la città di ilio

 

ATTORNO AL 1830 viveva in Germania un ragazzo, figlio di un pastore protestante; la sera, il padre era solito leggergli lunghi brani degli antichi poemi di Omero. Il ragazzo apprese così che, mille e mille anni prima, era esistita sulle coste del Mar Egeo una ricca città: Troia. Egli si estasiava alla descrizione delle sue bellezze e della vita semplice e operosa che vi conducevano il suo re e il suo popolo; il suo cuore si riempiva di entusiasmo al racconto della resistenza che la città aveva opposto all'assedio dei Greci, durato ben dieci anni, si commuoveva al pensiero che Troia, infine, era stata da essi conquistata, data alle fiamme e completamente distrutta.
Il giovane tedesco non sapeva rassegnarsi al pensiero che di tutto quel mondo, un tempo così vivo e così bello, non rimanesse più alcuna traccia, alcun ricordo visibile.
— Tutto distrutto, tutto completamente scomparso? — chiedeva a suo padre.
— Tutto.
— Ma nessuno sa dove fosse esattamente Troia? ) — Nessuno.
— Babbo, quando sarò grande, andrò nei luoghi descritti da Omero, e cercherò le rovine di Troia, e le troverò.
Quel giovane tedesco si chiamava Heinrich Schliemann; la sua vita è un magnifico esempio di come anche una persona di modeste origini possa, con l'amore per il lavoro e lo studio, realizzare i più grandi progetti. Per molti anni Schliemann si dedicò a questo soltanto: commerci e studio. Coi primi riuscì a farsi un'enorme fortuna economica; col secondo si formò una profonda conoscenza degli autori antichi e delle lingue (giunse a saper parlare ben dieci lingue, fra antiche e moderne). A quarantasei anni aveva quanto gli occorreva per 'realizzare il suo sogno: denaro per organizzare le spedizioni archeologiche cultura per dirigerle con competenza. Allora abbandonò il commercio e partì per le coste orientali del lontano Egeo, alla ricerca dell'antica città distrutta.

NELLA PIANURA DI TROIA
La maggior parte degli studiosi del diciannovesimo secolo dubitava che Troia fosse mai esistita e pensava che tutte le vicende e i luoghi descritti nell'Iliade fossero invenzione del poeta. Tuttavia la tradizione indicava come possibile sede dell'antica città una piana posta sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli. Là si recò lo Schliemann, e, con il testo dell'Iliade alla mano, esplorò la zona cercando di riconoscere gli aspetti del paesaggio secondo la descrizione fatta da Omero più di tremila anni prima. La sua attenzione si fermò su una collina, alta solo una trentina di metri, ma posta proprio in posizione adatta per una città dalla cui roccaforte si sarebbe potuta dominare tutta la pianura circostante. Decise di dar inizio agli scavi nelle pendici di quella collina. Fu fortunato; trovò subito in abbondanza vasi, armi ed oggetti domestici, così che comprese di trovarsi veramente nella sede di un'antica città. Trovò anche dei muri; col cuore in tumulto, pieno di entusiasmo, ordinò a tutti i suoi uomini di scavare, scavare, scavare. E fu a questo punto che Schliemann scoprì l'incredibile: sotto le fondamenta di quei muri trovò... altre mura, e, sotto le fondamenta di queste, altre ancora, e poi ancora e ancora per nove volte di seguito! Su quella collina erano sorte, l'una dopo l'altra, l'una sui ruderi dell'altra, nove diverse città.
Ognuna di queste città era sorta, nel medesimo luogo, parecchi secoli dopo la distruzione della precedente; i costruttori di ciascuna città avevano essi stessi spianato i ruderi che avevano trovato sul luogo, appartenenti alla città precedente; si erano, anzi, serviti di quelle pietre per edificare le case e le mura della nuova città.

LE NOVE CITTÀ
Dall'esame delle diverse tecniche costruttive e degli oggetti trovati in ciascuno strato, è stato possibile a Schliemann e a quelli che studiarono la famosa collina dopo di lui, determinare con buona approssimazione l'epoca e il genere di civiltà di ciascuna delle città scoperte. Si sono anche potute tracciare le carte della città; esse sono di due tipi: la pianta, nella quale appaiono i cerchi concentrici delle diverse mura, e la sezione, nella quale si vedono gli strati sovrapposti sui quali sorsero le diverse città. Osserviamoli: sezione della collina di ilio
primo strato (circa 3000 anni avanti Cristo). Contiene i ruderi di un villaggio neolitico, cioè dell'età della pietra lavorata. Si sono infatti trovati attrezzi in pietra e punte di lance. I muri delle case sono stati costruiti in pietre cementate con fango.
secondo strato (dal 2500 al 2000 avanti Cristo). Contiene le rovine di una vera città, cinta da mura poderose, alte 8 metri, costruite con enormi massi. Nelle mura si aprivano porte, chiuse da grossi cancelli. Questa città, tuttavia, era molto piccola: l'area racchiusa dalle mura misura circa metri 90 per 140.
Le case erano di legno e mattoni; gli oggetti trovati erano non più di pietra, ma di bronzo.
Poiché tutto il legname trovato in questo strato recava evidenti segni di un incendio, Schliemann si convinse che questa fosse la città di Priamo, distrutta dai Greci.
terzo - quarto - quinto strato (dal 2000 al 1500 avanti Cristo). Si tratta di tre piccoli villaggi che furono, evidentemente, distrutti poco tempo dopo la fondazione, così che nessuno di essi riuscì a diventare una vera città. Con le loro rovine, tuttavia, contribuirono a innalzare ed estendere la collina.pianta della cerchia di mura indicanti il secondo e sesto strato
sesto strato (dal 1500 al 1200 avanti Cristo). Eccoci di fronte ad una vera città; essa forma un ellisse assai più grande del precedente, lungo m 190 e largo m 140. Le sue mura hanno uno spessore di 5 m e sono costruite con blocchi di pietra squadrata. Da esse si innalzano possenti torrioni, larghi una ventina di metri e sporgenti circa 8 metri. Le porte, larghe 3 m, erano traversate da strade lastricate e carrozzabili. Questa città era disposta a terrazze, che salivano verso la sommità del colle. Si sono trovati i resti di numerose case di questo periodo: la loro forma è a « megaron », cioè a pianta rettangolare o quadrata; erano costruite in pietra, con tetti piatti coperti di terra. Fra casa e casa vi erano strette viuzze. Anche in questo strato si trovano tracce di un incendio. Solo dopo la morte di Schliemann si stabilì che questa, e non la seconda, era stata la città cantata da Omero.
settimo - ottavo strato (dalla caduta di Troia all'inizio dell'era cristiana). Si tratta di due colonie greche non fortificate, succedutesi in questo spazio di tempo. È probabile che i loro abitanti vivessero di una specie di « industria turistica » : i poemi di Omero avevano infatti diffuso in tutto il mondo la fama di quel luogo e molti erano i viaggiatori che si recavano a visitarlo; vi andarono pure Serse, Alessandro Magno e Giulio Cesare.
nono strato (dall'inizio dell'era cristiana al V secolo dopo Cristo). La città, le cui rovine formavano lo strato superiore della collina, era stata edificata dai Romani i quali intendevano onorare in questo modo la loro leggendaria discendenza da Enea, eroe troiano. Per erigerla, essi spianarono la sommità della collina, distruggendo e asportando tre delle città precedenti; per questo non sarà mai possibile rintracciare i resti della reggia di Priamo, che certamente sorgeva sulla terrazza più alta della sesta città. Ma anche la nona città, con la caduta dell'impero romano, era andata in rovina. I suoi materiali erano stati asportati per costruire villaggi nelle vicinanze, la terra e la vegetazione avevano coperto i pochi resti. Col tempo si perse persino la memoria di quel luogo. Per milletrecento anni nove città riposarono sotto i campi di una collinetta.

UN FAVOLOSO TESORO
Il giorno precedente a quello fissato per la sospensione degli scavi, Schliemann fece una nuova scoperta che portò definitivamente il suo nome alla gloria. In una buca, ai piedi delle mura della seconda città, trovò un incredibile tesoro formato di antichissimi gioielli, nascosti laggiù forse al momento stesso della distruzione della città. Si trattava di braccialetti, collane, orecchini, diademi, coppe, più di 8 700 oggetti d'oro. Poiché egli credeva fosse la città descritta da Omero, pensò che si trattasse del tesoro del re Priamo. Oggi si è stabilito, invece, che quegli oggetti appartenevano ad un sovrano vissuto almeno mille anni prima di Priamo.

CHI ERANO I TROIANI?
Pare che i Troiani fossero un popolo di origine balcanica, che, attraversati i Dardanelli, si era stabilito nella prima pianura incontrata sul suo cammino. I nomi di Troia e di Ilio, con cui viene chiamata la loro città, derivano da due personaggi leggendari, Troo e suo figlio Ilio, antenati del re Priamo. Troia fu una ricca città: sorse in una pianura fertile, in prossimità di una zona ricca di giacimenti di metalli preziosi. Geograficamente si trovava in una posizione adatta per controllare i traffici che avvenivano attraverso l'Ellesponto: dalle zone danubiane e del Mar Nero le giungevano cavalli, spade, vasellame, ambra; dall'Egeo olio, vino e bronzo; per via di terra, dalla lontana Cina, persino la giada. Troia esportava argento, oro, legname.

(3) Annessioni
del 1860
(4) L'Austria
alla fine del 1700
(5) Banche commerci
rinascimento
(6) Borboni
di Napoli
(7) Caduta
dell'impero romano
(8) Carboneria italiana
(9) La casa
di Svevia
(10) Casa romana
(11) Cibo
antichi romani
(12) Ilio la città
(13) Nascita
di Roma
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014