Cattolicesimo

 

 

Il cattolicesimo è quel complesso di dottrine, di riti e di principi che caratterizzano la più numerosa confessione cristiana, distinta dalle altre soprattutto per il ruolo accordato nell'organizzazione gerarchica al papato. Il termine trae origine dal greco katholikos (universale) che, usato per la prima volta da Ignazio di Antiochia (107 d.C.), designa una delle quattro note della Chiesa (il sinodo di nicea la definisce una, santa, cattolica e apostolica). Già nel secolo II d.C. la nota della cattolicità indica non soltanto la dimensione universale della rivelazione cristiana, destinata a tutti i popoli e a tutto il mondo, ma anche, in contrapposizione alle tendenze settarie ed ereticali, l'integrità dogmatica e la pienezza di comunione assicurate nel tempo dalla fedeltà alla tradizione. Dopo la separazione tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente (1054), fu quest'ultima ad appropriarsi della qualifica di cattolica, mentre l'altra rivendicò per sé la prerogativa dell'ortodossia. Lo spartiacque tra le due Chiese era rappresentato dal riconoscimento del primato papale e dall'accettazione, in occidente, dell'evoluzione dogmatica, disciplinare e sacramentale, avvenuta dopo i primi sette concili. Con la Riforma protestante (secolo XVI) il termine "cattolico" assunse un significato strettamente confessionale per designare la comunità rimasta fedele al vescovo di Roma, che accanto alla Scrittura pone quale fonte della dottrina la tradizione apostolica, interpretata legittimamente dalla sola chiesa docente (clero), che attribuisce ai sacramenti efficacia ex opera operato e che a tutti i livelli accentua la funzione del clero rispetto ai laici (chiesa discente). In Inghilterra la nota della cattolicità fu mantenuta per designare la Chiesa riformata nazionale, e pertanto si impose la distinzione tra membri della Chiesa d'Inghilterra e cattolici romani. Il termine anglo-cattolico nacque al tempo del movimento di Oxford (secolo XIX). Nel suo sviluppo storico il cattolicesimo si è venuto caratterizzando per avere connesso in un rapporto inscindibile gli elementi carismatici ed evangelici della fede con il momento istituzionale. Tra il punto di vista protestante, che giudica la Chiesa storica un compromesso degradante e una rottura con la purezza originaria dell'evangelo, e la posizione cattolica che vede nella Chiesa storica il necessario proseguimento dell'incarnazione, sussistono ancot oggi profonde divergenze. L'atteggiamento cattolico di adesione nei confronti delle istituzioni economiche e politiche e dei movimenti culturali delle società circostanti è testimoniato, per esempio, dall'accettazione del diritto romano o delle strutture feudali del Sacro romano impero, oltre che dalla fioritura degli ordini religiosi. Dai monaci basiliani e benedettini agli ordini mendicanti, dalle congregazioni di chierici regolari del secolo XVI a quelle più recenti, dei seccoli XIX-XX, sorte per operare nel mondo dell'educazione e dell'assistenza o per svolgere l'azione missionaria, lo sviluppo degli ordini religiosi attesta l'esigenza, propria del cattolicesimo, di fondere la ricerca ascetica personale con l'impegno in attività sociali e col proposito di ravvivare la fede religiosa della comunità, non disgiunto, specialmente in epoca moderna, dalla necessità apologeticadi contrastare miscredenti ed eretici.

Il cattolicesimo oggi. Nel corso del secolo XX l'impatto con le conseguenze dell'industrializzazione, e l'affermarsi delle istituzioni politiche liberali e democratiche, determina un progressivo sgretolamento delle rigide strutture cattoliche che si erano costituite, tra il concilio di Trento e il concilio Vaticano I, sia sul piano dottrinale che su quello giuridico-organizzativo. I testi del concilio Vaticano II (1962-65) hanno sancito il tramonto di un cattolicesimo sclerotizzato riconoscendo che la norma, a cui è soggetta anche l'autorità ecclesiastica, è la Parola di Dio contenuta nella Scrittura; identificando la Chiesa col popolo di Dio, con l'insieme cioè di tutti i battezzati, e abrogando, infine, il giudizio di condanna nei confronti del mondo moderno. Il rinnovamento dell'esegesi biblica, l'approfondimento della ricerca storica e l'andamento del dibattito teologico tra conservatori e riformatori, attestano la portata innovatrice dei fermenti introdotti nel cattolicesimo dal Vaticano secondo, ma anche le difficoltà incontrate nell'applicazione del dettato conciliare. La politica di equilibrio con cui si è tentato di operare l'aggiornamento della Chiesa cattolica è esemplificato da alcune delle riforme realizzate. Il governo collegiale della Chiesa non è stato attuato, ma a partire dal 1965 è nato il Sinodo internazionale dei vescovi che ogni 3-4 anni si riunisce per discutere, con poteri consultivi i problemi fondamentali della Chiesa. La curia romana che, dopo il Concilio, secondo alcuni, doveva diventare la segreteria del collegio episcopale, è stata invece rimodernata nel 1967 come segreteria del papa e comprende: la Segreteria di Stato, il Sacro Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, dieci congregazioni (Dottrina della fede, un tempo nota come Sant'Uffizio; Chiese orientali; Vescovi; Disciplina dei sacramenti; Culto divino; Cause dei santi; Clero; Istituti religiosi e secolari; Educazione cattolica; Evangelizzazione dei popoli o Propaganda fidei); tre tribunali (Sacra penitenzieria apostolica, Segnatura apostolica, Sacra Romana Rota); tre segretariati (per l'unità cristiana, per i non cristiani e per i non credenti); numerose commissioni e altri uffici
amministrativi (come, p. es., l'Ufficio centrale di statistica).
La nascita delle conferenze episcopali nazionali e regionali, che in ogni paese assicurano la coesione unitaria, è stata contemperata dal potenziamento della diplomazia pontificia (sono molti gli stati che contano un rappresentante presso il Vaticano, e hanno presso di loro un nunzio apostolico), utilizzata spesso come strumento di un governo centralizzato. Analogamente i consigli presbiterali e pastorali presenti in ogni diocesi, e i consigli pastorali a livello parrocchiale, riflettono frequentemente questa linea di cauto decentramento, da attuare comunque sotto il controllo del centro.
La disparità dei punti di vista e di prospettive che oggi coabitano nel cattolicesimo dipende non soltanto dal processo di rinnovamento avviato, sia pure con le limitazioni accennate, dal Vaticano secondo, ma anche dal peso e dall'incidenza esercitati nelle proprie aree di diffusione, dall'assetto economico, politico e sociale. Alle preoccupazioni che le chiese ricche dell'Europa occidentale e dell'America Settentrionale manifestano dinanzi ai processi di secolarizzazione e alla crisi che ha investito la pratica religiosa, si contrappongono le speranze alimentate dalle chiese povere nell'America latina, impegnate spesso nella lotta contro le dittature militari e a difesa degli oppressi. Anche all'interno del cattolicesimo è sempre più diffusa la convinzione che una risposta adeguata alle sfide del mondo contemporaneo passa attraverso il dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane e una comprensione dei processi di emancipazione sociale e politica.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 18-02-2014