Le annessioni del 1860

 


IL GIORNO 18 MARZO 1860, poco dopo le quattro pomeridiane, centouno colpi di cannone annunciavano alla popolazione di Torino, capitale del Regno di Sardegna, comprendente allora il Piemonte, la Liguria, la Sardegna e la Lombardia, che una nuova regione d'Italia si era unita ad esse: l'Emilia.
Pochi giorni dopo una identica cerimonia dava l'annuncio di una nuova annessione: si trattava questa volta della Toscana.
Ben due guerre (1848 e 1859) erano occorse per liberare la Lombardia; una rivolta e una sanguinosa resistenza non erano riuscite a far libere Roma e Venezia. Come mai ora due regioni così vaste e popolose italia 1860potevano essere unite alle altre già libere in maniera pacifica e, in apparenza, così facile? Il merito di questo fatto eccezionale è tutto della straordinaria abilità diplomatica, della lungimiranza e della saggezza di Cavour; egli seppe manovrare accortamente gli entusiasmi e le volontà delle popolazioni e, soprattutto, tenere « quiete » le due potenze vicine maggiormente interessate alle cose d'Italia: l'Austria e la Francia.

UN PRODIGIO DI DIPLOMAZIA
Nell'aprile del 1859, quando il Piemonte, affiancato dalla Francia, iniziò vittoriosamente la sua seconda guerra contro l'Austria, le popolazioni dell'Italia centrale effettuarono una serie di manifestazioni presso i loro governanti per indurli a scendere in campo contro l'Austria. Ma era impossibile che accondiscendessero a questo dei sovrani che con l'Austria avevano stretti legami politici e talvolta anche familiari. Il 27 aprile, sotto le finestre del palazzo del Granduca Leopoldo II, a Firenze, la folla gridava: « Viva la guerra! Viva l'Italia! Viva Vittorio Emanuele!».
La volontà popolare era esplicita; prima che le cose si mettessero male, la sera stessa, il granduca abbandonò il proprio Stato.
I medesimi avvenimenti si verificarono a Massa e Carrara, a Modena, a Parma. Duchi e duchesse lasciarono in fretta i loro palazzi e ripararono sotto la protezione austriaca. Anche Bologna e la Romagna insorsero. contro le guarnigioni pontificie. In ogni Stato liberato si costituì un governo provvisorio, formato da patrioti, tutti simpatizzanti per Cavour e Vittorio Emanuele; qualche città, senza indugio, nominò il re piemontese quale proprio dittatore. Ma Cavour, non sapendo come Napoleone III, geloso di tante conquiste piemontesi, avrebbe accolto la cosa, rimandò ogni decisione alla fine delle ostilità; nel frattempo inviò in ciascuna città un commissario regio: apparentemente esso aveva il compito di tutelare l'ordine in questi territori rimasti senza un sovrano, in effetti doveva invece organizzare prontamente ogni cosa perché fosse impossibile il ritorno degli antichi sovrani. Ma sappiamo come si concluse la guerra del '59: il Piemonte, in base agli accordi di Villafranca, si dovette accontentare della Lombardia. I Commissari regi, inviati nelle città libere dell'Italia centrale, dovevano essere ritirati.
Questo ordine fu trasmesso subito, in realtà essi si guardarono bene dall'attenervisi con prontezza e non lasciarono le città senza prima averle organizzate per un'eventuale difesa; poi l'Emilia e la Toscana rimasero indipendenti, in apparenza abbandonate completamente a se stesse. Furono proclamati due dittatori: Carlo Farini per l'Emilia, il barone Ricasoli per la Toscana, Due uomini esemplari per l'intelligenza, il disinteresse e il patriottismo mostrati in momenti tanto difficili. Essi si posero subito in contatto con Cavour, proclamando che mai avrebbero lasciato tornare gli antichi padroni; che lui lo ordinasse ed essi avrebbero proclamato la loro unione al Piemonte.
Ma Cavour, per quanto lo desiderasse, non poteva impartire subito un simile ordine. Occorreva giustificare il gesto, che ledeva anche gli interessi temporali del Papa, davanti a tutte le potenze europee. Occorreva non allarmare Napoleone III, e magari far coincidere questa operazione con la cessione alla Francia della Savoia e di Nizza, come si era pattuito prima dell'inizio della guerra. Ma occorreva anche far presto, per approfittare del grande entusiasmo di quelle popolazioni e per non dar tempo all'Austria di risollevarsi dalla sconfìtta e di manovrare con la propria diplomazia. E qui Cavour ebbe una delle sue geniali trovate: l'idea di far proclamare l'unione delle due regioni al Piemonte con un plebiscito popolare. Napoleone III non avrebbe avuto nulla da dire, poiché egli stesso era stato eletto alla testa dello Stato francese con questo mezzo democratico. Anche le altre potenze europee avrebbero dovuto riconoscere che quel che avveniva era per volontà del popolo. Le votazioni popolari furono indette per l'il marzo 1860 e si risolsero in una festosa manifestazione di italianità; ecco le cifre: in Emilia: 426 006 « sì », 756 « no »; in Toscana: 366 571 «sì», 14 925 «no». L'unità d'Italia stava compiendo un formidabile passo avanti. Nel giro di pochi anni parecchie regioni si unirono al Piemonte: la Lombardia nel '59, la Emilia e la Toscana e nel marzo '60, le Marche, l'Umbria e tutta l'Italia meridionale nell'ottobre-novembre '60, grazie al successo dell'impresa dei Mille.

(1) Agricoltura
industria
antico Egitto
(2) Scoperta
della Terra
(3) Annessioni
del 1860
(4) L'Austria
alla fine del 1700
(5) Banche commerci
rinascimento
(6) Borboni
di Napoli
(7) Caduta
dell'impero romano
(8) Carboneria italiana
(9) La casa
di Svevia
(10) Casa romana
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 26-02-2014