La casa di Svevia

 

IL FAMOSO FEDERICO BARBAROSSA era uno svevo; l'infelice Corredino decapitato a sedici anni era uno svevo; il tremendo Ezzelino da Romano, tiranno di Padova, fu il più formidabile alleato degli Svevi. Molto spesso, occupandoci di quell'intricato periodo della storia d'Italia e di Germania che sta fra il 1100 e il 1250, incontriamo il nome Svevia. E stentiamo a « inquadrarlo » con chiarezza nel suo periodo: chi furono gli Svevi? Qual è la storia della Casa di Svevia?

LA CASA DI SASSONIA (dal 918 al 1024)
Poco più di un secolo dopo la morte di Carlo Magno (814), fu eletto re di Germania nel 918 Enrico I di Sassonia, che iniziò appunto il dominio della Casa di Sassonia. Esso durò per più di un secolo e si chiuse con la morte di Enrico II di Sassonia.

LA CASA DI FRANCONIA (dal 1024 al 1125)
Morto Enrico nel 1024, i principi tedeschi elessero imperatore Corrado di Franconia; egli iniziò il dominio della sua casa, che durò circa un altro secolo; fu in questo periodo che sorsero i Comuni italiani. Esso si chiuse nel 1125 con la morte di Enrico V (figlio dell'Enrico IV che andò a Canossa).

DAI FRANCONI AGLI SVEVI
Ecco come avvenne il passaggio dagli imperatori Franconici a quelli Svevi. Con la morte di Enrico V, abbiamo visto, si estinse la casa di Franconia; Enrico lasciava un nipote, Corrado di Hohenstaufen, figlio di una sua sorella che aveva sposato Federico I duca di Svevia (la Svevia era una regione che si estendeva sulla destra del Reno, all'incirca fra Basilea, Strasburgo e Augusta). I feudatari però non lo riconobbero, poiché tentavano di sostituire alla monarchia ereditaria una monarchia elettiva, nella quale cioè il re e imperatore venisse eletto da loro. Si scatenò perciò una serie di lotte di successione, durante le quali si formarono i due partiti dei Guelfi e dei Ghibellini. Le lotte terminarono, in Germania, nel 1138 con la salita al trono del tenace Corrado, il quale prese il nome di Corrado III e fu il fondatore della dinastia Sveva. Corrado, occupato nelle lotte contro i suoi feudatari ribelli, non scese mai in Italia, e permise che il mortale nemico, i Comuni italiani, si rafforzasse sempre più, raggiungendo una completa autonomia. Egli stesso infine si rese conto di questo pericolo e, morendo, consigliò che suo successore non fosse suo figlio ancora fanciullo, ma suo nipote Federico, uomo intelligente ed energico, profondamente convinto del significato e della grandezza dell'Impero Romano.
Federico, che salì al trono nel 1152, fu il celebre Barbarossa, di cui noi già conosciamo la lunga, disperata lotta contro i Comuni, e la tragica fine in Asia Minore (10 giugno 1190). Federico ebbe quattro figli; gli successe il primogenito Enrico VI, statista e guerriero tutt'altro che mediocre, ma impulsivo e vendicativo fino alla crudeltà. Egli riuscì ancora a mantenere unito l'Impero, che tante forze (i feudatari ribelli, i Comuni, il Papato, i Normanni) tendevano a disgregare, occupò anzi il regno di Sicilia e di Puglia. Riuscì a tenere, con grande rigore, la Sicilia e i Comuni; e stava preparando una grande crociata in Oriente quando morì improvvisamente a Messina, nel 1197, a soli 32 anni.federico barbarossa

FEDERICO II
Alla morte del figlio di Barbarossa, si disfece il vasto dominio che egli era riuscito a edificare; così cadde definitivamente il programma ambizioso che era stato formulato da Federico Barbarossa e che egli aveva cercato di continuare e sviluppare: la creazione di un unico impero ereditario romano-germanico. Tanto Federico quanto Enrico avevano sacrificato la Germania a questo programma, dedicando all'Italia tutte le loro cure e i loro sforzi: ma troppe forze, in Germania e in Italia, erano contro di loro. Infatti, sia in Italia che in Germania, alla notizia della morte dell'imperatore ci fu una sollevazione generale: si ribellarono i Comuni, si ribellò la Sicilia, il Papa occupò militarmente parte delle Marche, dell'Umbria e del Lazio. Morendo, Enrico VI aveva lasciato un figlioletto di tre anni, Federico, che era stato posto dalla madre sotto la tutela del papa Innocenzo III. Federico II aveva avuto una giovinezza non certo felice; era rimasto orfano prestissimo ed era cresciuto fra continue e feroci lotte. Si era formato perciò un carattere chiuso, dissimulatore, sempre sulla difensiva. Però non era un uomo mediocre e non mancava di intelligenza e di generosità: amava la cultura e si sentiva più italiano che germanico. Durante il suo regno la poesia, le lettere, tutte le arti e le scienze ebbero uno sviluppo enorme: in un certo senso egli si può considerare il primo umanista italiano.
Il suo regno fu una continua, ininterrotta lotta contro i Comuni e contro il Papato, due forze che sgretolavano progressivamente l'Impero. Federico avvertiva questo declino e tentava disperatamente di opporsi, in tutti i modi: sconfisse a Cortenuova (vicino a Bergamo) le truppe dei Comuni lombardi, ma ciò non valse a ristabilire l'autorità dell'Impero in Italia; e non dimentichiamoci che Federico dovette lottare contro papi formidabili come Innocenzo III e Gregorio IX. Gli ultimi anni del regno di Federico II furono tristissimi: scomunicato, considerato quasi un essere diabolico, circondato da nemici, tradito dai suoi stessi amici, ebbe l'ultimo atroce dolore di vedere il figlio prediletto Enzo preso prigioniero a Fossalta dai bolognesi e chiuso in carcere perpetuo. Federico II morì a Ferentino, presso Lucera, nel dicembre del 1250. La sua tomba si trova nella Cattedrale di Palermo.

LA FINE DELLA CASA SVEVA
Nel suo testamento, Federico lasciò l'Impero al figlio Corrado; un altro suo figlio ebbe il governo dell'Italia come sostituto del fratello, col titolo di vicario imperiale.
Nel 1251 l'imperatore Corrado, invocato da Manfredi che vedeva accumularsi sul suo capo non pochi guai, venne in Italia. Cominciò la riconquista del regno di Sicilia, ma il 21 maggio 1254 morì vicino a Melfì, lasciando un fìglioletto di due anni, Corradino. Manfredi allora ebbe via libera per salire al trono e nel 1258 si fece incoronare a Palermo.
A questo punto il Papato, il quale considerava ormai il regno di Sicilia e di Puglia come unito allo Stato Pontifìcio, si gettò nella lotta con tutta la sua potenza. I papi Urbano IV e Clemente IV, dato che i Ghibellini divenivano sempre più pericolosi, si rivolsero a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, offrendogli il Regno di Sicilia come feudo. Carlo d'Angiò scese in Italia, fu incoronato imperatore a Roma il giorno dell'Epifania del 1266 e immediatamente si avventò su Manfredi. Lo scontro, violentissimo, avvenne presso Benevento il 26 febbraio; le truppe saracene e tedesche di Manfredi furono sbaragliate e il re ucciso con due colpi di lancia. Toccava allora a Corradino farsi avanti, per difendere il suo impero. Il giovane figlio di Corrado, che aveva solo quindici anni, scese in Italia dal Brennero ed entrò trionfalmente in Roma. Carlo d'Angiò si fece incontro al re svevo: il 23 agosto 1268 i due eserciti si scontrarono presso Tagliacozzo (in Abruzzo) e la battaglia fu vinta da Carlo. Corradino fu catturato, condannato a morte illegalmente (poiché non era un ribelle) e decapitato sulla piazza del Mercato a Napoli, il 29 ottobre. Con lui finiva la Casa Sveva; quella che più di ogni altra aveva cercato di creare in Italia uno Stato germanico, sacrificando a questo ideale la Germania stessa, e che più di ogni altra era stata combattuta dagli Italiani e dai papi. E con essa, l'Impero Germanico tramontava per sempre: infatti, esso, già un secolo dopo, si smembrava in diversi piccoli Stati e non fu più ricostruito fino al secolo XIX.

(1) Agricoltura
industria
antico Egitto
(2) Scoperta
della Terra
(3) Annessioni
del 1860
(4) L'Austria
alla fine del 1700
(5) Banche commerci
rinascimento
(6) Borboni
di Napoli
(7) Caduta
dell'impero romano
(8) Carboneria italiana
(9) La casa
di Svevia
(10) Casa romana
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014