Religione nella grecia antica

 

« QUANTI TEMPLI, quante statue e quante sacre processioni! In ogni momento dell'anno vi sono feste religiose e vediamo vittime inghirlandate! ».

Così ebbe a lamentare Aristafane, illustre commediografo greco del IV secolo a.C. D'altra parte erano così numerosi gli dei creati dalla fervida fantasia degli antichi Greci che voler limitare il numero dei templi, delle statue e delle feste voleva dire trascurare alcune delle divinità dell'Olimpo. Nei tempi più antichi, ogni fenomeno della natura, ogni'attività o mestiere, ogni qualità fisica o morale, ogni famiglia aveva il suo dio, al quale era necessario prestare il culto per ottenere la sua protezione. Come tutti i popoli dell'antichità (tranne quello ebreo), i Greci furono politeisti (dal greco « polys », molto e « theòs », dio), adoratori di molti dei.

MITOLOGIA
Per i popoli dell'antichità, non essendo ancora capaci di spiegare il perchè delle cose, gli eventi naturali apparivano come cose potenti ed ignote. Per esempio la forza del vento, il fulmine ed il tuono, la grande altezza di alcune montagne ed i vulcani li lasciavano stupefatti ed atterriti. Non sapendo spiegare con la scienza questi fenomeni, essi credettero che tutta questa potenza dipendesse da uno spirito invisibile, con una forza più grande di quella degli uomini. Immaginavano allora che vi era uno spirito dei venti, dei fulmini, dei tuoni, dei monti e dei mari ecc. E siccome l'uomo è portato ad avere un senso di timore e al contempo, di rispetto per chi gli è superiore, e così le prime popolazioni umane avevano terrore e
adoravano questi spiriti, li adoravano fino al punto da considerarli vere divinità.
Anche i primi popoli Greci venerarono gli elementi della natura elevati a dei. Loro però, per sentirli più vicini all'uomo, diedero ad essi forme umane. A queste divinità, gli artisti greci inventarono molte leggende, che formarono poi la mitologia.

I PIU' IMPORTANTI DEI DELL'OLIMPO
Per la mitologia del popolo greco, gli dei si trovavano sul monte Olimpo, il monte più elevato della Grecia. Si pensava che, durante i banchetti, sul monte Olimpo, gli dei pasteggiassero a nettare e ambrosia, queste avevano il potere di donare l'immortalità. Guida di tutti gli dei e padre di tutta l'umanità era Zeus. Per Zeus, il popolo greco costruì un grande tempio ad Olimpia. All'interno del tempio c'era l'immensa statua. Questa scultura, fu realizzata dallo scultore Fìdia. Per onorare Zeus, ogni 4 anni si celebravano i giochi olimpici.zeus

I SACRIFICI
Per onorare gli dei, i Greci dedicarono loro templi imponenti. Il tempio veniva considerato la casa del dio al quale era dedicato. Nell'interno dei templi si svolgevano le pratiche del culto, ossia tutte quelle sacre cerimonie che servivano per onorare gli dei e per chiedere la loro protezione. Le cerimonie consistevano in processioni, canti, preghiere e, soprattutto, in offerte di animali, di fiori e di frutta. La cerimonia più importante era il sacrifìcio. Raggiunto l'altare, che si trovava di solito nella parte anteriore del tempio, i fedeli consegnavano ai sacerdoti la vittima (un agnello, un maiale, una capra oppure un bove).
I sacerdoti, dopo aver adornato la vittima di fiori e di bende, la sgozzavano ai piedi dell'altare. Le ossa e il grasso dell'animale venivano bruciati sull'altare e il resto era mangiato dai sacerdoti e dai fedeli.
Poiché i Greci erano convinti che gli dei gradissero l'offerta e che, sebbene invisibili, partecipassero al banchetto, con quella cerimonia avevano l'impressione di trovarsi a tu per tu con la divinità. Quando, per placare l'ira di un dio o per ringraziarlo di una grande grazia ottenuta, venivano ordinati sacrifìci pubblici, si potevano avere delle ecatombi (dal greco « hekatón », cento e « boùs », bue) ossia il sacrifìcio di cento buoi in una sola volta.

GLI ORACOLI
I Greci erano fermamente convinti che tutti gli eventi della loro vita dipendessero esclusivamente dalla volontà degli dei. Era naturale quindi che, prima di fare un affare di una certa importanza, essi desiderassero conoscere in proposito la volontà divina. A questo scopo si recavano in appositi santuari, dove si credeva che gli dei manifestassero gli oracoli (dal latino « oraculum », rivelazione fatta con la voce), ossia le profezie. Il santuario più celebre era quello di Apollo a Delfi, ai piedi del monte Parnaso.
Chi voleva conoscere il volere del dio su una questione che gli stava particolarmente a cuore, doveva esporre il suo quesito ai sacerdoti di questo santuario. Questi pregavano allora la Pìzia, la sacerdotessa sacra ad Apollo, di ascoltare i responsi del dio. Si credeva che, per potersi porre in comunicazione con Apollo, la Pìzia dovesse farsi inebriare dai vapori che si sprigionavano da una cavità del suolo posta sotto il santuario. Quando le esalazioni di questi vapori la facevano cadere in delirio, la sacerdotessa diceva quasi sempre delle frasi senza senso e assai confuse. Era compito poi dei sacerdoti estrapolare da queste frasi l'oracolo del dio!... Altri santuari famosi erano quello di Olimpia nell'Elide e quello di Ermes nell'Acaia.

I MISTERI
Oltre alle normali cerimonie, se ne celebravano alcune segrete che venivano chiamate « misteri ».
A tali cerimonie segrete potevano partecipare soltanto gli iniziati, cioè coloro che si erano prima sottoposti a speciali riti (bagni e digiuni) per purificarsi. Essi giuravano, sotto pena di morte, di non rivelare a nessuno in che cosa consistessero i misteri. Si sa comunque che essi avevano lo scopo di mostrare agli iniziati quale sorte si riservava all'anima dei defunti nell'oltretomba. I più famosi erano i « misteri eleusini », cosiddetti perché si celebravano a Eléusi, poco lontano da Atene.

LE ANFIZIONÌE
Sebbene frazionati in tanti piccoli stati, spesso in lotta fra loro, i Greci si sentirono sempre strettamente uniti attraverso la religione. Infatti in tutta la Grecia venivano adorati gli stessi dei e si praticavano i medesimi riti. Molti stati manifestarono tale unità spirituale stringendosi in leghe religiose. Tali leghe venivano chiamate « Anfìzionìe » e gli stati che vi aderivano erano detti Anfìziòni (dal greco « amfi », intorno e « ctiones », abitanti), perché erano di solito popoli che abitavano vicino a un famoso santuario. Ogni anno, i rappresentanti degli stati appartenenti ad una Anfizionìa si radunavano nel santuario che era il centro della lega e discutevano su problemi religiosi. Spesso tali riunioni servivano anche a scongiurare la guerra tra due stati. L'Anfìzionìa più importante fu quella delfica, cosiddetta perché aveva come centro il tempio di Apollo a Delfi . Ecco il giuramento prestato dai rappresentanti degli stati che formavano la lega di Delfi : « Giuro di non distruggere mai alcuna città appartenente alla Anfizionìa. Se qualche popolo si proponga tale impresa, m'impegno a portar guerra nel suo paese, a distruggere la sua città, i suoi borghi, i suoi villaggi e a trattarlo in tutto come il mio peggior nemico. Se esiste un uomo tanto empio da osar di rubare le ricche offerte conservate a Delfi nel tempio di Apollo, io adoprerò tutte le mie forze per vendicare un tale sacrilegio ».

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 18-02-2014