Il popolo dei nuraghi

 


« PRESTO, TUTTI alla fortezza! È il segnale di pericolo ». Lungo la vallata si ripercuote il suono insistente di un corno. I pastori spingono le pecore entro i recinti chiusi da mura, gli operai ohe lavorano nella miniera salgono all'aperto e sbarrano l'entrata. Le donne escono dalle capanne tenendo in braccio i bambini. Tutti si dirigono verso la fortezza che domina la vallata: un'alta torre. dalle mura ciclopiche, circondata da recinti e torri più piccole. Là vive il capo del villaggio che, in caso di pericolo, ospita i componenti della tribù. Il suono del corno si fa ancora sentire. L'uomo che soffia a tutta forza nel rozzo strumento è una sentinella che da un'altura ha scorto una nave di predoni avvicinarsi alla costa.
La nave approda e molti uomini armati sbarcano sulla riva dirigendosi subito verso la fortezza. Intanto, nell'interno di questa, gli uomini si preparano alla difesa. Il nemico non può sperare di entrare nella fortezza; l'unica apertura, bassissima, è chiusa dal di dentro; le torri sono munite soltanto di piccole feritoie da cui gli assediati lanciano le loro frecce con punte di bronzo; agli assalitori non rimane altro che attendere: gli assediati si arrenderanno per fame. Ma ecco che alcuni giorni dopo i predoni vedono venire verso di loro, da parti opposte, due schiere di armati. I guerrieri portano sul capo elmi muniti di corna, hanno uno scudo di cuoio indurito e portano spade, lance e arco. Per gli assalitori la situazione è diventata improvvisamente disperata: sono inferiori di numero ed hanno di fronte un nemico pratico dei luoghi. Ai predoni non rimane che correre il più presto possibile verso l'unico rifugio sicuro: la loro nave. Chi erano i guerrieri sopraggiunti? Abitanti di altri villaggi i quali erano stati avvisati del pericolo che minacciava il paese vicino per mezzo di segnalazioni luminose. Ora il pericolo è scongiurato; il lavoro può essere ripreso con tranquillità. Simili episodi avvenivano in Sardegna circa duemila anni avanti Cristo, quando nell'isola prosperava la civiltà nuragica (cosiddetta dal nome « nuraghi » con cui venivano chiamate le loro torri-fortezza).

L'episodio narrato non ci è stato tramandato; non è stato scritto dagli storici e, tanto meno, dagli stessi Sardi d'allora, i quali non conoscevano la scrittura. Eppure possiamo affermare che è veritiero. Perché? Chi ha potuto scoprire tanti particolari della vita di quelle antiche genti? Gli archeologi. Essi ricercano le notizie osservando e studiando le rovine e i resti delle epoche antiche.
L'opera distruttrice del tempo non è mai totale; specialmente sotto il suolo un tempo abitato da uomini, si trovano sempre oggetti vari che possono dire moltissimo, a chi sa interpretarli, della vita delle antiche genti: sono armi, utensili, persino resti di cibo, naturalmente carbonizzati, ma riconoscibili attraverso metodi moderni di indagine.

I NURAGHI
Il nuraghe ha l'aspetto di un imponente torrione troncoconico; è formato, da grandi blocchi di pietra rozzi o talvolta squadrati, posti l'uno sull'altro, senza cemento.Nell'interno si trova uno spazioso ambiente coperto da una cupola.
Questa cupola era ottenuta ad aggetto, cioè, ad un certo punto della costruzione, i massi della fila superiore venivano posti a sporgere sopra quelli della fila inferiore, fino a giungere alla chiusura della volta.
Il nuraghe raggiunge talvolta un diametro di 10 metri ed una altezza da 15 a 25 metri circa; è normalmente a due piani, qualche volta a tre piani, posti in comunicazione per mezzo di una scaletta ricavata nello spessore della muraglia. Esistono nuraghi semplici e altri più complessi, costituiti, ad esempio, da torrioni addossati al nucleo centrale, da recinti esterni, da passaggi e da torrette minori.il nuraghe Oes di Torralba

TORRI-FORTEZZA
Il nuraghe, secondo studi recenti, era un'abitazione fortificata. Del resto la sua stessa mole imponente e robusta, la presenza di feritoie, sono caratteri propri di una costruzione difensiva. Lo stesso ingresso è bassissimo, tanto che obbligava a curvarsi per entrare. Anche un altro aspetto induce a credere che i nuraghi siano stati costruiti per questo scopo. Quasi tutti i settemila (circa) nuraghi della Sardegna si trovano in posizione dominante : sopra un dirupo inaccessibile, allo sbocco di una valle, sul guado di un fiume, sulla riva del mare a difesa di una baia, ecc. Ora ci viene spontanea una domanda: da chi dovevano difendersi i Sardi? Lo abbiamo visto nel racconto iniziale: da predoni che sbarcavano sulle coste dell'isola. Erano quasi sempre Liguri che avevano le loro basi nella selvaggia e vicinissima Corsica. In un secondo tempo i Sardi dovettero difendere la loro indipendenza anche dai Fenici e quindi dai Romani. Quando vennero costruiti i nuraghi? In linea generale si può dire che si costruirono dalla fine dell'età eneolitica (2000 anni prima di Cristo) per tutta l'età del bronzo, sino all'età del ferro (cioè sino al VI secolo avanti Cristo).

ALCUNE NOTIZIE
Presso il corso del Flumendosa sono stati trovati i segni di una tragedia mineraria antica di 2 000 anni: lo scheletro di un minatore in un pozzo. I Sardi sfruttarono numerose miniere di rame. Essi cercavano di diminuire l'importazione di metallo da altri paesi (ad esempio dai paesi dell'Egeo, come si può presumere dal ritrovamento di pani di rame recanti segni dell'alfabeto cretese). La maggior parte del rame veniva usato per formare il bronzo, in lega con lo stagno, che in buona parte veniva acquistato in Spagna e in Toscana. Un intenso commercio marittimo si svolgeva lungo le rotte del Mediterraneo ed i Sardi vi concorrevano trasportando i loro manufatti. L'attività agricola e industriale dei Sardi era intensa e, come abbiamo visto, ingolosiva i predoni che infestavano le acque del Mediterraneo. Le potenti opere difensive dell'isola bastarono a proteggere i Sardi dai predoni; i Fenici, tuttavia riuscirono a fondare delle colonie lungo la costa. I Sardi dall'alto dei loro nuraghi potevano sorvegliare le mosse dei trafficanti e, se occorreva, intervenire. Ma un'altra invasione essi non riuscirono ad arrestare: quella dei Romani. I Sardi aumentarono, ma con scarso risultato, il numero delle loro torri-fortezza. Ancora oggi si possono osservare questi corpi aggiunti che mostrano un lavoro affrettato, fatto sotto la minaccia di un'avanzata nemica.
A poco a poco gli isolani vennero soggiogati; accanto ai nuraghi sorsero altre costruzioni, indice di un'altra grandezza: ponti, acquedotti, strade, terme e anfiteatri.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014