Dei greci e romani

 


«CHE CAOS!», «Non facciamo del caos»... Chissà quante volte avremo usato espressioni di questo genere. Ma abbiamo mai riflettuto sul significato di questa strana parola: caos? Quale sarà la sua origine?
I primi ad usarla furono i Greci. In principio era il Caos essi dicevano. E volevano dire che, prima della creazione del mondo, l'aria, l'acqua, il fuoco, le rocce, il vapore, tutto era mescolato in un disordine indescrivibile. Era proprio questo disordine che essi chiamavano Caos. Bisogna dire che, pur non conoscendo la verità, gli antichi la intuivano. Ma ascoltiamo che cosa i Greci ci raccontano ancora: un bel momento, non si sa come, dal Caos balzarono fuori due creature, belle e potenti: Gea, la Terra ed Eros, l'Amore. Adesso era proprio necessario che ci fosse un po' di ordine: e infatti terra, acque, rocce, vapore, fuoco andarono ciascuno al loro posto, e si formò il Mondo, così com'è. Eros e Gea ebbero numerosi figlioli: la Notte, l'Oceano, i Monti, l'Ètere, Urano (il cielo stellato), i Ciclopi, che scagliavano lampi e tuoni. Ma il più satanasso di tutti era Cronos, il Tempo, chiamato poi dai Romani Saturno. Costui mandò via in malo modo suo padre, e divenne il padrone del mondo. Si sposò anch'egli e cominciò a generare figli: Hera (Giunone per i Romani), Demetra (Cerere), Ades (Plutone), Posidone (Nettuno), Zeus (Giove); quest'ultimo, divenuto un gagliardo giovanotto, scalò il cielo e scacciò dal trono suo padre. Il nuovo reggitore del mondo ripartì il potere coi fratelli: diede a Cerere la terra, a Nettuno il mare, a Plutone le profondità sotterranee. Per sé tenne il dominio del cielo e fece sua sposa Giunone.

E DIVINITÀ DEI ROMANI
Decisamente i Romani non avevano la fantasia vivace dei Greci. Essi non seppero crearsi delle divinità così interessanti, Tutto sommato si può dire, però, che mostrarono più rispetto per il concetto di dio: i Romani infatti attribuirono anch'essi uno spirito divino a tutti i fatti naturali, ma non attribuirono a questo spirito un corpo e anche dei sentimenti umani, come avevano fatto i Greci. I loro dei erano assolutamente invisibili e incorporei. Nei tempi più antichi non usavano neanche raffigurarli con statue e dipinti. Quanto ai numero degli dei, i Romani non erano però meno abbondanti dei Greci. Essi non si accontentarono di attribuire una divinità ad ogni fenomeno naturale; ne crearono una per ogni evento della vita dell'uomo: c'era Vagitàna, la divinità che ispirava al neonato il suo primo vagito, Cumino, che lo proteggeva mentre era nella culla, Rumina che lo tutelava durante lo allattamento, Potino che gli rendeva gradite le sue prime pappe... Anche molte cose e luoghi che erano importanti per la loro vita di pastori e di agricoltori, avevano una divinità tutelare: i boschi, le fontane, i campi, i frutti, le messi, i fiori, le greggi, le mura, le porte, i confini, il focolare... Si trattava insomma di divinità poco pompose e appariscenti; erano dei casalinghi che si accontentavano di risiedere in un bosco o presso il focolare, restando invisibili. Niente palazzi scintillanti, niente banchetti fastosi... Ma tanta sobrietà finì, verso il II secolo avanti Cristo, quando i Romani vennero a contatto con altri popoli e con altre religioni. In materia di religione i Romani erano quanto mai condiscendenti: invece di imporre agli altri la propria, erano essi che importavano le divinità e i riti altrui. Così avvenne dopo la conquista delle città greche dell'Italia meridionale. Roma allargò i suoi domini, ma anche gli dei dell'Olimpo fecero altrettanto, e loro statue, le loro leggende, i riti, i templi, i sacerdoti furono introdotti a Roma e si aggiunsero a quelli dell'antica religione romana. Così che, da quel tempo, il mondo greco e quello romano ebbero una stessa religione.

SULLA CIMA DELL'OLIMPO
I Greci, naturalmente, non erano al corrente di tutte quelle notizie storiche sull'origine della loro religione ed ebbero sempre la più viva fede nei loro dei. Essi credevano che le divinità risiedessero sulla cima dell'Olimpo, il più alto monte della Grecia; la sommità di questo monte era sempre avvolta dalle nubi; nascosti là dentro sorgevano i meravigliosi palazzi degli dei. Erano costruiti con marmi colorati e lucenti, avevano loggiati immensi dai quali l'occhio poteva spaziare su tutta la Terra, ed erano coperti da cupole dorate, che scintillavano sotto il sole e le stelle. C'era persino qualcuno che affermava di aver visto questo scintillio, nei rari momenti in cui le nubi si dissipavano e il sole batteva sulle rocce del monte Olimpo.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 18-02-2014