popolo dei Tartari

 


NEI PRIMI ANNI del secolo XIII giungevano nell'Europa centrale dalla lontana Russia notizie di devastazioni, di eserciti sconfitti, città incendiate, saccheggi e massacri. Nel 1241 un poderoso esercito proveniente dalle steppe dell'Asia centrale invadeva la Polonia e l'Ungheria travolgendo ogni resistenza e compiendo spaventose stragi. L'anno dopo, un'altra orda di guerrieri attraversava come un uragano la Slovenia, la Croazia, la Dalmazia, la Serbia e la Bulgaria, lasciando dietro di sé morte e devastazione. Compiute queste incursioni i misteriosi guerrieri si ritirarono nella Russia meridionale, ma l'Europa rimaneva sempre sotto la minaccia di una nuova invasione. Chi erano e da dove venivano questi barbari? Gli Europei di quel tempo, spaventati dalla loro ferocia, li consideravano come diavoli in carne ed ossa, e sentendo che alcuni di loro provenivano dalla misteriosa tribù dei Tatari, li chiamarono invece Tartari, quasi fossero abitatori del Tartaro, cioè dell'inferno degli antichi. Questo nome che in realtà apparteneva ad una sola stirpe, rimase poi ad indicare tutti i popoli di stirpe mongolica dell'Asia centrale.

GENGIS-KHAN
Dai tempi più remoti, le immense pianure dell'Asia centrale erano abitate da diverse tribù di pastori nomadi, spesso in lotta tra di loro per procurarsi i pascoli migliori. Verso la fine del XII secolo, il capo di una di queste tribù, Temugin, ebbe l'idea di riunire i suoi sudditi in masse compatte e di attaccare con queste i popoli vicini, abituati al combattimento individuale, di uomo contro uomo. Sottomesse le tribù vicine e imposta ai vinti la sua disciplina, Temugin fu presto a capo di un poderoso esercito e si diede a combattere un popolo dopo l'altro. In venti anni di guerre e di vittorie Temugin riuscì a raccogliere sotto le sue bandiere tutti i nomadi della Mongolia e si fece proclamare Khà-Khan, cioè signore dei signori e prese per sé il nuovo nome di Gengis. Divenuto imperatore, Gengis-Khan diede al suo popolo delle leggi scritte ed un severo ordinamento militare e statale. Ma Gengis-Khan non era ancora soddisfatto. Terre ricche e sedi di antiche civiltà esistevano ai confini del suo vasto impero ed egli volle conquistarle. Raccolto un esercito di 200 000 cavalieri, egli ordinò l'attacco all'Impero cinese, difeso ai confini dalla grande muraglia. Superato questo ostacolo, dopo cinque anni di guerre, di devastazioni e di sterminio, Gengis-Khan entrava a Pechino e sottometteva tutta la Cina settentrionale, dove vivevano allora 50 milioni di abitanti. Tre anni dopo, Gengis-Khan si gettava sulle terre dei Musulmani, nell'Asia occidentale e minore, mentre un altro esercito mongolico, guidato da Subutai, uno dei suoi più fedeli generali, attraversava l'Azerbaigian, la Geòrgia, il Caucaso, la Crimea e la Bulgaria per rovesciarsi sulla Russia meridionale. Quando Gengis-Khan venne a morte, l'impero dei Tartari si estendeva su quasi tutto il continente asiatico.

I SUCCESSORI DI GENGIS-KHAN
Tra i successori di Gengis-Khan i più famosi furono Kubilai e Tamerlano. Il primo è celebre per le grandi opere compiute in Cina e per avere ospitato per molti anni alla sua Corte il viaggiatore veneziano Marco Polo, Tamerlano è invece famoso per le sue imprese militari e per le feroci distruzioni compiute dai suoi eserciti.

KU BILAI
Kubilai-Khan governò dal 1260 al 1294. Trasferì la sede della sua corte dalla Mongolia alla Cina e fu un grande ammiratore della civiltà cinese. Egli facilitò la pacificazione tra Mongoli e Cinesi contribuendo al benessere dei due popoli: i primi impararono l'arte e la civiltà della Cina, ed i Cinesi diedero alla Mongolia tranquillità, ordine e benessere, compiendovi importanti opere pubbliche. Kubilai fu protettore delle arti e delle scienze e chiamò alla sua corte i più grandi sapienti del suo tempo. Sotto il suo impero fu ultimata la costruzione del « grande canale imperiale », lungo più di 1 000 km, che congiunge Tientsin a Chin Kiang e furono costruite grandi strade lastricate che attraversavano tutta la Cina. Le città cinesi furono abbellite di palazzi e di monumenti; l'agricoltura, l'artigianato ed il commercio furono favoriti e protetti.

TAMERLANO
Tamerlano visse dal 1336 al 1405. Il suo vero nome era Timur. Il nome col quale è conosciuto dagli Europei deriva dal persiano Timur-i-leng, cioè Timur lo zoppo, perché Tamerlano zoppicava in seguito ad una ferita ricevuta in un combattimento. Tamerlano era un grande condottiero e nelle guerre non aveva nessuna pietà per i nemici vinti. I suoi eserciti fecero grandi stragi e spaventose devastazioni. Tristemente famose erano le « torri del raccapriccio » che egli faceva inalzare nelle città conquistate. In esse egli faceva murare vivi coloro che gli avevano fatto resistenza.
Un'altra crudeltà degli eserciti di Tamerlano erano le piramidi di teschi, che egli lasciava nelle vicinanze delle città conquistate dopo averne ucciso i difensori. Dopo la morte di Tamerlano l'immenso impero venne diviso fra i suoi eredi che ben presto cominciarono a lottare, fra loro. Il grande impero non si ricostituì più. Nei secoli successivi le terre già appartenenti ai Tartari vennero contese fra Cina, Russia e Giappone.
tenda tartara
COSTUMI DEI TARTARI
I Tartari non abitavano in case o capanne, bensì in grandi tende di feltro rinforzate all'interno da una intelaiatura di vimini intrecciati. La tenda aveva forma circolare e portava in alto un'apertura per lasciare uscire il fumo.
Durante le migrazioni, le tende venivano smontate e caricate su enormi carri, trascinati da numerosi buoi.
I Tartari non coltivavano la terra perché lo ritenevano un lavoro umiliante; vivevano solo dei prodotti della pastorizia: carne e latte.
Il pane era una rarità e i cereali che essi raccoglievano nelle terre conquistate erano mangiati bolliti.
La bevanda preferita dai Tartari era il « kumis » ricavato dal latte di cavalla fermentato.
I Tartari portavano tuniche di lana o di feltro che venivano confezionate dalle loro donne; portavano stivali di pelle di daino e copricapi di feltro o lana.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014