e viene scontato con la vita.

LA RELIGIONE DEI LATINI
I Latini erano profondamente religiosi. Essi adoravano molte divinità e immaginavano che queste li aiutassero in qualsiasi momento della vita. Ogni città, ogni selva, ogni casa, ogni focolare aveva il suo dio protettore che i Latini chiamavano genius, produttore della vita. La vita di un fanciullo era sotto la protezione di molti geni: Lucina lo proteggeva nel momento della nascita, Cumina quando dormiva nella culla, Rumina durante l'allattamento; Potina ed Edua vigilavano perché si nutrisse bene, Ossipago s'interessava allo sviluppo delle ossa. Ogni famiglia aveva i suoi geni tutelari: essi erano i Lari e i Penati. I Penati custodivano la famiglia e le loro statue erano poste in una nicchia presso il focolare. I Latini non avevano templi e quindi celebravano i sacrifici agli dei all'aperto, nei boschi.

LA VITA E IL LAVORO
Anche i contadini avevano il loro dio tutelare: esso si chiamava Termine e proteggeva i confini dei loro campi. Le pietre che indicavano il limite di un campo erano chiamate terminali e potevano essere piantate solo dopo aver reso sacrifici al dio Termine. I Latini non conoscevano il danaro e praticavano lo scambio in natura. I contadini offrivano latte, formaggi, ortaggi, lana e avevano in cambio dagli artigiani arnesi di metallo o di cuoio. I Latini vivevano in rozze capanne di argilla con tetti di paglia. Agli inizi anche Roma fu un piccolo villaggio di capanne. I suoi abitanti erano pastori e contadini. Ognuno di essi quando rientrava in famiglia, faceva da fornaio, da calzolaio e da sarto per procurarsi il necessario alla vita.

(4) L'Austria
alla fine del 1700
(5) Banche commerci
rinascimento
(6) Borboni
di Napoli
(7) Caduta
dell'impero romano
(8) Carboneria italiana
(9) La casa
di Svevia
(10) Casa romana
(11) Cibo
antichi romani
(12) Ilio la città
(13) Nascita
di Roma
(14) Repubbliche marinare commerci
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014